One World Together At Home: un concerto mondiale, da casa

One World Together At Home: un concerto mondiale, da casa

La not­te tra saba­to e dome­ni­ca si è dor­mi­to poco. La cau­sa è sta­ta il One World Toge­ther At Home. 

Oltre 80 arti­sti, su invi­to del­la madri­na Lady Gaga, si esi­bi­sco­no in strea­ming da casa pro­pria, per un con­cer­to di all stars in favo­re dell’Oms e degli ope­ra­to­ri sani­ta­ri impe­gna­ti in que­sto momen­to. In Ita­lia si par­te alle 20, si fini­sce alle 4 del mat­ti­no. Otto ore di mara­to­na dal rit­mo soste­nu­to che nel com­ples­so van­no via bene. 

La sca­let­ta dei nomi fa pau­ra, se fos­si­mo a Wem­bley e non in salot­to par­le­rem­mo tran­quil­la­men­te del più gran­de festi­val mai orga­niz­za­to. Ma sta­se­ra è diver­so. Si vede da subi­to la diver­sa capa­ci­tà degli arti­sti di adat­tar­si al for­ma­to vir­tua­le (Hozier ha capi­to tut­to, Com­mon è meno a suo agio). 

Per quan­to riguar­da la pri­ma par­te, men­zio­ne d’onore per la per­la I Shall Belie­ve di She­ryl Crow, per la bea­tle-cover di Ben Platt e per la rap­pre­sen­tan­za ita­lia­na del nostro Zuc­che­ro. Poi dal­le 2 si fa sul serio, con tan­to di col­le­ga­men­to di tv nazio­na­li e internazionali.

Il tema di quasi tutti i brani è lo stesso: la speranza di chi resiste nei momenti più difficili, la forza di chi resta in piedi nelle difficoltà, anche grazie a qualche canzone. 

Il desi­de­rio di tut­ti noi è quel­lo, tra qual­che tem­po, di guar­dar­si indie­tro e can­ta­re I’m Still Stan­ding con la stes­sa fie­rez­za di Elton John dopo aver tra­spor­ta­to il pia­no­for­te a coda in giar­di­no. Mol­to pro­ba­bil­men­te il pez­zo del­la sera­ta. La gio­va­ne soul-woman Liz­zo incar­na (let­te­ral­men­te e sen­za iro­nia) la for­za di chi ce l’ha fat­ta nono­stan­te tut­to e la scel­ta del pez­zo è per­fet­ta: A Chan­ge Is Gon­na Come di Sam Coo­ke, con una voce che non fa rim­pian­ge­re gli altri gran­di inter­pre­ti del passato.

È solo una del­le tan­tis­si­me cover del­la sera­ta. For­se anche qual­cu­na di trop­po (dal duet­to Legend-Smith era leci­to aspet­tar­si qual­co­sa di più ori­gi­na­le). Lady Gaga apre le dan­ze con una riar­ran­gia­tis­si­ma Smi­le. Ste­vie Won­der la fa com­muo­ve­re con Lean on Me del gran­de Bill Withers, scom­par­so nel­le scor­se set­ti­ma­ne. Bil­lie Eilish, vesti­ta come noi spet­ta­to­ri not­tur­ni casa­lin­ghi, si fa accom­pa­gna­re dal fra­tel­lo Fin­neas per un’azzeccatissima Sun­ny da camera.

Anche i “vec­chi” dimo­stra­no di cavar­se­la con lo strea­ming. La per­for­man­ce degli Sto­nes è tan­to per cam­bia­re desti­na­ta a entra­re nel­la leg­gen­da. Di sicu­ro è una di quel­le tan­te cose cui mai avrem­mo pen­sa­to di assi­ste­re in perio­di pre-pan­de­mi­ci. Un Mick in for­ma spet­ta­co­la­re, un ata­ras­si­co Keith che non fa asso­lu­ta­men­te nien­te (ma lui può per­met­ter­se­lo), Char­lie che fa fin­ta di suo­na­re sen­za bat­te­ria e Ron­nie che si diver­te come pochi. Non sarà abba­stan­za per sbi­lan­ciar­si con una pes­si­ma «il coro­na ha fat­to anche cose buo­ne», ma pren­dia­mo que­sti cin­que minu­ti come un dono. 

È evi­den­te che non sono que­sti i con­cer­ti che sognia­mo. Che McCart­ney vor­rem­mo veder­lo a Luc­ca in 60.000 e non così, die­tro a un tele­fo­no. Che Ved­der (pur con una River Cross orga­no-e-voce da pel­le d’oca) lo aspet­ta­va­mo a Imo­la, non in can­ti­na. Non sarà que­sto con­cer­to a sal­va­re il mon­do, però in que­ste otto ore sia­mo sta­ti un po’ meglio. Poca reto­ri­ca (e se si fa con le voci di Bocel­li e Celi­ne Dion The Prayer — va anche bene) e tan­te per­for­man­ce sincere. 

Sono le 4 e vor­rem­mo solo esse­re in uno sta­dio a can­ta­re, ma d’altronde: You Can’t Always Get What You Want. E allo­ra godia­mo­ci not­ti del gene­re, ce n’è bisogno. 

Arti­co­lo di Tom­ma­so Imperiali

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