Del: 3 Luglio 2020 Di: Michela La Grotteria Commenti: 0

Greta Joyce Fossati è una giovane autrice milanese laureatasi in Scienze dei Beni Culturali alla Statale di Milano. Il suo volontariato con Emergency che durava già da anni l’ha portata ad avvicinarsi al progetto “Milano aiuta” in collaborazione con le Brigate volontarie per l’emergenza, progetto ideato dal comune di Milano per portare aiuto e vicinanza a persone sole o in difficoltà durante il periodo di quarantena.

Il progetto di Emergency si è trasformato in “Nessuno escluso”, per continuare ad assistere le persone dopo l’emergenza. Greta ha raccolto quest’esperienza in un libro, E voi state bene?, appena pubblicato: racconta i mesi dell’emergenza come vissuti da lei e dall’Italia intera, attraverso incontri ed esperienze personali, ma anche riportando, a testimonianza, articoli, comunicati ufficiali e altri documenti.

Il libro sostiene le Brigate volontarie per l’emergenza, e metà del ricavato andrà infatti a supportare i loro progetti, in particolare la consegna di beni di prima necessità ai bisognosi. Abbiamo parlato con lei del suo libro e della sua esperienza nel periodo più buio di Milano.

1. Nel diario ti rivolgi a un ipotetico “discendente”, un futuro figlio tuo o di chi leggerà: lo consideri quindi un libro per i posteri?

Credo che E voi state bene? sia un libro per il presente e per il futuro. Il nostro progetto è iniziato con lo scoppio della pandemia, penso sarà interessante per le persone leggerlo ora mentre i ricordi della fase uno sono ancora ben vividi. La nostra attività continua tuttora e i fondi raccolti con la pubblicazione serviranno per i pacchi solidali, un’iniziativa che quindi riguarda esattamente il nostro presente e immediato futuro. Allo stesso tempo credo però che sarà bello rileggere il mio libro tra tanti anni per ricordare alcune delle situazioni più uniche che ognuno di noi ha vissuto in questi mesi di lockdown.

2. Fai riferimento a poche date significative: il giorno dell’isolamento del virus, il 25 aprile con i canti dal balcone, il compleanno del tuo fidanzato. Stupisce l’assenza del giorno in cui è stato individuato il caso zero a Codogno, di cui dici “non mi ricordo il giorno”. Come mai?

Ho iniziato a scrivere il libro mentre la fase uno era iniziata da parecchio, mentre pensavo al giorno in cui si è saputo di Codogno ho realizzato che quei giorni per me erano come avvolti in un’atmosfera di inquietudine e incertezza che fuoriuscivano dallo spazio e tempo. Così ho preferito non fare specificazioni perché quella sensazione di angoscia che poi è quella che tutti noi abbiamo provato divenisse palpabile agli occhi dei lettori.

3. La tua esperienza come volontaria di Emergency insieme alle Brigate volontarie per l’emergenza ti ha segnata molto intimamente per il contatto con i bisognosi. Ce ne vuoi parlare?

Certamente. Il mio lavoro si è sempre svolto al centralino. Nella fase uno ricevevamo principalmente le chiamate di persone anziane e coloro che erano in quarantena. A queste persone portavamo la spesa, farmaci e altri prodotti: da inizio giugno la nostra attività si è concentrata man mano sulle donazioni dei pacchi alimentari.

Quasi tutte le chiamate delle persone sono state un arricchimento per tutti, un modo per esprimere e ricevere solidarietà. Un giorno ci ha chiamato una signora che aveva bisogno che le andassimo a prendere in ospedale dei farmaci indispensabili: un’operazione molto complicata, che alla fine eravamo riusciti a portare a termine.

Abbiamo aiutato un signore positivo al Covid che ci ha chiamato perché la moglie stava per partorire in ospedale e aveva bisogno di alcuni cambi. Un giorno abbiamo aiutato un senza fissa dimora a recuperare una ricetta di cui aveva bisogno per sottoporsi a una visita medica.

Da subito abbiamo capito che il nostro servizio non era una semplice consegna di viveri, ma un servizio di umanità.

In questi mesi i volontari di Emergency e delle Brigate assieme ad altre associazioni hanno consegnato migliaia di mascherine, i ragazzi delle Brigate hanno anche consegnato degli iPad a dei bambini per poter seguire le lezioni online. Hanno aperto anche un centralino psicologico, da qualche settimana alcuni di loro assieme all’attore Paolo Rossi fanno degli spettacoli all’aperto all’interno dei quartieri popolari. Delle vere e proprie reti di quartiere che fanno pensare che una nuova normalità solidale sia possibile.

