Election day all’italiana: al referendum stravince il sì, nelle regionali è tre a tre.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2020/09/21/elezioni-regionali-comunali-referendum-i-risultati-in-diretta_9bef8bed-97a8-47c1-8944-d2d41f3483f2.html

Il 69,96% degli italiani si dichiara favorevole alla riforma costituzionale. Pareggio alle regionali: in Veneto, Liguria e Marche vince la destra, la sinistra conserva Puglia, Toscana e Campania. Affluenza al 53,84% per il referendum confermativo.

Il referendum

Si è con­clu­sa ieri pome­rig­gio una del­le tor­na­te elet­to­ra­li più sin­go­la­ri di sem­pre, in cui i cit­ta­di­ni sono sta­ti chia­ma­ti ad eser­ci­ta­re il loro dirit­to di voto rispet­tan­do il distan­zia­men­to socia­le e indos­san­do pre­si­di di pro­te­zio­ne indi­vi­dua­le, le ormai famo­se “masche­ri­ne”. Nel rispet­to del­le nume­ro­se misu­re anti covid-19, gli ita­lia­ni han­no espres­so la loro pre­fe­ren­za su un tema che ha ani­ma­to il dibat­ti­to poli­ti­co del­le ulti­me set­ti­ma­ne: la ridu­zio­ne del nume­ro di par­la­men­ta­ri.

Gli ulti­mi son­dag­gi, dif­fu­si pri­ma che calas­se il silen­zio elet­to­ra­le (ossia pri­ma del cin­que set­tem­bre) dava­no il Sì al 71%, un van­tag­gio tal­men­te ampio da non lascia­re spa­zio a dub­bi cir­ca l’esito fina­le del­la con­sul­ta­zio­ne, che infat­ti si è con­clu­sa con una schiac­cian­te scon­fit­ta del fron­te del No. Che que­sto risul­ta­to sia dovu­to alla cosid­det­ta “onda­ta di anti­po­li­ti­ca” o piut­to­sto alla spe­ran­za che un par­la­men­to più snel­lo sia più effi­cien­te, il risul­ta­to fina­le non cam­bia: a par­ti­re dal­la pro­mul­ga­zio­ne del­la leg­ge, gli arti­co­li 56, 57 e 59 del­la nostra Costi­tu­zio­ne ver­ran­no modi­fi­ca­ti, dun­que nel­la pros­si­ma legi­sla­tu­ra avre­mo 200 sena­to­ri e 400 depu­ta­ti (in tut­to si trat­ta di 345 par­la­men­ta­ri in meno). 

Non si può dire, tut­ta­via, che le mobi­li­ta­zio­ni e le discus­sio­ni del­le ulti­me set­ti­ma­ne sia­no sta­te del tut­to inu­ti­li: le argo­men­ta­zio­ni pre­sen­ta­te dai soste­ni­to­ri del No, i qua­li con­te­sta­va­no la man­can­za di cor­ret­ti­vi e il dan­no alla rap­pre­sen­tan­za, oltre a sot­to­li­nea­re l’esiguità del rispar­mio eco­no­mi­co, han­no con­vin­to il 30,1% degli ita­lia­ni, ossia cir­ca il 15% in più rispet­to al dato risa­len­te al 26 giugno. 

A tira­re un sospi­ro di sol­lie­vo è sta­to innan­zi­tut­to il Movi­men­to Cin­que Stel­le: l’immagine dell’attuale mini­stro degli Este­ri che strap­pa uno stri­scio­ne raf­fi­gu­ran­te del­le pol­tro­ne men­tre sor­ri­de e par­la di «rifor­ma sto­ri­ca» (espres­sio­ne, peral­tro, ripe­tu­ta ieri pome­rig­gio in un post sui social) è rima­sta impres­sa nell’opinione pub­bli­ca; una scon­fit­ta su quel­lo che da sem­pre è un caval­lo di bat­ta­glia dei gril­li­ni avreb­be inde­bo­li­to anco­ra di più una for­za poli­ti­ca che, com’è noto, a livel­lo di con­sen­si non se la pas­sa gran­ché bene. 

Lui­gi Di Maio festeg­gia in piaz­za dopo la vit­to­ria del Sì alla Came­ra, fon­te la Repub­bli­ca.

L’affluenza

C’è un dato, in par­ti­co­la­re, che meri­ta di esse­re sot­to­li­nea­to, ed è quel­lo dell’affluenza: ben 54 (53,84) ita­lia­ni su cen­to si sono reca­ti alle urne, nono­stan­te si pen­sas­se che il timo­re del con­ta­gio potes­se sco­rag­gia­re la partecipazione. 

Evi­den­te­men­te, a pre­va­le­re sul­la pau­ra è sta­ta la voglia di far sen­ti­re la pro­pria voce su una rifor­ma che, ricor­dia­mo­lo, è sta­ta pro­po­sta per la pri­ma vol­ta nel lon­ta­no 1983 dal­la com­mis­sio­ne Boz­zi.

Anche le rinun­ce di pre­si­den­ti e scru­ta­to­ri – in nume­ro di gran lun­ga supe­rio­re rispet­to a quel­lo degli anni scor­si – sono sta­te gesti­te tem­pe­sti­va­men­te, ricor­ren­do all’intervento del­la Pro­te­zio­ne Civi­le e dei dipen­den­ti comunali.

Regionali

I gover­na­to­ri vin­cen­ti, fon­te Il Mes­sag­ge­ro.

