L’impegno di Sofia Ferrarese, Alfiere della Repubblica

L'impegno di Sofia Ferrarese, Alfiere della Repubblica

Sono 25 i nuo­vi Alfie­ri del­la repub­bli­ca nomi­na­ti dal pre­si­den­te Ser­gio Mattarella. 

Ragazzi e ragazze che si sono distinti per il loro impegno civico e le loro azioni genuinamente interessate all’edificazione di una società migliore. 

Tra di loro c’è Sofia Fer­ra­re­se, 17 anni, abi­tan­te di Bru­gi­ne, in pro­vin­cia di Pado­va, che si è distin­ta per aver pro­mos­so la cono­scen­za del­la mon­ta­gna e il rispet­to per la natu­ra. Tra gli impe­gni sco­la­sti­ci, la pas­sio­ne per il can­to e l’amore per la chi­tar­ra, Sofia, infat­ti, non ha dimen­ti­ca­to l’interesse per il suo ter­ri­to­rio, che ha potu­to mani­fe­sta­re attra­ver­so il pro­get­to “Sen­tie­ri per il doma­ni”, pro­mos­so dal CAI (Club Alpi­no Ita­lia­no), in col­la­bo­ra­zio­ne con l’Associazione Gui­de e Scout Cat­to­li­ci Ita­lia­ni (Age­sci) del Veneto.

Nell’ottobre del 2018 la tem­pe­sta Vaia ave­va feri­to le mon­ta­gne del Tri­ve­ne­to sra­di­can­do milio­ni di albe­ri e dan­neg­gian­do pesan­te­men­te il pae­sag­gio: ora, gra­zie all’impegno di Sofia, pre­mia­ta in quan­to mem­bro più gio­va­ne del pro­get­to, e altri 600 ragaz­zi scout che han­no par­te­ci­pa­to all’iniziativa, i sen­tie­ri mon­ta­ni risco­pro­no il loro ordi­ne e acqui­sta­no nuo­va vita

L’in­ter­vi­sta è sta­ta edi­ta­ta per bre­vi­tà e chiarezza.


Nor­mal­men­te quan­do si chie­de ai gio­va­ni di sce­glie­re mare o mon­ta­gna, la rispo­sta è sem­pre mare. Tu hai dimo­stra­to, inve­ce, un gran­de attac­ca­men­to al ter­ri­to­rio mon­ta­no del­la tua regio­ne. Come è nata que­sta tua passione? 

Innan­zi­tut­to io sono una di quel­le per­so­ne che rispon­de sem­pre mon­ta­gna, al mare mi annoio! 

La pas­sio­ne per il mio ter­ri­to­rio è nata insie­me al mio per­cor­so scout. Gra­zie a que­sta espe­rien­za sono entra­ta in con­tat­to con la mon­ta­gna e ho sco­per­to l’amore ver­so que­sto ambien­te ric­co di sor­pre­se in cui si tro­va sem­pre qual­co­sa da fare. Inol­tre, una del­le pri­me nor­me che inse­gna­no nei grup­pi scout è il rispet­to ver­so l’ambiente che ci cir­con­da: fin dai miei pri­mi pas­si come scout ho impa­ra­to ad apprez­za­re la natu­ra intor­no a me. 

Secon­do te cosa si potreb­be fare per aumen­ta­re l’interesse ver­so la montagna?

È una bel­la doman­da. Io cre­do che il pro­ble­ma alla base del­lo scar­so inte­res­se ver­so le nostre mon­ta­gne sia dovu­to alla pau­ra di pro­va­re. Cono­sco mol­ti miei coe­ta­nei che han­no il timo­re di fare trop­pa fati­ca sen­za trar­ne nes­sun bene­fi­cio. Ma anda­re in mon­ta­gna non vuol dire solo cam­mi­na­re, quan­to piut­to­sto immer­ger­si nel­la natu­ra e instau­ra­re un rap­por­to mera­vi­glio­so con tut­to ciò che incon­tri duran­te l’escursione.

Spesso, quando passeggio, mi piace appartarmi dal resto del gruppo proprio per poter riflettere e godere appieno della bellezza della natura che mi circonda. È una bellezza che non si può capire prima di averla provata.

Per que­sto pen­so che si potreb­be incen­ti­va­re, più anco­ra di quan­to già si fac­cia, la pro­du­zio­ne di docu­men­ta­ri sul ter­ri­to­rio: cre­do che rac­con­ta­re l’esperienza di chi ha già sco­per­to l’amore per la mon­ta­gna pos­sa avvi­ci­na­re le per­so­ne a que­sto mon­do trop­po spes­so sot­to­va­lu­ta­to, come spe­ro farà anche la mia testimonianza. 

Il vostro pro­get­to nasce come volon­tà di ripa­ra­re alla deva­sta­zio­ne che ha por­ta­to Vaia nel 2018 sul­le mon­ta­gne Vene­te. Come hai rea­gi­to quan­do hai visto le imma­gi­ni dei pae­sag­gi così pesan­te­men­te col­pi­ti dal­la tempesta?

