Cosa sta succedendo (di nuovo) tra Armenia e Azerbaijan?

La regio­ne del Nagor­no-Kara­ba­kh è anco­ra una vol­ta l’oggetto di dispu­te tra i due Pae­si. A mol­ti que­sto nome potreb­be non dire nul­la, ma in real­tà si trat­ta di una regio­ne del Cau­ca­so appar­te­nen­te all’Azerbaijan, tea­tro di un con­flit­to che va avan­ti da decen­ni con l’Armenia. La natu­ra del con­flit­to è mol­to sem­pli­ce, ovve­ro etni­co-poli­ti­ca. Infat­ti la popo­la­zio­ne del­la regio­ne è prin­ci­pal­men­te arme­na come etnia. All’epoca del­la dis­so­lu­zio­ne dell’URSS il ter­ri­to­rio face­va già par­te dell’Azerbaijan ma le auto­ri­tà del Nagor­no-Kara­ba­kh pri­ma deci­se­ro per l’annessione con l’Armenia e in segui­to pro­cla­ma­ro­no uno sta­to indi­pen­den­te nel 1992. Ne con­se­gue una guer­ra nell’autunno del­lo stes­so anno che vede le trup­pe arme­ne occu­pa­re nel 1993 la regio­ne e aree al di fuo­ri di essa in ter­ri­to­rio azero. 

Map­pa pub­bli­ca­ta dal­la BBC

La situa­zio­ne sem­bra riap­pa­ci­fi­car­si nel 1994 con un ces­sa­te il fuo­co for­te­men­te soste­nu­to dal­la Rus­sia, che tut­ta­via non ha mai por­ta­to ad un accor­do di pace o ad una riso­lu­zio­ne del con­flit­to. Vie­ne tut­ta­via isti­tui­to un gover­no de fac­to in Nagor­no-Kara­ba­kh indi­pen­den­te da Baku e for­te­men­te influen­za­to dall’Armenia, rino­mi­nan­do la zona in Repub­bli­ca di Arts­a­kh, che però non ver­rà mai rico­no­sciu­ta indi­pen­den­te da nes­sun altro Sta­to, nem­me­no dal­la stes­sa Arme­nia. Nel men­tre, duran­te que­sti decen­ni le scher­ma­glie nel­la regio­ne e lun­go i con­fi­ni non sono man­ca­te, nono­stan­te i ten­ta­ti­vi di dia­lo­go tra i pre­si­den­ti dei due Pae­si con­ten­den­ti nel 2018 che ave­va fat­to ben spe­ra­re in una riso­lu­zio­ne pacifica. 

Inoltre, se il conflitto è rimasto spesso dormiente, è per via della simmetria delle forze dei due attori in gioco in termini di equipaggiamenti e personale.

Eppu­re, non si era mai vista una ripre­sa del­le osti­li­tà del­la por­ta­ta attua­le. Si sostie­ne che l’attacco ini­zia­le l’abbia sca­glia­to que­sta vol­ta l’Azerbaijan. Il pre­si­den­te aze­ro Ilam Aliev, defi­ni­to da diver­si osser­va­to­ri ed esper­ti come a capo di un siste­ma nepo­ti­sti­co e cor­rot­to, vuo­le sfrut­ta­re la volon­tà aze­ra di ripren­de­re i ter­ri­to­ri occu­pa­ti dagli arme­ni decen­ni fa ali­men­tan­do il nazio­na­li­smo dei con­na­zio­na­li e isti­gan­do un sen­ti­men­to di minac­cia, sostie­ne Redael­li su La Stam­pa. Ora, a par­ti­re dal­la fine di set­tem­bre, quan­do l’escalation del con­flit­to si è mani­fe­sta­ta, più di 400 sol­da­ti arme­ni e 50 civi­li sono morti – non si cono­sce inve­ce l’entità del­le per­di­te aze­re. I due atto­ri con­ti­nua­no ad accu­sar­si a vicen­da di nuo­vi attac­chi: per esem­pio l’Azerbaijan sostie­ne che l’Armenia abbia effet­tua­to attac­chi mis­si­li­sti­ci sui civi­li, men­tre quest’ultima che gli aze­ri stia­no facen­do lo stes­so coi resi­den­ti del­la capi­ta­le del Nagor­no-Kara­ba­kh, Ste­pa­na­kert.

Tut­ta­via, in que­sto momen­to di incer­tez­za il trig­ger, l’azione deci­si­va per la riac­cen­sio­ne degli scon­tri, è poco rile­van­te, e spe­cu­la­re potreb­be solo cau­sa­re un risen­ti­men­to reci­pro­co tra le due fazio­ni in caso di nego­zia­to. Biso­gna, al con­tra­rio, capi­re qua­li sia­no le macro-cau­se strut­tu­ra­li, i fat­to­ri deter­mi­nan­ti che i due Pae­si per­se­guo­no nel­le azio­ni bel­li­che in modo da esse­re media­ti in una trat­ta­ti­va di tregua.

Non bisogna scordare anche che l’area suscita molto interesse da parte di altri attori. 

La Tur­chia di Erdo­gan è ormai impe­gna­ta in qual­sia­si con­flit­to in Medio Orien­te in modo da rita­gliar­si un ruo­lo di pesan­te influen­za in tut­ta l’area, soste­nen­do in que­sto caso Baku in modo mas­sic­cio, invian­do mate­ria­le bel­li­co e coper­tu­ra aerea. Dall’altra par­te vedia­mo il debo­le soste­gno all’Armenia da par­te del­la Rus­sia (inten­zio­na­ta prin­ci­pal­men­te a man­te­ne­re lo sta­tus quo in un’area pros­si­ma ai con­fi­ni nazio­na­li), del­la Fran­cia e dell’Iran.

L’assenza degli Sta­ti Uni­ti, che si stan­no riti­ran­do pro­gres­si­va­men­te dal­la scac­chie­ra inter­na­zio­na­le con l’amministrazione Trump e che ave­va­no indi­vi­dua­to negli anni Novan­ta l’Azerbaijan come per­no del­la loro influen­za nel­la zona, ha deter­mi­na­to un “libe­ri tut­ti” che ali­men­ta i foco­lai nel­la zona fino ad arri­va­re a sce­na­ri mol­to aggres­si­vi, con­ti­nua Radael­li nel­l’ar­ti­co­lo su La Stam­pa. È dif­fi­ci­le otte­ne­re rispo­ste in una situa­zio­ne com­pli­ca­ta come que­sta. Né paio­no effi­ca­ci i ten­ta­ti­vi di riap­pa­ci­fi­ca­zio­ne tra le due fazio­ni, come il ten­ta­to sum­mit del 10 otto­bre a Mosca per even­tua­li trat­ta­ti­ve di pace, poi fal­li­to. Al momen­to l’unica solu­zio­ne pra­ti­ca­bi­le sem­bra un pro­gres­si­vo ritor­no allo sta­tus quo ante­ce­den­te il riav­vio degli scon­tri arma­ti. Que­sto evi­te­reb­be un aggra­var­si del­la situa­zio­ne, con un ruo­lo sem­pre più inten­so di Rus­sia e Tur­chia nel­la vicen­da, spe­cial­men­te dal pun­to di vista mili­ta­re.

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Lorenzo Rossi
Poli­ti­ca­men­te cri­ti­co. Fie­ra­men­te europeista.
Rac­con­to e cer­co rispo­ste in quel che acca­de nel mondo.

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