“Straight voice”: World Press Photo 2020

"Straight voice” di Yasuyoshi Chiba
© Yasuyoshi Chiba, Giappone, Agence France-Presse Straight Voice Un giovane illuminato da cellulari recita una poesia mentre altri manifestanti recitano slogan per chiedere un governo civile invece di quello militare, durante un blackout a Khartum, in Sudan, il 19 giugno 2019. Le proteste dei mesi prima avevano portato a un colpo di stato e alla rimozione del presidente Omar al Bashir, che governava il paese da oltre trent’anni. World Press Photo

Nien­te ceri­mo­nia di pre­mia­zio­ne per l’edizione 2020 del World Press Pho­to, il più impor­tan­te pre­mio di foto­gior­na­li­smo al mon­do, asse­gna­to annual­men­te in apri­le ad Amster­dam. I vin­ci­to­ri del­la varie cate­go­rie sono sta­ti infat­ti annun­cia­ti via social il 16 in sera­ta a cau­sa dell’emergenza Covid-19.

Sono sta­ti miglia­ia i foto­gra­fi che han­no sot­to­po­sto i loro scat­ti alla valu­ta­zio­ne di un giu­ria inter­na­zio­na­le che ha esa­mi­na­to un tota­le di qua­si 74mila imma­gi­ni. Dei 125 foto­gra­fi in gara, 44 sono arri­va­ti in fina­le sud­di­vi­si tra le varie cate­go­rie, pro­ve­nien­ti da 24 pae­si, tra cui anche sei italiani. 

Il tito­lo di vin­ci­to­re per la cate­go­ria di Miglior foto dell’anno di que­sta 63esima edi­zio­ne è anda­to al foto­gra­fo giap­po­ne­se Yasuyo­shi Chi­ba, con il suo incre­di­bi­le scat­to Straight voi­ce.

Khar­tum, Sudan. Ver­so la fine del 2018 varie cit­tà di uno degli sta­ti più pove­ri del cen­tro Afri­ca insor­go­no pro­te­stan­do con­tro la cri­si eco­no­mi­ca e la can­cel­la­zio­ne dei sus­si­di. Que­ste mani­fe­sta­zio­ni in bre­ve si tra­sfor­ma­no in una pro­te­sta con­tro la tren­ten­na­le dit­ta­tu­ra del pre­si­den­te Omar al-Bashir, sali­to al pote­re nel 1989 con un col­po di stato. 

Lo scor­so apri­le il dit­ta­to­re vie­ne final­men­te depo­sto e al pote­re sale un gover­no mili­ta­re prov­vi­so­rio, con la pro­mes­sa ini­zia­le di com­por­re una dele­ga­zio­ne mista di mili­ta­ri e civi­li che, dopo un perio­do di tre anni, tem­po mini­mo richie­sto per una tran­si­zio­ne ver­so la demo­cra­zia, avreb­be por­ta­to il pae­se a del­le lezio­ni libe­re democratiche. 

Infran­gen­do però gli accor­di con l’opposizione, il Gover­no Mili­ta­re Tran­si­to­rio rifiu­ta in mag­gio la com­po­si­zio­ne del­la dele­ga­zio­ne, impo­nen­do del­le nuo­ve ele­zio­ni entro nove mesi. Alle rivol­te del movi­men­to pro-demo­cra­zia rispon­de anzi con vio­len­za e bru­ta­li­tà, fino ad arri­va­re ad una vera e pro­pria repres­sio­ne  il 3 giu­gno scor­so, quan­do i para mili­ta­ri con a capo Heme­di, apro­no il fuo­co sul­la fol­la di civi­li duran­te un sit-in.

Ed è pro­prio duran­te una del­le mani­fe­sta­zio­ni svol­te­si quest’estate nel­la capi­ta­le del Sudan che il foto­gra­fo Yasuyo­shi Chi­ba il 19 giu­gno cat­tu­ra un’immagine di sor­pren­den­te inten­si­tà: nel buio di un black-out, un ragaz­zo cir­con­da­to dai fasci di luce dei cel­lu­la­ri, si erge in mez­zo alla fol­la men­tre reci­ta poe­sie di pro­te­sta con una mano al pet­to, con­trat­to nel­lo sfor­zo di far risuo­na­re la sua voce sopra il fra­stuo­no del­la folla. 

"Straight voice” di Yasuyoshi Chiba
© Yasuyo­shi Chi­ba, Giap­po­ne, Agen­ce Fran­ce-Pres­se Straight Voi­ce.

