Il valore del tempo nel cinema di Linklater

La secon­da fase dell’emergenza in Ita­lia è ini­zia­ta da qual­che gior­no. Eppu­re in mol­ti riguar­dan­do indie­tro ai qua­si due mesi tra­scor­si in casa han­no avu­to la sen­sa­zio­ne che il tem­po sia tra­scor­so in manie­ra diso­mo­ge­nea. Se nei pri­mi gior­ni di mar­zo la novi­tà e la pau­ra di una situa­zio­ne anco­ra inde­fi­ni­ta ave­va­no por­ta­to a una per­ce­zio­ne del tem­po più pro­trat­ta del nor­ma­le con gior­na­te che appa­ri­va­no infi­ni­ta­men­te lun­ghe e ugua­li a sé stes­se, ora può risul­ta­re assur­do il pen­sie­ro che sia­no pas­sa­ti già più di ses­san­ta gior­ni dal famo­so decre­to che ha este­so la situa­zio­ne di emer­gen­za a tut­to il ter­ri­to­rio nazionale. 

In mol­ti si sono inter­ro­ga­ti sul­la per­ce­zio­ne del tem­po duran­te l’emergenza che tut­to il mon­do si è tro­va­to ad affron­ta­re. Alcu­ni psi­co­lo­gi han­no pro­va­to a rispon­de­re alla distor­sio­ne del­la per­ce­zio­ne tem­po­ra­le che in mol­ti han­no lamen­ta­to duran­te la qua­ran­te­na. È emer­so che gene­ral­men­te le situa­zio­ni inso­li­te, trau­ma­ti­che e stres­san­ti sono sen­ti­te come più pro­lun­ga­te nel tem­po. È anche vero però che la nostra quo­ti­dia­ni­tà è cam­bia­ta e i nostri mon­di si sono ridot­ti al mini­mo: il fat­to di non svol­ge­re atti­vi­tà par­ti­co­lar­men­te memo­ra­bi­li fa sì quin­di che a lun­go ter­mi­ne il perio­do tra­scor­so risul­ti infe­rio­re rispet­to a quel­lo effet­ti­va­men­te pas­sa­to. Con il pro­ce­de­re del­le set­ti­ma­ne l’inusuale è diven­ta­to abi­tu­di­ne e abbia­mo len­ta­men­te impa­ra­to a con­vi­ve­re in que­sta nuo­va realtà. 

Purtroppo non tutti hanno avuto il privilegio di annoiarsi e vedere il tempo trascorrere lento davanti ai propri occhi, primi tra tutti i medici e gli infermieri impegnati in prima linea nei nostri ospedali.

È mol­to pro­ba­bi­le in ogni caso però che ognu­no si sia inter­ro­ga­to alme­no una vol­ta sul sen­so di que­sti mesi e sul valo­re di que­sto tem­po sospe­so. Il tema del pas­sag­gio del tem­po è mol­to comu­ne in let­te­ra­tu­ra e in filo­so­fia, ma sono mol­ti anche i film che han­no fat­to di que­sto argo­men­to il cen­tro del­la loro trama. 

Uno dei registi che ne ha ragionato di più, attraverso la sua produzione cinematografica, è sicuramente Richard Linklater. 

Lin­kla­ter da una par­te trat­ta il tem­po pren­den­do in con­si­de­ra­zio­ne un bre­ve arco nar­ra­ti­vo nel qua­le i per­so­nag­gi dei suoi film si tro­va­no ad agi­re e ripor­ta­re la pro­pria quo­ti­dia­ni­tà: mol­te del­le sue pel­li­co­le sono infat­ti ambien­ta­te nel giro di poche ore o al mas­si­mo un gior­no. Ricor­dia­mo Slac­ker (1991), nomi­na­to al Sun­dan­ce Film Festi­val e diven­ta­to un vero e pro­prio mani­fe­sto del­la Gene­ra­zio­ne X, ma anche La vita è un sogno (Dazed and Con­fu­sed, 1993), film che segue le vite di alcu­ni ado­le­scen­ti texa­ni duran­te il loro ulti­mo gior­no di scuo­la e che ha con­sa­cra­to la car­rie­ra di atto­ri come Mat­thew McCo­nau­ghey e Ben Affleck.

