Fatah-Hamas: l’intesa storica anti-Israele

Fatah-Hamas: l’intesa storica anti-Israele

In questi giorni, dopo anni di dura contrapposizione e un lungo dialogo patrocinato dalla Turchia, Al-Fatah, il partito guidato da Abu Mazen che “governa” la Cisgiordania, e Hamas, la formazione politica al potere nella Striscia di Gaza, avrebbero trovato un accordo per porre fine ai contrasti e avviare un processo che dovrebbe portare a una riunificazione politica del mondo palestinese.

Si parla di elezioni generali in Cisgiordania e a Gaza già entro i prossimi sei mesi. Un passo importante se si pensa che le due aree da tempo sono separate non solo geograficamente dal territorio israeliano ma anche politicamente.

Dopo che Hamas vinse le elezioni legislative del 2006 col 44% dei voti contro il 41% di Al-Fatah, cominciarono le tensioni. La distribuzione dei voti infatti dava luogo a una netta spaccatura, con le basi elettorali di Hamas nella Striscia di Gaza e quelle di Al-Fatah in Cisgiordania. Ad aggravare la situazione, Israele, gli USA e l’Unione Europea, ritenendo Hamas un’organizzazione terroristica, imposero pesanti sanzioni, sospendendo l’invio di aiuti internazionali necessari alla popolazione.

Dopo contrasti e reciproche accuse, il 15 dicembre 2006 scoppiò addirittura una sorta di conflitto armato tra i due gruppi, prima in Cisgiordania poi nel 2007 nella striscia di Gaza. Seguì un cessate il fuoco nel febbraio del 2007, senza che però venisse superato il conflitto. Un dramma in più per i palestinesi in un contesto già estremamente difficile.

Cos’ha spinto Al-Fatah e Hamas a trovare finalmente un’intesa?

Il fattore principale è stato l’ulteriore indebolirsi della causa palestinese che ha spinto i contendenti a cercare una qualche unità. È chiaro che gli USA hanno ormai abbandonato la quasi equidistanza dei tempi di Oslo. I recenti accordi tra Israele ed Emirati Arabi e poi tra Israele e Bahrein, caldeggiati dagli USA di Trump per inaugurare “una nuova alba di pace” in Medio Oriente, hanno d’altra parte reso meno forte la storica posizione del mondo arabo a favore dei palestinesi.

Al-Fatah e Hamas temono che buona parte del mondo arabo si prepari ad abbandonarli – è tra l’altro difficile pensare che gli Emirati Arabi abbiano negoziato con Israele senza il consenso dell’Arabia Saudita, loro alleata – preferendo appoggiarsi agli USA e persino, di fatto, a Israele in funzione anti-iraniana.  Significativa la scelta dell’Autorità palestinese di rinunciare alla presidenza di turno del Consiglio della Lega Araba in polemica con la linea dell’organizzazione.

In questi anni i palestinesi hanno perso progressivamente prima il sostengo dell’Unione Sovietica, poi il parziale appoggio degli Stati Uniti, sempre più a fianco di Israele. E adesso vedono anche gli alleati arabi avvicinarsi al loro storico nemico.

Ecco allora il tentativo di superare le divisioni interne per rilanciare in qualche modo la prospettiva di uno Stato palestinese – in qualche modo secondo la logica dei “due stati” per lungo tempo caldeggiata a livello internazionale – in un contesto peraltro difficile perché Israele non appare certo propenso a concessioni, le colonie ebraiche in Cisgiordania si vanno consolidando, e gli USA propongono un progetto di pace che prevede per i palestinesi solo poche enclaves all’interno del territorio di Israele.

Se gli accordi di questi giorni tra Al-Fatah e Hamas porteranno davvero ad una riunificazione politica del mondo palestinese, questo sarà certo un passo importante. La via per un accordo di pace che ponga fine alla situazione di ingiustizia lasciata dalla guerra del 1967 appare però, al momento, del tutto indefinita.

Carlo Codini
Nato nel 2000, sono uno studente di lettere. Appassionato anche di storia e filosofia, non mi nego mai letture e approfondimenti in tali ambiti, convinto che la varietà sia ricchezza, sempre.

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