Femminismo a fumetti: “Bastava chiedere!” di Emma

Per mol­te di noi veder­si in que­sto libro sarà una rive­la­zio­ne, per altre un dolo­re, per tut­te un’opportunità preziosa.

Miche­la Murgia

Que­ste sono alcu­ne del­le paro­le con cui la scrit­tri­ce Miche­la Mur­gia ha scel­to di intro­dur­re l’edizione ita­lia­na di Basta­va Chie­de­re! 10 sto­rie di fem­mi­ni­smo quo­ti­dia­no, il fumet­to di Emma – nome d’arte di Emma Clit, blog­ger e inge­gne­ra infor­ma­ti­ca fran­ce­se, clas­se 1981 – , pub­bli­ca­to pri­ma dall’autrice nel suo blog e ora nel cata­lo­go di Later­za: un libro di 186 pagi­ne da leg­ge­re e osser­va­re in un pome­rig­gio, oppu­re da gusta­re una sto­ria alla volta.

Basta­va Chie­de­re! è un volu­me che inqua­dra attra­ver­so vignet­te sem­pli­ci, ma mira­te, la quo­ti­dia­ni­tà fem­mi­ni­le e le pic­co­le o gran­di pro­ve con cui, pur­trop­po, anco­ra oggi deve misu­rar­si ogni bam­bi­na, ragaz­za e don­na nel cor­so del­la sua esi­sten­za. In sole die­ci sto­rie, rac­con­ta­te con spon­ta­nei­tà, leg­ge­rez­za e note­vo­le pre­ci­sio­ne, l’autrice rie­sce a toc­ca­re i temi, più o meno espli­ci­ti, su cui si fon­da­no gli atteg­gia­men­ti ses­si­sti e le loro con­se­guen­ti riper­cus­sio­ni nel­la vita di ogni don­na.

Non solo molestie, commenti non richiesti su fisico o abbigliamento, sessismo sul posto di lavoro e dipendenza economica dall’uomo, ma anche manipolazione emotiva, ciclo mestruale, rapporto tra maternità e carriera e, soprattutto, carico mentale domestico.

Pro­prio quest’ultimo con­cet­to, intro­dot­to nel 1984 dal­la socio­lo­ga fran­ce­se Moni­que Hai­cault, rap­pre­sen­ta uno dei pun­ti car­di­ne del pen­sie­ro di Emma e coin­ci­de con “quel feno­me­no che si mani­fe­sta gene­ral­men­te nel­la gestio­ne quo­ti­dia­na del­le fac­cen­de dome­sti­che e nel­la sud­di­vi­sio­ne di que­ste in seno ad un con­te­sto di cop­pia uomo – don­na”. Tut­to ciò è rap­pre­sen­ta­to da pia­ni­fi­ca­zio­ne e svol­gi­men­to di fac­cen­de­do­me­sti­che, orga­niz­za­zio­ne dei pasti e del­la fami­glia, spe­sa e così via. A cau­sa del­la men­ta­li­tà con cui più o meno tut­ti venia­mo a con­tat­to fin dall’infanzia, l’insieme di que­sti com­pi­ti rica­de qua­si esclu­si­va­men­te sul­la don­na, dive­nen­do un costan­te impie­go di tem­po ed ener­gia che le impe­di­sco­no di inve­sti­re nei pro­pri pro­get­ti personali.

For­nen­do anche un bre­ve excur­sus su opi­nio­ni e solu­zio­ni pro­po­ste dal­le dif­fe­ren­ti fran­ge di fem­mi­ni­smo odier­no, Emma si bat­te, attra­ver­so un pun­to di vista tutt’altro che bana­le, per una pari­tà di gene­re che oggi è solo appa­ren­te. Ogni sto­ria, dun­que, è pun­to di par­ten­za per rac­con­ta­re un pro­ble­ma diver­so, attra­ver­so un io nar­ran­te che rife­ri­sce in tono col­lo­quia­le e diret­to le espe­rien­ze real­men­te acca­du­te in ambi­to fami­glia­re, lavo­ra­ti­vo o di rela­zio­ni inter­per­so­na­li all’autrice o ad ami­che e cono­scen­ti che han­no con­tri­bui­to a far­le (e far­ci) com­pren­de­re la neces­si­tà di un cam­bia­men­to nel rap­por­to uomo-don­na (ma anche don­na-don­na). Si trat­ta di un fem­mi­ni­smo inno­va­ti­vo, iro­ni­co e diver­ten­te, che gra­zie al for­ma­to di fumet­to ren­de­le tema­ti­che illu­stra­te acces­si­bi­li e com­pren­si­bi­li a un pub­bli­co mol­to vasto ed eterogeneo.

Mol­te don­ne – ma anche mol­ti uomi­ni – , dun­que, si ritro­ve­ran­no nel­le sto­rie pro­po­ste con inge­gno e iro­nia a col­pi di vignet­ta; l’obiettivo è mol­te­pli­ce e il desi­de­rio dell’autrice di spie­ga­re in modo intel­li­gen­te e imme­dia­to cosa sia dav­ve­ro la dif­fe­ren­za di gene­re, mostran­do anche i suoi risvol­ti meno espli­ci­ti e lam­pan­ti nel­la vita di tut­ti i gior­ni e nel lun­go perio­do, si intrec­cia con la capa­ci­tà di for­ni­re spun­ti di rifles­sio­ne «nel­la spe­ran­za che i nostri bam­bi­ni non deb­ba­no mai dire “me too”».

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Anna Bottolo
Appas­sio­na­ta di tea­tro, cine­ma, arte e let­te­ra­tu­ra. Mi pia­ce leg­ge­re e scri­ve­re di ieri, oggi e domani.

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