Radici. Tritolo in Sud Tirolo: il terrorismo nel secondo dopoguerra

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Radici racconta fatti, personaggi e umori della storia della Prima Repubblica italiana, dal 1946 al 1994.


Pre­mes­sa:

Dopo la fine del­la Pri­ma guer­ra mon­dia­le, gra­zie al Trat­ta­to di San Ger­main del 1919, l’Italia annet­té l’Alto Adi­ge (o Sud Tiro­lo), sot­traen­do­lo al disciol­to impe­ro austroun­ga­ri­co. Natu­ral­men­te la regio­ne sof­frì mol­to que­sta deci­sio­ne e i ten­ta­ti­vi di scon­giu­ra­re la pro­spet­ti­va di diven­ta­re sta­bil­men­te ter­ri­to­rio ita­lia­no si con­cre­tiz­za­ro­no fin da subi­to. Con l’avvento del fasci­smo, il regi­me per seda­re que­ste riven­di­ca­zio­ni uti­liz­zò il pugno duro, dan­do ini­zio nel­la regio­ne a un pro­ces­so di ita­lia­niz­za­zio­ne for­za­ta: fu incen­ti­va­ta l’immigrazione ita­lia­na di mas­sa, furo­no ita­lia­niz­za­ti cogno­mi tede­schi, la topo­no­ma­sti­ca, furo­no proi­bi­te lin­gue diver­se dall’italiano e mol­to altro ancora. 

Capi­te bene cosa abbia volu­to dire un inter­ven­to simi­le in una regio­ne fino a pochi anni pri­ma total­men­te ger­ma­no­fo­na. Si arri­vò così alla fine del­la Secon­da guer­ra mon­dia­le: la Ger­ma­nia e l’Italia furo­no scon­fit­te e il ter­ri­to­rio austria­co, pre­ce­den­te­men­te annes­so al Ter­zo Reich, fu occu­pa­to dagli Allea­ti. Duran­te la Con­fe­ren­za di Potsdam, Unio­ne Sovie­ti­ca, Sta­ti Uni­ti e Regno Uni­to con­fer­ma­ro­no l’Alto Adi­ge come ter­ri­to­rio ita­lia­no e il 5 set­tem­bre 1946 fu fir­ma­to a Pari­gi dai mini­stri degli este­ri ita­lia­no e austria­co l’accordo De Gaspe­ri-Gru­ber, il qua­le pre­ve­de­va un’autonomia poli­ti­ca e lin­gui­sti­ca più ampia per la regio­ne dell’Alto Adi­ge, san­cen­do la pari­tà tra lin­gua ita­lia­na e tedesca.

Intan­to nel 1955 si rico­sti­tuì la Repub­bli­ca Austria­ca alla cui gui­da figu­ra­va­no mol­ti estre­mi­sti, tra cui qual­che ex nazi­sta, che non accet­ta­va­no la situa­zio­ne in Alto Adi­ge in cui il cli­ma, nel frat­tem­po, diven­ta­va sem­pre più teso. 

L’inizio del terrore:

L’anno suc­ces­si­vo si costi­tuì il Comi­ta­to per la libe­ra­zio­ne del Sud Tiro­lo (BAS), un’organizzazione ter­ro­ri­sti­ca il cui fine era l’autodeterminazione dell’Alto Adi­ge e l’annessione del­la regio­ne all’Austria.

Le azioni del gruppo inizialmente erano volte solo alla propaganda anti italiana, ma ben presto si concretizzarono attacchi terroristici.

Obiet­ti­vi furo­no pri­ma monu­men­ti fasci­sti e tra­lic­ci dell’alta ten­sio­ne, poi scuo­le ita­lia­ne. Vie­ne ricor­da­ta in par­ti­co­la­re la Not­te dei fuo­chi (Feuer­na­cht), quan­do tra l’11 e il 12 giu­gno 1961 ven­ne­ro fat­ti sal­ta­re dai BAS qua­ran­ta­due tra­lic­ci dell’alta ten­sio­ne con tre­cen­to­cin­quan­ta ordi­gni esplo­si­vi e in cui per­se la vita una persona.

La linea del movi­men­to diven­ne sem­pre più radi­ca­le e la gui­da ven­ne assun­ta da Georg Klo­tz, che si cir­con­dò da estre­mi­sti e neo­na­zi­sti. I loro attac­chi con­flui­ro­no ver­so le for­ze dell’ordine ita­lia­ne; tra gli innu­me­re­vo­li atten­ta­ti, il 25 giu­gno 1967 si con­su­mò una vera e pro­pria stra­ge a Cima Val­lo­na di San Nico­lò Come­li­co. I Bas fece­ro sal­ta­re un tra­lic­cio dell’alta ten­sio­ne e mina­ro­no il sen­tie­ro per rag­giun­ger­lo, così che, quan­do le for­ze dell’ordine pro­va­ro­no ad avvi­ci­nar­si al luo­go dell’esplosione furo­no sbal­za­te in aria dal­le mine anti-uomo. Mori­ro­no un Capi­ta­no dei Cara­bi­nie­ri, un sot­to­te­nen­te dell’Esercito, un ser­gen­te e un alpi­no. L’allora mini­stro dell’Interno Pao­lo Emi­lio Tavia­ni con­dan­nò l’accaduto dura­men­te dicen­do: «Com­bat­te­re­mo il ter­ro­ri­smo sen­za esclu­sio­ne di col­pi. Le for­ze arma­te e i ser­vi­zi di sicu­rez­za ven­go­no impie­ga­ti con la mas­si­ma ener­gia: que­sto signi­fi­ca, tan­to per fare chia­ro, che i nostri sol­da­ti han­no l’or­di­ne di spa­ra­re a vista sui dinamitardi».

