Rompighiaccio, la sfida degli Stati Uniti

Fonte: https://www.google.com/url?sa=i&url=https%3A%2F%2Fwww.latimes.com%2Fworld-nation%2Fstory%2F2019-08-02%2Fantarctica-polar-star-icebreaker&psig=AOvVaw1dbNUp5_HxxV0EfOH4lKDm&ust=1592383970246000&source=images&cd=vfe&ved=0CAIQjRxqFwoTCNju9fX6heoCFQAAAAAdAAAAABAK

L’US Coa­st Guard ha biso­gno di rom­pi­ghiac­cio, e Trump ha deci­so di accon­ten­tar­la. Con un nuo­vo ordi­ne di rom­pi­ghiac­cio pesan­ti gli Sta­ti Uni­ti met­to­no nel miri­no le rot­te pola­ri, andan­do a con­so­li­da­re una pre­sen­za che, da som­mer­sa che era, diven­te­rà sem­pre più pale­se nei pros­si­mi anni.

Se ave­te una nave rom­pi­ghiac­cio sap­pia­te che c’è un Pre­si­den­te che è dispo­sto ad acqui­star­la. E no, non è uno scher­zo. Vi ricor­da­te quan­do, qua­si un anno fa, Donald Trump se ne era usci­to con la paz­za idea di com­pra­re la Groen­lan­dia? Per quan­to quel­l’u­sci­ta potes­se allo­ra sem­bra­re nien­te di più che una “spa­ra­ta”, in real­tà si trat­ta­va di un vero e pro­prio affon­do con cui far sape­re alle gran­di poten­ze arti­che che gli Sta­ti Uni­ti, se vole­va­no, pote­va­no benis­si­mo com­prar­si l’isola più gran­de del mon­do. L’e­ven­to non ebbe nes­sun segui­to, come era faci­le aspet­tar­si, ma da allo­ra si sono via via sus­se­gui­te nume­ro­se azio­ni e rispo­ste poli­ti­che che han­no mes­so in evi­den­za ciò che mol­ti esper­ti del set­to­re annun­cia­va­no da tem­po: la bat­ta­glia per i Poli sta arrivando. 

Dob­bia­mo aspet­tar­ci coraz­za­te fan­ta­scien­ti­fi­che che si pun­ta­no a vicen­da tra un ice­berg e l’altro? No. Ma di fat­to quel­lo a cui si sta assi­sten­do è non solo un rin­no­va­to inte­res­se per le risor­se arti­che, ma anche una deci­sa pre­sa di posi­zio­ne sul pia­no pra­ti­co, con gli Sta­ti Uni­ti che sem­bra­no non accon­ten­tar­si più di man­te­ne­re un ruo­lo silen­te, soprat­tut­to nell’Artico, pog­gian­do solo sul­le basi mili­ta­ri (Thu­le su tut­te) e le allean­ze coi pae­si del­la regio­ne come la Dani­mar­ca, e quin­di la Groenlandia. 

La dimo­stra­zio­ne è la deci­sio­ne di pochi gior­ni fa da par­te del­la Casa Bian­ca di dare il via ad una serie di inda­gi­ni vol­te ad acce­le­ra­re l’espansione del­la flot­ta di rom­pi­ghiac­cio a dispo­si­zio­ne del­la Guar­dia Costie­ra. Il memo­ran­dum in que­stio­ne par­la espres­sa­men­te di «inte­res­si sta­tu­ni­ten­si nel­le regio­ni dell’Artico e dell’Antartide», e richie­de la for­mu­la­zio­ne di un pro­get­to entro 60 gior­ni per amplia­re ed esten­de­re i pro­get­ti già esi­sten­ti per la moder­niz­za­zio­ne dell’attuale flotta. 

Come sta infat­ti la flot­ta attua­le? Male, mol­to male. L’US Coa­st Guard quan­to a rom­pi­ghiac­cio pre­sen­ta un ritar­do per cer­ti ver­si imba­raz­zan­te nei con­fron­ti del­la Rus­sia, pae­se arti­co per eccel­len­za e diret­to riva­le sul­le acque attor­no al Polo. Gli ice­brea­kers a stel­le e stri­sce sono sola­men­te tre, le pesan­ti Polar Star e Polar Sea ed una ter­za uni­tà di medio ton­nel­lag­gio, l’Healy. Cifra che però si ridu­ce subi­to a due, dato che il Polar Sea è inat­ti­vo. La flot­ta rus­sa è inve­ce un pò più cor­po­sa, ben 40 vascel­li di vario ton­nel­lag­gio a cui si aggiun­ge­rà pre­sto un nuo­vo tipo di uni­tà rom­pi­ghiac­cio nucleare. 

