Il Vuoto Dentro
Dieci domande con SeM e le Visioni Distorte

Il Vuoto Dentro -Intervista a SeM e le Visioni Distorte

[L’in­ter­vi­sta è sta­ta edi­ta­ta per bre­vi­tà e chiarezza]

Si defi­ni­sce un iro­ni­co quar­tet­to di roc­kers la nuo­va for­ma­zio­ne di SeM e le Visio­ni Distor­te, che inclu­de Jewel Maraz­zi (24 anni), Vir­gi­nia Mar­che­se (21) e Gabrie­le “Gabo” Milan (27) oltre al front­man SeM Cilin­dro (29).

Il pro­get­to nasce dal cilin­dro di SeM che rac­con­ta, tra­mi­te le can­zo­ni, le sue “visio­ni distor­te” attra­ver­so le qua­li rap­pre­sen­ta la sua visio­ne del­la vita, e ha all’at­ti­vo un album, Viag­gio Attra­ver­so lo Spec­chio (Nati­ve Divi­sion Records, 2018), oltre a sva­ria­ti EP.

SeM e le Visioni Distorte sono tornati con una formazione stravolta e un nuovo EP, Il Vuoto Dentro, pubblicato lo scorso 13 maggio. 

La band è atti­va da ormai 6 anni, ma ora è giun­ta a un pun­to di svol­ta.

L’arrivo di Jewel, Vir­gi­nia e Gabo ha infat­ti tra­sfor­ma­to un pro­get­to rock soli­sta in un’autentica rock ‘n roll fami­ly. E poi il nuo­vo EP, Il Vuo­to Den­tro, testi­mo­nia una cre­sci­ta emo­ti­va per­so­na­le nel testo che dif­fe­ren­zia note­vol­men­te il bra­no rispet­to ai pre­ce­den­ti lavori. 

Il per­cor­so intro­spet­ti­vo intra­pre­so con Viag­gio Attra­ver­so lo Spec­chio ora assu­me una nuo­va con­no­ta­zio­ne, più inti­ma e fra­gi­le, ma anche più con­sa­pe­vo­le. La rab­bia e la pau­ra sono evi­den­ti, la cadu­ci­tà e la natu­ra fal­la­ce del­l’es­se­re uma­no, non più trat­ta­te però come un moto­re distrut­ti­vo, ora assor­bi­te con cogni­zio­ne di causa.

SeM e le Visio­ni Distorte

Ne abbia­mo par­la­to diret­ta­men­te con loro lascian­do spa­zio anche ad alcu­ne doman­de più gene­ra­li sul­la sce­na rock indi­pen­den­te italiana.


Abbia­mo det­to che sie­te quat­tro ragaz­zi con la pas­sio­ne per il rock ‘n roll. Come defi­ni­re­ste più pre­ci­sa­men­te il vostro sound? 

SeM: Grez­zo e cari­co di cROCKantezza.

Jewel: Io vor­rei rispon­de­re che il nostro sound è “a caz­zo duro” ma mi ren­do con­to di non poter­lo fare quin­di la rispo­sta uffi­cia­le è: deci­so e ribelle.

Gabo: In tre agget­ti­vi: rock, in con­ti­nua evo­lu­zio­ne (che non è un agget­ti­vo ma ci pia­ce così), grez­za­men­te raffinato. 


Par­lia­mo subi­to del vostro ulti­mo sin­go­lo. Come mai un nuo­vo bra­no in un perio­do di magra per i live? Ci saran­no del­le sorprese?

SeM: Sor­pre­se ce ne saran­no, ci con­fron­tia­mo costan­te­men­te su come evol­ve­re sia a livel­lo musi­ca­le che di sti­le e imma­gi­ne. Il rock ‘n roll è uno spet­ta­co­lo e noi ci tenia­mo alla tea­tra­li­tà e al diver­ti­men­to. Il moti­vo per il qua­le abbia­mo fat­to usci­re Il Vuo­to Den­tro in que­sto perio­do par­ti­co­la­re non è asso­lu­ta­men­te lega­to alla pan­de­mia in sè, il bra­no è sta­to scrit­to pri­ma, ma per il suo signi­fi­ca­to abbia­mo rite­nu­to che potes­se esse­re di un qual­che tipo di con­for­to in un perio­do così deli­ca­to, così come lo è per me.


