La nostra battaglia

Milano, 11 marzo 2020 (AP Photo/Luca Bruno)

L’Italia è nel­la sua ora più buia. Mar­te­dì sera il pre­si­den­te del Con­si­glio Con­te, dopo una dram­ma­ti­ca esca­la­tion che dura dal 21 feb­bra­io, ha annun­cia­to le ulti­me, inau­di­te ed ecce­zio­na­li misu­re che il gover­no ha deci­so di adot­ta­re per fron­teg­gia­re il dila­ga­re del con­ta­gio del coro­na­vi­rus. Tut­ti i nego­zi, le atti­vi­tà, i loca­li com­mer­cia­li, le bot­te­ghe rimar­ran­no chiu­si; sola­men­te la ven­di­ta di gene­ri ali­men­ta­ri, le far­ma­cie, i tra­spor­ti e i ser­vi­zi essen­zia­li potran­no resta­re aper­ti. Con­ti­nue­rà anche la pro­du­zio­ne nel­le filie­re ali­men­ta­ri e nel set­to­re agri­co­lo. Si trat­ta evi­den­te­men­te di prov­ve­di­men­ti sen­za pre­ce­den­ti, in Ita­lia o in un altro sta­to occi­den­ta­le. L’intero Pae­se, dun­que, nel­le pros­si­me set­ti­ma­ne, rimar­rà fer­mo: il moto­re pro­dut­ti­vo pro­se­gui­rà a bas­sa inten­si­tà, appe­na sopra il livel­lo del­la soprav­vi­ven­za. Le liber­tà costi­tu­zio­na­li sono sospe­se, la vita socia­le interrotta.

Nes­su­no avreb­be mai potu­to imma­gi­na­re, nem­me­no nel più visio­na­rio dei film disto­pi­ci, una situa­zio­ne di que­sto tipo. È una gran­de pro­va, for­se la più gran­de, dell’intera sto­ria del nostro Pae­se, dopo la Gran­de Guer­ra e il secon­do con­flit­to mon­dia­le: que­sti gior­ni di allu­ci­na­zio­ne, in cui tut­ti ci sen­tia­mo smar­ri­ti e sco­rag­gia­ti, rimar­ran­no ine­vi­ta­bil­men­te scol­pi­ti nei libri di sto­ria e nel­la nostra memo­ria. Non li dimenticheremo.

Il pri­mo pen­sie­ro va soprat­tut­to ai medi­ci e agli ope­ra­to­ri sani­ta­ri che si pro­di­ga­no sen­za sosta negli ospe­da­li, nel ten­ta­ti­vo di sal­va­re quan­te più vite uma­ne pos­si­bi­li. La situa­zio­ne più dif­fi­ci­le, com’è noto, si regi­stra in Lom­bar­dia. Oggi noi guar­dia­mo a loro come ai più ful­gi­di esem­pi di corag­gio e dedi­zio­ne che il nostro Pae­se pos­sa offri­re: la nostra gra­ti­tu­di­ne non potrà mai esse­re espres­sa fino in fondo.

Que­sto è il momen­to del­la respon­sa­bi­li­tà. I sacri­fi­ci che sono richie­sti a ognu­no di noi sono enor­mi, per­ché toc­ca­no le nostre più radi­ca­te abi­tu­di­ni di don­ne e uomi­ni libe­ri. Il pre­si­den­te Con­te ha det­to giu­sta­men­te che il mon­do ci guar­da. Ci guar­da con il fia­to sospe­so: la Cina, che esce in que­sti gior­ni dal suo incu­bo, ha affron­ta­to l’emergenza con i pote­ri e gli stru­men­ti di uno Sta­to auto­ri­ta­rio. L’Italia no: affron­ta que­sta emer­gen­za da demo­cra­zia libe­ra­le, da nazio­ne moder­na. Ha dun­que la pos­si­bi­li­tà di dare oggi la più con­cre­ta dimo­stra­zio­ne di come una comu­ni­tà demo­cra­ti­ca com­po­sta da indi­vi­dui libe­ri e respon­sa­bi­li pos­sa esse­re dispo­sta a rinun­cia­re a tan­tis­si­mo per poter supe­ra­re una gra­vis­si­ma cri­si. È una sfi­da ine­di­ta, mai ten­ta­ta pri­ma nel­la sto­ria: non si trat­ta di una guer­ra, né del ter­ro­ri­smo. Si trat­ta di qual­co­sa di più sub­do­lo, una pan­de­mia vira­le, che mai un’intera nazio­ne di 60 milio­ni di abi­tan­ti ha deci­so di affron­ta­re in que­sto modo.

La nostra bat­ta­glia deci­si­va è comin­cia­ta. Sta a noi, per una vol­ta, rima­ne­re uni­ti e fare fron­te comu­ne; bat­ter­ci fian­co a fian­co nel nostro inte­res­se par­ti­co­la­re e nell’interesse dell’intera comu­ni­tà. Per tor­na­re, doma­ni, a correre.

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