“Normal People” di Sally Rooney diventa una serie

Spes­so la pel­li­co­la ispi­ra­ta a un roman­zo di suc­ces­so cor­re il rischio di risul­ta­re net­ta­men­te infe­rio­re all’originale, limi­tan­do­si a rac­con­tar­ne som­ma­ria­men­te la sto­ria e sfrut­tan­do soprat­tut­to la fama di cui già gode il libro per attrar­re a sé gli spet­ta­to­ri, i qua­li dap­pri­ma entu­sia­sti di veder rivi­ve­re i per­so­nag­gi incon­tra­ti nel libro, si ritro­va­no mol­te vol­te delu­si dal­la loro tra­spo­si­zio­ne sul­lo schermo.

Non è que­sto il caso del­la serie tv Nor­mal Peo­ple – pro­dot­ta da Hulu e BBC Three e dispo­ni­bi­le in Ita­lia su Starz­Play dal 16 luglio – basa­ta sul suc­ces­so let­te­ra­rio Per­so­ne Nor­ma­li, nato dal­la pen­na del­la gio­va­nis­si­ma autri­ce irlan­de­se Sal­ly Roo­ney, ribat­tez­za­ta dal­la stam­pa “scrit­tri­ce dei mil­len­nials” e già apprez­za­ta dal pub­bli­co per Par­lar­ne tra ami­ci, la sua ope­ra d’esordio pub­bli­ca­ta nel 2017.

Nor­mal Peo­ple rac­con­ta la sto­ria di Marian­ne e Con­nell, due ragaz­zi bril­lan­ti, ma insi­cu­ri che si cono­sco­no fin dall’adolescenza. Nono­stan­te evi­den­ti dif­fe­ren­ze socia­li – lei è una ragaz­za ric­ca, cre­sciu­ta in una fred­da fami­glia bor­ghe­se, men­tre lui è il figlio del­la loro dome­sti­ca –  i due si rico­no­sco­no imme­dia­ta­men­te come simi­li e crea­no un inten­so lega­me che oscil­la con­ti­nua­men­te – sen­za mai spez­zar­si dav­ve­ro – tra amo­re e ami­ci­zia, a cau­sa di fre­quen­ti incom­pren­sio­ni e insi­cu­rez­ze det­ta­te alle vol­te anche dal­le dif­fe­ren­ti con­di­zio­ni eco­no­mi­che dei due ragazzi. 

Tuttavia, non è tanto la storia d’amore in sé a coinvolgere lo spettatore, quanto l’evoluzione e la ricerca disperata della normalità che caratterizzano i personaggi, nonché la naturalezza con cui questi processi vengono descritti. 

Con­nell e Marian­ne sono per cer­ti ver­si oppo­sti tra loro, ma sen­za voler­lo entram­bi si distac­ca­no dal­la mas­sa: essi sof­fro­no di que­sta sepa­ra­zio­ne e ten­ta­no alle vol­te di inte­grar­si – Con­nell al liceo, Marian­ne duran­te gli anni al Tri­ni­ty Col­le­ge di Dubli­no, a cui sono ammes­si entram­bi – con il risul­ta­to di riu­scir­ci solo par­zial­men­te, in modo incompleto. 

Tut­to ciò vie­ne tra­spo­sto alla per­fe­zio­ne all’interno dei dodi­ci epi­so­di del­la serie tv, diret­ta da Len­ny Abra­ham­son nel­la pri­ma par­te e da Het­tie Mac­do­nald nel­la secon­da. I silen­zi, le inqua­dra­tu­re, i pri­mis­si­mi pia­ni, i colo­ri e la foto­gra­fia sono stu­dia­ti appo­si­ta­men­te per tra­smet­te­re la malin­co­nia, le emo­zio­ni e le espe­rien­ze che carat­te­riz­za­no i per­cor­si di Con­nell e Marian­ne. Nel caso del­la pri­ma vol­ta a casa di Con­nell, ad esem­pio, l’inquadratura che si sof­fer­ma a tur­no sui due ragaz­zi non è fis­sa, si muo­ve leg­ger­men­te, qua­si a repli­ca­re la vista dell’occhio uma­no e a sug­ge­ri­re il pun­to di vista di due gio­va­ni che si guar­da­no e si sco­pro­no per la pri­ma volta.