Il Vuo­to Den­tro si distin­gue dal vostro per­cor­so pre­ce­den­te, se non altro per il sound meno cupo che lo carat­te­riz­za. Qual­co­sa sta cam­bian­do (sta­te spe­ri­men­tan­do di più o ci sono nuo­ve influenze)?

SeM: Sicu­ra­men­te la meta­mor­fo­si del­la band e il suo attua­le alli­nea­men­to apro­no inte­res­san­ti por­te per spe­ri­men­ta­zio­ni sono­re, non solo per quan­to riguar­da le strut­tu­re del­le can­zo­ni (sen­ti­re­te le pros­si­me) ma anche per quan­to riguar­da la tes­si­tu­ra sono­ra, che va a com­pat­tar­si in un sound indub­bia­men­te più bril­lan­te. Non abbia­mo abban­do­na­to l’oscurità, essa è par­te di noi, ma la affron­tia­mo con con­sa­pe­vo­lez­za, sen­za lasciar­ci pre­va­ri­ca­re da essa.

Jewel: Ognu­no di noi por­ta con sé il pro­prio baga­glio di influen­ze musi­ca­li che cre­sce e muta col pas­sa­re del tem­po e per­mea ine­vi­ta­bil­men­te il sound gene­ra­le del­la band.


Più in gene­ra­le, come è nata la band? Dopo quan­to ave­te ini­zia­to a esi­bir­vi ed è arri­va­to anche un segui­to consistente?

SeM: La band è nata nel 2014, e dopo tre mesi ci sia­mo pro­po­sti dal vivo la pri­ma vol­ta già muni­ti dell’EP auto­pro­dot­to #cROC­Kan­tez­za. La cosa bel­la è che in tut­ti que­sti anni un pic­co­lo grup­po di affe­zio­na­ti ci segue, si diver­te e sbe­vaz­za con noi.

E come vi vede­te tra 5 anni? 

SeM: Spe­ro più magro. Anche se pro­ba­bil­men­te la doman­da era rivol­ta alla band.

Jewel: Sul pal­co a suo­na­re a meno di un metro di distanza.

Gabo: Com­ple­ta­men­te indi­pen­den­ti ed emancipati.


A par­te la musi­ca, cosa fate nel­la vita di tut­ti i gior­ni? Vor­re­ste fare del­la vostra musi­ca un lavo­ro (sem­pre che non lo sia già)?

SeM: Per man­te­ner­mi ven­do caf­fè, pur­trop­po con la musi­ca non ci lavo­ro in toto. Ma da gran­de farò la rock­star, quindi…

Jewel: Stu­dio musi­ca per­ché da gran­de voglio fare la musi­ci­sta e sen­tir­mi chie­de­re che lavo­ro io fac­cia realmente.

Gabo: Io pro­vo a fare il musi­ci­sta. Ci pro­vo. Poi tra poco mi toc­che­rà anda­re a lavo­ra­re ugualmente. 


Com’è esse­re una band indi­pen­den­te oggi in Ita­lia? L’e­mer­gen­za sani­ta­ria ha dato un bel­lo scos­so­ne al mon­do del­la musica… 

SeM: È sicu­ra­men­te com­ples­so, non esi­sto­no per­cor­si “defi­ni­ti” che pos­so­no por­ta­re un arti­sta a fare del­la sua musi­ca il ful­cro del­la sua vita. Ci pro­vi, più pro­fes­sio­nal­men­te che puoi. La situa­zio­ne sani­ta­ria ha sem­pli­ce­men­te por­ta­to in evi­den­za una serie di pro­ble­ma­ti­che buro­cra­ti­che, gestio­na­li e cul­tu­ra­li che han­no radi­ci net­ta­men­te più pro­fon­de e che han­no cau­sa­to la rot­tu­ra e lo sgre­to­la­men­to del “siste­ma musi­ca live” nel nostro pae­se. A mio avvi­so dovreb­be però esse­re la pos­si­bi­li­tà per rico­strui­re meglio e per il futu­ro dei musi­ci­sti che verranno.

