La storia di “The Lamb lies down on Broadway”

The lamb lies down on Broad­way non è solo il sesto album pub­bli­ca­to dai Gene­sis nel 1974, non è solo uno dei pri­mi con­cept album del pro­gres­si­ve rock, non è solo uno dei più com­ples­si lavo­ri musi­ca­li e non è solo il rac­con­to di una sto­ria: è qual­co­sa di più. 

Tutte e ventitré le canzoni parlano di un’avventura, di un’esperienza che trascende la vita stessa, accompagnata da sonorità mai sentite e sperimentate prima. 

Que­sto lavo­ro del­la band ingle­se, in un perio­do in cui la pau­ra è pro­ta­go­ni­sta e il futu­ro sem­bra così igno­to, per­met­te di riflet­te­re sui pro­pri limi­ti, affron­ta­re le dif­fi­col­tà e quin­di impa­ra­re a cono­scer­si meglio.

Rael è un gio­va­ne tep­pi­sta ame­ri­ca­no di ori­gi­ne por­to­ri­ca­ne, è il capo di una ban­da e ha la pas­sio­ne per i graf­fi­ti. Una mat­ti­na esce dal­la metro­po­li­ta­na, risa­le per le vie di Man­hat­tan e si tro­va davan­ti a una situa­zio­ne sur­rea­le: un agnel­lo gia­ce iner­me per stra­da e una neb­bia qua­si soli­da lo rag­giun­ge fino a depo­si­tar­si sul­la sua pel­le. Quan­do comin­cia a rim­pic­cio­lir­si e spic­ca­re il volo come una mosca capi­sce che qual­co­sa sta suc­ce­den­do. A un trat­to smet­te di vola­re e il suo cor­po pre­ci­pi­ta nei sot­ter­ra­nei del­la cit­tà, in un mon­do paral­le­lo. Non rie­sce a capi­re se quel­lo che sta viven­do è rea­le o no, il viag­gio è cominciato.

Si risve­glia in una grot­ta buia, le sta­lat­ti­ti lo rin­chiu­do­no come in una gab­bia, la pau­ra incom­be. Appe­na fuo­ri vede suo fra­tel­lo John, impas­si­bi­le alle urla tra­gi­che di Rael, solo una pic­co­la lacri­ma di san­gue scor­re sul­la sua guan­cia. La gab­bia comin­cia a rim­pic­cio­lir­si, il pri­gio­nie­ro capi­sce che ciò che gli sta acca­den­do non è fin­zio­ne, ma la giu­sta puni­zio­ne per una vita vis­su­ta nel pec­ca­to e nel­la violenza. 

Qualcuno o qualcosa lo sta mettendo alla prova. 

La gab­bia, ormai pron­ta a schiac­ciar­lo, scom­pa­re insie­me a John e il cor­po di Rael comin­cia a ruo­ta­re ver­so l’ignoto. Si ritro­va in una fab­bri­ca che pro­du­ce esse­re uma­ni in serie e li spe­di­sce in qual­che vita. È il luo­go in cui vie­ne deci­sa la vita degli esse­re uma­ni: il libe­ro arbi­trio non esi­ste, tut­to è già deci­so, tut­te le idee non sono altro che il frut­to dell’immaginazione di qual­cun altro.

Rael vie­ne cata­pul­ta­to in un cor­ri­do­io ros­so ocra, rico­per­to di sof­fi­ce lana d’agnello. Men­tre è costret­to a stri­scia­re insie­me ad altre per­so­ne ver­so una gros­sa por­ta di legno, si ren­de con­to del moti­vo per cui è lì: deve cono­sce­re le sue col­pe e le sue pau­re, per affron­tar­le definitivamente. 

Solo a chi riesce a mettersi in gioco viene spalancata la porta e Rael, dopo un profondo esame di coscienza, riuscirà a oltrepassarla e salire una lunghissima scala a chiocciola. 

Arri­va­to alla fine si tro­ve­rà di fron­te a tren­ta­due por­te e cen­ti­na­ia di per­so­ne che ten­ta­no di attra­ver­sa­re quel­la giu­sta per pro­se­gui­re. Non fidan­do­si di nes­su­no, tor­na sem­pre al pun­to di par­ten­za. Men­tre vaga dispe­ra­to sen­te, in mez­zo a un enor­me chias­so, la voce soa­ve di una can­di­da ragaz­za, Lilith.

