L’arte è politica: da Hope a Artists for Bernie

Il 3 feb­bra­io 2020, con le ele­zio­ni nel­lo sta­to dell’Iowa, sono ini­zia­te, negli Sta­ti Uni­ti d’America, le Pri­ma­rie Demo­cra­ti­che, che si con­clu­de­ran­no il 6 giu­gno nel­le Iso­le Ver­gi­ni Ame­ri­ca­ne: in que­sto perio­do, gli Ame­ri­ca­ni sono chia­ma­ti al voto per sce­glie­re il can­di­da­to che, a segui­to del­la con­ven­tion del Par­ti­to Demo­cra­ti­co, si scon­tre­rà con Trump alle ele­zio­ni pre­si­den­zia­li fis­sa­te per il 3 novem­bre 2020.

Dopo le pri­me vota­zio­ni e, soprat­tut­to, dopo il Super Tue­sday (3 mar­zo), il siste­ma dei can­di­da­ti demo­cra­ti­ci si è pola­riz­za­to nel­le figu­re di Joe Biden, vice di Oba­ma dal 2009 al 2017, e di Ber­nie San­ders, sena­to­re del Ver­mont dal 2007, già can­di­da­to alle Pri­ma­rie Demo­cra­ti­che del 2016, in com­pe­ti­zio­ne con Hila­ry Clinton. 

I can­di­da­ti pos­so­no, in que­sta fase, con­ta­re sugli endor­se­ment, soste­gni espli­ci­ti da par­te di altri poli­ti­ci e orga­niz­za­zio­ni poli­ti­che, ma anche da par­te di atto­ri, atle­ti, figu­re del mon­do del­lo spet­ta­co­lo, gior­na­li­sti e testa­te gior­na­li­sti­che, scien­zia­ti e per­so­nag­gi influen­ti negli ambi­ti più dispa­ra­ti. Per que­sto moti­vo le ele­zio­ni ame­ri­ca­ne – tan­to le pri­ma­rie quan­to le pre­si­den­zia­li – rap­pre­sen­ta­no non solo un momen­to di fer­vo­re poli­ti­co, ma anche cul­tu­ra­le: i soste­ni­to­ri di un can­di­da­to par­te­ci­pa­no atti­va­men­te alla cam­pa­gna elet­to­ra­le, legan­do le pro­prie atti­vi­tà o appa­ri­zio­ni in pub­bli­co alla politica. 

Ripercorrendo le diverse campagne elettorali e soffermandosi in particolare su quelle più recenti, si presenta uno stimolante spunto di riflessione su quanto la politica e l’arte – intesa in tutte le sue diverse accezioni, dalla street art alla musica – dialoghino in maniera feconda. 

Degna di men­zio­ne è l’attività di She­pard Fai­rey duran­te le ele­zio­ni pre­si­den­zia­li del 2008. Fai­rey è uno dei più noti street arti­st con­tem­po­ra­nei, impe­gna­to nel­la rap­pre­sen­ta­zio­ne di ope­re dal risvol­to socia­le e poli­ti­co: la sua atten­zio­ne si è pre­sto foca­liz­za­ta sul­le ele­zio­ni e, in par­ti­co­la­re, sul­la can­di­da­tu­ra di Oba­ma. Così ini­zia a lavo­ra­re su un poster, diven­ta­to oggi la sua ope­ra più cono­sciu­ta, in cui è rap­pre­sen­ta­to il vol­to del can­di­da­to demo­cra­ti­co cor­re­da­to dal­la scrit­ta HOPE. Tale affi­che non vie­ne rea­liz­za­ta nell’ambito del­la cam­pa­gna elet­to­ra­le del poli­ti­co tut­ta­via, Oba­ma, suc­ces­si­va­men­te rico­no­sce l’operato dell’artista espri­men­do­gli il pro­prio apprez­za­men­to.

Si può con­si­de­ra­re la street art come uno dei mez­zi più effi­ca­ci e diret­ti di inte­ra­zio­ne tra arti­sti ed elet­to­ri, con cui col­lo­quia nei luo­ghi più comu­ni, attra­ver­sa­ti e fre­quen­ta­ti da tut­ti; inol­tre, avvi­ci­na soprat­tut­to i gio­va­ni, ossia la com­po­nen­te dell’elettorato di mag­gio­re inte­res­se per i poli­ti­ci. L’attività arti­sti­ca paral­le­la alla cari­ca di Oba­ma è sta­ta così con­si­de­re­vo­le da esse­re rac­col­ta nel libro Art for Oba­ma: Desi­gning for Mani­fe­st Hope and the Cam­pai­gn for Chan­ge.

Manifesto "HOPE" di Shepard Fairey.