Fon­da­men­ta­le risul­ta anche l’apporto del­la tri­lo­gia dei film Pri­ma dell’alba (Befo­re Sun­ri­se, 1995),  Pri­ma del tra­mon­to (Befo­re Sun­set, 2004) e Pri­ma di mez­za­not­te (Befo­re Mid­night, 2013), tut­ti ambien­ta­ti nel giro di poche ore. La tri­lo­gia dipin­ge il rap­por­to e la rela­zio­ne di due per­so­nag­gi -– Jess e Céli­ne -– a distan­za di alcu­ni anni, nove per la pre­ci­sio­ne tra un film e il suo suc­ces­si­vo. La tri­lo­gia di Befo­re… ci per­met­te di intro­dur­re il secon­do approc­cio di Lin­kla­ter al tem­po: il regi­sta è inte­res­sa­to a rap­pre­sen­tar­ne l’essenza, per­met­ten­do­gli di scor­re­re indi­stur­ba­to all’interno dei suoi film e di ripor­ta­re i suoi effet­ti non solo sul­le vite dei per­so­nag­gi ma anche sui loro vol­ti e la loro fisi­ci­tà: i tre film agi­sco­no come un testa­men­to viven­te del pas­sag­gio del tempo.

Boy­hood

Lin­kla­ter non è sta­to cer­to il pri­mo a ripren­de­re i pro­pri per­so­nag­gi a distan­za di anni, pri­ma di lui ricor­dia­mo nei film di Truf­faut il per­so­nag­gio di Antoi­ne Doi­nel, che appa­re in ben cin­que film del cele­bre regi­sta e che ripor­ta dun­que l’invecchiamento dell’attore che lo ha inter­pre­ta­to: Jean-Pier­re Léaud. L’abitudine di ren­de­re l’effetto del tem­po in manie­ra rea­li­sti­ca si può anche regi­stra­re nel­le serie cine­ma­to­gra­fi­che, di cui gli otto film del­la saga di Har­ry Pot­ter sono un otti­mo esem­pio. Lin­kla­ter però, pro­ba­bil­men­te ispi­ra­to pro­prio dal­la ripre­sa nel cor­so degli anni dei per­so­nag­gi di Jess e Céli­ne nei tre film sopra cita­ti, è riu­sci­to in un espe­ri­men­to mai ten­ta­to pri­ma: ripro­dur­re all’interno di un uni­co film -– Boy­hood -– il pas­sag­gio del tem­po e far­ne di que­sto il tema principale.

Nel 2002 il regi­sta ini­ziò infat­ti a gira­re un film dal tito­lo prov­vi­so­rio The Twel­ve Year Pro­ject, scrit­tu­ran­do i quat­tro atto­ri prin­ci­pa­li che avreb­be­ro inter­pre­ta­to la fami­glia Evans: Patri­cia Arquet­te, Ellar Col­tra­ne, Lore­lei Lin­kla­ter (figlia del regi­sta) e Ethan Haw­ke (anche inter­pre­te di Jess nel­la tri­lo­gia). Per dodi­ci anni, ogni anno il cast si è riu­ni­to, giran­do alcu­ne sce­ne: il risul­ta­to è un film in cui gli atto­ri invec­chia­no sul­lo scher­mo in tem­po rea­le. Il film fu pre­sen­ta­to in ante­pri­ma al Sun­dan­ce Film Festi­val nel 2014, otte­nen­do nume­ro­si rico­no­sci­men­ti e ben sei can­di­da­tu­re agli Oscar. La tra­ma di Boy­hood segue la vita di una fami­glia attra­ver­so dodi­ci anni di cam­bia­men­ti, con­cen­tran­do­si in manie­ra par­ti­co­la­re su Mason Jr., che all’inizio del film ha soli sei anni. Nel cor­so del­la sto­ria emer­ge l’evoluzione del rap­por­to del bam­bi­no (e quin­di pro­gres­si­va­men­te del ragaz­zo) con i geni­to­ri divor­zia­ti, ma anche la riva­li­tà con la sorel­la Saman­tha, i matri­mo­ni fal­li­ti del­la madre e la nuo­va rela­zio­ne del padre. 

