“Bombshell” e “The Morning Show”, lo schermo e il MeToo

"Bombshell" e "The Morning Show", lo schermo e il MeToo

Si chia­ma Bomb­shell ed è la nuo­va usci­ta che Ama­zon Pri­me Video con­ta nel suo ric­co cata­lo­go. È il film che cer­ca di rias­su­me­re in poco più di due ore lo scan­da­lo che nel 2016 ha por­ta­to al licen­zia­men­to del famo­so chief exe­cu­ti­ve di Fox News, Roger Ailes, accu­sa­to di mole­stie sessuali. 

La pel­li­co­la diret­ta da Jay Roach ave­va già visto la luce nel­le sale ame­ri­ca­ne lo scor­so dicem­bre; esat­ta­men­te un mese pri­ma Apple TV+ esor­di­va come nuo­vo ser­vi­zio e con la sua pri­ma pro­po­sta seria­le, The Mor­ning Show.

La sto­ria fit­ti­zia di un pro­gram­ma di noti­zie ame­ri­ca­no dove la reda­zio­ne vie­ne tra­vol­ta da una bomb­shell mol­to simi­le a quel­la di Fox News. In real­tà i due pro­dot­ti han­no un’ossatura e dei pro­po­si­ti com­ple­ta­men­te diver­si: vedia­mo come e perché. 


Il “peso” di una storia vera

Le due sce­neg­gia­tu­re si con­fron­ta­no su un ter­re­no comu­ne, ma quel­la del film di Roach è for­te­men­te anco­ra­ta al fat­to di cro­na­ca che l’ha ispi­ra­ta, vicen­da nel­la qua­le lo spet­ta­to­re può facil­men­te adden­trar­si gra­zie a una buo­na regia. Lo scop­pio del­lo scan­da­lo è data­to 2016, ma quan­do sul­le pri­me note del film Char­li­ze The­ron guar­da in came­ra e ci con­du­ce in un tour vir­tua­le degli uffi­ci di Fox News sco­pria­mo di esse­re nel 2015: la bion­dis­si­ma e qua­si irri­co­no­sci­bi­le attri­ce inter­pre­ta Megyn Kel­ly, indi­spen­sa­bi­le risor­sa per l’emittente, una del­le “pupil­le” di Ailes. 

La stes­sa Kel­ly vie­ne scel­ta per mode­ra­re il dibat­ti­to Repub­bli­ca­no del 2016; a tu per tu con quel­lo che sareb­be poi diven­ta­to l’attuale Pre­si­den­te degli Sta­ti Uni­ti, Donald Trump – esti­ma­to­re nume­ro uno del con­ser­va­to­ri­smo di Fox News – la gior­na­li­sta rispon­de a del­le affer­ma­zio­ni ses­si­ste doman­dan­do come fos­se pos­si­bi­le, per un aspi­ran­te Pre­si­den­te, par­la­re di don­ne in ter­mi­ni così denigratori. 

La rispo­sta di Trump rimar­rà nel nostro World Wide Web pro­ba­bil­men­te per sem­pre: una serie di tweet vol­ti a umi­lia­re la gior­na­li­sta sia come don­na sia come professionista. 

Dopo que­sta neces­sa­ria pre­mes­sa, il film pro­se­gue in un’escalation ver­so il 6 luglio 2016, gior­no in cui il New York Times annun­cia­va la denun­cia di mole­stie ses­sua­li mos­sa da Gret­chen Carl­son nei con­fron­ti di Ailes. Gret­chen, inter­pre­ta­ta da Nico­le Kid­man, è un’altra nota gior­na­li­sta di Fox News, non­ché la pri­ma a pren­de­re le distan­ze da quel­lo che avve­ni­va sot­to agli occhi di tutti. 

La sce­neg­gia­tu­ra di The Mor­ning Show inve­ce non deve fare i con­ti con i tem­pi det­ta­ti da un fat­to di cro­na­ca rea­le e deci­de di ambien­ta­re la pro­pria sto­ria suc­ces­si­va­men­te alla nasci­ta del movi­men­to MeToo. 

Alex Levy (Jen­ni­fer Ani­ston) e Mitch Kes­sler (Ste­ve Carell) sono una cele­bre cop­pia di con­dut­to­ri ame­ri­ca­ni da pro­gram­ma di news del mat­ti­no, taz­za di caf­fè sul ban­co­ne e bill­board in Times Squa­re. Quan­do i com­por­ta­men­ti ses­sual­men­te inap­pro­pria­ti di Kes­sler nei con­fron­ti del­le don­ne del­la reda­zio­ne ven­go­no denun­cia­ti, vie­ne imme­dia­ta­men­te rimos­so dal quin­di­ci­na­le ruolo. 

Quello che per Bombshell è il culmine di una storia, per The Morning Show è solo l’inizio. 