Jewel: Si fa fati­ca, non lo nego, ma la voglia di suo­na­re comun­que è più gran­de di que­sto (spe­ria­mo momen­ta­neo) ostacolo.


Cosa ne pen­sa­te del­l’at­tua­le sce­na rock ita­lia­na? C’è qual­cu­no che sup­por­ta­te in particolare?

SeM: Repu­to ci sia un inte­res­san­te fer­men­to crea­ti­vo, ma che pochi sia­no dav­ve­ro in gra­do di comu­ni­ca­re e di cat­tu­ra­re l’attenzione. Pochi sono deter­mi­na­ti a resi­ste­re. Arti­sti che sup­por­to ce ne sono trop­pi, vi elen­co quel­li che ulti­ma­men­te sto ascol­tan­do di più: Vibo­ras, Laten­te, Nesha­mà, l’Era del Ban­tha, Wet Floor, Slut Machi­ne (sco­per­te da pochis­si­mo, spac­ca­no i culi), Pre­si Male, Cara Cal­ma… sul pano­ra­ma main­stream ado­ro inve­ce i the Struts.

Gabo: Sì, le Slut­ma­chi­ne le cono­sce­vo e mi piac­cio­no. E poi gli Speen, mi pia­ce­va­no mol­to ma si sono sciol­ti purtroppo.


Tor­nia­mo ai bra­ni. Cosa cer­ca­te di comu­ni­ca­re con la vostra musica? 

SeM: Con la nostra musi­ca cer­chia­mo sem­pli­ce­men­te di entra­re in con­nes­sio­ne con chi ci ascol­ta. Sia­mo dei disa­gia­ti (un po’ come tut­ti), voglia­mo solo tro­va­re confronto/conforto/equilibrio nei disagi.

Jewel: Per­so­nal­men­te cer­co di capi­re che tipo di emo­zio­ne voglio espri­me­re in quel pez­zo e tro­vo un modo per cana­liz­zar­la ed elaborarla.

Gabo: La but­to lì, il disa­gio pro­fon­do del­le nostre anime.


Da cosa trae­te ispi­ra­zio­ne per com­por­re i vostri bra­ni per quan­to riguar­da la melodia?

SeM: Dipen­de cosa rima­ne dopo il deli­rio post-alco­li­co. Sicu­ra­men­te per quan­to mi riguar­da l’ascolto mas­si­vo di Motö­rhead e Rats influi­sce nel tutto.

E su qua­li tema­ti­che si con­cen­tra­no inve­ce i vostri testi? Come descri­ve­re­ste il vostro sti­le (a livel­lo linguistico)?

SeM: Le tema­ti­che testua­li trag­go­no ispi­ra­zio­ne dal vis­su­to per­so­na­le. Sono sto­rie di straor­di­na­ria ordi­na­rie­tà. Rese nei testi con un’apposita scel­ta ver­ba­le equi­li­bra­ta tra il com­pren­si­bi­le ed il crip­ti­co, per far sì che chi ascol­ta pos­sa tro­va­re il pia­no di let­tu­ra a lui/lei più congeniale.


Sia­mo già all’ul­ti­ma doman­da… invo­glia­te i nostri let­to­ri ad ascol­ta­re Il Vuo­to Den­tro!

SeM: Nel­la vita di tut­ti noi arri­va un momen­to in cui sia­mo sog­get­ti a una sta­si dopo che si è affron­ta­ta una rot­tu­ra. È nor­ma­le sen­tir­si persi. 

For­se Il Vuo­to Den­tro non vi for­ni­rà la rispo­sta defi­ni­ti­va, ma vi garan­ti­rà quat­tro minu­ti di sfo­go e sca­poc­chia­men­ti.

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Laura Colombi
Mi pon­go doman­de e dif­fon­do le mie idee attra­ver­so la scrit­tu­ra e la musi­ca, che sono le mie passioni.

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