I due, aiu­tan­do­si a vicen­da, rie­sco­no a tro­va­re la por­ta giu­sta e ritro­var­si in una stan­za com­ple­ta­men­te buia. Qual­co­sa si avvi­ci­na, la ragaz­za lascia Rael da solo per affron­ta­re final­men­te l’ignoto, ma la pau­ra pren­de di nuo­vo il soprav­ven­to e con una roc­cia col­pi­sce il lam­po bian­co in arri­vo, facen­do così crol­la­re tutto. 

Stan­co e com­ple­ta­men­te ane­ste­tiz­za­to da un sen­so di mor­te sem­pre più incom­ben­te Rael rag­giun­ge un magni­fi­co giar­di­no popo­la­to dal­le Lamia, esse­ri mito­lo­gi­ci con cor­po ret­ti­le e viso uma­no, pron­te per ucciderlo. 

Ma non appena assaggiano il suo sangue muoiono istantaneamente. Rael è ancora un peccatore velenoso. 

Il viag­gio pro­se­gue nel pae­se degli Slip­per­man, esse­ri orren­di e sgra­de­vo­li. Un dot­to­re lo castra e inse­ri­sce il suo orga­no in un tubo gial­lo con­se­gna­to a un cor­vo. Rael, come un burat­ti­no che rin­cor­re il nul­la, inse­gue come può l’uccello, ma dopo esse­re arri­va­to in cima a un bur­ro­ne, il cor­vo lascia cade­re il tubo nel fiu­me sottostante. 

Men­tre lo guar­da gal­leg­gia­re nota che in alto una fine­stra si sta apren­do su New York, la sua casa, ma nell’acqua c’è John che sta affo­gan­do. Un’ul­ti­ma pro­va, l’ultimo lan­cio di  mone­ta, la fine­stra si sta pian pia­no chiu­den­do, è una scel­ta tra pas­sa­to e futu­ro, tra il pec­ca­to e la puri­fi­ca­zio­ne: tor­na­re a casa o sal­va­re il fratello?

Con un urlo pie­no di con­sa­pe­vo­lez­za Rael urla il nome di John e comin­cia a scen­de­re il ripi­do pen­dio roc­cio­so, deci­den­do così di spe­gne­re defi­ni­ti­va­men­te le luce su Broad­way. Final­men­te si lascia alle spal­le le sue pau­re e si but­ta in acqua, il fred­do fa male, le roc­ce lace­ra­no il suo cor­po, ma rie­sce a resi­ste­re fin­ché non rag­giun­ge il fra­tel­lo e lo por­ta in salvo. 

Stremato, Rael guarda John, ma quello che vede è il suo stesso viso. Non era John a essere in pericolo, ma lui. 

Ciò che inse­gui­va non era atro che la sua par­te miglio­re, quel­la buo­na e gen­ti­le. Que­sto lun­go viag­gio gli ha per­mes­so final­men­te di con­ci­liar­si con il bene e diven­ta­re un esse­re per­fet­to e inde­fi­ni­bi­le, it.

It is here. It is now.

It is Real. It is Rael.

Rael non è altro che l’alter ego di Peter Gabriel, anche lui alla ricer­ca di una svol­ta in un perio­do mol­to buio del­la sua vita. Scri­ve­re que­sta sto­ria e viver­la in pri­ma per­so­na lo ha pro­fon­da­men­te cam­bia­to: l’anno dopo lasce­rà la band per dedi­car­si alla sua fami­glia e con­ti­nua­re il suo pro­get­to musi­ca­le da solo.

Pri­ma di pren­de­re stra­de diver­se, però, i Gene­sis han­no por­ta­to in giro per il mon­do que­sta sto­ria costruen­do uno spet­ta­co­lo live uni­co. L’uso di costu­mi e sce­no­gra­fie ela­bo­ra­te per immer­ge­re il pub­bli­co den­tro l’anima di Rael, l’uso di suo­ni magi­ci, inde­scri­vi­bi­li a paro­le, per accom­pa­gna­re un viag­gio oltre la realtà. 

La sto­ria è vera? Quel­lo che si nar­ra è avve­nu­to vera­men­te? Non impor­ta, l’intento è un altro: smuo­ve­re qual­co­sa den­tro chi ascol­ta e inter­pre­ta­re il viag­gio di Rael come si vuo­le, facen­do rife­ri­men­to alle pro­prie espe­rien­ze per tro­va­re le pro­prie risposte.

Con­di­vi­di:
Federico Metri
Assi­duo let­to­re, appas­sio­na­to di cine­ma e osser­va­to­re del mon­do. Comu­ni­co attra­ver­so una scrit­tu­ra per­so­na­le e sen­za filtri.

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