«Soprat­tut­to nel perio­do in cui vivia­mo, pie­no di vio­len­za e con­flit­ti, è impor­tan­te ave­re un’immagine che ispi­ri le per­so­ne» ha affer­ma­to il pre­si­den­te del­la giu­ria di que­sta edi­zio­ne, il suda­fri­ca­no Lek­ge­tho Makola. 

Quel­la voce sem­bra pro­prio di udir­la, anche se fis­sa­ta sul­la car­ta, bloc­ca­ta nel momen­to in cui si river­sa su chi è in ascol­to: urla al mon­do rab­bia e fru­stra­zio­ne, ma si innal­za come sim­bo­lo di spe­ran­za e gio­ven­tù, rispo­sta paci­fi­ca con­tro un gover­no che usa la vio­len­za per sof­fo­ca­re pro­prio le “straight voi­ces” come quel­la del gio­va­ne sudanese. 

In un perio­do di lot­te, di guer­re e di scon­tri che con­ti­nua­no a sus­se­guir­si sul nostro pia­ne­ta e di cui, for­se, con l’emergenza Covid, ci si dimen­ti­ca, lo scat­to di Yasuyo­shi Chi­ba diven­ta una fon­da­men­ta­le testi­mo­nian­za.

Nel 2019 anche il popo­lo alge­ri­no insor­ge dopo l’abdicazione del pre­si­den­te Bou­te­fli­ka con nume­ro­se pro­te­ste a favo­re del­la demo­cra­zia. Ed è con una serie di tren­ta scat­ti in bian­co e nero pro­prio sul­la gene­si ribel­lio­ne alge­ri­na che il foto­gra­fo fran­ce­se Romain Lau­ren­deau si è aggiu­di­ca­to il pre­mio gemel­lo Sto­ria dell’anno con Kho, the Gene­sis of a revolt.

Una foto­gra­fia in par­ti­co­la­re rie­vo­ca incre­di­bil­men­te il qua­dro La liber­tà che gui­da il popo­lo di Del­croix, qua­si per ricor­dar­ci che la demo­cra­zia e la liber­tà sono due dirit­ti per cui si com­bat­te da seco­li e che in mol­ti sta­ti non sono anco­ra sta­ti rag­giun­ti.  

"Kho, the Genesis of a revolt" di Romain Laurendeau
Kho, the Gene­sis of a Revolt (2) © Romain Lau­ren­deau, France

Bilan­cio posi­ti­vo anche per gli ita­lia­ni in que­sta ses­san­ta­tree­si­ma edi­zio­ne del World Press Pho­to: tra i sei in gara si aggiu­di­ca­no infat­ti due pri­mi pre­mi Loren­zo Tugno­li e Luca Loca­tel­li, il pri­mo nel­la cate­go­ria Con­tem­po­ra­ry Issues, Sto­rie con The lon­ge­st war, uno stu­dio sul­la guer­ra in Afgha­ni­stan; il secon­do nel­la cate­go­ria Ambien­te, Sto­rie con The end of trash – Cir­cu­lar eco­no­my, sull’economia cir­co­la­re dei rifiu­ti.

Anche in que­sta par­ti­co­la­re edi­zio­ne, il foto­gior­na­li­smo si dimo­stra uno dei mez­zi di infor­ma­zio­ne e pre­sa di coscien­za più effi­ca­ci di cui si dispo­ne. “Car­ta can­ta” dice un pro­ver­bio popo­la­re e sicu­ra­men­te tut­ti gli scat­ti pas­sa­ti in ras­se­gna lo testimoniano. 

Soprattutto in questo periodo, il World Press Photo prova come ci siano sempre voci da ascoltare e realtà da conoscere, anche se lontane dalla nostra. 

La bat­ta­glia con­tro il Covid ha mostra­to un mon­do più pic­co­lo di quan­to ci si aspet­tas­se: è for­se giun­to il momen­to di pren­de­re atto del fat­to che bat­ta­glie che non ci appar­ten­go­no potreb­be­ro riguar­dar­ci più da vici­no del pre­vi­sto. Ora più che mai l’informazione è fon­da­men­ta­le, per ricor­dar­ci che il mon­do non fini­sce mai fuo­ri dal­la por­ta del­le nostre case.

Con­di­vi­di:
Arianna Locatelli
Da pic­co­la cer­ca­vo l’origine del mio nome per­ché mi affa­sci­na­va la sto­ria che c’era die­tro. Anco­ra oggi mi pia­ce cono­sce­re e sco­pri­re sto­rie di cui poi rac­con­to e scri­vo. Intan­to cor­ro, bevo caf­fè e pia­ni­fi­co viaggi.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.