4. Ci sono stati altri episodi che hai riportato nel libro e che ti hanno segnata?

Lavorare al centralino mi ha permesso di conoscere delle situazioni legate al Covid e più in generale di Milano che mai mi sarei immaginata. Questo virus ha poi portato tanta precarietà nella vita di molte persone: queste persone che noi ascoltiamo al centralino, gentili e umili, al telefono e durante le consegne possono sentire la nostra vicinanza. “Mi sono rimasti venti euro sul conto“, “Viviamo in una cantina“, “Ho perso il lavoro a causa del Covid“, “Non so più che cosa dar da mangiare ai miei figli“, “Mi vergogno a chiedere“. Sono tutte frasi che fa male sentire perché vorremmo sempre dare un aiuto in più a tutti. Sono frasi che ti rimangono dentro alla fine del turno.

Mi fa stare bene pensare che con la pubblicazione del libro potremo fare dei pacchi in più e quindi offrire il nostro aiuto a più persone. Sempre seguendo il nostro metodo: un aiuto continuo di pacchi e non uno saltuario. Un aiuto che è anche psicologico e di fiducia.

5. Puoi parlarci di Teresa Sarti, prima presidente di Emergency nel ricordo della quale è stato piantato un albero davanti alla sede in via Santa Croce 19?

Teresa viene ricordata da tutti i volontari di Emergency con immenso affetto. Non ho mancato di citarla in due pezzi del libro: quando ho ricordato “Cara Tere”, l’incontro avvenuto lo scorso anno quando è stato piantato nel giardino della sede un albero a lei dedicato, ho citato il suo famoso motto “Se ognuno di noi facesse il proprio pezzettino ci troveremmo a vivere in un mondo migliore senza neppure accorgercene” durante l’incontro avvenuto su Zoom con una classe di quinta elementare, quando io e altri volontari abbiamo parlato ai bambini di quello che stavamo facendo. 

6. Nel libro racconti di un episodio che ti ha molto turbata: all’inizio della quarantena un poliziotto ti ha aggredita verbalmente perché eri per strada. Ti sei sentita impotente? Arrabbiata?

Lo spiacevole incontro è avvenuto durante il mio ultimo giorno di lavoro, ero già molto tesa per la situazione, ci stavamo appena abituando al cambiamento e alle nuove regole della fase uno. Quando sono stata fermata ero ad ogni modo pronta a firmare la mia autodichiarazione in tutta onestà, il poliziotto invece non mi ha neppure chiesto i documenti preferendo sottopormi a un vero e proprio interrogatorio provocatorio, scurrile e ben lontano da quello che doveva essere un controllo di routine, ero sola e molto spaventata. Fortunatamente poi non mi è successo nulla del genere nelle settimane successive.  

7. Citando David Grossman fai tua la speranza che da tutto questo usciremo migliori. Dopo quasi due mesi dalla fine del lockdown sei ancora dello stesso parere?

L’esperienza al centralino mi ha permesso di conoscere delle storie di umanità uniche: una famiglia era stata sfrattata e un vicino aveva permesso loro di rimanere nel suo camper, era stato lui a chiamarci per chiedere un pacco alimentare da donargli. Ho appreso da una chiamata che in un palazzo era stata fatta una colletta per aiutare una vicina che aveva appena perso il marito. Frasi come “Tenetemi come intermediario per questa richiesta” sono all’ordine del giorno, sono richieste per aiutare persone non autosufficienti o che non hanno il telefono o un indirizzo di residenza fatte da amici, vicini e familiari. Sono profondamente convinta che dobbiamo ripartire da questi gesti. Solo così ci sarà possibile uscirne migliori. 

8. Come è possibile comprare il libro?

Per il momento è possibile prenotare una copia scrivendo a: evoistatebene@yahoo.com

In alternativa è possibile prendere la propria copia presso la libreria Annares (via Pietro Crespi 11) e l’Associazione Aned (via Federico Confalonieri 14).

Consigliamo di seguire la pagina Facebook delle Brigate, dove man mano verranno pubblicati tutti gli aggiornamenti sia sulle presentazioni che sui futuri luoghi ove verranno lasciate delle copie.

Copertina del libro E voi state bene? di Greta Fossati.

Immagine di copertina: Paolo Marelli, http://www.lagart.org

Michela La Grotteria
Made in Genova. Leggo di tutto per capire come gli altri vedono il mondo, e scrivo per dire come lo vedo io. Amo le palline di Natale, la focaccia nel cappuccino e i tetti parigini.

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