Trojka e MES hanno distrutto la Grecia?

Oltre alla tan­to atte­sa Fase 2, un’altra gran­de pole­mi­ca di que­sti gior­ni riguar­da gli aiu­ti euro­pei. Al cen­tro del­la discus­sio­ne l’utilizzo del Mec­ca­ni­smo Euro­peo di Sta­bi­li­tà.

Le for­ze poli­ti­che, di gover­no e non, si divi­do­no: se da una par­te Par­ti­to Demo­cra­ti­co, Ita­lia Viva e For­za Ita­lia sem­bra­no favo­re­vo­li all’utilizzo di un MES sen­za con­di­zio­na­li­tà, dall’altra Movi­men­to 5 Stel­le, Lega e Fra­tel­li d’Italia rifiu­ta­no quest’idea, pre­fe­ren­do pren­de­re stra­de alter­na­ti­ve. Sal­vi­ni defi­ni­sce que­sto stru­men­to “Un debi­to sul­le spal­le del­le futu­re gene­ra­zio­ni”. Lo stes­so Con­te sta cer­can­do di fare il pos­si­bi­le per lascia­re il MES come ulti­ma spiag­gia e dichia­ra Non abbia­mo dimen­ti­ca­to la Gre­cia”.

Ma è anda­ta come rac­con­ta il Pre­mier? Pur­trop­po la poli­ti­ca e la stam­pa si sono sof­fer­ma­te a lun­go su ver­sio­ni del­la sto­ria che spes­so e volen­tie­ri si disco­sta­no dal­la real­tà dei fatti. 

È giusto quindi fare chiarezza su quello che è successo in Grecia a partire dal 2000, nella “cattiva Europa”.

A par­ti­re dagli anni ’80 la Gre­cia ini­zia una serie di poli­ti­che che cau­sa­no un ele­va­to aumen­to del­la spe­sa pub­bli­ca a cui cor­ri­spon­de però una bas­sa cre­sci­ta del PIL, aumen­tan­do con­si­de­re­vol­men­te il debito. 

In segui­to, Ate­ne adot­ta l’Euro nel 2001. Per sod­di­sfa­re i requi­si­ti del­la mone­ta uni­ca, ovve­ro i para­me­tri di Maa­stri­cht, la Gre­cia si impe­gna a ridur­re il livel­lo del defi­cit e del debi­to pub­bli­co, pur man­te­nen­do­li più alti rispet­to alla media europea:

Sour­ce: EEAG 2011,and pro­vi­sio­nal data (Ame­co) for 2010.

I pro­ble­mi ini­zia­no ad affio­ra­re già nel 2004 quan­do, dopo un’indagine del­la Com­mis­sio­ne Euro­pea, la Gre­cia ammet­te di aver truc­ca­to i dati finan­zia­ri negli anni pre­ce­den­ti l’entrata nell’Euro, che rive­la­no livel­li di debi­to e defi­cit più alti rispet­to a quel­li dichia­ra­ti. Ci si inter­ro­ga se espel­le­re la Gre­cia o no, ma alla fine Ate­ne resta nell’Eurozona, con la pro­mes­sa dell’allora gover­no gre­co di far qua­dra­re i conti. 

È con la cri­si finan­zia­ria del 2008 che le cose peg­gio­ra­no. Nel 2010, men­tre il mon­do imper­ver­sa nel­la cri­si Andreas Geor­giou, un eco­no­mi­sta gre­co del Fon­do Mone­ta­rio Inter­na­zio­na­le, vie­ne elet­to pre­si­den­te dell’ELSTAT – l’equivalente elle­ni­co dell’ISTAT.

Geor­giou si accor­ge che i nume­ri di finan­za pub­bli­ca degli anni pre­ce­den­ti non qua­dra­va­no e dopo diver­se inda­gi­ni sco­pre che il gover­no gre­co ave­va truc­ca­to anco­ra i dati rela­ti­vi alla spe­sa pub­bli­ca, taglian­do fuo­ri o ridu­cen­do diver­se voci impor­tan­ti, tra cui spe­se mili­ta­ri e sani­ta­rie, la spe­sa pen­sio­ni­sti­ca più alta d’Europa e con­do­na­va l’evasione fisca­le, anch’essa la più alta allo­ra nell’UE.