Duran­te le ele­zio­ni pre­si­den­zia­li del 2016, un pro­get­to sin­go­la­re in cam­po musi­ca­le è sta­to 30 days, 30 songs, rino­mi­na­to poi 1,000 days, 1,000 songs. Nato dall’idea del­lo scrit­to­re ame­ri­ca­no Dave Eggers, ini­zia con la scel­ta quo­ti­dia­na di una can­zo­ne fino all’8 novem­bre, gior­no del­le ele­zio­ni: anche dopo l’elezione del pre­si­den­te repub­bli­ca­no l’i­ni­zia­ti­va non è sta­ta inter­rot­ta, per­met­ten­do di crea­re una play­li­st che accom­pa­gnas­se i 4 anni del­la pre­si­den­za Trump . Nel­la play­li­st si ritro­va­no sin­go­li rea­liz­za­ti appo­si­ta­men­te per l’occasione, cover, remix, ma anche can­zo­ni più data­te, ma sem­pre rile­van­ti per i temi trat­ta­ti e che pos­sa­no spo­sa­re la cau­sa: la can­zo­ne di aper­tu­ra è Mil­lion Dol­lar Loan dei Death Cab For Cutie. 

Sul sito dedi­ca­to a que­sta ini­zia­ti­va si leg­ge che ciò in cui cre­do­no i par­te­ci­pan­ti è un’America più inclu­si­va, basa­ta su egua­glian­za e giu­sti­zia: biso­gna con­ti­nua­re a lavo­ra­re su un’America così anche quan­do il pre­si­den­te pro­se­gue su stra­de dif­fe­ren­ti. È sta­ta inol­tre atti­va­ta una rac­col­ta fon­di da devol­ve­re a orga­niz­za­zio­ni impe­gna­te nei cam­pi del­la giu­sti­zia, del­la cri­si cli­ma­ti­ca, dei dirit­ti del­le don­ne e degli immigrati. 

Qua­si due anni dopo, in pros­si­mi­tà del­le ele­zio­ni di metà man­da­to di novem­bre 2018, l’associazione For Free­dom pro­muo­ve il pro­get­to 50 Sta­tes, 50 Bill­boards, a cui par­te­ci­pa­no altret­tan­ti arti­sti. L’intenzione alla base del pro­get­to, dichia­ra­ta dagli arti­sti Hank Wil­lis Tho­mas ed Eric Got­te­sman, non è pro­muo­ve­re una visio­ne schie­ra­ta, ma far sen­ti­re chiun­que par­te del dibat­ti­to poli­ti­co e civi­le: come si leg­ge sul The Guar­dian, gli arti­sti non solo crea­no dipin­ti, musi­ca o film, ma dan­no for­ma al siste­ma socia­le in cui vivo­no. Ai 50 car­tel­lo­ni affis­si, su cui si leg­go­no fra­si il cui inten­to è sti­mo­la­re la rifles­sio­ne, sono poi segui­ti dibat­ti, work­shop e ini­zia­ti­ve di scam­bio e con­fron­to.

50 States, 50 Billboards di Hank Eillis Thomas ed Eric Gottesman

E si giun­ge così alle Pri­ma­rie del 2020 con un grup­po di oltre 800 arti­sti fon­da­to nel 2016 da Moham­med Sale­my — arti­sta e cura­to­re ira­nia­no -, da Jen­ni­fer Tee­ts — cura­tri­ce e scrit­tri­ce -, e dal col­let­ti­vo di DIS. Artists for Ber­nie era già cono­sciu­to anche come The Art of a Poli­ti­cal Revo­lu­tion, col­let­ti­vo nato in sup­por­to di San­ders e del suo nuo­vo modo di inten­de­re gli Sta­ti Uni­ti. Da quest’anno il movi­men­to ha imple­men­ta­to la sua atti­vi­tà, par­te­ci­pan­do alla cam­pa­gna elet­to­ra­le del can­di­da­to: una sezio­ne del sito del can­di­da­to è dedi­ca­ta pro­prio a loro. 

You have my pro­mi­se that as Pre­si­dent, I will be an arts Pre­si­dent. I will con­ti­nue to advo­ca­te stron­gly for robu­st fun­ding of the arts in our cities, schools and public spa­ces. Art is speech. Art is what life is about.

Que­ste le paro­le del Sena­to­re che han­no posi­ti­va­men­te col­pi­to gli arti­sti. Inol­tre, la scel­ta di sup­por­ta­re pro­prio San­ders e non altri demo­cra­ti­ci è sta­ta moti­va­ta dall’inclusività che carat­te­riz­za i pun­ti chia­ve del suo pro­gram­ma elet­to­ra­le (Col­le­ge for all, Medi­ca­re for all, Jobs for all, Justi­ce for all) e da scel­te eco­no­mi­che fina­liz­za­te a favo­ri­re anche lavo­ra­to­ri pre­ca­ri come spes­so sono gli arti­sti e i pro­dut­to­ri cul­tu­ra­li.

Bernie 2020, di Artists For Bernie

Non resta che aspettare e vedere che cosa avranno da offrire le elezioni presidenziali di Novembre!

Con­di­vi­di:
Costanza Mazzucchelli
Clas­se 2000, stu­den­tes­sa di Let­te­re. Guar­do il mon­do attra­ver­so i miei occhia­li spes­si, ascol­to e leg­go, poi scri­vo di ciò che ho imparato.

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