“Birdsong”: il collettivo artistico Sigil tra le alture del Golan

Crediti Triennale Milano

Sigil è il nome di un col­let­ti­vo arti­sti­co nato nel 2014. I suoi com­po­nen­ti sono Salim al-Kadi, Kha­led Malas, Alfred Tara­ziJana Tra­boul­si: bio­gra­fi­ca­men­te loca­liz­za­ti tra Siria e Liba­no, i loro per­cor­si arti­sti­ci e di vita si sono incon­tra­ti tra quel­lo che oggi è il loro stu­dio di Bei­rut, capi­ta­le liba­ne­se, e la sede new­yor­ke­se.

Pri­ma di vede­re in cosa con­si­ste il loro lavo­ro è neces­sa­ria una pre­mes­sa: Sigil è la pro­va tan­gi­bi­le che, giun­ti a que­sto pun­to del­la nostra sto­ria, abbia­mo deci­sa­men­te biso­gno di ripen­sa­re al ruo­lo che arte, desi­gn e archi­tet­tu­ra pos­so­no e devo­no glo­bal­men­te ave­re. È infat­ti tra que­sti vastis­si­mi cam­pi che si intrec­cia­no le quat­tro diver­se pre­pa­ra­zio­ni acca­de­mi­che di Sigil; il lega­me e l’intesa pro­fes­sio­na­le sono però tan­to impor­tan­ti quan­to il vis­su­to cul­tu­ra­le con­di­vi­so dai mem­bri del gruppo. 

La feri­ta inflit­ta ai ter­ri­to­ri che li ha par­to­ri­ti è tri­ste­men­te anco­ra san­gui­nan­te: Salim, Jana e Alfred sono nati duran­te il con­flit­to civi­le liba­ne­se, men­tre le atro­ci­tà che dal 2011 si con­su­ma­no in ter­ra siria­na, atro­ci­tà che a noi giun­go­no impac­chet­ta­te e fil­tra­te, sono par­te del­la loro quotidianità.

Per que­sto moti­vo la loro deci­sio­ne è sta­ta quel­la di met­te­re al ser­vi­zio del­la pro­pria gen­te quel­li che defi­ni­sco­no i loro mode­st tools : Bird­song, la loro ulti­ma istal­la­zio­ne, non potreb­be esse­re più esplicativa. 

Com­mis­sio­na­ta nel 2019 in occa­sio­ne del­la XXII Trien­na­le di Mila­no dal tito­lo Bro­ken Natu­re: Desi­gn Takes on Human Sur­vi­val , fa par­te di un loro già pre­ce­den­te­men­te avvia­to pro­get­to: Monu­men­ts of The Eve­ry­day. Quest’ultimo è sem­pre carat­te­riz­za­to da una dop­pia dimen­sio­ne: un’istallazione in ambi­to musea­le e un inter­ven­to di quel­la che loro stes­si defi­ni­sco­no crea­ti­ve resi­sten­ce in ter­ra siriana. 

Nel caso di Bird­song, il col­let­ti­vo ha volu­to ripor­ta­re alla memo­ria comu­ne quan­to suc­ces­so nel 1967: quel­lo che un tem­po era con­si­de­ra­to ter­ri­to­rio siria­no, il Golan, veni­va in quell’anno occu­pa­to da Israe­le. Da quel momen­to in poi, i resi­den­ti siria­ni in quel ter­ri­to­rio sono diven­ta­ti, a tut­ti gli effet­ti, una popo­la­zio­ne apo­li­de, quin­di spes­so dimenticata. 

Sigil si è domandato cosa voglia dire, nel XXI secolo, raccontare una simile storia e portarla a chilometri di distanza dal suo epicentro, tra le mura di un museo. 

La loro idea nasce da una can­zo­ne di una del­le arti­ste più famo­se del mon­do ara­bo: Asma­han. La diva di ori­gi­ni siria­ne tra gli anni ’30 e ’40 can­ta­va Ya Toy­our, una can­zo­ne che par­la di uccel­li, del loro can­to, di amo­re e di spe­ran­za: da qui, ovvia­men­te, il tito­lo del­la loro opera. 

Chi ha avu­to la for­tu­na di visi­ta­re il Palaz­zo dell’Arte mila­ne­se duran­te l’Esposizione, ha potu­to vede­re par­te del lavo­ro del col­let­ti­vo. Uno spa­ven­ta­pas­se­ri e un libro illu­stra­to da Jana, un volu­met­to appo­si­ta­men­te edi­to per l’occasione: par­ten­do dal secon­do, è tra le pagi­ne di quest’ultimo che sono con­flui­ti tut­ti i riman­di agli uccel­li che Sigil ha minu­zio­sa­men­te rin­trac­cia­to in cir­ca 5000 anni di sto­ria popo­la­re.

