La deriva autoritaria dell’Ungheria

Il 30 mar­zo il pri­mo mini­stro unghe­re­se Vik­tor Orbán ha com­piu­to un ulte­rio­re pas­so ver­so la crea­zio­ne di uno sta­to illi­be­ra­le e auto­ri­ta­rio. Infat­ti, il par­la­men­to magia­ro ha con­ces­so al gover­no, a fron­te dell’emergenza sani­ta­ria cau­sa­ta dal­la dif­fu­sio­ne del Coro­na­vi­rus, la pos­si­bi­li­tà di gover­na­re per decre­to a tem­po inde­ter­mi­na­to. Di con­se­guen­za, l’attività par­la­men­ta­re è sta­ta sospe­sa. Inol­tre, è sta­ta pre­vi­sta la pena del­la deten­zio­ne in car­ce­re fino a cin­que anni per chi dif­fon­de fal­se infor­ma­zio­ni in gra­do di osta­co­la­re la rispo­sta del gover­no all’emergenza lega­ta alla pandemia.

La leg­ge è pas­sa­ta con 137 voti a favo­re e 53 con­tra­ri. Gli emen­da­men­ti pre­sen­ta­ti dal­la spa­ru­ta mino­ran­za par­la­men­ta­re, fina­liz­za­ti a por­re un limi­te tem­po­ra­le a que­ste misu­re, sono sta­ti respin­ti. Un rap­pre­sen­tan­te di Fidesz,  il par­ti­to di Orbán, ha scrit­to su Twit­ter dopo il voto che il gover­no con­ti­nua a lot­ta­re con­tro il Coro­na­vi­rus, men­tre, “pur­trop­po i par­ti­ti di oppo­si­zio­ne non sup­por­ta­no que­sta lot­ta”. Vari por­ta­vo­ce del gover­no han­no giu­sti­fi­ca­to le misu­re pre­sen­tan­do­le come rispo­sta d’emergenza a una situa­zio­ne da “sta­to di guer­ra”. Ad oggi, l’Ungheria ha regi­stra­to uffi­cial­men­te 895 con­ta­gi e 58 mor­ti e il gover­no ha impo­sto una par­zia­le qua­ran­te­na, scon­si­glian­do ai cit­ta­di­ni di lascia­re le pro­prie abi­ta­zio­ni per atti­vi­tà non essenziali.

Negli ulti­mi gior­ni sono emer­se evi­den­ze sul­la gestio­ne inap­pro­pria­ta del­la cri­si da par­te del gover­no unghe­re­se. Secon­do alcu­ne testi­mo­nian­ze i test sareb­be­ro sta­ti limi­ta­ti per con­te­ne­re le cifre del con­ta­gio e le auto­ri­tà, in ogni caso, si sareb­be­ro mos­se con trop­po ritar­do.

Secon­do quan­to ha scrit­to Poli­ti­co Euro­pe que­ste nuo­ve misu­re potran­no esse­re rimos­se solo con un voto par­la­men­ta­re a mag­gio­ran­za dei due ter­zi e con l’approvazione del pre­si­den­te. Il timo­re è che lo sta­to d’emergenza ven­ga pro­lun­ga­to sine die, in modo da con­sen­ti­re a Orbán di ope­ra­re un raf­for­za­men­to defi­ni­ti­vo del pote­re del gover­no rispet­to al con­trol­lo poli­ti­co e socia­le del paese.

Da alcu­ni anni l’Ungheria è al cen­tro di un pro­gres­si­vo abban­do­no del­lo sta­to di dirit­to e del­le garan­zie libe­ra­li. Orbán è al pote­re inin­ter­rot­ta­men­te dal 2010 e, negli ulti­mi anni, ha fat­to appro­va­re varie leg­gi restrit­ti­ve: ha pre­vi­sto che i ritro­vi di due per­so­ne pos­so­no esse­re con­si­de­ra­ti mani­fe­sta­zio­ni poli­ti­che, ha inda­ga­to su par­la­men­ta­ri dell’opposizione che ave­va­no con­te­sta­to la for­te cen­su­ra impo­sta alla tele­vi­sio­ne di sta­to, ha crea­to un siste­ma paral­le­lo di tri­bu­na­li, sot­to il con­trol­lo del gover­no e con pote­ri mol­to ampi, ha esclu­so i sin­da­ca­ti dal­le con­trat­ta­zio­ni sin­da­ca­li, ha appro­va­to leg­gi discri­mi­na­to­rie e puni­ti­ve nei con­fron­ti di migran­ti, rom, musul­ma­ni ed ebrei, ha accen­tua­to il con­trol­lo sui media spin­gen­do impren­di­to­ri a lui vici­ni ad acqui­sta­re gior­na­li loca­li e nazio­na­li. La rivi­sta sviz­ze­ra Das Maga­zin ha rac­con­ta­to l’incredibile sto­ria del­la cri­mi­na­liz­za­zio­ne di Geor­ge Soros, un tem­po finan­zia­to­re di Fidesz, tra­sfor­ma­to in un nemi­co del popo­lo ed espo­sto a una vio­len­tis­si­ma cam­pa­gna governativa.