Devo ammet­te­re che ini­zial­men­te non ave­vo l’esatta per­ce­zio­ne di ciò che fos­se suc­ces­so, dal momen­to che io vivo in una cit­tà, Pado­va, che non è sta­ta tra le più col­pi­te dal pun­to di vista pae­sag­gi­sti­co. Con­ce­pi­vo que­sto even­to come qual­co­sa di lon­ta­no da me, non l’ho sen­ti­to mio, non l’ho vis­su­to sul­la mia pel­le. Ma quan­do que­sta esta­te mi sono tro­va­ta davan­ti a un sen­tie­ro fra­na­to mi sono sen­ti­ta insi­gni­fi­can­te di fron­te alla poten­za del­la natu­ra, che può stu­pi­re in bene, ma anche, pur­trop­po, in male. 

Mi sono resa conto che ognuno di noi ha una responsabilità rispetto a ciò che ci viene dato: la natura è un dono prezioso ed è compito di noi tutti prendersene cura. 

Ho com­pre­so come ciò che spes­so si dà per scon­ta­to, come un sen­tie­ro ordi­na­to o la bel­lez­za di un pae­sag­gio mon­ta­no, ci pos­sa esse­re por­ta­to via in un momen­to. Biso­gna dare valo­re a que­sti pic­co­li gran­di rega­li del­la natu­ra e aver­ne rispetto. 

Esse­re nomi­na­ta Alfie­re del­la Repub­bli­ca deve esse­re sta­ta un’emozione non da poco. Come hai rea­gi­to quan­do l’hai scoperto? 

Non ci pote­vo cre­de­re. Io non ave­vo la più pal­li­da idea di esse­re sta­ta can­di­da­ta e nem­me­no i miei capi scout ne era­no al cor­ren­te, dal momen­to che il mio nome era sta­to pro­po­sto, sen­za dir­mi nul­la, dai respon­sa­bi­li dell’Agesci del Vene­to. Quan­do ho rice­vu­to la noti­zia del­la mia ele­zio­ne ad Alfie­re del­la Repub­bli­ca dal vice­pre­si­den­te gene­ra­le del CAI io e la mia fami­glia abbia­mo pen­sa­to che si trat­tas­se di uno scher­zo telefonico! 

Suc­ces­si­va­men­te mi ha chia­ma­ta la segre­te­ria del­la pre­si­den­za del­la Repub­bli­ca che ha con­fer­ma­to la mia nomi­na e solo allo­ra ho capi­to di aver fat­to una figu­rac­cia a non aver cre­du­to alla tele­fo­na­ta del vicepresidente. 

Dopo l’euforia ini­zia­le mi sono sen­ti­ta ono­ra­ta per esse­re sta­ta scel­ta come rap­pre­sen­tan­te di que­sto lavo­ro, che è sta­to mol­to più gran­de di me e a cui sono fie­ra di aver pre­so par­te insie­me ai miei com­pa­gni scout. 

Che valo­re dai a que­sta nomi­na, sia dal pun­to di vista per­so­na­le che civi­le e collettivo?

Per quan­to mi riguar­da sono mol­to orgo­glio­sa di aver rice­vu­to que­sta nomi­na in quan­to è il coro­na­men­to del mio impe­gno nel grup­po scout: il rispet­to e la cura del­la natu­ra che ci cir­con­da è un pun­to fon­da­men­ta­le e sono con­ten­ta che que­sto pro­get­to mi abbia dato modo di dimo­stra­re la mia dedi­zio­ne ver­so il mio territorio. 

Oltre che come scout mi sono sen­ti­ta rea­liz­za­ta anche come per­so­na, come cit­ta­di­na. Il tito­lo di Alfie­re del­la Repub­bli­ca vie­ne con­fe­ri­to ai gio­va­ni che più si sono distin­ti nell’impegno civi­co e han­no dimo­stra­to di rap­pre­sen­ta­re il model­lo del buon cit­ta­di­no, per­tan­to è un ono­re e una gran­dis­si­ma sod­di­sfa­zio­ne il fat­to che il pre­si­den­te Mat­ta­rel­la abbia scel­to pro­prio me come esem­pio dei valo­ri di cit­ta­di­nan­za e amo­re ver­so il pro­prio paese. 

Dal punto di vista collettivo credo che questo attestato possa essere un incentivo per i giovani a impegnarsi per la comunità. 

Spe­ro che ascol­tan­do le sto­rie degli Alfie­ri sem­pre più ragaz­zi sia­no spro­na­ti a met­ter­si in gio­co con nuo­vi pro­get­ti per cer­ca­re di lascia­re il mon­do un po’ miglio­re di come lo si è tro­va­to, come reci­ta un det­to scout.

Beatrice Balbinot
Mi chia­mo Bea­tri­ce, ma pre­fe­ri­sco Bea. Amo scri­ve­re, dire la mia, ave­re ragio­ne e man­gia­re tan­ti macarons.
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