Le dif­fi­col­tà e le pau­re dei due ragaz­zi sono nar­ra­te tra­mi­te sce­ne e dia­lo­ghi che non pre­sen­ta­no gli ste­reo­ti­pi tipi­ci uti­liz­za­ti soli­ta­men­te nel­la mag­gior par­te dei pro­dot­ti tele­vi­si­vi young adult, i qua­li lascia­no inve­ce spa­zio al rac­con­to lim­pi­do del­le sen­sa­zio­ni e del­le fra­gi­li­tà dei gio­va­ni pro­ta­go­ni­sti, appar­te­nen­ti alla gene­ra­zio­ne dei mil­lien­nials. In quel­la che potreb­be appa­ren­te­men­te sem­bra­re la soli­ta cor­ni­ce che rac­chiu­de le serie tv per i gio­va­ni di que­sta gene­ra­zio­ne, si nascon­de inve­ce un pic­co­lo mon­do in cui sono le emo­zio­ni, le insi­cu­rez­ze e le imper­fe­zio­ni dei per­so­nag­gi a fare da protagoniste. 

Non c’è fret­ta nel­la sce­neg­gia­tu­ra, che rie­sce a lascia­re il giu­sto spa­zio alle pri­me vol­te, ai pic­co­li gesti del­la quo­ti­dia­ni­tà, alle mani che si cer­ca­no e si sfio­ra­no, alla len­tez­za del tem­po e alla sen­sa­zio­ne di costan­te soli­tu­di­ne che vive nei due ragaz­zi ogni vol­ta che non stan­no insie­me. Ele­men­to fon­da­men­ta­le del­la nar­ra­zio­ne, a cui vie­ne dedi­ca­to ampio spa­zio, sono le sce­ne d’intimità tra i per­so­nag­gi. Esse non han­no nul­la a che vede­re con la per­fe­zio­ne tipi­ca di que­sti atti­mi nei film o nel­le serie tv, anzi, sono rac­con­ta­te in Nor­mal Peo­ple con estre­ma vero­si­mi­glian­za e spon­ta­nei­tà, sen­za evi­ta­re di mostra­re la gof­fag­gi­ne e l’imbarazzo che nor­mal­men­te carat­te­riz­za que­sti momen­ti: pri­mi e pri­mis­si­mi pia­ni ser­vo­no in que­sti fran­gen­ti per inda­ga­re le sen­sa­zio­ni di due ragaz­zi che poco per vol­ta entra­no in con­fi­den­za.

Ma non solo: queste scene sono fondamentali anche per definire l’attrazione fisica e il coinvolgimento emotivo tra i due protagonisti e differenziare il rapporto tra Connell e Marianne da quello che essi instaurano con altri partner nel corso della serie. 

Se le sce­ne d’amore tra i due pro­ta­go­ni­sti sono rac­con­ta­te tra­mi­te inqua­dra­tu­re stret­te, che met­to­no in pri­mo pia­no le espres­sio­ni di sere­ni­tà trat­teg­gia­te nei loro vol­ti, e sono incor­ni­cia­te da un sot­to­fon­do musi­ca­le o dal­lo scam­bio di fra­si d’intesa, quel­le con gli altri aman­ti sono spes­so viste dall’alto, qua­si a indi­ca­re del­le gerar­chie tra i per­so­nag­gi: scar­ne e silen­zio­se, a trat­ti per­fi­no bru­ta­li e ango­scian­ti, le sce­ne in cui Marian­ne e Con­nell han­no rap­por­ti con altre per­so­ne sono indi­ci di rela­zio­ni infe­li­ci o dan­no­se – ma sono anche spec­chio di trau­mi più pro­fon­di, nel caso di Marianne. 

È ine­vi­ta­bi­le, infi­ne, non men­zio­na­re i due atto­ri pro­ta­go­ni­sti, ovve­ro gli esor­dien­ti Dai­sy Edgar-Jones e Paul Mescal. Essi han­no sapu­to non solo inter­pre­ta­re per­fet­ta­men­te i sin­go­li per­so­nag­gi e le loro pecu­lia­ri­tà, ma sono sta­ti anche in gra­do di tra­smet­te­re l’ inten­sa attra­zio­ne e la chi­mi­ca che carat­te­riz­za­no la loro relazione.

Nor­mal Peo­ple è, dun­que, una serie che ren­de giu­sti­zia al testo ori­gi­na­le, per­ché in gra­do di mostra­re con la giu­sta deli­ca­tez­za uno spac­ca­to veri­tie­ro sul­la gio­ven­tù con­tem­po­ra­nea ed espri­me­re attra­ver­so lo scher­mo tut­ta l’energia del romanzo. 

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Anna Bottolo
Appas­sio­na­ta di tea­tro, cine­ma, arte e let­te­ra­tu­ra. Mi pia­ce leg­ge­re e scri­ve­re di ieri, oggi e domani.

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