Nel 1966, sull’Unità, Oldi­rich Kader­ka, respon­sa­bi­le del­la sezio­ne este­ri del Par­ti­to comu­ni­sta ceco­slo­vac­co, fece un paral­le­lo inte­res­san­te fra la situa­zio­ne in Alto Adi­ge e quel­la nel suo Pae­se pri­ma del­la Secon­da guer­ra mon­dia­le. Scris­se: «Da noi […] si svi­lup­pò un movi­men­to irre­den­ti­sta, in misu­ra abba­stan­za lar­ga, fra la popo­la­zio­ne di mino­ran­za tede­sca: iI Par­ti­to dei tede­schi dei Sude­ti, il famo­so par­ti­to di Hen­lein, di mar­ca net­ta­men­te nazio­na­li­sta e fasci­sta. Lan­ciò la paro­la d’or­di­ne del “ritor­no alla patria”. Tale linea poli­ti­ca ven­ne svi­lup­pa­ta da que­sto par­ti­to non sol­tan­to con la sua pre­sen­za e la sua atti­vi­tà, ma anche col ter­ro­ri­smo». Sap­pia­mo che nel 1938 Hitler, con il pre­te­sto del­la pre­sen­za di una mino­ran­za tede­sca, annet­té tut­ta la Ceco­slo­vac­chia: «Non è da esclu­de­re che colo­ro che oggi isti­ga­no il ter­ro­ri­smo in Alto Adi­ge si sia­no ispi­ra­ti alle espe­rien­ze di allo­ra» chio­sò Kaderka. 

Erano passati vent’anni, ma la catastrofe della Seconda guerra mondiale era più viva che mai e i fatti in Alto Adige evocavano brutti ricordi.

La ten­sio­ne tut­ta­via ven­ne smor­za­ta dopo l’approvazione di una serie di prov­ve­di­men­ti che con­ce­de­va­no più auto­no­mia alla regio­ne e all’introduzione del Secon­do Sta­tu­to d’autonomia nel 1972. Il BAS si sciol­se nel 1969 e per cir­ca die­ci anni non ci furo­no epi­so­di mol­to gravi. 

Nel 1986, però, si for­mò un nuo­vo grup­po chia­ma­to Ein Tirol (Un Tiro­lo), che effet­tuò diver­si attac­chi ter­ro­ri­sti­ci con­tro le abi­ta­zio­ni di poli­ti­ci di lin­gua ita­lia­na, con­tro la sede RAI di Bol­za­no e con­tro mol­tis­si­mi altri obiet­ti­vi. Il pen­sie­ro di que­sto nuo­vo movi­men­to è esem­pli­fi­ca­to nel­la dichia­ra­zio­ne di un mili­tan­te: «Il pac­chet­to (i prov­ve­di­men­ti cita­ti sopra, n.d.r.) è tra­di­men­to e ingan­no del popo­lo tede­sco. Nel Sud­ti­ro­lo il Kam­pf­grup­pe Ein Tirol riven­di­ca i ven­ti atten­ta­ti e le raf­fi­che d’ar­ma da fuo­co con­tro le for­ze d’oc­cu­pa­zio­ne ita­lia­ne del­l’an­no scor­so e di que­st’an­no. Chie­dia­mo l’im­me­dia­ta auto­de­ter­mi­na­zio­ne. Com­bat­te­re­mo fino alla vit­to­ria. Sia­mo sul pie­de di guer­ra con­tro l’I­ta­lia. Viva il Tiro­lo! Dio è con noi!». 

Le atti­vi­tà dell’Ein Tirol fini­ro­no quan­do tut­ti i mem­bri furo­no pro­ces­sa­ti o incar­ce­ra­ti e così si con­clu­se la sta­gio­ne del ter­ro­ri­smo in Alto Adi­ge, anche se gli stra­sci­chi del­la sto­ria si tra­sci­na­no fino a oggi.

Bilan­cio

Dall’inizio del­le atti­vi­tà ter­ro­ri­sti­che, nel 1956, fino alla fine, nel 1988, ci furo­no 361 atten­ta­ti che cau­sa­ro­no ven­tu­no mor­ti e cin­quan­ta­set­te feri­ti; la giu­sti­zia ita­lia­na riu­scì a con­dan­na­re cen­to­cin­quan­ta­set­te ter­ro­ri­sti, mol­ti dei qua­li non scon­ta­ro­no mai la pena per­ché accol­ti e pro­tet­ti nei ter­ri­to­ri tede­schi e austriaci. 

Con­di­vi­di:
Luca D'Andrea
Clas­se 1995, stu­dio Sto­ria, mi piac­cio­no le cose sem­pli­ci e le sto­rie complesse.

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