Accordi sulla GERD: la diga italiana che potrebbe strangolare l’Egitto

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Il 19 otto­bre, secon­do quan­to ripor­ta­to da Arab News, il pri­mo mini­stro egi­zia­no Mosta­fa Mad­bou­ly ha affer­ma­to che è asso­lu­ta­men­te neces­sa­ria una ripre­sa dei nego­zia­ti per giun­ge­re a un accor­do. Su cosa? Sul­la GERD, la gigan­te­sca diga che l’Etiopia ha volu­to sul Nilo azzur­ro per sfrut­ta­re le poten­zia­li­tà idroe­let­tri­che del fiu­me. La GERD (Grand Ethio­pian Renais­san­ce Dam), costrui­ta dal­la socie­tà ita­lia­na Sali­ni-Impre­gi­lo (ora Webuild) a par­ti­re dal 2011, è al momen­to pron­ta per la fase di riem­pi­men­to e, una vol­ta com­ple­ta­to il pro­get­to, sarà la più gran­de cen­tra­le idroe­let­tri­ca dell’Africa con la poten­za di gene­ra­re qua­si 6500 megawatt. 

Dovreb­be per­met­te­re all’Etiopia di dare ener­gia elet­tri­ca a milio­ni di case che oggi ne sono pri­ve. Dareb­be poi un for­te impul­so all’economia, con la pos­si­bi­li­tà di gua­da­gna­re miliar­di dal­la ven­di­ta di elet­tri­ci­tà ai Pae­si vici­ni. Un’occasione di riscat­to e di cre­sci­ta, insom­ma, per un popo­lo di 112 milio­ni di per­so­ne che ha una sto­ria segna­ta da guer­re e ten­sio­ni inter­ne che han­no por­ta­to, nel giu­gno scor­so, all’ucci­sio­ne del can­tan­te Hacha­lu Houn­des­sa e a disor­di­ni col­le­ga­ti con più di 230 mor­ti e miglia­ia di sfollati. 

Tra l’altro l’Etiopia ha auto­fi­nan­zia­to, al prez­zo di pesan­ti sacri­fi­ci, la rea­liz­za­zio­ne del pro­get­to, attra­ver­so impo­ste e con­tri­bu­ti che han­no pesa­to sul­la popo­la­zio­ne, in un con­te­sto di mobi­li­ta­zio­ne patriot­ti­ca. Dove sta il ma? Il Nilo che attra­ver­sa e dà vita all’Egitto è il frut­to del­la con­fluen­za di due altri fiu­mi, il Nilo Bian­co e il Nilo Azzur­ro. In quest’ultimo poi, scor­re cir­ca l’80% del­le acque che afflui­sco­no nel ter­ri­to­rio egi­zia­no. E allo­ra l’Egitto, che già spe­ri­men­ta caren­ze quan­to alla dispo­ni­bi­li­tà d’acqua per i suoi oltre cen­to milio­ni di abi­tan­ti e le loro atti­vi­tà, teme che, una vol­ta riem­pi­ta emes­sa in fun­zio­ne la diga, il pro­prio approv­vi­gio­na­men­to idri­co si ridur­rà dra­sti­ca­men­te. Pre­vi­sti gra­vi dan­ni per l’agricoltura e anche rica­du­te sul­la sta­bi­li­tà socia­le.

Basti pen­sa­re che secon­do sti­me sareb­be suf­fi­cien­te un calo del 2% nel­la dispo­ni­bi­li­tà d’acqua per impe­di­re a un milio­ne di egi­zia­ni oggi impe­gna­ti nell’agricoltura di con­ti­nua­re a far­lo. Inol­tre, la diga di Assuan, sem­pre ali­men­ta­ta dal Nilo, potreb­be tro­var­si a dove ridur­re la pro­du­zio­ne di elet­tri­ci­tà, vita­le per il Pae­se. Anche il Sudan pro­te­sta, dal momen­to che il Nilo Azzur­ro attra­ver­sa lo sta­to nell’area sud-ove­st e negli ulti­mi mesi la por­ta­ta sareb­be sta­ta mino­re del solito.

Che cosa potrebbe accadere in futuro, senza un buon accordo, se venissero anni di siccità?

L’Etiopia ha annun­cia­to che com­ple­te­rà il pro­get­to, con o sen­za accor­do, a comin­cia­re dal­la deli­ca­ta fase di riem­pi­men­to che vor­reb­be com­ple­ta­re in tre anni uti­liz­zan­do le piog­ge esti­ve. L’Egitto, d’altra par­te, per non per­de­re tut­ta l’acqua rela­ti­va, chie­de che l’operazione si svi­lup­pi in un arco di 10–15 anni: ma in assen­za di un accor­do la ten­sio­ne non può che cre­sce­re. Signi­fi­ca­ti­vo anche il fat­to che, secon­do quan­to ripor­ta­to dal­la BBC all’inizio di otto­bre, il gene­ra­le etio­pi­co Yil­ma Mer­da­sa ha dichia­ra­to che l’aviazione mili­ta­re dopo i recen­ti ammo­der­na­men­ti ha pia­ni pron­ti su «come fron­teg­gia­re un nemi­co che ten­tas­se di bloc­ca­re il pro­get­to». In effet­ti l’aeronautica egi­zia­na potreb­be col­pi­re la diga e ciò potreb­be acca­de­re se i nego­zia­ti non des­se­ro frutti. 

Appare davvero indispensabile, dunque, una ripresa dei negoziati. 

Nego­zia­ti che si tra­sci­na­no da nove anni con inte­se gene­ri­che (come quel­la del 2015) e fra­gi­li. A com­pli­ca­re il qua­dro, in pro­spet­ti­va, il fat­to che si par­li anche di pro­get­ti per una futu­ra gran­de diga in Ugan­da, sul Nilo Bian­co. Que­sto ren­de anco­ra più urgen­te tro­va­re una solu­zio­ne ade­gua­ta che potreb­be diven­ta­re un model­lo per i mol­ti con­flit­ti che si pro­spet­ta­no in futu­ro per il con­trol­lo del­le risor­se idri­che, oggi sem­pre più spes­so defi­ni­te “oro blu”.

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Carlo Codini
Nato nel 2000, sono uno stu­den­te di let­te­re. Appas­sio­na­to anche di sto­ria e filo­so­fia, non mi nego mai let­tu­re e appro­fon­di­men­ti in tali ambi­ti, con­vin­to che la varie­tà sia ric­chez­za, sempre.
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Nato nel 2000, sono uno studente di lettere. Appassionato anche di storia e filosofia, non mi nego mai letture e approfondimenti in tali ambiti, convinto che la varietà sia ricchezza, sempre.

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