I piani dell’Unione Europea, passo per passo

L’Unione Euro­pea ha lega­to il suo nome a innu­me­re­vo­li sigle negli ulti­mi mesi: BEI, MES, Reco­ve­ry Fund: l’elenco potreb­be esse­re anco­ra lun­go, ma capi­re effet­ti­va­men­te qua­li sono i suoi pia­ni per far fron­te all’emergenza eco­no­mi­ca pro­vo­ca­ta dal Covid-19 non è una mis­sio­ne facile. 

Il modo migliore per analizzare la situazione è farlo in ordine cronologico, definendo gli eventi più importanti dell’ultimo mese e le misure proposte. 

Pri­ma di tut­to è neces­sa­ria una con­te­stua­liz­za­zio­ne: ci si tro­va in una situa­zio­ne di cri­si, è risa­pu­to, dal­la qua­le l’Italia in pri­mis fati­ca a usci­re, sia dal pun­to di vista medi­co sia da quel­lo eco­no­mi­co, e così anche altri pae­si qua­li Fran­cia e Spa­gna. Que­sti tre sta­ti si sono pre­sen­ta­ti all’Euro­grup­po di apri­le -– un orga­no com­po­sto dai 19 mini­stri del­le Finan­ze dell’Eurozona -– tra­mi­te i mini­stri del­l’E­co­no­mia e Finan­ze Gual­tie­ri, Cal­vi­noLe Mai­re, pro­po­nen­do di crea­re dei Reco­ve­ry Bond, obbli­ga­zio­ni con sca­den­za a 15–20 anni. Han­no così pro­vo­ca­to un’accesa oppo­si­zio­ne in Pae­si come Olan­da e Ger­ma­nia, che pre­fe­ri­reb­be­ro ricor­re­re a stru­men­ti di pre­sti­to, secon­do la linea di pen­sie­ro sin­te­tiz­za­ta dal­la can­cel­lie­ra tede­sca Ange­la Mer­kel con la fra­se: “Non cre­do che dovrem­mo ave­re un debi­to comu­ne a cau­sa del­la situa­zio­ne poli­ti­ca”.

In que­sto sce­na­rio il Pre­si­den­te del Con­si­glio Giu­sep­pe Con­te il 26 mar­zo scor­so ha alza­to la voce, dan­do un ulti­ma­tum all’Eurogruppo: entro 10 gior­ni l’Italia neces­si­ta di una rispo­sta ade­gua­ta alla cri­si. Basta bat­ti­bec­chi quin­di, all’Italia ser­ve una rispo­sta imme­dia­ta. Essa è arri­va­ta il 10 apri­le, quan­do l’Eurogruppo comin­cia a par­la­re di nume­ri con­cre­ti: saran­no stan­zia­ti mil­le miliar­di sud­di­vi­si secon­do i cosid­det­ti 4 pilastri.

Sani­tà: 240 miliar­di con­ces­si tra­mi­te il MES ma sen­za condizionalità;

Impre­se: 200 miliar­di con­ces­si tra­mi­te la BEI, ossia la Ban­ca Euro­pea degli investimenti;

Disoc­cu­pa­zio­ne: 100 miliar­di distri­bui­ti attra­ver­so SURE, un pia­no per for­ni­re assi­sten­za finan­zia­ria per tute­la­re l’occupazione;

Un fon­do lega­to al bilan­cio plu­rien­na­le (2021–2027) del qua­le si par­la ormai da mesi, con l’obiettivo di rilan­cia­re l’economia, del valo­re di 500 miliardi.

Su que­sti pre­sup­po­sti si arri­va al 23 apri­le, quan­do final­men­te il Con­si­glio Euro­peo giun­ge all’accordo su due pun­ti fon­da­men­ta­li: la neces­si­tà di crea­re un pia­no di bilan­cio e l’improrogabilità del­la dispo­si­zio­ne di un fon­do per la ripre­sa, il Reco­ve­ry Fund. Per­tan­to vie­ne appro­va­ta la solu­zio­ne pro­po­sta dall’Eurogruppo: 540 miliar­di da ren­de­re dispo­ni­bi­li entro ini­zio giu­gno, sospen­den­do il Pat­to di Sta­bi­li­tà e le rego­le strin­gen­ti sull’accesso a que­sti bene­fi­ci. Le deci­sio­ni riguar­do al pia­no di bilan­cio sono inve­ce rin­via­te al 18 giu­gno.

Nel frat­tem­po, il 27 apri­le Standard&Poors ha con­fer­ma­to il rating BBB per l’I­ta­lia, ma con outlook nega­ti­vo: que­sto vuol dire che ben­ché la valu­ta­zio­ne sia rima­sta inva­ria­ta, le pro­spet­ti­ve non sono rosee e l’economia non vie­ne per­ce­pi­ta come sta­bi­le e affi­da­bi­le dai mercati. 

Un’impressione non incoraggiante in generale, e particolarmente in questo periodo storico.

