Cosa ne sarà del romanzo dopo la pandemia?

Cosa ne sarà del romanzo dopo la pandemia?

Il virus, l’isolamento, guar­da­re i pas­san­ti al di sopra di una masche­ri­na chi­rur­gi­ca, un quar­to di milio­ne di mor­ti nel mon­do: ele­men­ti che già pri­ma dell’emergenza sono sta­ti sog­get­to di let­te­ra­tu­ra fan­ta­scien­ti­fi­ca o film d’azione. C’è quin­di da aspet­tar­si che il post Covid-19 por­te­rà una vago­na­ta di roman­zi sull’epidemia?

Da un lato c’è da cre­de­re che uno sce­na­rio del gene­re sarà ine­vi­ta­bi­le: è indub­bio che l’apocalittico (più o meno rea­li­sti­co, la fine del mon­do potreb­be veni­re dagli zom­bie come dal nuclea­re) in gene­ra­le ven­da bene. Virus Leta­le, Io sono leg­gen­da, World War Z, Con­ta­gion, per cita­re alcu­ni film di enor­me suc­ces­so. Tra i libri, La stra­da di Cor­mac McCar­thy, L’ombra del­lo scor­pio­ne di Ste­phen King, Cro­na­che del dopo­bom­ba di Phi­lip K Dick, ma sono solo i più cele­bri di un gene­re che con­ta miglia­ia di titoli. 

Si potreb­be dire che l’orrore sti­mo­li la crea­ti­vi­tà degli scrit­to­ri; i let­to­ri, inve­ce, par­reb­be­ro esse­re affa­sci­na­ti da pos­si­bi­li sce­na­ri del­la fine del mon­do, for­se per un intrin­se­co biso­gno di scon­giu­ra­re la fata­li­tà uma­na. Lo dimo­stra anche il fat­to che a ini­zio pan­de­mia ogni testa­ta gior­na­li­sti­ca abbia pub­bli­ca­to un cano­ne di clas­si­ci «sull’epidemia» da spul­cia­re, il che si è tra­dot­to in clas­si­fi­che di ven­di­ta con Ceci­tàLa peste ai pri­mi posti. 

Ma ci sono difficoltà di cui gli scrittori dovranno tener conto nel post-pandemia.

Innan­zi­tut­to, par­la­re di una cata­stro­fe che si è effet­ti­va­men­te rea­liz­za­ta non è moral­men­te faci­le come crea­re mon­di di fan­ta­scien­za. Nel sag­gio Cri­ti­ca del­la cul­tu­ra e socie­tà, una cele­bre fra­se di Theo­dor Ador­no reci­ta: «Scri­ve­re una poe­sia dopo Ausch­wi­tz è un atto di bar­ba­rie». Come a dire che quan­do la real­tà spiaz­za ogni aspet­ta­ti­va del gene­re uma­no, fare let­te­ra­tu­ra di fin­zio­ne risul­ta imbarazzante. 

Un altro osta­co­lo al gene­re post-pan­de­mi­co è: ci sarà anco­ra qual­cu­no inte­res­sa­to a leg­ge­re di quest’esperienza? Tra chi ha per­so qual­cu­no a cau­sa del virus e vuo­le dimen­ti­ca­re il più in fret­ta pos­si­bi­le, chi si è tenu­to quo­ti­dia­na­men­te infor­ma­to con noti­zie dell’ultima ora e sag­gi di epi­de­mio­lo­gia, e chi dopo l’isolamento avrà mol­ta più voglia di sta­re all’aria aper­ta che in casa a leg­ge­re, il pub­bli­co per que­sti libri non si tro­va.

Allo­ra for­se i roman­zi sul Coro­na­vi­rus non saran­no del tipo disto­pi­co, trop­po inva­si­vo per men­ti tur­ba­te dall’esperienza. Ma la pan­de­mia tro­ve­rà comun­que il suo posto nel­la let­te­ra­tu­ra. For­se segui­rà la scia di quan­to scrit­to dopo la pri­ma guer­ra mon­dia­le: Mrs Dal­lo­way di Vir­gi­nia Woolf, Addio alle armi di Heming­way, La ter­ra deso­la­ta di T.S. Eliot, sono tut­te ope­re che svi­lup­pa­ro­no l’esperienza del­la guer­ra in modi tut­ti diver­si, for­nen­do un’analisi lim­pi­dis­si­ma del­lo shock che cau­sò nel­le men­ti degli uomini. 

O for­se gli scrit­to­ri guar­de­ran­no al neo­rea­li­smo e al modo in cui Feno­glio, Cal­vi­no, Boc­ca, Vit­to­ri­ni, Pave­se e Cas­so­la han­no rac­con­ta­to la Resi­sten­za. La loro scrit­tu­ra più inti­mi­sti­ca e auto­re­fe­ren­zia­le si spo­se­reb­be benis­si­mo con la pre­va­len­za del memoir auto­bio­gra­fi­co nel­la let­te­ra­tu­ra con­tem­po­ra­nea (basti guar­da­re ai dodi­ci fina­li­sti allo Stre­ga, qua­si tut­ti appar­ten­go­no a que­sto gene­re). È faci­le imma­gi­na­re auto­ri che insi­ste­ran­no sul­la pri­gio­nia in casa pro­pria, maga­ri attin­gen­do alle pagi­ne del dia­rio per­so­na­le che han­no tenu­to nei gior­ni di qua­ran­te­na. Tut­ti aspet­ta­no il Gran­de Roman­zo del Coro­na­vi­rus, e di sicu­ro mol­tis­si­mi auto­ri si sono già mes­si all’opera per bat­te­re gli altri sul tempo.

Tuttavia, le opere migliori che saranno scritte dopo la pandemia, probabilmente non parleranno della pandemia. Non nomineranno il virus. 

Guar­de­ran­no inve­ce den­tro la psi­co­lo­gia di per­so­ne che cre­de­va­no di ave­re tut­to a por­ta­ta di volon­tà e si sono ritro­va­te con nien­te in mano. Affron­te­ran­no la cri­si diplo­ma­ti­ca più vol­te sfio­ra­ta negli ulti­mi mesi, a livel­lo euro­peo ma anche inter­na­zio­na­le. Pren­de­ran­no l’amore e cer­che­ran­no di capi­re cosa ne è rima­sto, come sarà inna­mo­rar­si e costrui­re una rela­zio­ne dopo che si è spe­ri­men­ta­ta la pre­ca­rie­tà del­le strut­tu­re uma­ne. Par­le­ran­no del­le disu­gua­glian­ze socia­li, e del per­ché la pre­sun­ta soli­da­rie­tà cui ci si è tan­to appel­la­ti in que­sto perio­do non sem­bri aver­le risolte. 

Solo il tem­po lo potrà dire. 

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Michela La Grotteria
Made in Geno­va. Leg­go di tut­to per capi­re come gli altri vedo­no il mon­do, e scri­vo per dire come lo vedo io. Amo le pal­li­ne di Nata­le, la focac­cia nel cap­puc­ci­no e i tet­ti parigini.

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