Del: 30 Maggio 2020 Di: Laura Colombi Commenti: 0

Non è un segreto che la crisi in cui il mondo intero versa negli ultimi tempi abbia colpito duramente imprese grandi e piccole in ogni Paese. Alcune, più di altre, pagheranno le conseguenze di questo virus per un tempo molto lungo: tutte quelle attività che prevedono la presenza fisica delle persone, che anzi esistono proprio grazie al fatto che delle persone si riuniscono. È il caso del mercato della musica, che non è solo una bella canzone caricata su qualche piattaforma, ma è anche concerti, registrazioni, distribuzioni. La musica è intrinsecamente legata alle persone.

Il mercato indipendente prima del Covid-19
Il 99% delle compagnie musicali europee è costituito da piccole, micro e medie imprese e artisti autosufficienti. Conosciuti come “indipendenti“, essi rappresentano oltre l’80% di tutte le nuove uscite e l’80% dei posti di lavoro del settore. Si tratta di leader mondiali in termini di innovazione e scoperta di nuova musica e artisti, fornendo un contributo importante per quanto riguarda la crescita culturale.

Chi sceglie di far parte del mondo della musica indipendente è mosso principalmente dall’esigenza di non piegarsi alle logiche di mercato sottese alla grande industria musicale. Il mercato indipendente comprende tutti i gruppi del settore (esattamente come avviene per la grande industria): da etichette che si occupano di produzione e registrazione ad agenzie di management e concerti. Il loro impegno culturale è attivo soprattutto sul territorio dal momento che sono pressoché esclusi dai principali circuiti musicali, primi tra tutti i grandi gruppi radiofonici.

Per i più curiosi o appassionati esiste infatti il mondo delle radio indipendenti. Lo stesso vale per concorsi e festival, in primis quello di Sanremo. È doveroso ricordare però che in questo ambito esistono anche realtà più aperte al mondo indipendente, anche se meno conosciute, come quella del Musicultura. Per tutti questi motivi molto spesso queste imprese si avvalgono della collaborazione della grande industria. Ad esempio alcune etichette decidono di affidare la distribuzione dei loro prodotti a chi può raggiungere un pubblico molto più vasto – è il caso della Machete Empire Records che si avvale della distribuzione di Sony Music – o di alcune agenzie nate per organizzare i tour live degli artisti e a gestire i loro rapporti con i media e con gli sponsor – come nel caso della milanese Color Sound, che collabora con artisti sotto contratto con una major come Ornella Vanoni.

Se da un lato si vede la necessità di riservare uno spazio ai progetti meno commercializzabili, per un altro verso è infatti necessario poter raggiungere il proprio pubblico. In questo senso un grande ruolo è svolto da concerti e festival che aiutano a diffondere i progetti indipendenti direttamente sul territorio.

Scegliere di essere un artista indipendente, magari rifiutando anche contratti con le major, è allora una scelta quantomeno coraggiosa.

Tanto più in un paese come l’Italia che non si preoccupa nemmeno di istituire una partita Iva culturale. C’è da dire, però, che le poche occasioni fornite dallo Stato spesso non vengono sfruttate: è il caso del Fondo Inps per gli artisti Psmsad pensato per offrire dei contributi al fine di promuovere il settore cultura, come contributi e/o patrocini a manifestazioni, premi di operosità o incoraggiamento e provvidenze economiche. Ad oggi le iscrizioni al fondo non hanno infatti superato quota mille, sebbene secondo Fondazione Symbola e Unioncamere si stimi la presenza di circa 145.000 artisti nel nostro paese tra tutte le performing arts. Come risultato, la ricerca della Fondazione Centro Studi Doc ha evidenziato che il sommerso nel settore della musica live in Italia si aggira tra i 3 e i 5 miliardi di euro.