Le limitazioni alla libertà di stampa, la violazione costante di leggi e principi e le restrizioni alla libera competizione elettorale sono in linea con l’idea di “democrazia illiberale” più volte espressa dallo stesso Orbán. 

L’Ungheria è un pae­se mem­bro dell’Unione euro­pea. Di fron­te a vio­la­zio­ni tal­men­te evi­den­ti dei valo­ri dell’Unione e dei prin­ci­pi espres­si nei Trat­ta­ti fon­da­ti­vi, nel set­tem­bre 2018 il Par­la­men­to euro­peo ha richie­sto con una sto­ri­ca quan­to ine­di­ta mozio­ne che si apris­se­ro le pro­ce­du­re pre­vi­ste dall’articolo 7 del Trat­ta­to sull’Unione euro­pea, la cosid­det­ta “opzio­ne nuclea­re”. Que­sta clau­so­la, se atti­va­ta com­ple­ta­men­te, può por­ta­re  fino alla sospen­sio­ne del dirit­to di voto del pae­se in ogget­to in sede comu­ni­ta­ria. Ad oggi il voto del Par­la­men­to, pur for­te­men­te sim­bo­li­co, è rima­sto let­te­ra mor­ta: il Con­si­glio euro­peo — l’organismo che riu­ni­sce capi di sta­to e di gover­no e al qua­le com­pe­te il suc­ces­si­vo pas­so — è rima­sto iner­te. Nel mar­zo 2019, inol­tre, il Par­ti­to popo­la­re euro­peo ha sospe­so Fidesz a cau­sa del­le leg­gi illi­be­ra­li che ha approvato.

Dopo le misu­re unghe­re­si di fine mar­zo l’Unione ha pro­te­sta­to mol­to blan­da­men­te. La pre­si­den­te del­la Com­mis­sio­ne Ursu­la von der Leyen ha dichia­ra­to che “è di estre­ma impor­tan­za che le misu­re d’emergenza non dan­neg­gi­no i nostri valo­ri e prin­ci­pi fon­da­men­ta­li pre­vi­sti nei Trat­ta­ti. La demo­cra­zia non può fun­zio­na­re sen­za media libe­ri e indi­pen­den­ti”. Il comu­ni­ca­to è sta­to ogget­to di cri­ti­che per­ché non men­zio­na espres­sa­men­te né Orbán né il gover­no unghe­re­se. Daniel Kele­men, un pro­fes­so­re di Dirit­to dell’Unione euro­pea alla Rut­gers Uni­ver­si­ty ha det­to al New York Times che “nel­la sua ope­ra di con­so­li­da­men­to del pote­re, Orbán ha fat­to affi­da­men­to sul fat­to che l’Unione fos­se pre­oc­cu­pa­ta da altre cri­si. Ma ades­so la gra­vi­tà dell’attuale cri­si richie­de un raf­for­za­men­to del pote­re dell’esecutivo e ciò gli dà mag­gio­re spa­zio per il livel­lo suc­ces­si­vo dell’escalation”.

Il bur­ra­sco­so rap­por­to tra l’Ungheria e l’Unione — con­fer­ma­to il 2 apri­le dal­la Cor­te di Giu­sti­zia dell’Ue, che ha con­dan­na­to l’Ungheria, la Polo­nia e la Cechia per non aver rispet­ta­to l’accordo di ricol­lo­ca­men­to dei migran­ti deci­so nel 2015 — si inse­ri­sce in un qua­dro glo­ba­le preoccupante.

Molti media internazionali hanno evidenziato come la pandemia stia favorendo molti governi che intendono rafforzare il proprio potere. 

Non ci sono solo le pesan­ti situa­zio­ni in Polo­nia e in Israe­le. Il New York Times ha scrit­to che “men­tre la pan­de­mia da Coro­na­vi­rus por­ta il mon­do a una bru­sca fre­na­ta e cit­ta­di­ni ansio­si pre­ten­do­no rispo­ste, vari lea­der mon­dia­li stan­no otte­nen­do pote­ri cre­scen­ti e vir­tual­men­te dit­ta­to­ria­li con scar­sa oppo­si­zio­ne”. Il Coro­na­vi­rus è una sfi­da anche per le demo­cra­zie e il libe­ra­li­smo: l’Ungheria di Orbán, dal­la fine di mar­zo, lo dimo­stra perfettamente.

Michele Pinto
Stu­den­te di giu­ri­spru­den­za. Quan­do non leg­go, mi guar­do intor­no e mi fac­cio mol­te domande.
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