L’eredità di Nietzsche lasciata a Mussolini

«Atten­ti a liqui­da­re come stu­pi­di Trump o altri, per­ché tut­ti han­no un cor­po, men­tre non tut­ti han­no un dot­to­ra­to ad Har­vard. E con il loro cor­po, i popu­li­sti comu­ni­ca­no al cor­po di tut­ti». (inter­vi­sta al set­ti­ma­na­le Set­te del 18 set­tem­bre). Anto­nio Scu­ra­ti, fre­sco dell’uscita del suo nuo­vo roman­zo M. L’uomo del­la prov­vi­den­za, non pote­va deli­nea­re meglio quel­lo che la cor­po­rei­tà fisi­ca signi­fi­cas­se duran­te il ven­ten­nio fascista.

Lo scrit­to­re napo­le­ta­no riper­cor­re, nel nuo­vo sequel di M. Il figlio del seco­lo, il regi­me e la guer­ra colo­nia­le, con effi­ca­ce atten­zio­ne sem­pre sul­la figu­ra di Mus­so­li­ni, estre­ma­men­te sedu­cen­te non­ché model­lo per gli ita­lia­ni. Quel­lo del cul­to del­la per­so­na­li­tà, infat­ti, è uno dei meto­di prin­ci­pa­li per aggiu­di­car­si il con­sen­so del­le mas­se, par­ten­do da un pre­ci­so movi­men­to artistico/architettonico pro­po­sto, fino ad arri­va­re all’esposizione pub­bli­ca sen­za bar­rie­re, emu­lan­do tra­mi­te la cor­po­rei­tà ciò che è con­sue­tu­di­ne per il cittadino.

M. L’uo­mo del­la prov­vi­den­za, Anto­nio Scu­ra­ti, Bom­pia­ni (2020)

Un chia­ro esem­pio è dato dai fil­ma­ti sto­ri­ci del Ven­ten­nio, uti­liz­za­ti dal­la pro­pa­gan­da fasci­sta, in cui il Duce era ripre­so men­tre treb­bia­va il gra­no, si cimen­ta­va nel­la scher­ma e nel nuo­to, gio­ca­va a pal­lo­ne con il figlio. «Ho fat­to del mio orga­ni­smo un moto­re costan­te­men­te sor­ve­glia­to e con­trol­la­to, che mar­cia con asso­lu­ta rego­la­ri­tà», affer­mò lo stes­so Mussolini.

Dicotomia anima-corpo: chi primeggia tra le due parti? Una questione filosofica spinosa, che sin dall’età antica ha trovato i suoi schieramenti.

Pla­to­ne, nel Fedo­ne, pro­get­ta in manie­ra minu­zio­sa il post-mor­te, asse­ren­do di come il cor­po fisi­co sia “il car­ce­re dell’anima”; ma avvi­ci­nan­do­ci a perio­di più recen­ti, il nome di Frie­drich Nie­tzsche è acco­sta­bi­le al pro­get­to mus­so­li­nia­no. Ciò che il filo­so­fo tede­sco ha intro­dot­to nel­la nuo­va con­ce­zio­ne antro­po­lo­gi­ca occi­den­ta­le è il supe­ruo­mo. Ampie pagi­ne riguar­do l’esaltazione del cor­po, a disca­pi­to dell’anima, atteg­gia­men­to alfa del supe­ruo­mo, si ritro­va­no in Così par­lò Zara­thu­stra. Il pro­fe­ta esal­ta il ruo­lo del sé rispet­to all’io (del cor­po-gran­de ragio­ne rispet­to allo spi­ri­to-pic­co­la ragio­ne).

Ogni sfor­zo di esal­ta­zio­ne dell’anima rispet­to al cor­po è inu­ti­le, poi­ché l’anima muo­re con il cor­po ed è essa stes­sa “ospi­te” del cor­po, domi­na­ta da esso, da cui è impos­si­bi­le sfug­gi­re. Nie­tzsche non vole­va asso­lu­ta­men­te disprez­za­re l’intelletto dell’individuo, anzi. Il capi­ta­le intel­let­tua­le rima­ne­va esal­ta­to nel­la sua uni­ci­tà, men­tre veni­va­no deni­gra­te le pra­ti­che teo­lo­gi­che e, spe­cial­men­te, l’assenza di una cul­tu­ra uni­ta­ria all’interno del­lo sta­to tedesco.

Così par­lò Zara­thu­stra, Frie­drich Nie­tzsche, Adel­phi (1984)

Sem­pre nel­lo Zara­thu­stra, la Ger­ma­nia vie­ne apo­stro­fa­ta come «patria di tut­te le ver­ni­ci»; la stes­sa assen­za di uno sti­le este­ti­co ori­gi­na­rio e uni­ta­rio che muo­ve­rà Mus­so­li­ni a prov­ve­de­re in Ita­lia, spe­cial­men­te in ambi­to archi­tet­to­ni­co. Il lato cul­tu­ra­le, in assen­za di una cor­ret­ta esal­ta­zio­ne del pro­prio io con­cre­to, è desti­na­to a peri­re nei con­fron­ti di un’istituzionalizzazione di gesti e di dimo­stra­zio­ni, vera colon­na por­tan­te di un popo­lo. O alme­no, in ciò che il popo­lo vuo­le rivedersi.

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Matteo Lo Presti
Cal­cio­fi­lo e meme lord, il tut­to innaf­fia­to da Poret­ti 9 lup­po­li. Amo i tatuag­gi, la filo­so­fia mora­le, la Ligu­ria e scri­ve­re. Sogno l’au­tar­chia e l’atarassia.

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