In più sco­prì che nel 2000 una par­te del debi­to era sta­to occul­ta­to tra­mi­te un cross cur­ren­cy swap, ovve­ro tra­sfor­man­do una par­te inde­bi­ta­men­to in un’altra valu­ta – in que­sto caso il dol­la­ro – in modo che non com­pa­ris­se nel bilan­cio ufficiale. 

In poche paro­le, bilan­cio anco­ra una vol­ta occul­ta­to e spe­sa pub­bli­ca incon­trol­la­ta rive­la­ro­no un defi­cit pro­trat­to negli anni ben al di sopra dei para­me­tri euro­pei, che rag­giun­se addi­rit­tu­ra più del 15% nel 2009. Il debi­to, con le dovu­te cor­re­zio­ni, ammon­ta­va al 170%. 

Source: EEAG 2011,and provisional data (Ameco) for 2010.
Sour­ce: OECD Data

Il gover­no Papan­dreu, dopo le ricer­che di Geor­giou, dichia­ra che la Gre­cia ha biso­gno di aiu­to, non ha più “sol­di in cas­sa”. Per la pau­ra di default, gli inve­sti­to­ri scap­pa­no, impe­den­do alla Gre­cia di otte­ne­re altro dena­ro per ripa­ga­re i debi­ti, o chie­den­do tas­si d’interesse sui bond gre­ci estre­ma­men­te alti – si par­la del 35% nel 2012. Di con­se­guen­za, i tito­li gre­ci esco­no dal mer­ca­to, e que­sto vuol dire che lo Sta­to o alza ver­ti­gi­no­sa­men­te le tas­se, o non ha sol­di per elar­gi­re i suoi servizi.

La risposta dell’UE fu lenta. Questa situazione non era stata prevista, mancavano MES, Quantitative Easing e tutti gli strumenti che conosciamo oggi.

I Pae­si UE con accor­di bila­te­ra­li e il Fon­do mone­ta­rio inter­na­zio­na­le han­no ero­ga­to 110 miliar­di di euro in fon­di di emer­gen­za in cam­bio di misu­re di auste­ri­tà. Arri­va­ro­no negli anni seguen­ti altri 200 miliar­di di pre­sti­ti dall’EFSF, il vec­chio MES – e il MES stes­so – era­no quin­di altri fon­di mes­si a dispo­si­zio­ne dagli stes­si Sta­ti. In più, nel 2012, sot­to con­si­glio di FMI e Ger­ma­nia, ven­ne­ro taglia­ti e ristrut­tu­ra­ti tito­li gre­ci di debi­to per un valo­re supe­rio­re a 100 miliar­di, age­vo­lan­do la situa­zio­ne di Ate­ne a disca­pi­to dei creditori. 

I pre­sti­ti han­no dato alla Gre­cia abba­stan­za dena­ro per paga­re gli inte­res­si sul debi­to esi­sten­te e man­te­ne­re le ban­che capi­ta­liz­za­te.
Le misu­re di auste­ri­tà han­no richie­sto alla Gre­cia di aumen­ta­re l’I­VA e l’a­li­quo­ta del­l’im­po­sta sul­le socie­tà. Dove­va chiu­de­re le scap­pa­to­ie fiscali.

Ha crea­to un esat­to­re del­le tas­se indi­pen­den­te per ridur­re l’e­va­sio­ne fisca­le. Ha ridot­to gli incen­ti­vi per il pen­sio­na­men­to anti­ci­pa­to. Ha aumen­ta­to i con­tri­bu­ti dei lavo­ra­to­ri al siste­ma pen­sio­ni­sti­co. Allo stes­so tem­po, ha ridot­to i sala­ri per ridur­re il costo del­le mer­ci e aumen­ta­re le espor­ta­zio­ni. Inol­tre, la Gre­cia pri­va­tiz­zò mol­te impre­se sta­ta­li come la tra­smis­sio­ne di elettricità.

