Del: 19 Luglio 2020 Di: Anna Bottolo Commenti: 0

Spesso la pellicola ispirata a un romanzo di successo corre il rischio di risultare nettamente inferiore all’originale, limitandosi a raccontarne sommariamente la storia e sfruttando soprattutto la fama di cui già gode il libro per attrarre a sé gli spettatori, i quali dapprima entusiasti di veder rivivere i personaggi incontrati nel libro, si ritrovano molte volte delusi dalla loro trasposizione sullo schermo.

Non è questo il caso della serie tv Normal People – prodotta da Hulu e BBC Three e disponibile in Italia su StarzPlay dal 16 luglio – basata sul successo letterario Persone Normali, nato dalla penna della giovanissima autrice irlandese Sally Rooney, ribattezzata dalla stampa “scrittrice dei millennials” e già apprezzata dal pubblico per Parlarne tra amici, la sua opera d’esordio pubblicata nel 2017.

Normal People racconta la storia di Marianne e Connell, due ragazzi brillanti, ma insicuri che si conoscono fin dall’adolescenza. Nonostante evidenti differenze sociali – lei è una ragazza ricca, cresciuta in una fredda famiglia borghese, mentre lui è il figlio della loro domestica –  i due si riconoscono immediatamente come simili e creano un intenso legame che oscilla continuamente – senza mai spezzarsi davvero – tra amore e amicizia, a causa di frequenti incomprensioni e insicurezze dettate alle volte anche dalle differenti condizioni economiche dei due ragazzi. 

Tuttavia, non è tanto la storia d’amore in sé a coinvolgere lo spettatore, quanto l’evoluzione e la ricerca disperata della normalità che caratterizzano i personaggi, nonché la naturalezza con cui questi processi vengono descritti.  

Connell e Marianne sono per certi versi opposti tra loro, ma senza volerlo entrambi si distaccano dalla massa: essi soffrono di questa separazione e tentano alle volte di integrarsi – Connell al liceo, Marianne durante gli anni al Trinity College di Dublino, a cui sono ammessi entrambi – con il risultato di riuscirci solo parzialmente, in modo incompleto.

Tutto ciò viene trasposto alla perfezione all’interno dei dodici episodi della serie tv, diretta da Lenny Abrahamson nella prima parte e da Hettie Macdonald nella seconda. I silenzi, le inquadrature, i primissimi piani, i colori e la fotografia sono studiati appositamente per trasmettere la malinconia, le emozioni e le esperienze che caratterizzano i percorsi di Connell e Marianne. Nel caso della prima volta a casa di Connell, ad esempio, l’inquadratura che si sofferma a turno sui due ragazzi non è fissa, si muove leggermente, quasi a replicare la vista dell’occhio umano e a suggerire il punto di vista di due giovani che si guardano e si scoprono per la prima volta.

Le difficoltà e le paure dei due ragazzi sono narrate tramite scene e dialoghi che non presentano gli stereotipi tipici utilizzati solitamente nella maggior parte dei prodotti televisivi young adult, i quali lasciano invece spazio al racconto limpido delle sensazioni e delle fragilità dei giovani protagonisti, appartenenti alla generazione dei milliennials. In quella che potrebbe apparentemente sembrare la solita cornice che racchiude le serie tv per i giovani di questa generazione, si nasconde invece un piccolo mondo in cui sono le emozioni, le insicurezze e le imperfezioni dei personaggi a fare da protagoniste.

Non c’è fretta nella sceneggiatura, che riesce a lasciare il giusto spazio alle prime volte, ai piccoli gesti della quotidianità, alle mani che si cercano e si sfiorano, alla lentezza del tempo e alla sensazione di costante solitudine che vive nei due ragazzi ogni volta che non stanno insieme. Elemento fondamentale della narrazione, a cui viene dedicato ampio spazio, sono le scene d’intimità tra i personaggi. Esse non hanno nulla a che vedere con la perfezione tipica di questi attimi nei film o nelle serie tv, anzi, sono raccontate in Normal People con estrema verosimiglianza e spontaneità, senza evitare di mostrare la goffaggine e l’imbarazzo che normalmente caratterizza questi momenti: primi e primissimi piani servono in questi frangenti per indagare le sensazioni di due ragazzi che poco per volta entrano in confidenza.

Ma non solo: queste scene sono fondamentali anche per definire l’attrazione fisica e il coinvolgimento emotivo tra i due protagonisti e differenziare il rapporto tra Connell e Marianne da quello che essi instaurano con altri partner nel corso della serie.

Se le scene d’amore tra i due protagonisti sono raccontate tramite inquadrature strette, che mettono in primo piano le espressioni di serenità tratteggiate nei loro volti, e sono incorniciate da un sottofondo musicale o dallo scambio di frasi d’intesa, quelle con gli altri amanti sono spesso viste dall’alto, quasi a indicare delle gerarchie tra i personaggi: scarne e silenziose, a tratti perfino brutali e angoscianti, le scene in cui Marianne e Connell hanno rapporti con altre persone sono indici di relazioni infelici o dannose – ma sono anche specchio di traumi più profondi, nel caso di Marianne.

È inevitabile, infine, non menzionare i due attori protagonisti, ovvero gli esordienti Daisy Edgar-Jones e Paul Mescal. Essi hanno saputo non solo interpretare perfettamente i singoli personaggi e le loro peculiarità, ma sono stati anche in grado di trasmettere l’ intensa attrazione e la chimica che caratterizzano la loro relazione.

Normal People è, dunque, una serie che rende giustizia al testo originale, perché in grado di mostrare con la giusta delicatezza uno spaccato veritiero sulla gioventù contemporanea ed esprimere attraverso lo schermo tutta l’energia del romanzo.  

Anna Bottolo
Appassionata di teatro, cinema, arte e letteratura. Mi piace leggere e scrivere di ieri, oggi e domani.

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