Il ritorno di Mario Draghi

Il ritor­no sul­la sce­na, atte­so ma dirom­pen­te, dell’ex pre­si­den­te del­la Ban­ca cen­tra­le euro­pea Mario Dra­ghi è arri­va­to dal­le colon­ne del bri­tan­ni­co Finan­cial Times. In un lun­go arti­co­lo pub­bli­ca­to la scor­sa set­ti­ma­na Dra­ghi ha lan­cia­to una serie di pro­po­ste su come l’Unione euro­pea dovreb­be affron­ta­re la cri­si cau­sa­ta dal Covid 19: l’ha fat­to in modo ampio e arti­co­la­to, tan­to da spin­ge­re alcu­ni a inter­pre­ta­re l’intervento come la pri­ma boz­za di un vero e pro­prio pro­gram­ma di gover­no per l’Italia. 

Nell’articolo Dra­ghi non ha usa­to mez­ze misu­re. Ha scritto:

Il ricor­do del­le sof­fe­ren­ze degli euro­pei negli anni Ven­ti dovreb­be esse­re un uti­le pre­ce­den­te. La sfi­da che fron­teg­gia­mo è come agi­re con for­za suf­fi­cien­te da evi­ta­re che la pros­si­ma reces­sio­ne si tra­sfor­mi in una pro­lun­ga­ta depres­sio­ne. Dob­bia­mo aumen­ta­re e di mol­to il debi­to pub­bli­co. Le per­di­te che subi­rà il set­to­re pri­va­to, e i debi­ti che que­sto con­trar­rà per far­vi fron­te, dovran­no pri­ma o poi esse­re assor­bi­ti, del tut­to o in par­te, dal bilan­cio dei governi.

Natu­ral­men­te que­sto com­men­to si è inse­ri­to nel dibat­ti­to in cor­so in Euro­pa sul­le misu­re da adot­ta­re. Come det­to, ha avu­to un effet­to dirom­pen­te, innan­zi­tut­to in Ita­lia. Si voci­fe­ra in real­tà da tem­po di pos­si­bi­li ruo­li isti­tu­zio­na­li per Dra­ghi, soprat­tut­to in vir­tù del ruo­lo deci­si­vo che ha avu­to, alla gui­da del­la Bce, nell’evitare che la cri­si eco­no­mi­ca del 2011 potes­se ave­re con­se­guen­ze gra­vis­si­me sul­la tenu­ta eco­no­mi­ca dell’Italia. Con que­sto inter­ven­to, però, Dra­ghi ha spa­lan­ca­to la por­ta, con la sua auto­re­vo­lez­za, alla pos­si­bi­li­tà di fare debi­to: lo richie­de la cri­si sen­za pre­ce­den­ti che l’Italia e il mon­do stan­no attra­ver­san­do. Non è un caso che sul tema, che ha visto per anni con­ti­nui liti­gi tra mag­gio­ran­ze e oppo­si­zio­ni, si è avu­to un con­cer­to di apprez­za­men­ti

Nell’ordine. Sal­vi­ni: “Ha det­to che facen­do debi­to biso­gna spen­de­re subi­to tut­to il dena­ro e non a pez­zet­ti­ni. Dico gra­zie a Mario Dra­ghi e sicu­ra­men­te, qua­lo­ra Fran­cia e Ger­ma­nia voles­se­ro anco­ra spa­dro­neg­gia­re, avreb­be il fisi­co per ribat­te­re a Mer­kel e Macron”. Gual­tie­ri (Pd, mini­stro dell’Economia): “Come giu­sta­men­te richia­ma­to da Dra­ghi a fian­co di inter­ven­ti di soste­gno al red­di­to occor­re met­te­re a dispo­si­zio­ne ingen­ti garan­zie pub­bli­che per con­sen­ti­re al siste­ma finan­zia­rio di ero­ga­re alle impre­se tut­ta la liqui­di­tà neces­sa­ria”. Di Maio: “La sospen­sio­ne del Pat­to di sta­bi­li­tà deve neces­sa­ria­men­te pre­ve­de­re, allo stes­so tem­po, un soste­gno del­la Ban­ca cen­tra­le euro­pea sui tito­li di sta­to. Noi voglia­mo che si segua anche quel­la ricet­ta che ha indi­ca­to in que­sti gior­ni Mario Dra­ghi”. E la lista potreb­be continuare.