Punti di contatto: la donna “che ce l’ha fatta”

Megyn Kel­ly e Alex Levy sono due per­so­nag­gi chia­ve. Le due don­ne sono dipin­te come quel­le che “ce l’hanno fat­ta” in un mon­do total­men­te maschi­le, entram­be pren­do­no le distan­ze da quel pau­ro­so “fem­mi­ni­smo” del qua­le ogni tan­to qual­cu­no osa par­la­re: Kel­ly dice ad Ailes che vuo­le sfi­da­re aper­ta­men­te Trump in veste di ex avvo­ca­to e non per segui­re idea­li fem­mi­ni­sti. Alex, dal can­to suo, è infa­sti­di­ta dall’approccio che la col­le­ga suben­tra­ta al posto di Mitch, Brad­ley Jack­son (Ree­se Wither­spoon), riser­va al lavo­ro. Brad­ley vuo­le poter­si espri­me­re libe­ra­men­te: cer­ca di destreg­giar­si gof­fa­men­te tra le restri­zio­ni dei suoi auto­ri, sarà lei il per­so­nag­gio che por­te­rà a gal­la tut­te le riper­cus­sio­ni degli atteg­gia­men­ti dell’ex con­dut­to­re licenziato. 

I due per­so­nag­gi di Megyn e Alex rap­pre­sen­ta­no chia­ra­men­te quel com­por­ta­men­to maschi­li­sta acqui­si­to che fre­quen­te­men­te por­ta don­ne in posi­zio­ni di pote­re a ren­der­si cie­che rispet­to a com­pro­va­te dina­mi­che ses­si­ste alle qua­li, loro stes­se, pren­do­no parte. 


Denuncia vs. cambiamento 

Il per­so­nag­gio di Brad­ley Jack­son per­met­te di costa­ta­re quel­la che inve­ce è una dif­fe­ren­za tra il film e la serie TV: Bomb­shell cer­ca di susci­ta­re un giu­stis­si­mo sen­so di indi­gna­zio­ne nel­lo spet­ta­to­re resti­tuen­do la squal­li­da veri­tà di quel­lo che acca­de­va nell’ufficio di Roger Ailes. Il film si ser­ve quin­di del­la figu­ra di Kay­la (Mar­got Rob­bie), gio­va­ne sta­gi­sta, per rac­con­ta­re come le mole­stie di Ailes aves­se­ro ini­zio con un twirl (let­te­ral­men­te “giro su sé stes­se”) che veni­va richie­sto dal capo dell’emittente alle don­ne – che non pote­va­no indos­sa­re pan­ta­lo­ni – per com­men­ta­re la bel­lez­za del­le loro gambe. 

Nono­stan­te in The Mor­ning Show non man­chi­no del­le sce­ne altret­tan­to for­ti (ma neces­sa­rie), la serie sem­bra voler scom­por­re e ana­liz­za­re qual­sia­si dina­mi­ca che si cela die­tro alla gra­vi­tà di una mole­stia ses­sua­le: dal­la descri­zio­ne del­la con­di­zio­ne di pri­vi­le­gio maschi­le vis­su­ta come nor­ma­li­tà, con­di­zio­ne che por­ta Kes­sler a non ren­der­si con­to di quel­lo che il pote­re del suo ruo­lo uni­to a quel­lo del­le sue azio­ni pote­va­no sca­te­na­re, alla dif­fi­col­tà per una don­na anche solo a rico­no­sce­re di aver subi­to una mole­stia, quin­di il con­se­guen­te sen­so di annul­la­men­to e di pau­ra nel­lo spor­ge­re denuncia. 

Brad­ley Jack­son è l’elemento di rot­tu­ra, non­ché ele­men­to man­can­te in Bomb­shell: lun­gi dal far­ne una col­pa alla pel­li­co­la, ma la nuo­va arri­va­ta alla con­du­zio­ne del The Mor­ning Show è fon­te di una serie di spun­ti sull’impatto che il MeToo può ave­re avu­to nel­le dina­mi­che di pote­re di un mon­do simile. 

Oltre all’assoluta e impre­scin­di­bi­le impor­tan­za del­la denun­cia dei fat­ti, segue la neces­si­tà di scar­di­na­re il mar­cio di una cul­tu­ra maschi­li­sta che dif­fi­cil­men­te ten­de ad arre­star­si di fron­te a prov­ve­di­men­ti giu­di­zia­ri e fat­ti ecla­tan­ti. In que­sto sen­so The Mor­ning Show sem­bra for­ni­re più spun­ti di rifles­sio­ne: ci sono indi­gna­zio­ne e rab­bia, segui­ti però dal­la riso­lu­tez­za di Brad­ley che non si arren­de nem­me­no di fron­te a quel­la che spes­so è una dif­fi­col­tà rea­le: crea­re un dia­lo­go con chi, all’interno del­lo stes­so gene­re fem­mi­ni­le, nega la con­di­zio­ne di pri­vi­le­gio maschile. 

Dia­lo­go che, una vol­ta instau­ra­to, con­du­ce a un’invincibile unione. 

In que­sto sen­so pos­sia­mo dire che se Bomb­shell è un buon pun­to di par­ten­za, The Mor­ning Show è sicu­ra­men­te il futu­ro

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Mi chia­mo Sil­via vir­go­la Mari­sa, sono qui per rispon­de­re a chi mi chie­de cosa voglio fare dopo l’università.
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