Agli ita­lia­ni resi­den­ti in 7 regio­ni (Val­le d’Aosta, Vene­to, Ligu­ria, Tosca­na, Mar­che, Puglia e Cam­pa­nia) sono sta­te con­se­gna­te due sche­de elet­to­ra­li: quel­la per il refe­ren­dum e quel­la per il rin­no­vo del con­si­glio regio­na­le. Solo nel caso del­la regio­ne a sta­tu­to spe­cia­le non era pre­vi­sta l’elezione diret­ta del gover­na­to­re, che ver­rà scel­to dal con­si­glio stesso. 

Nono­stan­te gli scru­ti­ni sia­no appe­na ter­mi­na­ti, distin­gue­re tra vin­ci­to­ri e vin­ti è sta­to pos­si­bi­le già ieri pome­rig­gio. In Vene­to, Ligu­ria e Cam­pa­nia si è veri­fi­ca­ta la pre­ve­di­bi­le ricon­fer­ma dei pre­si­den­ti uscen­ti: Luca Zaia (Lega), com­pli­ce l’ottima gestio­ne dell’emergenza Covid, ha incas­sa­to la bel­lez­za di 1.883.267 voti (76,8%), Vin­cen­zo de Luca (PD), for­te del­la popo­la­ri­tà gua­da­gna­ta con il suo lin­guag­gio colo­ri­to duran­te il loc­k­do­wn, ha rag­giun­to il 69,5% del­le pre­fe­ren­ze, men­tre Gio­van­ni Toti (FI) si è con­qui­sta­to il secon­do man­da­to con il 56,1% dei voti, vin­cen­do nono­stan­te l’accordo PD-Movi­men­to Cin­que Stelle. 

Nell’unica regio­ne in cui la coa­li­zio­ne di gover­no si è pre­sen­ta­ta uni­ta con il can­di­da­to Fer­ruc­cio San­sa (38,9%), dun­que, la vit­to­ria è anda­ta al cen­tro­de­stra. In Puglia e in Tosca­na, quel­la che fino all’ultimo si pen­sa­va sareb­be sta­ta una bat­ta­glia all’ultimo voto si è tra­sfor­ma­ta in una vit­to­ria dei can­di­da­ti di cen­tro­si­ni­stra: Miche­le Emi­lia­no è sta­to ricon­fer­ma­to con il 46,8% dei voti, men­tre Euge­nio Gia­ni ha vin­to con il 48,6% dei voti. Delu­den­ti, dun­que, i risul­ta­ti del can­di­da­to di Fra­tel­li d’Italia Raf­fae­le Fit­to (38,9%) e quel­lo del­la leghi­sta Susan­na Cec­car­di (40,5%).

Se è vero che la pre­sun­ta disfat­ta del cen­tro­si­ni­stra non si è veri­fi­ca­ta (in mol­ti par­la­va­no di cin­que a uno o addi­rit­tu­ra di sei a zero a favo­re del­la destra, tra­la­scian­do la situa­zio­ne par­ti­co­la­re del­la Val­le d’Aosta), va det­to anche che, per i dem, i festeg­gia­men­ti lascia­no in boc­ca un retro­gu­sto ama­ro: nel­le Mar­che, i 361.116 (49%) voti incas­sa­ti da Fran­ce­sco Acqua­ro­li (FdI) pon­go­no fine allo sto­ri­co gover­no di cen­tro­si­ni­stra (era dal­la rifor­ma del 1999 che i mar­chi­gia­ni non con­se­gna­va­no la loro regio­ne a un can­di­da­to di centrodestra). 

Sono in mol­ti a far nota­re come, se in que­sta regio­ne PD e M5S aves­se­ro pre­sen­ta­to un can­di­da­to uni­co, come ave­va­no cal­deg­gia­to gli iscrit­ti al Movi­men­to votan­do su Rous­seau, pro­ba­bil­men­te la roc­ca­for­te del­la sini­stra non sareb­be sta­ta espugnata. 

Con que­sti dati in mano occor­re fare una bre­ve rifles­sio­ne in meri­to alla brut­ta per­for­man­ce del­la Lega, che anche que­sta vol­ta, a otto mesi dal­la scon­fit­ta di Lucia Bor­gon­zo­ni in Emi­lia-Roma­gna, non rie­sce a con­qui­sta­re una regio­ne sto­ri­ca­men­te ros­sa. Pre­met­ten­do che ogni ter­ri­to­rio è a sé, va sot­to­li­nea­to che la stes­sa impre­sa è sta­ta por­ta­ta a ter­mi­ne con suc­ces­so dal­la Melo­ni nel­le Mar­che.

A que­sto pun­to vie­ne da chie­der­si se Sal­vi­ni deb­ba teme­re di più l’avanzata di Fra­tel­li d’Italia o l’exploit di Zaia, il pre­si­den­te più vota­to di sem­pre, che subi­to dopo la bel­la noti­zia ha sot­to­li­nea­to come uno dei suoi obiet­ti­vi prin­ci­pa­li sia quel­lo di «por­ta­re a casa l’autonomia». Impos­si­bi­le non accor­ger­si di due “par­ti­co­la­ri”: che que­sta visio­ne è oppo­sta rispet­to a quel­la su cui Sal­vi­ni pun­ta dal 4 mar­zo 2018, e che al sud il Car­roc­cio sta suben­do del­le bru­sche bat­tu­te d’arresto. Rima­ne da capi­re se il par­ti­to mono­li­ti­co avrà la for­za di apri­re un dibat­ti­to inter­no che met­ta in discus­sio­ne la lea­der­ship del suo segretario.

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Erica Ravarelli
Stu­dio scien­ze poli­ti­che a Mila­no ma ven­go da Anco­na. Mi pia­ce scri­ve­re e bere tisa­ne, non mi piac­cio­no le sem­pli­fi­ca­zio­ni e i pre­giu­di­zi. Ascol­to tut­ti i pare­ri ma poi fac­cio di testa mia.

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