“Califfato”: l’estremo Islam tramite lo sguardo delle donne

È ambien­ta­ta nel­la Sve­zia del 2015 la serie tv Calif­fa­to – idea­ta da Wilhelm Behr­man insie­me a Niko­las Rock­ström e diret­ta dall’acclamato regi­sta Goran Kape­ta­no­vic – dispo­ni­bi­le su Net­flix dal 18 mar­zo scor­so e com­po­sta da otto adre­na­li­ni­ci episodi. 

La vicen­da segue da vici­no le sto­rie di cin­que don­ne che per moti­vi dif­fe­ren­ti sono entra­te in con­tat­to con le peri­co­lo­se fran­ge siria­ne dell’Islam radi­ca­le, i cui espo­nen­ti pro­get­ta­no, gra­zie anche a devo­ti col­la­bo­ra­to­ri resi­den­ti pri­prio in Sve­zia, una serie di atten­ta­ti ter­ro­ri­sti­ci nel paese. 

Come dichia­ra­to da Behr­man in un’intervista a Varie­ty, l’idea del­la serie nasce da uno scat­to foto­gra­fi­co: l’immagine scat­ta­ta dal­la poli­zia al Beth­nal Green trio. La foto, fer­mo-imma­gi­ne di un video del­le tele­ca­me­re del Gat­wick Air­port, raf­fi­gu­ra tre ragaz­ze musul­ma­ne di buo­na fami­glia, di età com­pre­sa tra i 15 e i 16 anni e resi­den­ti a Lon­dra, che nel feb­bra­io 2015 deci­se­ro di abban­do­na­re la pro­pria vita di tee­na­gers nel Regno Uni­to per tra­sfe­rir­si nel­lo Sta­to Isla­mi­co e tra­sfor­mar­si in spo­se dell’ISIS.

Ma qual è il motivo che spinge i giovani a intraprendere questo tipo di percorso, che conduce inevitabilmente a un punto di non ritorno? 

È pro­prio que­sto, l’interrogativo a cui la serie Calif­fa­to cer­ca di dare una rispo­sta. Se due del­le pro­ta­go­ni­ste, Fati­ma e Per­vin, sono adul­te, le altre tre – Sul­le, Keri­ma e Lisha – stan­no viven­do il pie­no del­la loro ado­le­scen­za. Le tre gio­va­ni, appa­ren­te­men­te feli­ci e tran­quil­le, si sen­to­no in real­tà fru­stra­te ed esclu­se in quan­to musul­ma­ne; a cau­sa dei pre­giu­di­zi che sen­to­no gra­vi­ta­re loro attor­no sono cer­te di non riu­sci­re a otte­ne­re una vol­ta adul­te il loro posto nel­la socie­tà occi­den­ta­le, nono­stan­te sen­ta­no di meritarlo. 

Ed è pro­prio tra le pie­ghe di que­sta dispe­ra­ta neces­si­tà di accet­ta­zio­ne che si insi­nua­no gli idea­li del radi­ca­li­smo. Pro­met­ten­do loro di inse­rir­si final­men­te in una vita glo­rio­sa, lus­suo­sa e all’insegna del­la col­let­ti­vi­tà nel nome di Dio, il ter­ro­ri­sta isla­mi­co-sve­de­se Ibbe sfrut­ta pro­prio le insi­cu­rez­ze del­le ragaz­ze per pla­sma­re le loro men­ti e con­vin­cer­le del­la legit­ti­mi­tà divi­na dei valo­ri del­la jihad. Que­sto per­so­nag­gio maschi­le, sicu­ra­men­te il più enig­ma­ti­co del­la serie, rie­sce con faci­li­tà a mani­po­la­re le gio­va­ni e inge­nue men­ti di que­ste ragaz­zi­ne, fin­gen­do di for­ni­re loro l’unità e il sen­so di appar­te­nen­za che sen­to­no di non avere.

Nonostante le vicende raccontate in Califfato siano frutto della fantasia degli autori, nulla è lasciato al caso.

Nel­la già cita­ta inter­vi­sta a Varie­ty il crea­to­re del­la serie Behr­man ha dichia­ra­to di esser­si docu­men­ta­to a fon­do – tra­mi­te stu­di scien­ti­fi­ci, libri, docu­men­ta­ri e arti­co­li – pri­ma di trat­ta­re il deli­ca­to tema del­la radi­ca­liz­za­zio­ne nei gio­va­ni di oggi. 

Paral­le­la­men­te al pro­ces­so di ini­zia­zio­ne, la serie mostra fin da subi­to anche la sua con­clu­sio­ne, tra­mi­te gli occhi di Per­vin, una gio­va­ne mam­ma musul­ma­na la qua­le, per­sua­sa dai mede­si­mi idea­li che le tre ado­le­scen­ti stan­no len­ta­men­te abbrac­cian­do, ha lascia­to volon­ta­ria­men­te la Sve­zia anni pri­ma per vive­re nel­la cit­tà siria­na di Raq­qa. La don­na si ritro­va ora costret­ta a vede­re la vita esclu­si­va­men­te attra­ver­so la rete di un bur­qua, in uno Sta­to in cui vio­len­ze, minac­ce e man­can­za di dirit­ti sono la quotidianità. 

In una serie in cui tut­te le azio­ni ter­ro­ri­sti­che sono masche­ra­te come volon­tà divi­na, non sono mol­te le indi­vi­dua­li­tà che san­no sop­pe­sa­re dav­ve­ro la paro­la di Dio. Una di que­ste è cer­ta­men­te la quin­ta pro­ta­go­ni­sta fem­mi­ni­le, la poli­ziot­ta Fati­ma. Ribel­le e impul­si­va, la don­na intrec­cia un for­te lega­me con Per­vin, dive­nen­do la sua uni­ca anco­ra di sal­vez­za in una vita di dura brutalità. 

Attra­ver­so la pro­spet­ti­va di Fati­ma la serie illu­stra, inol­tre, il ruo­lo gio­ca­to dal­le for­ze dell’ordine nel­la lot­ta con­tro il ter­ro­ri­smo. L’ambientazione e i luo­ghi di Calif­fa­to sono spo­gli, pove­ri, pro­prio come le vite dei personaggi. 

For­se l’uni­co pun­to debo­le del­la serie è quel­lo di mostra­re esclu­si­va­men­te l’Islam tra­mi­te la radi­ca­liz­za­zio­ne: i per­so­nag­gi musul­ma­ni sono qua­si tut­ti mali­gni nel­la vicen­da; qua­si tut­ti quel­li che, inve­ce, ten­ta­no di distac­car­si dagli estre­mi­smi, risul­ta­no estre­ma­men­te deboli. 

Nel com­ples­so, tut­ta­via, la serie offre un cru­do, ma inci­si­vo spac­ca­to sul tema. 

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Anna Bottolo
Appas­sio­na­ta di tea­tro, cine­ma, arte e let­te­ra­tu­ra. Mi pia­ce leg­ge­re e scri­ve­re di ieri, oggi e domani.

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