Sì o No? Guida al referendum del 20 Settembre

Sì o No? Guida al referendum del 20 Settembre

Il 20 set­tem­bre si avvi­ci­na e con esso anche il voto per il refe­ren­dum costi­tu­zio­na­le. Cer­chia­mo ora di scio­glie­re tut­ti i nodi del dub­bio amle­ti­co: “no?”.


La riforma

Il que­si­to al qua­le sare­mo chia­ma­ti a rispon­de­re è mol­to sem­pli­ce e riguar­da la pro­po­sta di modi­fi­che agli arti­co­li 56, 57 e 59 del­la Costituzione.

L’articolo 56 è rela­ti­vo alla Came­ra dei Depu­ta­ti, i cui com­po­nen­ti ver­reb­be­ro ridot­ti da 630 a 400; il 57 riguar­da il Sena­to del­la Repub­bli­ca, che pas­se­reb­be da 315 mem­bri a 200; men­tre il 59 riguar­da i sena­to­ri a vita, il cui nume­ro non potreb­be esse­re supe­rio­re a 5.

Dun­que la rifor­ma pro­po­ne una ridu­zio­ne del 36,5% dei par­la­men­ta­ri: da 945 a 600.


Perché votare sì?

Tre sono essen­zial­men­te gli assi por­tan­ti dell’argomentazione per il “sì”: il rispar­mio, la mag­gio­re effi­cien­za del­le Came­re e il con­fron­to con gli altri pae­si UE.

La pri­ma istan­za è sem­pli­ce: meno par­la­men­ta­ri, meno sti­pen­di. In par­ti­co­la­re, i fau­to­ri del­la rifor­ma sti­ma­no che ver­reb­be­ro spe­si 100 milio­ni di euro in meno all’anno.

Più com­ples­so si pre­sen­ta inve­ce il discor­so sull’efficienza del­le Came­re. Il Par­la­men­to, infat­ti, sem­bra aver per­so il pro­prio ruo­lo da pro­ta­go­ni­sta nel­la dina­mi­ca legi­sla­ti­va: non più luo­go di viva­ce dibat­ti­to, labo­ra­to­rio dove lo scon­tro-incon­tro di idee e istan­ze fog­gia il dirit­to e crea i pre­sup­po­sti per un fer­ven­te pro­gres­so mate­ria­le e spi­ri­tua­le, ma ormai aula spen­ta nel­la qua­le i pro­get­ti di leg­ge sono man­da­ti avan­ti a rilen­to o, mol­to spes­so, abban­do­na­ti. La pro­du­zio­ne di nor­me, ormai da mol­ti anni, è per la gran par­te appan­nag­gio del gover­no, il qua­le usa mas­sic­cia­men­te i decre­ti leg­ge, imme­dia­ta­men­te effi­ca­ci. Il par­la­men­to, poi, si limi­ta a con­ver­tir­li in legge. 

I soste­ni­to­ri del sì dichia­ra­no che un minor nume­ro di mem­bri del­le came­re evi­te­reb­be l’innestarsi di dibat­ti­ti ecces­si­vi, favo­ri­reb­be una mag­gio­re respon­sa­bi­liz­za­zio­ne del sin­go­lo e un incen­ti­vo per i par­ti­ti a sce­glie­re una clas­se diri­gen­te miglio­re: più vol­te infat­ti nell’avvicendarsi del­le legi­sla­tu­re sono sta­te avan­za­te pro­po­ste di taglio dei par­la­men­ta­ri, tal­vol­ta anche uni­te ad altre rifor­me più inci­si­ve, ma tut­te, in un modo o in un altro, si sono arenate. 

In ulti­mo, l’Ita­lia è attual­men­te uno dei pae­si con il mag­gior nume­ro di par­la­men­ta­ri in Euro­pa, secon­da solo al Regno Uni­to. Tut­ta­via, quel­lo del con­fron­to con gli altri Sta­ti è un ter­re­no sci­vo­lo­so: negli altri pae­si non vige il bica­me­ra­li­smo per­fet­to ed è inol­tre neces­sa­rio tener con­to del rap­por­to tra nume­ro di rap­pre­sen­tan­ti poli­ti­ci e nume­ro di abitanti.

Tra i par­ti­ti schie­ra­ti a favo­re del “sì”, in pri­ma fila mili­ta il Movi­men­to 5 Stel­le, che ha fat­to del­la rifor­ma “taglia­pol­tro­ne” la pro­pria ban­die­ra, segui­to da LegaFra­tel­li d’Italia. Il Pd inve­ce si pre­sen­ta divi­so. Nono­stan­te il par­ti­to abbia vota­to la leg­ge, mol­ti com­po­nen­ti affer­ma­no che il pro­prio voto era subor­di­na­to all’approvazione di una serie di cor­ret­ti­vi, che avreb­be­ro dovu­to stem­pe­rar­ne gli effet­ti: una nuo­va leg­ge elet­to­ra­le, del­le modi­fi­che alla strut­tu­ra del Sena­to e una revi­sio­ne dei rego­la­men­ti parlamentari.


Perché votare no?

