Un grande discorso rilancia l’ascesa di Ocasio-Cortez

In this image from video, Rep. Alexandria Ocasio-Cortez, D-N.Y., speaks on the House floor, Thursday, July 23, 2020 on Capitol Hill in Washington. Ocasio-Cortez's objections to a Republican lawmaker's verbal assault on her expanded Thursday as she and other Democrats took to the House floor to demand an end to a sexist culture of “accepting violence and violent language against women.” Rep. Nydia Velázquez, D-N.Y., is seated right. (House Television via AP)

Ale­xan­dria Oca­sio-Cor­tez è la più gio­va­ne depu­ta­ta elet­ta alla cari­ca par­la­men­ta­re nel­la sto­ria degli Sta­ti Uni­ti d’America, e for­se pro­prio per que­sto non si è lascia­ta inti­mi­di­re dal­le paro­le che le sono sta­te rivol­te dal depu­ta­to repub­bli­ca­no Ted Yoho il 21 luglio scorso. 

In segui­to a un dibat­ti­to rela­ti­vo all’aumento del­la cri­mi­na­li­tà a New York, dovu­to, secon­do Ale­xan­dria Oca­sio-Cor­tez, a una gestio­ne scor­ret­ta del­la disoc­cu­pa­zio­ne e del­la pover­tà, aumen­ta­te a dismi­su­ra nell’ultimo perio­do a cau­sa del­la pan­de­mia glo­ba­le, il repub­bli­ca­no Yoho l’ha apo­stro­fa­ta sen­za mez­zi ter­mi­ni con le seguen­ti paro­le: “fuc­king bitch”, insul­to che non neces­si­ta di alcu­na traduzione. 

“Fuc­king bitch” non è sta­to l’unico epi­te­to affib­bia­to alla depu­ta­ta, che è sta­ta defi­ni­ta anche “disgu­sto­sa” e “paz­za”. Ini­zial­men­te, AOC, come vie­ne soli­ta­men­te chia­ma­ta negli USA, ave­va scel­to di rispon­de­re con pron­tez­za e saga­cia sce­glien­do l’arma dell’ironia su Insta­gram e Twit­ter, ma una simi­le umi­lia­zio­ne pub­bli­ca neces­si­ta­va un’azione esem­pla­re. Per que­sto, la gio­va­ne depu­ta­ta demo­cra­ti­ca ha deci­so di tene­re un discor­so diven­ta­to vira­le in tut­to il mon­do, in cui non solo denun­cia le paro­le che le sono sta­te rife­ri­te da Yoho, ma allo stes­so tem­po foca­liz­za l’attenzione sul ses­si­smo, sul­la man­can­za di rispet­to e sul­la cul­tu­ra maschi­li­sta nel­la qua­le vivia­mo, che per­met­te acca­da­no con­ti­nua­men­te que­ste violenze.

Mai prima di questo episodio, in un’aula del Congresso, erano state pronunciate parole simili a “fucking bitch”.

Yoho ha ten­ta­to di scu­sar­si, difen­den­do­si dal­le accu­se ses­si­ste dicen­do di esse­re un padre di fami­glia, con una moglie e due figlie, ma ciò non signi­fi­ca esse­re una per­so­na “decent”, sostie­ne Cor­tez nel suo discor­so. La depu­ta­ta met­te subi­to in chia­ro che lei stes­sa pro­vie­ne da quel­la che vie­ne defi­ni­ta “wor­king-class”, ha lavo­ra­to nei risto­ran­ti e ha pre­so la metro­po­li­ta­na: un simi­le lin­guag­gio lo ha sen­ti­to per stra­da, ma non accet­ta le sia rivol­to, a lei come a nessun’altra, addi­rit­tu­ra in politica.

Il discor­so integrale

Ricor­da quan­te vol­te sia sta­ta lei stes­sa impor­tu­na­ta in modo simi­le nel cor­so del­la sua vita e come lei, tan­te altre don­ne subi­sco­no quo­ti­dia­na­men­te ingiu­sti­zie e vio­len­ze ver­ba­li (e non solo) che riman­go­no spes­so impu­ni­te. “Que­sta non è una novi­tà, ed è que­sto il pro­ble­ma. Non si trat­ta di un inci­den­te, ma del­la cul­tu­ra” dice Ale­xan­dria Oca­sio-Cor­tez. Il pro­ble­ma con­si­ste nel­la radi­ca­ta pro­pen­sio­ne all’utilizzo di un lin­guag­gio ses­si­sta, miso­gi­no, irri­spet­to­so e vol­ga­re nei con­fron­ti del­le don­ne, che trop­pe vol­te, ras­se­gna­te, ten­do­no a lascia­re per­de­re sen­za poter ave­re giu­sti­zia. Que­sto lin­guag­gio, dice Cor­tez, è soste­nu­to da una logi­ca di pote­re ben strut­tu­ra­ta e que­sto lo si nota dal­le scu­se espli­ci­ta­te dal depu­ta­to Ted Yoho, il qua­le usa come “scu­di” la pro­pria moglie e le pro­prie figlie, per dimo­stra­re pla­teal­men­te al pub­bli­co il suo esse­re “a fami­ly man”. La gio­va­ne depu­ta­ta è qua­si coe­ta­nea del­la figlia più gio­va­ne di Yoho, ma a dif­fe­ren­za sua un padre non lo ha più e for­tu­na­ta­men­te, dice Cor­tez, “mio padre non ha visto come è sta­ta trat­ta­ta sua figlia”, inve­ce sua madre “ha visto in TV la man­can­za di rispet­to mostra­ta da Yoho nei miei con­fron­ti”. 

