USA 2020. Ora è davvero Biden contro Trump

Questa rubrica racconta la campagna elettorale americana in vista del voto del 3 novembre.


Ter­mi­na­ta l’estate si tor­na ad esa­mi­na­re nel det­ta­glio la cam­pa­gna elet­to­ra­le che il pros­si­mo 3 novem­bre deci­de­rà il nuo­vo pre­si­den­te degli Sta­ti Uni­ti. Joe Biden si appre­sta ora uffi­cial­men­te a “dar bat­ta­glia” con­tro Donald Trump.


Le convention

Le pri­ma­rie per deci­de­re il can­di­da­to demo­cra­ti­co per la Casa Bian­ca era­no già fini­te da mol­to tem­po, ma come da tra­di­zio­ne è solo con la con­ven­tion che è sta­ta uffi­cial­men­te asse­gna­ta a Joe Biden l’investitura uffi­cia­le dal Par­ti­to Demo­cra­ti­co, che ha quin­di scel­to lui per anda­re a sfi­da­re a novem­bre il pre­si­den­te uscen­te, il repub­bli­ca­no Donald Trump.

Ini­zia­mo dal­la Con­ven­tion. Quest’anno mol­to par­ti­co­la­re ha con­se­gna­to al mon­do gior­na­li­sti­co ed all’elettorato sta­tu­ni­ten­se qual­co­sa che non si era mai visto pri­ma, un even­to per cer­ti ver­si mol­to riu­sci­to e per altri mol­to meno, le con­ven­tion tele­ma­ti­che, con­dot­te qua­si total­men­te sen­za pub­bli­co e distri­bui­te sui prin­ci­pa­li cana­li tele­vi­si­vi. Era un espe­ri­men­to, ma un espe­ri­men­to che in qual­che modo ha avu­to il suo impat­to. È sta­to un buon suc­ces­so soprat­tut­to per il Par­ti­to Demo­cra­ti­co, che ha opta­to per una Con­ven­tion total­men­te sul­lo scher­mo e che ha avu­to il meri­to di pre­sen­ta­re una fac­cia mol­to poco “pub­bli­ca” di Joe Biden ma mol­to sen­ti­men­ta­le, qua­si roman­ti­ca, accom­pa­gna­ta dal­la cari­ca e dall’energia di colei che è ora uffi­cial­men­te la can­di­da­ta alla vice­pre­si­den­za Kama­la Har­ris. È sta­ta una scel­ta dif­fi­ci­le quel­la di Har­ris, che si è pro­trat­ta per mesi ma che alla fine è anda­ta incon­tro ai pro­no­sti­ci che era­no da qual­che set­ti­ma­na tut­ti per lei, una per­so­na con espe­rien­za e soprat­tut­to dota­ta di quel cari­sma che può esse­re mol­to uti­le in una cam­pa­gna elet­to­ra­le che avrà come avver­sa­rio un pre­si­den­te che del cari­sma ha fat­to il suo mar­chio di fab­bri­ca ma che negli ulti­mi mesi, com­pli­ce la pan­de­mia da coro­na­vi­rus, sem­bra abbia per­so più di qual­che colpo. 