Anche il fron­te del “no” è soli­do e com­pat­to: ven­go­no infat­ti con­te­sta­ti i pre­sun­ti van­tag­gi del­la rifor­ma, uni­ta­men­te ad alcu­ne con­si­de­ra­zio­ni sul­la neces­si­tà di garan­ti­re la rap­pre­sen­tan­za in Parlamento.

L’Osservatorio sui Con­ti Pub­bli­ci diret­to dal pro­fes­sor Car­lo Cot­ta­rel­li ha sti­ma­to un rispar­mio infe­rio­re alle aspet­ta­ti­ve, in quan­to par­te dei com­pen­si dei par­la­men­ta­ri ritor­na allo Sta­to sot­to for­ma di tas­se: que­sto sareb­be quin­di di 57 milio­ni, ovve­ro lo 0,007% del­la spe­sa pub­bli­ca italiana. 

Per quan­to riguar­da la “cri­si” del Par­la­men­to, i con­tra­ri alla rifor­ma affer­ma­no che un taglio dei suoi com­po­nen­ti non è la solu­zio­ne. Sareb­be neces­sa­rio snel­li­re l’iter legi­sla­ti­vo, in modo tale da ridur­re le tem­pi­sti­che di appro­va­zio­ne del­le leg­giresti­tui­re all’aula il suo dina­mi­smo. Il sem­pli­ce taglio decon­te­stua­liz­za­to, non inse­ri­to in una rifor­ma più ampia che si fac­cia cari­co di tut­ta la com­ples­si­tà isti­tu­zio­na­le, pro­dur­reb­be dan­ni impor­tan­ti al fun­zio­na­men­to del­le Came­re, ma soprat­tut­to alla democrazia.

L’eterno dilem­ma a cui ruo­ta attor­no il dirit­to costi­tu­zio­na­le riguar­da l’equilibrio tra rap­pre­sen­ta­ti­vi­tà e gover­na­bi­li­tà di uno Sta­to: l’una garan­ti­sce che nell’organo legi­sla­ti­vo sia­no rap­pre­sen­ta­ti gli inte­res­si del­la mag­gior par­te pos­si­bi­le di popo­la­zio­ne, l’altra garan­ti­sce il nor­ma­le gover­no del pae­se, con tem­pi­sti­che e risul­ta­ti soddisfacenti.

Il rap­por­to che inter­cor­re fra que­ste è “inver­sa­men­te pro­por­zio­na­le”, ovve­ro non è pos­si­bi­le aumen­ta­re una se non a sca­pi­to dell’altra: un’eccessiva rap­pre­sen­ta­ti­vi­tà sacri­fi­ca l’efficienza del pae­se, ma un’eccessiva gover­na­bi­li­tà dan­neg­gia la demo­cra­zia. E quest’ultima ipo­te­si è pro­prio ciò che si teme avver­rà con la riforma. 

Dimi­nuen­do il nume­ro dei par­la­men­ta­ri, infat­ti, le mino­ran­ze non sareb­be­ro più rap­pre­sen­ta­te in Par­la­men­to, con con­se­guen­te dan­no per una cor­ret­ta dia­let­ti­ca par­la­men­ta­re: le leg­gi non rap­pre­sen­te­reb­be­ro più una demo­cra­ti­ca sin­te­si di oppo­sti inte­res­si, ma rischie­reb­be­ro di esse­re il pro­dot­to dell’interesse pre­do­mi­nan­te. Con la rifor­ma i mem­bri del­la nostra Came­ra sareb­be­ro 400 e avrem­mo dun­que 1 depu­ta­to ogni 151.210 abi­tan­ti (uno dei rap­por­ti più bas­si in Euro­pa): si cree­reb­be­ro cir­co­scri­zio­ni mol­to ampie con la con­se­guen­za che le aree a mino­re den­si­tà di popo­la­zio­ne non ver­reb­be­ro rap­pre­sen­ta­te. Si teme inol­tre che le pic­co­le Regio­ni sia­no pena­liz­za­te al Senato.

Que­sto refe­ren­dum è sta­to vesti­to degli abi­ti più diver­si: da mani­fe­sto del­la lot­ta anti-castaspa­da di Damo­cle del­la demo­cra­zia. Sicu­ra­men­te, ben­chè il que­si­to in sé sia mol­to sem­pli­ce, avrà un impat­to mol­to impor­tan­te sul gover­no del nostro pae­se ed è quin­di fon­da­men­ta­le ope­ra­re una scel­ta con­sa­pe­vo­le.

Con­di­vi­di:
Chiara Di Brigida
Stu­den­tes­sa di Giu­ri­spru­den­za con la par­lan­ti­na sciol­ta e la pole­mi­ca faci­le. Attual­men­te spo­sa­ta con la caf­fei­na, ado­ra i fio­ri, i libri di filo­so­fia e gli U2. Perio­di­ca­men­te (di soli­to in ses­sio­ne) sogna di mol­la­re tut­to e apri­re un chi­rin­gui­to a Cuba. In real­tà vor­reb­be fare la gior­na­li­sta, quin­di tie­ne duro e ritor­na sui libri.

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