Fortissimamente Conte

Foto Filippo Attili/Palazzo Chigi/LaPresse15 12 2019 romaPolitica Il Presidente Giuseppe Conte a Palazzo ChigiDISTRIBUTION FREE OF CHARGE - NOT FOR SALE - Obbligatorio citare la fonte LaPresse/Palazzo Chigi/Filippo Attili

Qua­si quat­tro mesi dopo l’esplosione del­la pan­de­mia il gover­no si ritro­va al pun­to di par­ten­za, come in un gio­co dell’oca impaz­zi­to. Impaz­zi­to, per­ché è cam­bia­to il con­te­sto. Ma comun­que lo stes­so iden­ti­co gio­co, per­ché Cin­que Stel­le e Pd cer­ca­no anco­ra, nell’affanno gene­ra­le, di rag­giun­ge­re un equi­li­brio duraturo.

La ricer­ca dell’equilibrio. È que­sto il leit­mo­tiv dell’attuale mag­gio­ran­za: fin dal­la nasci­ta ago­sta­na, il Con­te Due ha dovu­to pren­de­re le misu­re con un matri­mo­nio poli­ti­co tutt’altro che faci­le. Da una par­te i Cin­que Stel­le, redu­ci dall’avven­tu­ra con Sal­vi­ni e dall’impazzimento sovra­ni­sta di quei dodi­ci mesi. E dall’altra il Pd, anco­ra fra­stor­na­to dal­la scon­fit­ta del 2018 e da poco nel­le mani di Zin­ga­ret­ti. Per alcu­ni mesi i due par­ti­ti si sono fusi a fred­do, con dif­fi­den­ze e osti­li­tà reci­pro­che, tan­to che i pochi ten­ta­ti­vi di anda­re più a fon­do, come in Umbria, sono nau­fra­ga­ti mise­ra­men­te. Solo l’Emilia ha dato qual­che sod­di­sfa­zio­ne. Intan­to Sal­vi­ni si sta­bi­liz­za­va, sep­pu­re in dif­fi­col­tà, e Gior­gia Melo­ni si raf­for­za­va: in gene­ra­le l’opposizione di cen­tro-destra tro­va­va lin­fa nel­lo sban­da­men­to del­la mag­gio­ran­za. O, anco­ra meglio, si gio­va­va del­la logi­ca bipo­la­re sini­stra-destra, gover­no-oppo­si­zio­ne, che si è inne­sca­ta, e alla cui par­ti­ta uno dei due poli ha rinun­cia­to pre­li­mi­nar­men­te a giocare.

Perché la destra ha colto e compreso subito il vento bipolare, di contrapposizione senza eccezioni, che attraversa il Paese. 

Anche qual­cu­no a sini­stra l’ha capi­to -– o for­se l’ha age­vo­la­to -– come Ber­sa­ni e i suoi. Ma nel­la sostan­za il gover­no non ha accet­ta­to di gio­ca­re su que­sto tavo­lo e si è impan­ta­na­to, a dicem­bre come oggi, in una logi­ca di riva­li­tà inter­na. Insom­ma: è la sini­stra, bel­lez­za. Ed è inu­ti­le elen­ca­re ades­so i gover­ni di cen­tro­si­ni­stra azzop­pa­ti dall’interno duran­te gli ulti­mi quin­di­ci, ven­ti­cin­que anni.

Poi è arri­va­ta la pan­de­mia. Il gover­no ha rea­gi­to con i suoi mez­zi e Con­te si è dimo­stra­to pron­to, a dif­fe­ren­za di mol­ti lea­der nel mon­do, nell’imporre le misu­re restrit­ti­ve. La popo­la­ri­tà del­lo stes­so pre­mier è cre­sciu­ta, tan­to che un recen­te son­dag­gio accre­di­ta un suo par­ti­to al 14 per cen­to.

Ma ades­so? Ades­so tut­to que­sto pro­ces­so si è dram­ma­tiz­za­to. Ogni mini­ma scel­ta del gover­no com­por­ta un rischio enor­me, sul­la pel­le di milio­ni di per­so­ne. Il decre­to mar­zo mise in cam­po 25 miliar­di di euro. Il decre­to “rilan­cio”, a mag­gio, ne ha stan­zia­ti altri 55. Cifre enor­mi. In tan­ti han­no lamen­ta­to però un pro­ble­ma di imple­men­ta­zio­ne, cioè di inca­pa­ci­tà di fare arri­va­re effet­ti­va­men­te alle fami­glie e alle impre­se que­ste risor­se. Ad esem­pio: era sta­ta pre­vi­sta una coper­tu­ra sta­ta­le sul­la cas­sa inte­gra­zio­ne, ma a cau­sa dei ritar­di di INPS e regio­ni cen­ti­na­ia di miglia­ia di lavo­ra­to­ri l’avevano rice­vu­ta in ritar­do o non l’avevano rice­vu­ta. Que­sta e altre dif­fi­col­tà han­no sol­le­va­to cri­ti­che al gover­no e alla sua capa­ci­tà di con­trol­lo e, in defi­ni­ti­va, di ese­cu­zio­ne dei prov­ve­di­men­ti. Si trat­ta di un pro­ble­ma enor­me, che in Ita­lia per­du­ra da decenni.