Il mercato indipendente durante la pandemia
Realtà così piccole ed escluse dalle principali reti mediatiche sono potenzialmente ancora più esposte alla grande crisi economica causata dall’emergenza sanitaria. Per quanto riguarda i live, moltissime realtà indipendenti soffriranno molto la possibilità di non poter incassare con concerti e manifestazioni di vario tipo. Tra i più penalizzati troviamo il settore della musica da ballo, che soprattutto nel periodo estivo organizza eventi da migliaia di persone. Ma non si lascia fermare: «Per quanto riguarda gli eventi dal vivo siamo ovviamente fermi, ma stiamo lavorando molto nella produzione, così da non farci trovare impreparati per la prossima estate» ci riferisce Emanuela Bongiorni, che con la sua Orchestra EB gira piazze e discoteche di tutta Italia (ha pubblicato per Edizioni Bagutti).

In generale, se da un lato le misure di contenimento sono più facili da rispettare per eventi di piccola portata, a partire dal vincolo di un massimo di 1000 spettatori, per un altro verso i costi di organizzazione rimangono invariati e difficilmente sostenibili da piccole e medie imprese – sperando che per risolvere il problema non si opti per ulteriori rincari sui costi dei biglietti. Tuttavia alcune agenzie live indipendenti, come la già citata Color Sound, sono pronte ad attrezzarsi per riprendere i concerti già nella stagione estiva (vi facevamo riferimento nell’articolo dedicato alle major che trovate qui.

Potrebbe essere un’occasione di rivalsa per il mondo indipendente: che il grande pubblico si accorga della sua esistenza in un anno in cui gli artisti della macro industria musicale hanno deciso di annullare tutte le loro date?

Per ora una buona notizia riguarda il più importante festival della musica indipendente in Italia: il MEI (Meeting delle Etichette Indipendenti) di Faenza ha confermato l’edizione 2020 che si svolgerà il 2-3-4 ottobre. Ma il grosso dell’offerta per gli ascoltatori è costituito al momento da alcuni eventi (gratuiti) in diretta web, tramite i quali si stanno sperimentando anche nuove strade. È il caso della collaborazione tra artisti e videogamer che vedrà il suo avvio con il Machete Aid 2020. L’evento è promosso dalla Machete Productions (attiva con l’etichetta omonima nel mondo rap/hip hop e divenuta famosa per le pubblicazioni di alcuni volti ormai noti come Salmo) che lavora su un target giovanile ben raggiungibile attraverso una piattaforma di videogiochi come twitch.tv, che il 5 giugno ospiterà più di 12 ore di diretta.

Tra le prime iniziative che hanno aggregato molte voci del panorama indipendente menzioniamo poi #LAMUSICANONSIFERMA, promossa da MIE, il network di Musica Italiana Emergente, che ha ospitato una serie appuntamenti per tutto il mese di marzo. A tal proposito abbiamo parlato con il caporedattore MEI Salvatore Imperio, che afferma:«Lanciata la campagna, abbiamo ricevuto centinaia di adesioni in pochi giorni tra tutti gli addetti ai lavori. Pensavamo di aver finalmente dato vita a una vera e propria comunità della musica indipendente. Purtroppo, a distanza di due mesi, abbiamo dovuto constatare quanto sia difficile riuscire ad aggregare il mondo indipendente. Eppure questo momento difficile ci ha dimostrato quanto i lavoratori del nostro settore abbiano bisogno di rivendicare a gran voce più diritti e tutele».

A questo proposito si moltiplicano le iniziative dedicate alla promozione della musica indipendente. Dopo l’adozione di un piano europeo anti-crisi in 10 punti, la Task Force Covid-19 di IMPALA (Indipendent Music Company Association) ha lanciato una pagina web per la mappatura delle iniziative adottate nei diversi territori e dei risultati ottenuti per il settore musicale europeo. L’obiettivo di questa, come di molte altre iniziative (come La musica che gira) è quello di chiedere alle istituzioni il riconoscimento del ruolo insostituibile svolto dal mercato indipendente in ambito culturale e pertanto adeguate misure di sostegno. Come possiamo pretendere che la musica non si fermi quando chi ne è il principale attore rimane nella penombra, oscurato dallo strapotere dei giganti dell’industria musicale?

Laura Colombi
Mi pongo domande e diffondo le mie idee attraverso la scrittura e la musica, che sono le mie passioni.

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