Il pun­to cen­tra­le è però che Dra­ghi indi­vi­dua que­ste misu­re come rispo­sta a una cri­si siste­mi­ca che si pre­an­nun­cia per­ma­nen­te: tutt’altro rispet­to al soli­to debi­to ita­lia­no accu­mu­la­to in sper­pe­ri e assi­sten­zia­li­smo. Nel­lo spe­ci­fi­co ha scrit­to Draghi:

Un livel­lo di debi­to pub­bli­co mol­to più alto dell’attuale diven­te­rà una carat­te­ri­sti­ca per­ma­nen­te del­le nostre eco­no­mie, e sarà accom­pa­gna­to dal­la can­cel­la­zio­ne del debi­to pri­va­to. Que­sto non è uno shock cicli­co. La per­di­ta di dena­ro e pote­re d’acquisto non si deve a col­pe o erro­ri del­le per­so­ne che ne stan­no sof­fren­do.

In ogni caso il col­po sul­la poli­ti­ca ita­lia­na, qua­si ine­be­ti­ta dal­la vio­len­za dell’attuale cri­si, è arri­va­to. Anco­ra a metà feb­bra­io l’attuale gover­no appa­ri­va in pan­ne e sem­bra­va inca­pa­ce di dar­si un pro­gram­ma cre­di­bi­le. Lo sta­to d’emergenza in cui l’Italia è pre­ci­pi­ta­ta ha raf­for­za­to il con­sen­so dell’esecutivo — come sem­pre acca­de duran­te le cri­si, quan­do i cit­ta­di­ni cer­ca­no una gui­da sicu­ra — ma ha fat­to anche emer­ge­re i limi­ti del­la capa­ci­tà di dura­ta e del­le pos­si­bi­li­tà di pro­spet­ti­va del gover­no Con­te. Lo stes­so pre­mier sta suben­do que­sta dina­mi­ca, che è sta­ta accen­tua­ta dall’intervento di Dra­ghi. Gio­ve­dì, duran­te il discor­so che ha tenu­to in Sena­to, Con­te ha fat­to un espli­ci­to rife­ri­men­to a un pro­spet­ti­va di uni­tà nazio­na­le — invo­can­do tavo­li comu­ni con le mino­ran­ze —, un’ipotesi che fino a quel momen­to si era osti­na­to a esclu­de­re, limi­tan­do al mini­mo indi­spen­sa­bi­le gli incon­tri con i tre lea­der del cen­tro­de­stra Sal­vi­ni, Melo­ni e Tajani.

Sullo sfondo infatti c’è la possibilità che le forze politiche convergano in un governo unitario per affrontare la ricostruzione  economica e sociale che sarà necessaria dopo l’emergenza.

Anche al di fuo­ri del­l’i­po­te­si del gover­no, Dra­ghi potreb­be assu­me­re rilie­vo come atto­re del­la trat­ta­ti­va in cor­so sui tavo­li euro­pei. Al momen­to, biso­gna rile­va­re, non è chia­ro qua­li ini­zia­ti­ve inten­da pren­de­re il gover­no Con­te in caso di fal­li­men­to del­la linea ita­lia­na e di vit­to­ria del­l’as­se Ger­ma­nia-Olan­da.

Dal dibat­ti­to poli­ti­co in cor­so, in ogni caso, Dra­ghi emer­ge come il pro­ta­go­ni­sta prin­ci­pa­le, gra­zie all’articolo sul Finan­cial Times ma non solo. Non c’è dub­bio alcu­no sul­la sua auto­re­vo­lez­za e sul­la sti­ma di cui gode in tut­ti i set­to­ri poli­ti­ci e finan­zia­ri. Il famo­so “wha­te­ver it takes” ha rap­pre­sen­ta­to per lui una fon­te ine­sau­ri­bi­le di lodi, apprez­za­men­ti e atte­sta­ti di fidu­cia: si spe­ra, insom­ma, che dopo aver gui­da­to la Ban­ca d’Italia e poi la Bce in tem­pi di bur­ra­sca, pos­sa esse­re un pun­to di rife­ri­men­to da Palaz­zo Chi­gi per l’intero Paese.

