Voci dalla quarantena. Vol. 3

Milano, 8 marzo (Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)

Noi redattori di Vulcano, rinchiusi in casa, abbiamo deciso di raccogliere opinioni e sensazioni su questo strano periodo che come tutti stiamo vivendo. Eccone alcune.


La laurea – Francesca Rubini

Devo ammet­te­re che i miei pri­mi istan­ti di rifles­sio­ne lega­ti a tut­to quel­lo che sta­va acca­den­do intor­no a me duran­te i pri­mi gior­ni di “cata­stro­fe” li ho tra­scor­si a pen­sa­re egoi­sti­ca­men­te a cosa ne sareb­be sta­to del­la mia lau­rea immi­nen­te. Ragaz­zi, capi­ta­no tut­te a me era final­men­te arri­va­to il mio momen­to il gior­no che aspet­to da cin­que anni il ter­mi­ne dei miei stu­di la festa di lau­rea gli ami­ci la coro­na di allo­ro. Si è trat­ta­to però di istan­ti, le noti­zie che guar­da­vo in tele­vi­sio­ne, leg­ge­vo sui gior­na­li, mi han­no fat­to ritor­na­re subi­to con i pie­di per ter­ra a pen­sa­re in real­tà a quan­to in que­sto momen­to io sia for­tu­na­ta. La mia fami­glia sta bene, è qui con me, i miei non­ni sono lon­ta­ni ma stan­no bene. E il fat­to di aver pen­sa­to come pri­ma cosa alla lau­rea mi è sem­bra­to stu­pi­do, ma è il risul­ta­to del­la socie­tà che ci sia­mo costrui­ti, quel­la in cui la lau­rea è il pri­mo pen­sie­ro che ci vie­ne in men­te quan­do l’università chiu­de per un’emergenza sani­ta­ria, pro­vo a con­so­lar­mi così. 

Ades­so inve­ce dopo aver fat­to un esa­me di coscien­za è il pen­sie­ro di usci­re e met­te­re pie­de in una cit­tà, nazio­ne, mon­do, tor­na­ti alla nor­ma­li­tà che mi fa sta­re bene, ora, sep­pur impri­gio­na­ta tra le quat­tro mura del­la mia casa. Alla fine dei con­ti pen­so che que­sto perio­do di stac­co dal­la rou­ti­ne potreb­be aver­mi fat­to bene, mi ha fat­to capi­re quan­to sia­no impor­tan­ti le mie abi­tu­di­ni, quel­le che quan­do le vivo vor­rei cam­bia­re e quan­do cam­bia­no vor­rei che non lo faces­se­ro. Mai avrei potu­to pen­sa­re che sareb­be suc­ces­sa una cosa del gene­re nel cor­so del­la mia vita, tut­te le cata­stro­fi sem­bra­no sem­pre lon­ta­ne, e que­sto mi ha fat­to pen­sa­re che non sia­mo mai al sicu­ro, è una cosa che non pos­sia­mo con­trol­la­re, non total­men­te, ma con cui dob­bia­mo impa­ra­re a con­vi­ve­re – sere­na­men­te


