Gucci Beauty con Ellie Goldstein: i commenti problematici

Gucci Beauty con Ellie Goldstein: i commenti problematici

Se die­ci anni fa vi aves­se­ro det­to che scor­ren­do su e giù il vostro pol­li­ce su di uno scher­mo avre­ste visto una model­la con Sin­dro­me di Down posa­re per una cam­pa­gna beau­ty di Guc­ci, cosa avre­ste capi­to di que­sta frase? 

Scrol­la­re cosa? Guc­ci come quel­la bor­sa che al pae­sel­lo è, pri­ma di tut­to, sta­tus sym­bol? Gli stes­si anni ’10 del 2000 in cui le soprac­ci­glia di Cara Dele­ving­ne era­no con­si­de­ra­te ground­brea­king dall’immaginario popolare? 

Die­ci anni fa sareb­be sta­to cor­to­cir­cui­to: die­ci anni fa non esi­ste­va Insta­gram (anco­ra per poco), ma soprat­tut­to die­ci anni fa Ales­san­dro Miche­le non ave­va anco­ra pre­so le redi­ni del­la casa di moda di ori­gi­ni fiorentine.

È altamente improbabile che non abbiate intravisto una foto di Michele, è invece possibile che non conosciate il suo lavoro. 

Capel­li lun­ghi neri, a vol­te cap­pel­li­no dei New York Yan­kees, altre qual­che pez­zo del­le sue col­le­zio­ni. Spes­so in com­pa­gnia di Jared Leto, Har­ry Sty­les o Lana Del Rey. Meglio così? 

Ales­san­dro Miche­le è, dal 2015, diret­to­re crea­ti­vo di Guc­ci: una di quel­le figu­re che invo­lon­ta­ria­men­te sem­bra­no invo­glia­re qual­sia­si per­so­na – ma pro­prio chiun­que – a espri­mer­si per for­za sul suo con­to. È il pote­re di Miche­le, che oltre a esse­re uno sti­li­sta (costu­mi­sta di for­ma­zio­ne, per la pre­ci­sio­ne) è un gran­dis­si­mo comu­ni­ca­to­re.

Di fatto è questo il ruolo di un direttore creativo: abbraccia qualsiasi ramo identitario, quindi comunicativo. 

E Miche­le que­sto lo sa bene: da quan­do ha avu­to car­ta bian­ca nel­la mai­son ha rin­gra­zia­to, ripre­so alcu­ni vec­chi sti­le­mi e model­la­to l’universo Guc­ci secon­do la sua per­so­na­lis­si­ma e mar­ca­ta­men­te cere­bra­le visio­ne del­la moda, del mon­do, del­le cose. 

In Miche­le c’è tea­tro eli­sa­bet­tia­no, Rina­sci­men­to ita­lia­no, Zig­gy Star­du­st, si potreb­be con­ti­nua­re all’infinito: altret­tan­to infi­ni­ta sem­bra esse­re la curio­si­tà del diret­to­re arti­sti­co che, ovvia­men­te, non man­ca di cele­bra­re le sue ori­gi­ni roma­ne attra­ver­so la sua arte. 

Ales­san­dro Miche­le, diret­to­re crea­ti­vo di Guc­ci (Cre­di­ti: NY Times)

Il 18 giu­gno è appar­so sul­la pagi­na Insta­gram del­la casa di moda, pagi­na che con­ta 40 milio­ni di fol­lo­wers, un pro­get­to foto­gra­fi­co nato da una col­la­bo­ra­zio­ne con Vogue Ita­lia per la pro­mo­zio­ne di un masca­ra del­la sezio­ne beau­ty del brand. 

Interamente basato su uno scouting via Instagram, al progetto ha preso parte la modella britannica Ellie Goldstein, ragazza diciottenne con Sindrome di Down. 

Non “la model­la down che ha rea­liz­za­to il suo sogno”: chi ha tito­la­to così e simil­men­te, sa poco e male di come Miche­le inten­de rap­pre­sen­ta­re (e di fat­to, lo fa) quel­le che, per con­ven­zio­ne e pigri­zia, chia­mia­mo sem­pli­ce­men­te “diver­si­tà”. Come se esi­stes­se una nor­ma­li­tà, come se la moda aves­se sem­pre e solo cele­bra­to que­sta sco­no­sciu­ta (fate­vi un giro tra gli ormai popo­la­ris­si­mi e altret­tan­to cere­bra­li Com­me des Garçons e Rick Owens). 