Un tale impa­ri con­fron­to deve aver in qual­che modo mes­so in allar­me i ver­ti­ci sta­tu­ni­ten­si, che si sono resi con­to che, al di là del sup­por­to for­ni­to dagli allea­ti loca­li, era­no e sono mol­to indie­tro quan­to a pre­sen­za fisi­ca su que­sti ter­ri­to­ri con­si­de­ra­ti “di impor­tan­za strategica”. 

Pro­prio il con­fron­to con la Mari­na Rus­sa ha di fat­to pre­oc­cu­pa­to gli Sta­ti Uni­ti, che si sono ritro­va­ti nel­la sco­mo­da posi­zio­ne di dover gesti­re una situa­zio­ne che fino a poco pri­ma pote­va richie­de­va sola­men­te una osser­va­zio­ne atten­ta ma silen­te. La pre­sen­za fisi­ca in Groen­lan­dia ha infat­ti avu­to un ruo­lo da for­mi­da­bi­le deter­ren­te negli anni del­la Guer­ra Fred­da, dal­la base di Thu­le gli Sta­ti Uni­ti pote­va­no con­trol­la­re ogni movi­men­to sospet­to ed inter­ve­ni­re nel fami­ge­ra­to Giuk Gap (il var­co marit­ti­mo tra Groen­la­dia, Islan­da e Regno Uni­to) qua­lo­ra vi fos­se sta­to un ten­ta­ti­vo di attac­co da par­te sovie­ti­co. Ora però que­sta fun­zio­ne non basta più. Da qual­che anno infat­ti il rischio non è più quel­lo di vede­re pas­sa­re un mis­si­le sull’altopiano groen­lan­de­se, quan­to quel­lo di tro­var­si fac­cia a fac­cia con esper­ti geo­lo­gi inten­ti a con­dur­re esa­mi sul­le risor­se pre­sen­ti sot­to ghiac­ciai vec­chi millenni. 

Il ghiac­cio si sta scio­glien­do, maga­ri non alla velo­ci­tà che ci si pote­va aspet­ta­re, ma si sta scio­glien­do. E que­sto apre a tut­ta una serie di doman­de e di con­si­de­ra­zio­ni nel­le qua­li si aggiun­ge un altro atto­re per cer­ti ver­si ati­pi­co, la Cina. Negli ulti­mi anni gli inte­res­si nel­la regio­ne arti­ca, Groen­lan­dia in pri­mis, han­no gio­ca­to un ruo­lo rile­van­te nel­le dina­mi­che eco­no­mi­che del­la Cina, che ha comin­cia­to a sti­pu­la­re accor­di com­mer­cia­li con i pae­si loca­li. Non è una guer­ra come le abbia­mo cono­sciu­te fino ad oggi, non ci sono mis­si­li che vola­no né sot­to­ma­ri­ni gigan­te­schi che sal­ta­no in aria come in Cac­cia a Otto­bre Ros­so. Il con­fron­to rima­ne com­mer­cia­le, anche se non va per que­sto sminuito. 

L’attenzione per le risor­se arti­che sta diven­tan­do sem­pre più pres­san­te, e per que­sto gli Sta­ti Uni­ti han­no biso­gno di nuo­ve navi in gra­do di poter ope­ra­re lad­do­ve uni­tà ocea­ni­che non pos­so­no arri­va­re. Ave­re una flot­ta di rom­pi­ghiac­cio in gra­do di far­si stra­da fra i mari pola­ri è ora, con lo scio­gli­men­to dei ghiac­ci, estre­ma­men­te impor­tan­te per poter man­te­ne­re un con­trol­lo diret­to e costan­te. Per far que­sto gli Sta­ti Uni­ti cer­ca­no anche solu­zio­ni in lea­sing, così da ave­re a dispo­si­zio­ne navi pron­te già nel 2022, dato che gli ordi­ni pre­vi­sti non dovreb­be­ro arri­va­re pri­ma del 2024. 

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Riccardo Sozzi
Da buon scien­zia­to poli­ti­co mi fac­cio sem­pre tan­te doman­de, trop­pe for­se. Scri­vo di tut­to e di più, per­ché ogni sto­ria meri­ta di esse­re rac­con­ta­ta. γνῶθι σαυτόν

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