Il discor­so di Biden alla con­ven­tion democratica

Donald Trump non è mai sta­to famo­so per esse­re un sog­get­to poli­ti­co noio­so o poco sti­mo­lan­te. Basta far­si un giro su Twit­ter per capi­re che qual­sia­si sia l’argomento del­la discus­sio­ne qual­co­sa da dire il pre­si­den­te degli Sta­ti Uni­ti ce l’ha sem­pre e spes­so rie­sce con toni anche for­se esa­ge­ra­ti a spun­tar­la. Risul­ta però dif­fi­ci­le con­ci­lia­re que­sta sua carat­te­ri­sti­ca coi discor­si da lui tenu­ti duran­te la con­ven­tion repub­bli­ca­na. Con­dot­ta anch’essa in manie­ra tele­ma­ti­ca, diver­sa­men­te da quel­la demo­cra­ti­ca in que­sto caso qual­che pas­sag­gio con il pub­bli­co pre­sen­te c’è sta­to e pur­trop­po nean­che nel pie­no rispet­to del­la lega­li­tà. Con buo­na pace del distan­zia­men­to socia­le e del­le masche­ri­ne, le prin­ci­pa­li misu­re anti-con­ta­gio che a secon­da del luo­go negli Sta­ti Uni­ti pas­sa­no dall’essere obbli­ga­to­rie all’essere facol­ta­ti­ve, ciò che ha dato mag­gior­men­te fasti­dio è sta­ta la stru­men­ta­liz­za­zio­ne degli spa­zi del­la Casa Bian­ca a fini elet­to­ra­li, con tan­to di car­tel­lo­ni “Trump, Pen­ce” piaz­za­ti nel cor­ti­le anti­stan­te la Casa Bianca. 

Legal­men­te que­sto atto potreb­be esse­re per­se­gui­bi­le, dato che gli spa­zi isti­tu­zio­na­li come la Casa Bian­ca sono con­si­de­ra­ti una sor­ta di “zona fran­ca”, rap­pre­sen­ta­no lo Sta­to non un sin­go­lo indi­vi­duo, nean­che se pre­si­den­te, per­tan­to in teo­ria ci sareb­be­ro tran­quil­la­men­te gli estre­mi per un’azione lega­le nei con­fron­ti di Trump, ma è un fat­to che la cosa è pas­sa­ta pre­sto nel dimen­ti­ca­to­io. Cio­no­no­stan­te il dan­no rima­ne, e di per sé anche un cer­to imba­raz­zo dato che nel 2016 Trump a chi gli mani­fe­sta­va il pro­prio timo­re sul fat­to che avreb­be “per­so­na­liz­za­to” la Casa Bian­ca dis­se “non met­te­rò il mio nome sul­la Casa Bian­ca”, pro­mes­sa evi­den­te­men­te non man­te­nu­ta. Trump duran­te la Con­ven­tion è appar­so qua­si stan­co, pro­va­to for­se dagli ulti­mi mesi e straor­di­na­ria­men­te ordi­na­rio. Il suo discor­so prin­ci­pa­le è dura­to il tri­plo di quel­lo di Biden, eppu­re è quest’ultimo ad esse­re schiz­za­to ai ver­ti­ci del­le clas­si­fi­che d’interesse men­tre il discor­so di Trump non solo non è sta­to inci­si­vo ma nean­che mol­to interessante. 

Il discor­so di Trump alla con­ven­tion repub­bli­ca­na.

I sondaggi e le proteste

Al di là del­le con­ven­tion la stra­da che por­te­rà alle ele­zio­ni del 3 novem­bre man­tie­ne anco­ra una cer­ta coe­ren­za alme­no nei son­dag­gi. Da mesi ormai Biden è avan­ti di diver­si pun­ti su Trump, il distac­co varia a secon­da dei siti ma ten­den­zial­men­te chi si aspet­ta­va una risa­li­ta di Trump alme­no post-con­ven­tion è rima­sto delu­so, un po’ per col­pa del­lo stes­so Trump un po’ a cau­sa non solo del­la pan­de­mia ma anche degli anco­ra mol­ti “inci­den­ti” che vedo­no coin­vol­ti per­so­ne di colo­re ed agen­ti di poli­zia e che spes­so vedo­no i pri­mi soc­com­be­re. Le pro­te­ste ed i disor­di­ni con­se­guen­ti non han­no smes­so di met­te­re a fer­ro e fuo­co diver­se cit­tà, Keno­sha e Por­tland per citar­ne alcu­ne, e men­tre Trump ha cer­ca­to pri­ma di far pas­sa­re sin­go­li poli­ziot­ti come “mele mar­ce” mani­fe­stan­do poi la neces­si­tà di “ripor­ta­re l’ordine”, Biden al con­tra­rio ha volu­to espri­me­re la pro­pria soli­da­rie­tà con mes­sag­gi che i repub­bli­ca­ni han­no spes­so bol­la­to come insuf­fi­cien­ti e total­men­te inu­ti­li, pre­sen­tan­do le cit­tà in fiam­me ed i nego­zi deva­sta­ti come “l’America di Biden”


