Matematica e medicina: il ruolo dei dati nella lotta al Covid-19

Matematica e medicina: il ruolo dei dati nella lotta al Covid-19 (credit: Bundesverband Digitale Wirtschaft)

Un pic­co­lo sacri­fi­cio per­so­na­le può gio­ca­re un ruo­lo deter­mi­nan­te nel­la lot­ta all’epidemia attual­men­te in cor­so. #fightCovid19 è la peti­zio­ne lan­cia­ta sul­la piat­ta­for­ma Change.org che si pone l’obiettivo di sen­si­bi­liz­za­re la popo­la­zio­ne a un nuo­vo modo per com­bat­te­re l’emergenza sani­ta­ria tutt’ora in cor­so: dona­re alcu­ni dati personali. 

Ne abbia­mo par­la­to con Alfio Quar­te­ro­ni, pro­mo­to­re dell’iniziativa assie­me a Otta­vio Cri­va­ro, ammi­ni­stra­to­re dele­ga­to e fon­da­to­re di Moxoff, socie­tà che svi­lup­pa solu­zio­ni inno­va­ti­ve nel cam­po dell’ingegneria e del­le scien­ze socia­li e del­la vita, e Giu­lia­no Noci, pro­fes­so­re al Poli­tec­ni­co di Mila­no. Quar­te­ro­ni è docen­te di Ana­li­si nume­ri­ca e diret­to­re del Labo­ra­to­ry for Mode­ling and Scien­ti­fic Com­pu­ting MOX pres­so lo stes­so ate­neo, ed è pro­fes­so­re eme­ri­to dell’Ecole Poly­tech­ni­que Fédé­ra­le de Lau­san­ne (EPFL); nel cor­so del­la sua car­rie­ra ha lavo­ra­to a diver­si pro­get­ti che coin­vol­go­no la mate­ma­ti­ca in veste di vali­do aiu­to alla scien­za medi­ca, il più recen­te dei qua­li è iHeart, che si pone l’obiettivo di rea­liz­za­re un model­lo mate­ma­ti­co com­ple­to del cuo­re umano. 

Pro­fes­so­re, in che modo la dona­zio­ne di dati per­so­na­li può rap­pre­sen­ta­re un aiu­to alla lot­ta a Covid-19?

I casi di Pae­si come Cina, Corea e Sin­ga­po­re mostra­no che inte­gran­do i dati rac­col­ti sfrut­tan­do la rete dei tele­fo­ni cel­lu­la­ri con quel­li degli ospe­da­li e del­la Pro­te­zio­ne Civi­le è pos­si­bi­le miglio­ra­re mol­to la gestio­ne del­le risor­se: come distri­bui­re i mala­ti e il per­so­na­le, e anche come cura­re i pazien­ti. Un altro pro­ble­ma fon­da­men­ta­le è che gli ospe­da­li sono cen­tro di con­ta­gio e sareb­be oppor­tu­no esse­re rico­ve­ra­ti solo in caso di rea­le neces­si­tà. Da qui il biso­gno di inve­sti­re sull’assistenza a casa, e ciò non è pos­si­bi­le sen­za una rac­col­ta di dati. Pos­so­no esse­re anche uti­li per tene­re sot­to con­trol­lo l’evoluzione del­la malat­tia e gesti­re la situa­zio­ne anche aldi­là dell’emergenza in atto, con la qua­le il pro­ble­ma non si esau­ri­rà. Pen­sia­mo ai casi di chi è sta­to in ospe­da­le e si tro­va ora a casa in qua­ran­te­na: è neces­sa­rio moni­to­ra­re le loro con­di­zio­ni pri­ma di per­met­te­re loro di usci­re, in modo da evi­ta­re ulte­rio­ri contagi.

Qua­li dati i cit­ta­di­ni pos­so­no sce­glie­re di dona­re? Come avver­ran­no la rac­col­ta e l’analisi?

Si trat­ta da un lato di dati bio­me­tri­ci, ossia sani­ta­ri, che pos­so­no comu­ni­ca­re la tem­pe­ra­tu­ra, la fre­quen­za del bat­ti­to car­dia­co, pre­sen­za di tos­se, oppu­re la satu­ra­zio­ne di ossi­ge­no del san­gue o la per­di­ta dei sen­si del gusto e dell’olfatto, acqui­si­bi­li in vari modi: con lo smart­pho­ne, con app spe­ci­fi­che oppu­re secon­de altre moda­li­tà, come comu­ni­car­li in via tele­fo­ni­ca dopo aver­li pre­si. Poi ci sono altri dati, sugli spo­sta­men­ti del­le per­so­ne, che la rete tele­fo­ni­ca può acqui­si­re, e que­sto per­met­te di capi­re come pos­sa­no esse­re avve­nu­ti i con­ta­gi. La richie­sta è rivol­ta a tut­ti, sin­to­ma­ti­ci e non, e si pone l’obiettivo di con­vin­ce­re le com­pa­gnie tele­fo­ni­che che la popo­la­zio­ne ha un mood favo­re­vo­le a que­sto tipo di inter­ven­to. L’analisi dei dati che segui­rà la rac­col­ta ci per­met­te­rà di far­ne un uso intel­li­gen­te. Ora sia­mo cer­can­do di met­te­re in pie­di gli stru­men­ti mate­ma­ti­ci per ana­liz­zar­li e ren­der­li dispo­ni­bi­li in modo agi­le a chi ne ha bisogno.

Come si con­ci­lia que­sta neces­si­tà, det­ta­ta dall’epidemia in cor­so, con la privacy? 

La que­stio­ne del­la pri­va­cy è fon­da­men­ta­le. Noi non sia­mo in Cina, non c’è nul­la di que­sto gene­re che pos­sa esse­re impo­sto dall’alto: abbia­mo del­le nor­ma­ti­ve che pro­teg­go­no la riser­va­tez­za. La pri­ma con­si­de­ra­zio­ne da fare è che i dati ver­reb­be­ro rac­col­ti su base volon­ta­ria: come pos­sia­mo sce­glie­re di dona­re il san­gue o del dena­ro, pos­sia­mo sacri­fi­ca­re un po’ del­la nostra pri­va­cy a favo­re di un bene supe­rio­re, non in manie­ra indi­scri­mi­na­ta. Dall’altra però è anche un po’ un fal­so pro­ble­ma: in fon­do, sce­glien­do di usa­re alcu­ne app venia­mo trac­cia­ti da mol­tis­si­me com­pa­gnie che han­no un inte­res­se com­mer­cia­le nel far­lo. Nel­la real­tà dei fat­ti, noi ogni gior­no sia­mo dona­to­ri non volon­ta­ri di dati, e non per un bene supre­mo ma per ave­re acces­so a del­le app non fondamentali.

I pro­mo­to­ri di #fightCovid19 (da sini­sta): Otta­vio Cri­va­ro, Alfio Quar­te­ro­ni e Giu­lia­no Noci. 
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Carla Ludovica Parisi
Lau­rean­da in Let­te­re Moder­ne dagli oriz­zon­ti non solo uma­ni­sti­ci. Amo la com­ples­si­tà, le sfi­de e i pro­ble­mi da risolvere.

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