Quando iniziarono le riprese non esisteva un copione definitivo, ma solo il finale e alcuni punti principali della trama. 

Ogni anno Lin­kla­ter riguar­dan­do i fil­ma­ti degli anni pre­ce­den­ti scri­ve­va, inclu­den­do nel­la sto­ria non solo i cam­bia­men­ti cul­tu­ra­li, socia­li e poli­ti­ci del perio­do, ma anche adat­tan­do i per­so­nag­gi ai cam­bia­men­ti fisi­ci che vede­va negli attori. 

È inte­res­san­te nota­re come, nono­stan­te il film rico­pra innu­me­re­vo­li even­ti del­le vite dei pro­ta­go­ni­sti, gene­ral­men­te non ven­ga­no ripre­si i momen­ti che i per­so­nag­gi con­si­de­re­reb­be­ro di gran­de impat­to sul­la pro­pria vita. Il divor­zio dei geni­to­ri per esem­pio pre­ce­de l’inizio del film, ma anche la disin­vol­tu­ra di Mason dicias­set­ten­ne a let­to con la pro­pria ragaz­za tra­di­sce la per­ce­zio­ne che il ragaz­zo abbia già per­so la ver­gi­ni­tà, in un momen­to non rap­pre­sen­ta­to all’interno del film. Lin­kla­ter pur aven­do a dispo­si­zio­ne un arco di tem­po nar­ra­ti­vo così lar­go, ha deci­so di rac­con­ta­re la sto­ria non dei gran­di even­ti epi­ci del­la vita, ma di quei momen­ti quo­ti­dia­ni che al loro inter­no “por­ta­no le trac­ce” dei momen­ti di gran­de impat­to, secon­do una defi­ni­zio­ne bril­lan­te di Erick Neher.

Lo stes­so regi­sta par­lan­do del fasci­no che nutre ver­so il modo in cui fun­zio­na la nostra memo­ria, ha spie­ga­to che il suo inten­to in que­sto film era di cat­tu­ra­re pro­prio quei momen­ti non per­fet­ta­men­te defi­ni­ti nei nostri ricor­di e che, pur non essen­do par­ti­co­lar­men­te spe­cia­li, sono una gran par­te degli atti­mi che com­pon­go­no la nostra vita. Ricol­le­gan­do­si a que­sto discor­so, anche Patri­cia Arquet­te ha espres­so un pen­sie­ro simi­le a quel­lo del regi­sta texa­no. L’attrice, che in Boy­hood  ha inter­pre­ta­to la madre di Mason, ha fat­to nota­re la ten­den­za a pen­sa­re alla nostra esi­sten­za divi­den­do­la per espe­rien­ze fon­da­men­ta­li, per poi sot­to­li­nea­re che in fon­do for­se la vita non sia altro che quel momen­to a metà tra gli even­ti che la nostra memo­ria trat­tie­ne come fondanti.

Boy­hood

Quel­lo che col­pi­sce dei film di Lin­kla­ter è dun­que la capa­ci­tà del regi­sta di mostra­re una real­tà con­ti­nua che scor­re momen­to per momen­to, distac­can­do­si dal­la strut­tu­ra cine­ma­to­gra­fi­ca tipi­ca­men­te hol­ly­woo­dia­na. Ciò che rap­pre­sen­ta nei suoi film sono pro­prio que­gli atti­mi appa­ren­te­men­te tra­scu­ra­bi­li, ma che in fon­do con­ten­go­no in essi le poten­zia­li­tà del futu­ro.

