Nuova Zelanda, idee straordinarie in momenti eccezionali

Nuova Zelanda: idee straordinarie in momenti eccezionali

Lavo­ra­re quat­tro gior­ni ma esser­ne paga­ti uno in più? Un sogno che in Nuo­va Zelan­da potreb­be diven­ta­re realtà. 

La pandemia ci ha insegnando, e continuerà a farlo per parecchio tempo, che in tempi di crisi bisogna sapersi reinventare.

Chi avreb­be mai imma­gi­na­to una scuo­la “da casa”? Oppu­re un ser­vi­zio deli­ve­ry in ogni cit­tà d’Italia, per­fi­no nei pae­si più pic­co­li? Chi avreb­be mai pen­sa­to di par­la­re per mesi con i pro­pri col­le­ghi solo via Skype? 

Ma soprat­tut­to, nes­su­no avreb­be mai pen­sa­to che un virus di por­ta­ta mon­dia­le avreb­be tal­men­te stra­vol­to l’economia da met­ter­ci nel­le con­di­zio­ni di modi­fi­ca­re com­ple­ta­men­te le nostre rou­ti­ne lavo­ra­ti­ve da un gior­no all’altro.

I dan­ni eco­no­mi­ci cau­sa­ti dal Covid-19 sono sta­ti imme­dia­ti: la disoc­cu­pa­zio­ne sta aumen­tan­do, i nego­zi chiu­do­no o sten­ta­no a soprav­vi­ve­re, le pro­du­zio­ni e i con­su­mi sono dimi­nui­te visto­sa­men­te in mol­ti set­to­ri, anche in quel­li un tem­po fiorenti.

In momen­ti di dif­fi­col­tà eco­no­mi­ca come que­sti, la pri­ma cosa da fare è non sta­re fer­mi a guar­da­re, soprat­tut­to ora che si è aper­ta una nuo­va fase, nel­la qua­le le ria­per­tu­re e le ripar­ten­ze stan­no avve­nen­do in con­co­mi­tan­za qua­si in tut­to il mondo.

La lea­der neo­ze­lan­de­se Jacin­ta Ardern in una diret­ta Face­book dif­fu­sa in que­sti gior­ni, appel­lan­do­si ai dato­ri di lavo­ro che ne han­no la pos­si­bi­li­tà, ha chie­sto di pren­de­re in con­si­de­ra­zio­ne la set­ti­ma­na lavo­ra­ti­va di quat­tro gior­ni al posto di cin­que, sen­za appor­ta­re varia­zio­ni agli sti­pen­di dei lavoratori.

La pre­mier neo­ze­lan­de­se Jacin­ta Ardern

Ciò che pro­po­ne la gio­va­ne lea­der non è fan­ta­scien­za, ma è già sta­to testa­to per due mesi lavo­ra­ti­vi dal­la socie­tà finan­zia­ria “Per­pe­tual Guar­dian”, fon­da­ta da Andrew Bar­nes. L’esperimento è sta­to effet­tua­to su oltre 200 dipen­den­ti e 16 uffi­ci: ini­zial­men­te i dipen­den­ti non pote­va­no cre­der­ci, sem­bra­va trop­po bel­lo per esse­re vero.

Secondo i dati rilevati, dopo due mesi la produttività non era calata, anzi, i dipendenti erano più motivati, più efficienti sul luogo di lavoro e incentivati a dare il massimo. 

E non è tut­to: aven­do più tem­po a dispo­si­zio­ne per se stes­si e per i pro­pri impe­gni extra lavo­ra­ti­vi, si è nota­ta sta­ti­sti­ca­men­te una dimi­nu­zio­ne del­lo sta­to di stress men­ta­le e psi­co­fi­si­co, che influi­sce for­te­men­te sul­la moda­li­tà con la qua­le il dipen­den­te si approc­cia al pro­prio lavoro.

Andrew Bar­nes ha cor­so un rischio che si è rive­la­to frut­tuo­so anche dal pun­to di vista uma­no: una vol­ta con­clu­si i due mesi di pro­va, infat­ti, i dipen­den­ti han­no dichia­ra­to di apprez­za­re mol­to di più rispet­to a pri­ma il pro­prio lavo­ro e il pro­prio staff, que­sto per­ché è lo staff stes­so che si pre­oc­cu­pa del benes­se­re del lavoratore. 

Il fon­da­to­re del­la socie­tà, infat­ti, ha scel­to di spe­ri­men­ta­re que­sta moda­li­tà lavo­ra­ti­va sul­la base di stu­di e ricer­che che met­to­no al cen­tro la salu­te psi­co-fisi­ca del dipen­den­te, che ren­de mag­gior­men­te sul lavo­ro nel momen­to in cui rie­sce a ripar­ti­re in modo equi­li­bra­to la vita pri­va­ta e quel­la lavo­ra­ti­va. Inol­tre, se il pro­prio capo con­si­de­ra una prio­ri­tà la salu­te e non solo la pro­dut­ti­vi­tà del­la pro­pria azien­da, vie­ne con­se­guen­te­men­te ben visto e apprez­za­to dai dipen­den­ti stessi.

Quale miglior momento, se non ora, per riorganizzare la nostra quotidianità incluse le nostre abitudini lavorative?