La mag­gio­ran­za liti­ga. Il Pd fa ostru­zio­ne sugli Sta­ti Gene­ra­li dell’economia -– l’idea di Con­te per riu­ni­re i mon­di dell’impresa, del sin­da­ca­to e dell’associazionismo nel­l’e­la­bo­ra­zio­ne di un pac­chet­to di rifor­me -– per­ché annun­cia­ti di sor­pre­sa e sen­za accor­do pre­ven­ti­vo. I Cin­que Stel­le rifiu­ta­no gran par­te del fan­to­ma­ti­co Pia­no Colao, pre­pa­ra­to in due mesi e tan­to sfug­gen­te e ampio da appa­ri­re tra­spa­ren­te. Non c’è un’anima, insom­ma. Intan­to, fuo­ri, la destra si scal­da, ecci­tan­do le piaz­ze e orga­niz­zan­do la stra­te­gia per tor­na­re al gover­no, pas­san­do anche per le ele­zio­ni regio­na­li d’autunno. 

Ecco dunque il gioco dell’oca. Dopo dieci mesi la maggioranza si trova al punto di partenza, senza un’idea comune, logorata dalle divisioni.

L’unico del gover­no che ne esce raf­for­za­to, per non dire trion­fan­te, è pro­prio Giu­sep­pe Con­te. Men­tre i due con­traen­ti -– che poi sono quat­tro, con Ita­lia Viva e Libe­ri e ugua­li -– si azzuf­fa­va­no nel­la ricer­ca del­la supre­ma­zia, men­tre il Pd, mes­so alle stret­te da Ren­zi, si lace­ra­va nell’ennesimo tri­bu­to sull’altare del sen­so di respon­sa­bi­li­tà, il pre­mier si muo­ve­va come un ombra tra gli spec­chi, e affio­ra­va, nel pie­no del­la cri­si, come un pro­ta­go­ni­sta. Se all’inizio di que­sto gover­no si era mos­so con discre­zio­ne, limi­tan­do­si a non osta­co­la­re i liti­gi di Cin­que Stel­le e Pd, poi ha cer­ca­to sem­pre più di assu­me­re cen­tra­li­tà nel­la sce­na poli­ti­ca. L’opacità del Con­te gial­lo­ver­de è sta­ta sosti­tui­ta da una mag­gio­re inci­si­vi­tà. Sen­za l’ingombranza di Sal­vi­ni, con un Di Maio dimez­za­to e uno Zin­ga­ret­ti mite, il pre­mier ha gua­da­gna­to atten­zio­ni e pos­si­bi­li­tà di mano­vra. Ora è lì, al cen­tro del­la sce­na, più for­te che mai, emble­ma stes­so del tra­sfor­mi­smo e dell’ambivalenza del suo per­so­nag­gio. Per alcu­ni uno spet­tro del­la para­bo­la di Mario Mon­ti, per altri una speranza.

Il pun­to è che non ci sono alter­na­ti­ve. Per Zin­ga­ret­ti e i Cin­que Stel­le l’alternativa a Con­te è un sal­to nel buio, for­se addi­rit­tu­ra nel­le urne. Signi­fi­che­reb­be lascia­re il Pae­se, pri­ma anco­ra che nel­le mani di Sal­vi­ni e Melo­ni, sen­za gui­da, nell’incertezza del tre­men­do momen­to che sta attra­ver­san­do. Ma c’è di più. Appa­re lam­pan­te, al momen­to, che Con­te è l’unico che pos­sa inte­star­si quel pro­ces­so di fusio­ne effet­ti­vo che con­sen­ti­reb­be al nuo­vo cen­tro-sini­stra di com­pe­te­re con la destra. Que­sta è la scom­mes­sa che sta sul tavolo.

Non è faci­le, natu­ral­men­te. Le dif­fi­col­tà, i malu­mo­ri e anche le cri­ti­che di buon­sen­so a que­sta stra­da non man­ca­no. Calen­da cer­ca di inter­rom­pe­re que­sta sal­da­tu­ra, lamen­tan­do la radi­ce popu­li­sta dell’attuale gover­no, con il Pd suc­cu­be del­la linea gril­li­na. Ren­zi, a modo suo, pic­co­na tut­to ciò che si ritro­va a tiro. Sal­vi­ni e Melo­ni cer­ca­no di evi­tar­lo, per­ché temo­no di ritro­var­si di fron­te, alle ele­zio­ni, una coa­li­zio­ne ben più com­pe­ti­ti­va dell’attuale. Ma intan­to, sen­za alter­na­ti­ve, il gover­no si bar­ca­me­na. Se non ci saran­no inci­den­ti cla­mo­ro­si, se tut­ti all’interno del gover­no si con­vin­ce­ran­no fino in fon­do di que­sta pro­spet­ti­va, allo­ra que­sto dise­gno, con tut­te le sue cri­ti­ci­tà e ina­de­gua­tez­ze, potrà anche arri­va­re in por­to.

Michele Pinto
Stu­den­te di giu­ri­spru­den­za. Quan­do non leg­go, mi guar­do intor­no e mi fac­cio mol­te domande.
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