Gli incendi nell’ovest

A pro­po­si­to di cit­tà in fiam­me, sono ripre­si con spa­ven­to­sa vio­len­za gli incen­di in tut­to l’o­ve­st degli Sta­ti Uni­ti, dall’Oregon alla Cali­for­nia dove una cit­tà inte­ra come San Fran­ci­sco è sta­ta avvol­ta per ore in pie­no gior­no da una nube aran­cio­ne, un’immagine impres­sio­nan­te che testi­mo­nia l’incredibile disa­stro e deva­sta­zio­ne pro­vo­ca­ta da que­sti incen­di che ogni anno distrug­go­no quan­ti­tà incre­di­bi­li di ter­re­ni lascian­do­si die­tro anche nume­ro­se vittime. 

San Fran­ci­sco. Fon­te: TPI

Anche se una par­te di respon­sa­bi­li­tà per que­sti incen­di va ricer­ca­ta nei tagli fede­ra­li volu­ti dall’amministrazione attual­men­te in cari­ca, non è con que­sti ulti­mi che Trump deve fare i con­ti ora. 


Il libro di Woodward

Un duris­si­mo col­po alla sua cam­pa­gna elet­to­ra­le è sta­to inflit­to dal libro appe­na pub­bli­ca­to di Bob Wood­ward, gior­na­li­sta pas­sa­to alla sto­ria per aver reso pub­bli­co lo scan­da­lo Water­ga­te assie­me al col­le­ga Carl Bern­stein. Nel suo ulti­mo libro, Rage, Wood­ward ha reso note alcu­ne dichia­ra­zio­ni di Trump del perio­do febbraio/marzo in cui è evi­den­te come il pre­si­den­te sapes­se già che il pae­se sareb­be anda­to incon­tro all’epidemia da coro­na­vi­rus, sapes­se già che non era una sem­pli­ce influen­za, che pote­va esse­re peri­co­lo­sa per le per­so­ne più anzia­ne tan­to quan­to lo era per i più gio­va­ni, che era­no neces­sa­rie misu­re di pre­ven­zio­ne spe­ci­fi­che.

Tut­te cose che nel­le set­ti­ma­ne suc­ces­si­ve Trump si guar­dò bene dal ren­de­re pub­bli­che soste­nen­do anzi spes­so l’esatto oppo­sto. La Casa Bian­ca ha smen­ti­to una buo­na par­te del rac­con­to e Trump solo in alcu­ni pas­sag­gi ha det­to di aver taciu­to per evi­ta­re il pani­co. Capi­re qua­le sia la veri­tà non sarà faci­le, nono­stan­te ci sia­no dei nastri, ma fat­to sta che al momen­to un inte­ro pae­se è con­vin­to che le cen­ti­na­ia di miglia­ia di mor­ti cau­sa­ti dal­la pan­de­mia avreb­be­ro potu­to esse­re evi­ta­te e se così non è sta­to è col­pa dell’inquilino del­la Casa Bian­ca, con­vin­zio­ne che sarà mol­to dif­fi­ci­le da scac­cia­re via in tem­po per le elezioni. 

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Riccardo Sozzi
Da buon scien­zia­to poli­ti­co mi fac­cio sem­pre tan­te doman­de, trop­pe for­se. Scri­vo di tut­to e di più, per­ché ogni sto­ria meri­ta di esse­re rac­con­ta­ta. γνῶθι σαυτόν

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