La pre­mier neo­ze­lan­de­se, che duran­te la pan­de­mia è riu­sci­ta a rima­ne­re accan­to ai pro­pri cit­ta­di­ni da mol­te­pli­ci pun­ti di vista, ha sapu­to sfrut­ta­re al meglio le sue doti e capa­ci­tà comu­ni­ca­ti­ve per mostra­re, in que­sto caso, una visio­ne d’insieme che per­met­te di con­si­de­ra­re novi­tà alter­na­ti­ve anche dal pun­to di vista occu­pa­zio­na­le, nell’ottica di far ripar­ti­re al meglio l’economia, sen­za sfrut­ta­re i lavoratori. 

Jacin­ta Ardern ritie­ne che i neo­ze­lan­de­si, aven­do a dispo­si­zio­ne un gior­no in più per viag­gia­re, potreb­be­ro incre­men­ta­re ad esem­pio il turi­smo inter­no, che rima­ne for­te­men­te col­pi­to a cau­sa del­la chiu­su­ra del­le frontiere. 

La lea­der vedreb­be, quin­di, la ridu­zio­ne del­la set­ti­ma­na lavo­ra­ti­va in un’ottica più ampia: uni­re un miglio­ra­men­to del benes­se­re dei lavo­ra­to­ri a un incre­men­to del set­to­re turi­sti­co potreb­be aiu­ta­re l’economia in que­sto momen­to par­ti­co­lar­men­te difficile. 

Nei mesi della pandemia, come in ogni periodo di crisi o di guerra, cambiano i rapporti che i cittadini hanno con i propri rappresentanti politici. 

Per i lea­der, dun­que, è un momen­to par­ti­co­lar­men­te deli­ca­to sia per la com­ples­si­tà del­la gestio­ne del­le risor­se a dispo­si­zio­ne, sia per il fat­to che devo­no adem­pie­re non solo i dove­ri poli­ti­co-isti­tu­zio­na­li, ma anche quel­li comu­ni­ca­ti­vi, cer­can­do di esse­re vici­ni ai pro­pri cit­ta­di­ni, mostran­do dispo­ni­bi­li­tà, aper­tu­ra e chia­rez­za. Jacin­ta Ard­ner, stan­do alle sta­ti­sti­che, risul­ta esse­re una del­le lea­der mon­dia­li che ha sapu­to trar­re mag­gio­re bene­fi­cio in que­sto perio­do, per quan­to riguar­da il rap­por­to con i pro­pri cittadini. 

La Nuo­va Zelan­da è sta­ta una del­le pri­me a deci­de­re di chiu­de­re le fron­tie­re e adot­ta­re misu­re rigi­de per la sal­va­guar­dia del­la salu­te dei cit­ta­di­ni, pre­ve­den­do fin da subi­to la qua­ran­te­na anche per gli ita­lia­ni, ma, ad ora, sem­bra che le misu­re restrit­ti­ve sia­no ser­vi­te a con­te­ne­re i con­ta­gi e la dif­fu­sio­ne del virus.

Le paro­le del­la Ard­ner risuo­na­no pro­po­si­ti­ve e pie­ne di slan­cio: “Que­sto è un momen­to ecce­zio­na­le e dovrem­mo esse­re pron­ti a pren­de­re in con­si­de­ra­zio­ne idee straor­di­na­rie”.

Appu­ra­to che oggi non pos­sia­mo più sta­re fer­mi a guar­da­re un mon­do che fa fati­ca a risol­le­var­si, potreb­be dav­ve­ro esse­re il momen­to per­fet­to per fare quei sal­ti di qua­li­tà che nell’ormai lon­ta­na nor­ma­li­tà non sarem­mo mai sta­ti in gra­do di fare.

Il Covid-19 ci ha mes­so a dura pro­va e ci ha fat­to com­pren­de­re quan­to l’uomo sia capa­ce di affron­ta­re i cam­bia­men­ti adat­tan­do­si a essi sen­za com­bat­ter­li, ma sce­glien­do di pla­sma­re i pro­pri biso­gni e le pro­prie vite in manie­ra differente.

Sicu­ra­men­te non tor­ne­rà tut­to come pri­ma, ma dato che pos­sia­mo sce­glie­re cosa e chi diven­ta­re in que­sto pre­sen­te-futu­ro ormai più che pros­si­mo, con­vie­ne a tut­ti quan­ti pun­ta­re a esse­re miglio­ri e cer­ca­re di otte­ne­re il mas­si­mo, per­ché un’altra cosa che abbia­mo impa­ra­to a nostre spe­se è che l’economia è fat­ta di per­so­ne e la pro­dut­ti­vi­tà va di pari pas­so con il benes­se­re dei lavo­ra­to­ri, due ele­men­ti che dovreb­be­ro esse­re alla base di ogni poli­ti­ca democratica.

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Caterina Cerio
Vivo a Mila­no ma sono inna­mo­ra­ta di Sivi­glia, dove ho fat­to il pri­mo Era­smus. Amo il sole, il mare e la buo­na com­pa­gnia. Mi pia­ce cono­sce­re cose nuo­ve e l’arte in gene­ra­le con tut­ti gli sti­mo­li che dà.
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Vivo a Milano ma sono innamorata di Siviglia, dove ho fatto il primo Erasmus. Amo il sole, il mare e la buona compagnia. Mi piace conoscere cose nuove e l’arte in generale con tutti gli stimoli che dà.

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