I lea­der del­l’UE e le agen­zie di rating vole­va­no assi­cu­rar­si che la Gre­cia non usas­se il nuo­vo debi­to per ripa­ga­re il vec­chio. Ger­ma­nia, Polo­nia, Repub­bli­ca Ceca, Por­to­gal­lo, Irlan­da e Spa­gna ave­va­no già uti­liz­za­to misu­re di auste­ri­tà per raf­for­za­re le pro­prie eco­no­mie. Dato che era­no loro i Pae­si pre­sta­to­ri dei sal­va­tag­gi, vole­va­no che la Gre­cia seguis­se i loro esempi.

Infi­ne, ven­ne richie­sto di man­te­ne­re l’ELSTAT indi­pen­den­te, dopo le mani­po­la­zio­ni sta­ti­sti­che per vole­re dei gover­ni pre­ce­den­ti che ne sosti­tui­va­no il diret­to­re ad ogni nuo­va elezione.

Tut­ta­via, è vero che la disoc­cu­pa­zio­ne aumen­tò al 25% e il PIL crol­lò più del 20% — effet­to ampli­fi­ca­to anche dal­la cri­si finan­zia­ria che non rispar­miò nes­su­na eco­no­mia. Enor­mi tagli dopo anni di defi­cit altis­si­mo non han­no por­ta­to solo bene­fi­ci. Dopo nume­ro­se e dovu­te rifor­me il pro­gram­ma di aiu­to alla Gre­cia con­ti­nuò fino al 2018, anno in cui ven­ne con­si­de­ra­ta fuo­ri dall’emergenza.

Gira­no nume­ro­se fake news sugli effet­ti che que­sti inter­ven­ti han­no avu­to. Si dice che que­sti aiu­ti aumen­ta­ro­no, la mor­ta­li­tà infan­ti­le. Fal­so, la mor­ta­li­tà era più alta pri­ma del perio­do con­si­de­ra­to e l’aspettativa di vita aumenta. 

Si dice che sia sta­ta taglia­ta la spe­sa sani­ta­ria. Fal­so, il MES non toc­ca spe­sa sani­ta­ria o istru­zio­ne, al mas­si­mo i gover­ni taglia­no gli spre­chi a que­sti due ele­men­ti. Si dice che il 95% di que­sti aiu­ti sia anda­to alle ban­che tede­sche e fran­ce­si. Fal­so: da un otti­mo paper dell’economista Cola­san­ti, ripre­so da Rober­to Perot­ti su La Voce si evin­ce che, sul tota­le di oltre 200 miliar­di del MES (+ESFS) solo 36 sono anda­ti a cre­di­to­ri tede­schi e fran­ce­si che dete­ne­va­no debi­to greco. 

Que­sto per­ché si è deci­so di taglia­re nel 2012 più del 50% del debi­to gre­co e quin­di di paga­re diret­ta­men­te i cre­di­to­ri al posto del gover­no elle­ni­co. Inol­tre, se la mate­ma­ti­ca non è un’opinione e i due sopra­ci­ta­ti Pae­si con­tri­bui­va­no al MES per il 48% , di sicu­ro il loro bilan­cio non è anda­to in positivo. 

Come sta ora la Gre­cia? Il Pae­se si ritro­va con un alto debi­to del 180%, qua­si inte­ra­men­te dovu­to ai pre­sti­ti dell’UE e del FMI, che per­met­to­no paga­men­ti mol­to dilui­ti nel tem­po; il PIL è cre­sciu­to dopo la sua cadu­ta e la disoc­cu­pa­zio­ne si è abbas­sa­ta al 17%.

Le misu­re impo­ste alla Gre­cia sono sta­te dure? Cer­ta­men­te, ma non biso­gna dimen­ti­ca­re lo sta­to eco­no­mi­co inso­ste­ni­bi­le e le fal­si­fi­ca­zio­ni sta­ti­sti­che pre­ce­den­ti che, sen­za aiu­ti, avreb­be­ro por­ta­to al tota­le fal­li­men­to del­lo Stato. 

La colpa della crisi greca non è del MES, ma di chi ha portato in precedenza la Grecia verso l’orlo del baratro, senza pensare alle conseguenze delle sue politiche irresponsabili.

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Lorenzo Rossi
Poli­ti­ca­men­te cri­ti­co. Fie­ra­men­te europeista.
Rac­con­to e cer­co rispo­ste in quel che acca­de nel mondo.

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