La depu­ta­ta pro­se­gue il suo bre­ve ma alquan­to inten­so discor­so alla Came­ra sot­to­li­nean­do che non è sta­ta edu­ca­ta dai suoi geni­to­ri affin­ché accet­tas­se insul­ti dagli uomi­ni. “Esse­re un uomo per­be­ne non signi­fi­ca ave­re una moglie o del­le figlie, ma trat­ta­re con rispet­to e digni­tà gli altri. Un uomo per­be­ne si scu­sa non per sal­var­si la fac­cia o gua­da­gna­re dei voti, ma per rico­no­sce­re il pro­prio erro­re in manie­ra sin­ce­ra e, così, poter anda­re avan­ti”. 

Le paro­le di Ale­xan­dria Oca­sio-Cor­tez ven­go­no pro­nun­cia­te con una tale fer­mez­za da lascia­re a boc­ca aper­ta: dal suo discor­so emer­ge una per­so­na­li­tà for­te, deci­sa, una don­na che ha le capa­ci­tà e la pron­tez­za di non lascia­re nul­la al caso, una don­na che, in quan­to depu­ta­ta, ha sapu­to gio­ca­re le car­te mes­se a dispo­si­zio­ne dal ruo­lo che occu­pa in poli­ti­ca per allar­ga­re gli oriz­zon­ti degli ame­ri­ca­ni e non solo.

Troppo spesso siamo abituati a sentire discorsi politici che finiscono per ridursi a insulti e violenze verbali che hanno come unico obbiettivo l’offesa personale fine a sè stessa.

In que­sto caso, Ale­xan­dria Oca­sio- Cor­tez ha avu­to la saga­cia di tra­sfor­ma­re un insul­to ses­si­sta, che sareb­be potu­to pas­sa­re come l’ennesimo di una lun­ga serie rivol­to a lei per­so­nal­men­te, in un pro­ble­ma del­la col­let­ti­vi­tà, in un pro­ble­ma cul­tu­ra­le e socia­le. Le offe­se miso­gi­ne e le discri­mi­na­zio­ni che le don­ne in qual­sia­si ambi­to lavo­ra­ti­vo, lega­to alla vita socia­le o fami­lia­re sono costret­te a subi­re da seco­li non pos­so­no e non devo­no pas­sa­re inos­ser­va­te e non dovreb­be­ro in modo asso­lu­to entra­re a far par­te del lin­guag­gio uti­liz­za­to in poli­ti­ca, ma nel caso ciò acca­da, come nel caso del 21 luglio, non si può fare a meno di ren­de­re que­sto epi­so­dio un esem­pio per­fet­to di ciò che non deve esse­re pro­nun­cia­to e di come biso­gna difendersi. 

Il corag­gio non indif­fe­ren­te del­la depu­ta­ta ame­ri­ca­na e la sua ampia­men­te dimo­stra­ta abi­li­tà ora­to­ria han­no sapu­to cata­liz­za­re l’attenzione media­ti­ca a livel­lo glo­ba­le, dimo­stran­do che è con­cre­ta­men­te pos­si­bi­le e dove­re di tut­ti con­tra­sta­re con intel­li­gen­za e inte­gri­tà la strut­tu­ra di pote­re che con­ti­nua a dare adi­to al ses­si­smo, al maschi­li­smo e al poco rispet­to nei con­fron­ti del­le don­ne, qual­sia­si ruo­lo o cari­ca esse rico­pra­no nel­la socie­tà. Ale­xan­dria è l’esempio di come sia pos­si­bi­le un mon­do diver­so solo se ci impe­gnia­mo a voler­lo cam­bia­re, solo se fac­cia­mo sen­ti­re la voce di tut­ti colo­ro che sono sta­ti da sem­pre defi­ni­ti debo­li per anto­no­ma­sia, don­ne in primis. 

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Caterina Cerio
Vivo a Mila­no ma sono inna­mo­ra­ta di Sivi­glia, dove ho fat­to il pri­mo Era­smus. Amo il sole, il mare e la buo­na com­pa­gnia. Mi pia­ce cono­sce­re cose nuo­ve e l’arte in gene­ra­le con tut­ti gli sti­mo­li che dà.
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