Ellie Gold­stein posa per Guc­ci Masca­ra L’Ob­scur.
Cre­di­ti: Guc­ci (foto­gra­fia di David PD Hyde Ig account: @davidpdhyde)

Ma, dice­va­mo, Ellie Gold­stein: tra le miglia­ia di rea­zio­ni posi­ti­ve alla bel­lez­za degli scat­ti, abbia­mo ormai impa­ra­to che deve neces­sa­ria­men­te pre­sen­tar­si quel­la par­te di inter­net che potrem­mo defi­ni­re, sen­za peli sul­la lin­gua, la sua cloa­ca. “Dark humor”, lo stes­so che ha por­ta­to a nor­ma­liz­za­re espres­sio­ni come down e han­di­cap­pa­to nel par­la­to quo­ti­dia­no per for­mu­la­re doman­de reto­ri­che all’ ami­co che dice scioc­chez­ze. Si chia­ma dark humor, ma spes­so si leg­ge “non ho il corag­gio di dire a que­sta per­so­na – che cono­sco e che potreb­be bol­lar­mi come noio­sa – che quel­lo che sta dicen­do è offen­si­vo”.

Alzan­do anco­ra più l’asticella, tro­via­mo uten­ti che scri­vo­no “e pri­ma le model­le con le ascel­le pelo­se, e poi le cic­cio­ne, e poi le down”. Qui, a dif­fe­ren­za dei pri­mi e sopra­ci­ta­ti casi di pre­sun­to “dark humor” (che esi­ste ed è con­tem­pla­to, ma non è que­sto il caso), di umo­ri­smo non ce n’è.

Si tratta del solito copione, il mondo a misura di uomo etero. 

Così anche la moda e i suoi lin­guag­gi comu­ni­ca­ti­vi, ai qua­li nor­mal­men­te e lavo­ra­ti­va­men­te ven­go­no spes­so rivol­te paro­le di suf­fi­cien­za e di com­ple­to tra­vi­sa­men­to, diven­ta­no l’ennesimo par­co gio­chi per uomi­ni che sen­to­no il biso­gno di ester­na­re cosa voglio­no vede­re, cosa sia giu­sto vede­re, cosa più li aggra­da, e così via. 

Due sono i pro­ble­mi prin­ci­pa­li: l’aver ridot­to, in qual­sia­si con­ver­sa­zio­ne, la moda a mero set­to­re com­mer­cia­le accom­pa­gna­to da tut­ti quei discor­si su quan­to sia cat­ti­vo il capi­ta­li­smoquan­to sia­no proi­bi­ti­vi i suoi prez­zi; il secon­do, ça va sans dire, è il vec­chio – e non tan­to caro – ses­si­smo, che anco­ra nel 2020 sem­bra non voler mol­la­re la presa. 

La fan­to­ma­ti­ca diver­si­tà che, soprat­tut­to in que­sto ulti­mo perio­do, rivi­ste e brand han­no – più o meno spon­ta­nea­men­te – mil­lan­ta­to, nel lavo­ro di Ales­san­dro Miche­le non è mai arti­fi­cio­sa: non è mai un mez­zo per otte­ne­re un fine. 

È spontaneamente la sua visione: Michele non vuole di certo una pacca sulla spalla. 

Quel­lo che sta cer­can­do di fare, piut­to­sto, è con­se­gna­re al pub­bli­co – anche il più “pro­fa­no” – la moda come mani­fe­sta­zio­ne arti­sti­ca, che vuo­le e pre­ten­de di con­tri­bui­re a dare for­ma alle sfac­cet­ta­tu­re del­la socie­tà (come d’altronde qual­sia­si altra mani­fe­sta­zio­ne arti­sti­ca). Guc­ci è uno dei pochis­si­mi mar­chi sto­ri­ci che ha capi­to come i social pos­sa­no aiu­ta­re a rico­strui­re un discor­so intor­no al set­to­re che sia lon­ta­no dal­le chiac­chie­re da bar alla stre­gua del “tu cosa ne pen­si degli influencers?”. 

Così Ellie è lì, sor­ri­den­te e bel­lis­si­ma, e guar­dan­do­la non è di cer­to la pie­tà o il sen­ti­men­to del diver­so a bus­sa­re alle por­te del nostro cer­vel­lo: il pri­mo pen­sie­ro è come que­sto mon­do abbia biso­gno di esse­re un po’ più Guc­ci di Ales­san­dro Miche­le. Non nei vesti­ti, non nel por­ta­fo­glio, ma nel­lo spirito. 

Ellie Gold­stein posa per Guc­ci Masca­ra L’Ob­scur.
Cre­di­ti: Guc­ci (foto­gra­fia di David PD Hyde Ig account: @davidpdhyde)
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Silvia Bonanomi
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