Arri­va il fati­di­co 6 mag­gio, gior­no per cui si atten­de­va un pia­no da par­te del­la Com­mis­sio­ne Euro­pea in gra­do di far luce su que­stio­ni anco­ra oscu­re, come il meto­do per finan­zia­re il Fon­do, tut­ta­via non è giun­to alcun pro­get­to. Alla com­mis­sio­ne ser­ve più tem­po. In que­sta data, tut­ta­via,  divul­ga le pro­ie­zio­ni sul PIL dei Pae­si mem­bri, alquan­to da bri­vi­do: per l’Italia è pre­vi­sta una dimi­nu­zio­ne del pro­dot­to inter­no lor­do pari al 9,5% e del 7,7% per l’Eurozona. Que­sti dati e la valu­ta­zio­ne di S&P non sono d’aiuto per uno sta­to che cer­ca di con­vin­ce­re gli altri a con­ce­de­re del­le obbli­ga­zio­ni a lun­go termine.

Le pre­vi­sio­ni del PIL ela­bo­ra­te dal­la Com­mis­sio­ne Europea

Intan­to il respon­sa­bi­le euro­peo dell’Economia Pao­lo Gen­ti­lo­ni e il vice­pre­si­den­te del­la Com­mis­sio­ne Val­dis Dom­bro­v­skis, il 7 mag­gio, han­no invia­to dei docu­men­ti a Euro­grup­po e MES, vol­ti pro­prio a ras­si­cu­ra­re gli sta­ti più in cri­si, garan­ten­do che l’utilizzo del MES non com­por­te­rà l’intervento del­la troi­ka per le spe­se lega­te al virus, e che per l’Italia il debi­to sarà sostenibile.

Quale sarà il prossimo passo dell’UE a questo punto?

L’appuntamento è per il 18 giu­gno, quan­do ci sarà l’incontro del Con­si­glio UE per l’accordo sul bilan­cio già pre­ce­den­te­men­te cita­to, il qua­le avrà suc­ces­so solo se si tro­ve­rà un’efficace via di media­zio­ne tra il nord e il sud dell’Unione. Come ben ricor­da Char­les Michel, il pre­si­den­te del Con­si­glio Euro­peo, al Cor­rie­re: “Il pro­get­to euro­peo non è pos­si­bi­le sen­za com­pro­mes­si”.

Resta anco­ra un inter­ro­ga­ti­vo: e la BCE? Dopo un pas­so fal­so agli albo­ri del­la cri­si, non si può dire che sia rima­sta in dispar­te. Sen­za il suo con­tri­bu­to, infat­ti, pro­ba­bil­men­te l’Italia si tro­ve­reb­be in una con­di­zio­ne anco­ra peg­gio­re rispet­to a quel­la attua­le. Pro­se­guend sul­la fal­sa riga di quan­to avvia­to da Dra­ghi con il Quan­ti­ta­ti­ve Easing -– pro­gram­ma con il qua­le la BCE acqui­sta­va obbli­ga­zio­ni degli sta­ti mem­bri -– già nel novem­bre 2019 ave­va avvia­to il cosid­det­to PSPP-Public Sec­tor Pur­cha­se Pro­gram­me. La recen­te pan­de­mia ha aumen­ta­to l’acquisto di obbli­ga­zio­ni fino a 120 miliar­di di euro, in un secon­do momen­to por­ta­to a 750 miliar­di, e tra­sfor­man­do­lo in PEPP-Pan­de­mic Emer­gen­cy Pur­cha­se Pro­gram­me

Anche qui però le cose non sono faci­li. È noti­zia del 5 mag­gio che in Ger­ma­nia il PEPP ha sol­le­va­to per­ples­si­tà, dal momen­to che secon­do la Cor­te Costi­tu­zio­na­le tede­sca esso non rispet­ta il prin­ci­pio di pro­por­zio­na­li­tà. La BCE ha tre mesi per rispon­de­re a que­ste accu­se, ma il vero pro­ble­ma potreb­be esse­re un altro: se lo fa la Ger­ma­nia, anche altri Pae­si dell’Unione potreb­be­ro sen­tir­si auto­riz­za­ti a tirar­si fuo­ri dai prov­ve­di­men­ti del­la Ban­ca Cen­tra­le, crean­do una cri­si che in que­sto momen­to l’Unione non può sostenere.

Uno spi­ra­glio di luce c’è però, in oppo­si­zio­ne alla sfi­du­cia che si sta dif­fon­den­do soprat­tut­to nel Sud dell’Europa nei con­fron­ti dell’Unione, secon­do un son­dag­gio svol­to da Uni­mi e You­Gov la mag­gior par­te dei cit­ta­di­ni ita­lia­ni pre­fe­ri­sce comun­que che le deci­sio­ni eco­no­mi­che ven­ga­no pre­se tra gli sta­ti mem­bri -– a pat­to che ci sia un mag­gio­re coor­di­na­men­to -– piut­to­sto che dai sin­go­li gover­ni nazio­na­li in autonomia.

Un bel mes­sag­gio di fidu­cia nei con­fron­ti dell’UE, non altret­tan­to per i rap­pre­sen­tan­ti dei sin­go­li sta­ti, che for­se dovreb­be­ro rive­de­re la loro defi­ni­zio­ne di Unione.

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Martina Di Paolantonio
Dal 1999 fac­cio con­cor­ren­za all’a­gen­zia di pro­mo­zio­ne turi­sti­ca abruz­ze­se, nel tem­po libe­ro mi lamen­to per qual­sia­si cosa.

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