Messico e Stati Uniti, un confine bollente

A migrant family, part of a caravan of thousands traveling from Central America to the United States, run away from tear gas in front of the border wall between the U.S. and Mexico in Tijuana, Mexico, November 25, 2018. REUTERS/Kim Kyung-Hoon SEARCH "POY GLOBAL" FOR FOR THIS STORY. SEARCH "REUTERS POY" FOR ALL BEST OF 2018 PACKAGES. TPX IMAGES OF THE DAY. - RC1C39AE8D30

La foto di coper­ti­na, scat­ta­ta da Kim Kyung Hoon per Reu­ters, è sta­ta pub­bli­ca­ta dal­la rivi­sta Time a que­sto link.

Il 7 mar­zo, al con­fi­ne tra Mes­si­co e Sta­ti Uni­ti, vici­no a El Paso, una ragaz­za di 19 anni è pre­ci­pi­ta­ta men­tre cer­ca­va di sca­val­ca­re un trat­to del­la bar­rie­ra di maglia d’acciaio che sepa­ra i due stati.

Quel­lo che for­se col­pi­sce di più di que­sta sto­ria è che la gio­va­ne si tro­va­va in sta­to di gra­vi­dan­za e alme­no al set­ti­mo mese. Nono­stan­te sia sta­ta soc­cor­sa e tra­spor­ta­ta in ospe­da­le, gli sfor­zi dei medi­ci per sal­va­re lei e il bam­bi­no sono sta­ti vani. Il 13 mar­zo la BBC ha rac­con­ta­to la vicen­da al mon­do dan­do anche noti­zia del­la loro morte.

Miriam Stephany Giròn Luna, questo il nome della ragazza, come tanti altri latinoamericani era in cerca di un lavoro, e più in generale di un futuro negli Stati Uniti.

Avreb­be anche dona­to la cit­ta­di­nan­za sta­tu­ni­ten­se al suo bam­bi­no, se ce l’avesse fat­ta, per­ché nes­su­no è anco­ra riu­sci­to a can­cel­la­re l’antico prin­ci­pio costi­tu­zio­na­le secon­do cui chi nasce nel ter­ri­to­rio degli Usa nasce comun­que sta­tu­ni­ten­se. Pro­ve­ni­va dal Gua­te­ma­la, ed era giun­ta alla fron­tie­ra con un uomo, for­se il com­pa­gno; era un’assistente socia­le. Negli ulti­mi anni sono sta­ti deci­ne di miglia­ia i migran­ti, pro­ve­nien­ti dal Gua­te­ma­la ma anche da El Sal­va­dor e dall’Hon­du­ras, che han­no cer­ca­to di attra­ver­sa­re il muro dopo inter­mi­na­bi­li viag­gi. Mol­ti lo fan­no per­ché vit­ti­me, nei loro pae­si d’origine, di vio­len­zepover­tà. E la ten­sio­ne cre­sce sem­pre di più. Come ha dichia­ra­to il con­so­le del Gua­te­ma­la di Del Rio, in Texas, i migran­ti spes­so non chie­do­no asi­lo agli agen­ti ame­ri­ca­ni alla fron­tie­ra, per­ché in tal caso reste­reb­be­ro con­fi­na­ti in Mes­si­co in atte­sa di una rispo­sta pro­ba­bil­men­te nega­ti­va, ma ten­ta­no il tut­to per tut­to cer­can­do di entra­re clandestinamente.

Ma per volon­tà del gover­no Trump, il muro che sepa­ra gli Usa dal Mes­si­co è sta­to note­vol­men­te amplia­to. I trat­ti prin­ci­pa­li sono quel­lo cali­for­nia­no, allun­ga­to negli anni fino a rag­giun­ge­re la cit­tà di Yuma in Ari­zo­na, e quel­lo nei pres­si del­la cit­tà di El Paso, in Texas. La costru­zio­ne di bar­rie­re sul con­fi­ne risa­le peral­tro all’i­ni­zio degli anni Novan­ta con il pre­si­den­te H. W. Bush che come Trump per­se­gui­va un pro­gram­ma anti-immi­gra­zio­ne, deno­mi­na­to “Pre­ven­zio­ne attra­ver­so la deter­ren­za”, e non si è mai interrotta.

E poi non si tratta solo del muro. I tratti di barriera non coprono, come è facile immaginare, tutto il lunghissimo confine, interrompendosi nei luoghi più impervi e inospitali.

Ma que­sto non ren­de le cose più faci­li: dove non c’è il muro, oltre al ter­re­no dif­fi­ci­le ci sono comun­que i con­trol­li di poli­ziot­tivigi­lan­tes e allo­ra biso­gna affi­dar­si a “traf­fi­can­ti di esse­ri uma­ni” e alla fine può esse­re peri­co­lo­so quan­to ten­ta­re di pas­sa­re il muro come ha fat­to Miriam. E pur­trop­po non si muo­re solo sul­la fron­tie­ra chiu­sa ai migran­ti tra Mes­si­co e Sta­ti Uni­ti. Ma lun­go tan­te altre fron­tie­re. In que­sti anni gli sta­ti si sono anda­ti chiu­den­do sem­pre di più all’immigrazione. Da un lato, anche per il degra­do ambien­ta­le, sem­pre più per­so­ne si met­to­no e si met­te­ran­no in movi­men­to; dall’altro, muri e cam­pi di deten­zio­ne si mol­ti­pli­ca­no ovun­que nel ten­ta­ti­vo di bloccarle.

In mol­ti pae­si del mon­do si leva sem­pre più for­te il ven­to del­la chiu­su­ra. Per anni ad esem­pio gli Sta­ti Uni­ti ave­va­no in qual­che modo com­pen­sa­to le restri­zio­ni ai richie­den­ti asi­lo alla fron­tie­ra con i loro pro­gram­mi per far entra­re alcu­ni dei pro­fu­ghi bloc­ca­ti nei cam­pi spar­si per il mon­do; ma qual­che gior­no fa le auto­ri­tà del Texas han­no det­to che non acco­glie­ran­no più nes­su­no per­ché “i biso­gni dei texa­ni devo­no ave­re la prio­ri­tà”.

In que­sto momen­to tut­ti pen­sia­mo alla tra­ge­dia dell’epidemia da coro­na­vi­rus – e non a caso la sto­ria di Miriam è sta­ta poco ripre­sa dai media – ma la vicen­da di que­sta don­na mor­ta sca­lan­do un muro ci deve ricor­da­re un’altra tra­ge­dia del mon­do glo­ba­le che incom­be su di noi.

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Carlo Codini
Nato nel 2000, sono uno stu­den­te di let­te­re. Appas­sio­na­to anche di sto­ria e filo­so­fia, non mi nego mai let­tu­re e appro­fon­di­men­ti in tali ambi­ti, con­vin­to che la varie­tà sia ric­chez­za, sempre.

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