Nel­le sce­ne dei suoi film Lin­kla­ter quin­di ten­ta di impri­gio­na­re la poe­ti­ci­tà del quo­ti­dia­no. In uno dei discor­si ini­zia­li di Pri­ma dell’alba, il regi­sta spie­ga attra­ver­so le paro­le di Jess que­sto con­cet­to. Il per­so­nag­gio infat­ti rac­con­ta a Céli­ne di una sua idea per uno show tele­vi­si­vo che rap­pre­sen­ti ogni gior­no per un anno l’intera gior­na­ta di una per­so­na diver­sa del mon­do: tre­cen­to­ses­san­ta­cin­que sto­rie in gra­do di cat­tu­ra­re la real­tà nel momen­to in cui è vis­su­ta. Quan­do Céli­ne gli con­te­sta che quei momen­ti sareb­be­ro sem­pli­ce­men­te le cose noio­se che ognu­no fa tut­ti i gior­ni, Jess rispon­de che lui la defi­ni­reb­be inve­ce come la poe­sia del­la vita che scor­re gior­no per gior­no, momen­to per momento.

Alla luce di ciò, Boyhood acquisisce un significato ancora più profondo. 

Attra­ver­so i momen­ti cat­tu­ra­ti del­la vita quo­ti­dia­na lo spet­ta­to­re vede Mason cre­sce­re nel cor­so di dodi­ci anni e vive insie­me a lui le espe­rien­ze posi­ti­ve e nega­ti­ve. Dopo due ore e qua­ran­ta­cin­que il per­so­nag­gio che appa­re sul­lo scher­mo è com­ple­ta­men­te cam­bia­to dal bam­bi­no di sei anni che osser­va­va il cie­lo all’inizio del film, e non solo fisi­ca­men­te. Attra­ver­so il pas­sag­gio del tem­po Lin­kla­ter pone quin­di anche il tema del­la pro­pria iden­ti­tà: quan­to di noi rima­ne ugua­le nel cor­so degli anni e cosa cambia? 

Molte delle opere del regista si concentrano su una nozione del sé che suggerisce una molteplicità di io racchiusi all’interno di ogni individuo.

Eppu­re Boy­hood rispon­de pro­po­nen­do una con­ti­nui­tà del sé: nel nostro io pre­sen­te sono rac­chiu­si tut­ti i sé pas­sa­ti. Come vie­ne espres­so nel­la par­te fina­le del film, non sia­mo tan­to noi a dover coglie­re l’attimo ma è l’attimo che coglie noi in un costan­te pre­sen­te: “È sem­pre ades­so”, dice Mason alla fine del film. 

Dopo aver com­pre­so la poe­ti­ca del regi­sta pos­sia­mo imma­gi­na­re quin­di di dare un valo­re diver­so al tem­po che abbia­mo vis­su­to in que­sti mesi e che abbia­mo davan­ti a noi. Vale la pena riflet­te­re sui momen­ti quo­ti­dia­ni, sul­le pic­co­le cose che ogni gior­no ci han­no sor­pre­so, strap­pa­to un sor­ri­so o reso tri­sti e con­si­de­ra­re che nel frat­tem­po que­sti pic­co­li istan­ti ci han­no cam­bia­to. Il tem­po che abbia­mo vis­su­to non è sta­to tem­po spre­ca­to per­ché noi nel frat­tem­po sia­mo sta­ti vivi.

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Elisa Torello
Sono nata a fine ago­sto a Mila­no, ma sogno il mare ogni gior­no. Mi illu­do di cat­tu­ra­re la real­tà che mi cir­con­da attra­ver­so la foto­gra­fia e la scrit­tu­ra. Mi pia­ce par­la­re di libri e di idee, ma spes­so mi sof­fer­mo trop­po sui dettagli.

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