Dalla campagna – Roberta Gaggero

Oggi c’è il sole e il mio umo­re è più lumi­no­so del soli­to, anche se la rou­ti­ne è sem­pre la stes­sa. In que­sti gior­ni ho avu­to modo di poter riflet­te­re su quan­to sta acca­den­do e ho ini­zia­to pia­no pia­no a rea­liz­za­re la por­ta­ta epo­ca­le del­la situa­zio­ne che oggi ci tro­via­mo a vive­re, anche se a trat­ti fac­cio anco­ra fati­ca a cre­de­re che quel­lo che sta acca­den­do sia rea­le. Chi avreb­be mai pen­sa­to che l’Italia inte­ra si sareb­be fer­ma­ta, o alme­no ci avreb­be pro­va­to, a cau­sa del Covid-19? Mi sem­bra così sur­rea­le dover com­pi­la­re un foglio per poter anda­re a far la spe­sa o per por­ta­re a spas­so il mio cane, eppu­re le cose stan­no così, e chis­sà per quan­to anco­ra dure­rà. Per il momen­to però pos­so dire che que­sta qua­ran­te­na si sta rive­lan­do meno sgra­de­vo­le del pre­vi­sto. Può sem­bra­re bana­le ma ho real­men­te risco­per­to il pia­ce­re di sta­re in fami­glia e, da stu­den­tes­sa fuo­ri sede qua­le sono, qual­che gior­no a casa non può che far­mi pia­ce­re. Cer­to, Mila­no mi man­ca come mi man­ca la mia indi­pen­den­za, e la con­vi­ven­za for­za­ta con i geni­to­ri non sem­pre è cosa faci­le, ma per rive­de­re mio padre fare la pasta fre­sca come in que­sti gior­ni dovrò senz’altro atten­de­re l’arrivo del Covid-20. Sono pic­co­le cose, ma sono quel­le a cui mi aggrap­po per trar­re qual­co­sa di posi­ti­vo dal­lo sta­to attua­le. Per quan­to riguar­da gli ami­ci pos­so dire che la tec­no­lo­gia mi sta aiu­tan­do mol­to, tra una video­chat e l’altra il tem­po scor­re più in fretta. 

Abi­to in cam­pa­gna e que­sto mi per­met­te di usci­re a pas­seg­gia­re per i boschi sen­za trop­pe limi­ta­zio­ni, ma pur­trop­po alle 18:00 uscen­do sul ter­raz­zo non ho nes­sun vici­no a tener­mi com­pa­gnia con qual­che stru­men­to musi­ca­le. For­tu­na­ta­men­te per que­sto esi­ste Twit­ter, che si sta rive­lan­do una del­le piat­ta­for­me miglio­ri in que­sti gior­ni di reclu­sio­ni: mi strap­pa sem­pre un sor­ri­so o, nel miglio­re dei casi, una lacri­ma di com­mo­zio­ne. Dicia­mo­lo una vol­ta per tut­te: si pos­so­no fare tut­te le pole­mi­che del mon­do ma sia­mo ita­lia­ni e, anche se a vol­te fac­cia­mo qual­che cavo­la­ta, un cuo­re gran­de come il nostro non ce l’ha nes­su­no. Non mi ver­go­gno ad ammet­te­re che, essen­do una ragaz­za sem­pli­ce, mi emo­zio­na vede­re una popo­la­zio­ne così com­pat­ta e pie­na di spe­ran­za come non la si vede­va dall’estate del 2006. 

Sareb­be bel­lo sve­gliar­si il pri­mo apri­le e sco­pri­re che era tut­to uno scher­zo, un pesce d’aprile fini­to male. Sareb­be bel­lo alle 23.59 del 2 apri­le, il gior­no del mio ven­tu­ne­si­mo­com­plean­no, poter usci­re sul ter­raz­zo e vede­re tut­ti i miei ami­ci cor­rer­mi incon­tro per far­mi gli augu­ri e fare una mega festa a base di baci e abbrac­ci. Sareb­be tut­to mol­to bel­lo, ma pur­trop­po non sarà così. Quel che è cer­to però è che que­sto com­plean­no non lo dimen­ti­che­rò mai, come non dimen­ti­che­rò mai que­sta splen­di­da gior­na­ta di mar­zo in cui la pri­ma­ve­ra non si è cura­ta del decre­to e ha deci­so di usci­re lo stes­so a far­si un giro per ral­le­gra­re le per­so­ne meteo­ro­pa­ti­che come me. Non dimen­ti­che­rò mai nem­me­no que­sto male­det­to Covid-19, nel­la spe­ran­za che dal brut­to pos­sa nasce­re qual­co­sa di bel­lo e che il nostro pae­se, insie­me al mon­do inte­ro, pos­sa rial­zar­si e usci­re in stra­da più rumo­ro­sa­men­te di prima. 


Ai let­to­ri: que­ste sono alcu­ne del­le nostre impres­sio­ni sul­la qua­ran­te­na, ma sia­mo sicu­ri che ne abbia­te anche voi. Per­ciò vi invi­tia­mo a man­dar­ci all’indirizzo consegne.vulcano@gmail.com le vostre: pub­bli­che­re­mo le miglio­ri nei pros­si­mi giorni.

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