Que­sto sche­ma — che rical­ca solo in par­te quel­lo del “gover­no di tre­gua” — non è nuo­vo in Ita­lia. Nel 1993 il gover­na­to­re di Ban­ki­ta­lia Car­lo Aze­glio Ciam­pi ven­ne chia­ma­to al gover­no — soste­nu­to dall’intero Par­la­men­to all’infuori di Lega Nord, Rifon­da­zio­ne comu­ni­sta, post fasci­sti e altri grup­pu­sco­li — per sal­va­re l’Italia dal bara­tro del debi­to pub­bli­co, dell’inflazione e del­la spe­cu­la­zio­ne sul­la lira. For­mò un gover­no com­po­sto da poli­ti­ci che tirò avan­ti per un anno e rap­pre­sen­tò un tram­po­li­no per lo stes­so Ciam­pi, elet­to nel 1999 al Qui­ri­na­le. Il secon­do espe­ri­men­to è ovvia­men­te quel­lo del gover­no Mon­ti, che si inse­diò nel 2011 soste­nu­to dall’asse Pd-Udc-Pdl, con una com­po­si­zio­ne di tecnici.

Dra­ghi ha tut­te le car­te in rego­la per rien­tra­re in que­sto elen­co. Il suo pro­fi­lo da ban­chie­re libe­ra­le ma anche socia­li­sta, non ideo­lo­gi­co, prag­ma­ti­co e intra­pren­den­te, rap­pre­sen­ta un con­cen­tra­to, incre­di­bi­le a dir­si, di qua­li­tà e pun­ti di forza.

Draghi, insomma, come tecnico per eccellenza che conquista la scena politica.

Non tut­ti, natu­ral­men­te, pro­pen­do­no per que­sta ipo­te­si. Sul Fat­to di lune­dì Mas­si­mo Cac­cia­ri ha esclu­so la pos­si­bi­li­tà che un gover­no Dra­ghi pos­sa arri­va­re pri­ma del col­las­so dell’economia ita­lia­na. Ha scrit­to: “E nes­su­no può pre­ve­de­re che cosa potreb­be usci­re da un tale caos. Anzi, sì, è del tut­to pre­ve­di­bi­le: qual­co­sa di ana­lo­go a ciò che avven­ne quan­do lo spread schiz­zò a qua­si 600 pun­ti e Napo­li­ta­no chia­mò Mon­ti. È del tut­to uto­pi­sti­co pen­sa­re che la solu­zio­ne Dra­ghi avven­ga in con­di­zio­ni diver­se”. E anco­ra: “Chi taroc­ca per un Dra­ghi pre­mier di una Gros­se Koa­li­tion-mega inciu­cio con den­tro tut­ti deli­ra. E for­se nep­pu­re cono­sce Dra­ghi – ve lo vede­te a pre­sie­de­re un gabi­net­to con Sal­vi­ni, Melo­ni, maga­ri Di Bat­ti­sta, oltre agli attua­li mini­stri? Dra­ghi può sol­tan­to esse­re il pro­dot­to del­lo sfa­scio defi­ni­ti­vo dell’attuale gover­no con­tro i duris­si­mi sco­gli del dopo-virus”. L’ex capo del­la Bce sareb­be in que­sto caso il sal­va­to­re dell’ultimo minu­to, il Bado­glio del 1943: una pro­spet­ti­va da scon­giu­ra­re non tan­to per la sta­tu­ra di Dra­ghi, ma per le con­di­zio­ni in cui ver­se­reb­be il Pae­se se si arri­vas­se a quel punto.

È evi­den­te che la situa­zio­ne poli­ti­ca sia flui­da. L’emer­gen­za sani­ta­ria è anco­ra in cor­so e il gover­no sta fron­teg­gian­do cri­ti­che anche auto­re­vo­li al suo ope­ra­to. Con­te inve­ce riven­di­ca le scel­te fat­te e fati­co­sa­men­te cer­ca, pur nel­la gra­vi­tà del­la situa­zio­ne, di con­ser­va­re l’autorevolezza costrui­ta nel cor­so del­le pri­me due set­ti­ma­ne di mar­zo, quan­do ha pro­nun­cia­to alme­no tre discor­si dram­ma­ti­ci e di alto impat­to in pri­ma sera­ta. Ma la poli­ti­ca, le sue dina­mi­che, i suoi ondeg­gia­men­ti, non si fermano.

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Michele Pinto
Stu­den­te di giu­ri­spru­den­za. Quan­do non leg­go, mi guar­do intor­no e mi fac­cio mol­te domande.

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