Il salvabile, ma anche un’occasione mancata: il tema del doppio in Curon

Come altre recen­sio­ni, ben più auto­re­vo­li di que­sta, han­no avu­to modo di sot­to­li­nea­re, Curon, la nuo­va serie ita­lia­na tar­ga­ta Net­flix, non ha sod­di­sfat­to le aspet­ta­ti­ve.

La sto­ria, com­pli­ci lo sve­la­men­to trop­po repen­ti­no del­la tra­ma e la ricrea­zio­ne ripe­tu­ta di atmo­sfe­re tipi­ca­men­te hor­ror che non pre­lu­do­no asso­lu­ta­men­te a nul­la che fac­cia sob­bal­za­re lo spet­ta­to­re, per­de velo­ce­men­te rit­mo e suspen­se, fati­ca a man­te­ne­re costan­te l’attenzione, e sono pas­si­bi­li di cri­ti­ca anche le per­for­man­ce atto­ria­li e il dida­sca­li­smo, un po’ spiaz­zan­te, con il qua­le ven­go­no spie­ga­ti i miste­ri.

Eppu­re, le pre­mes­se era­no buo­ne, a par­ti­re dall’ambientazione: l’Alto Adi­ge, regio­ne di gran­de fasci­no dal pun­to vista natu­ra­li­sti­co e che evo­ca anche atmo­sfe­re di miste­ro, sfrut­ta­te per esem­pio, sep­pu­re con un’accezione diver­sa, quel­la del thril­ler, da Dona­to Car­ri­si in La ragaz­za nel­la neb­bia (2017).

E l’intrigo non si limi­ta solo alla natu­ra, esten­den­do­si anche alla sto­ria recen­te: con la crea­zio­ne, nel 1950, del lago arti­fi­cia­le di Resia, infat­ti, il vec­chio cen­tro abi­ta­to di Curon Veno­sta, dove la vicen­da si svol­ge, è sta­to som­mer­so qua­si inte­ra­men­te – resta infat­ti visi­bi­le il carat­te­ri­sti­co cam­pa­ni­le – e il nuo­vo bor­go è sta­to ricostruito.

Un luo­go e una regio­ne quin­di for­te­men­te con­no­ta­te dal tema del dop­pio: due cul­tu­re, quel­la ita­lia­na e quel­la tede­sca, ma anche due cit­ta­di­ni, i cui abi­tan­ti cela­no un segre­to inquie­tan­te, rifles­so del­la dop­piez­za del posto in cui vivo­no. I nume­ro­si riti reli­gio­si e anche fol­clo­ri­sti­ci non rie­sco­no infat­ti a scon­giu­ra­re il rischio di incon­tra­re il pro­prio Dop­pel­gän­ger, che emer­ge dal lago quan­do un per­so­nag­gio vive un momen­to di for­te crisi. 

La connotazione psicanalitica del doppio – ed è questo l’aspetto interessante – si fonde però con la mitologia, che in alcuni casi interpreta la sua apparizione con un presagio di morte. 

In Curon infat­ti l’obiettivo di que­sta enti­tà è sosti­tui­re il per­so­nag­gio che le cor­ri­spon­de, ucci­den­do­lo per vive­re quell’esistenza a cui quest’ultimo aspi­ra­va, sen­za far­si scru­po­li a ricor­re­re a for­me di vio­len­za, opzio­ni non in elen­co per la par­te “buo­na”. In più, un altro ele­men­to carat­te­riz­zan­te mutua­to dal fol­clo­re è il carat­te­re per­se­cu­to­rio di que­sta figu­ra, che appa­re sen­za poter mai smet­te­re di tor­men­ta­re il suo alter ego fino alla morte.

In con­clu­sio­ne, la pro­po­sta di Dop­pel­gän­ger che emer­ge in Curon è inte­res­san­te, da un lato per la sua carat­te­riz­za­zio­ne, che affon­da le pro­prie radi­ci in con­te­sti diver­si e com­ple­men­ta­ri nel­la for­ma­zio­ne di que­sto con­cet­to, e dall’altro per la coe­ren­za con la dop­pia iden­ti­tà del luo­go, che vie­ne let­te­ral­men­te nar­ra­ta anche attra­ver­so i personaggi. 

Una buo­na poten­zia­li­tà che, si spe­ra, pos­sa esse­re even­tual­men­te sfrut­ta­ta in una secon­da sta­gio­ne, alla luce dei limi­ti del­la pri­ma. A meno che un suo dop­pio non emer­ga dal lago…

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Carla Ludovica Parisi
Lau­rean­da in Let­te­re Moder­ne dagli oriz­zon­ti non solo uma­ni­sti­ci. Amo la com­ples­si­tà, le sfi­de e i pro­ble­mi da risolvere.

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