Obiet­ti­vo di que­sta immen­sa ricer­ca è sta­to indi­vi­dua­re una serie di rac­con­ti vei­co­la­ti da quel­lo che, in altre cul­tu­re, può esse­re sola­men­te un ani­ma­le asso­cia­to a imma­gi­ni di spen­sie­ra­tez­za, gio­ia e felicità. 

Così tra le 40 sto­rie scel­te dagli arti­sti, figu­ra ad esem­pio quel­la di Michel Kilo: dell’attivista ed ex pri­gio­nie­re poli­ti­co siria­no vie­ne ripor­ta­ta una fra­se da un’intervista in cui l’uomo rac­con­ta l’esatto momen­to in cui, duran­te i suoi gior­ni di pri­gio­nia, si è reso con­to in pri­ma per­so­na di quan­to fos­se dif­fi­ci­le nar­ra­re una bana­le sto­ria di uccel­li e albe­ri a un bam­bi­no di cin­que anni nato e mai usci­to dal­la pri­gio­ne siriana. 

Anche la sto­ria di Raed Fares è una sto­ria di uccel­li: il gior­na­li­sta e atti­vi­sta siria­no nel 2013 ave­va fon­da­to nell’occupata cit­tà di Idlib, nel­la Siria nord-occi­den­ta­le, Radio Fresh FM, oppo­nen­do­si ai divie­ti jiha­di­sti di non tra­smet­te­re musi­ca; ave­va quin­di deci­so di man­da­re in onda suo­ni pro­ve­nien­ti dal­la natu­ra, tra cui il cin­guet­tio degli uccelli.

Nella selezione di storie non manca poi l’apporto di una secolare cultura visiva che fa riferimento a oggetti rinvenibili in pittura, artigianato, nonché nelle famose tappezzerie. 

Stret­ta­men­te con­nes­sa al con­te­nu­to del­le pagi­ne del libro espo­sto era poi lo spa­ven­ta­pas­se­ri costrui­to appo­si­ta­men­te dal col­let­ti­vo e facil­men­te ricon­du­ci­bi­le alla figu­ra degli uccelli. 

Foto di Sil­via Bonanomi.

Con­tra­ria­men­te a quan­to sia­mo abi­tua­ti a pen­sa­re, nel­la cul­tu­ra di pro­ve­nien­za di Sigil lo spa­ven­ta­pas­se­ri è anche sim­bo­lo di fer­ti­li­tà e buon auspi­cio, non sol­tan­to di pau­ra: testi­mo­ne di ciò è il can­to popo­la­re che i quat­tro com­po­nen­ti han­no volu­to scri­ve­re sul­la stof­fa che avvol­ge­va la figu­ra, un can­to che vie­ne spes­so reci­ta­to dai bam­bi­ni per richia­ma­re la pioggia.

Seb­be­ne l’evento in cui tut­to ciò ha avu­to luo­go si sia con­clu­so, altret­tan­to non pos­sia­mo dire dell’opera che Sigil ha pen­sa­to: la secon­da par­te di Bird­song si tro­va infat­ti vici­no a Mas’ade, vil­lag­gio nel nord del Golan, ter­ri­to­rio che risul­ta tutt’ora occupato. 

L’atto di resi­sten­za è un frut­te­to che con­ta 40 albe­ri di mele, emble­ma del­la par­ti­co­la­re fer­ti­li­tà del­la ter­ra vul­ca­ni­ca del Golan, con il rispet­ti­vo spa­ven­ta­pas­se­ri e una caset­ta per gli uccelli.

Bird­song e Sigil inter­pre­ta­no così il vastis­si­mo tema del­la XXII Trien­na­le, che sug­ge­ri­va di inda­ga­re come il rap­por­to tra uomo e natu­ra sia, a tut­ti gli effet­ti, for­te­men­te com­pro­mes­so.

Nel pro­prio lavo­ro il col­let­ti­vo ha ripo­sto la spe­ran­za che rac­con­ta­re sto­rie spes­so dimen­ti­ca­te ser­ven­do­si di una plu­ra­li­tà di modi pos­sa con­tri­bui­re a gene­ra­re altret­tan­ta spe­ran­za, volon­tà di resi­sten­za, ma soprat­tut­to ad abbat­te­re quel­le uma­ne bar­rie­re che il volo degli uccel­li, inve­ce, non conosce.

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Silvia Bonanomi
Mi chia­mo Sil­via vir­go­la Mari­sa, sono qui per rispon­de­re a chi mi chie­de cosa voglio fare dopo l’università.

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