Festival della Fotografia Etica: la lotta del lodigiano contro l’epidemia

La provincia di Lodi è stata il primo focolaio epidemico italiano. Da quel fatidico 21 febbraio, i nomi dei primi comuni infettati sono stati ripetuti tante volte da essere diventati ormai familiari, anche a chi non li conosceva. Codogno, Castiglione, Casalpusterlengo. Questi i più grandi, ma altri si sono poi aggiunti alla lista. Una lista di una dozzina di paesi che vengono racchiusi dai confini – prima immaginari e poi fisici – della prima zona rossa.

Gli ospedali di Lodi, Codogno e Sant’Angelo Lodigiano sono presto sommersi dai pazienti Covid. Mentre le ambulanze sfrecciano su strade vuote, contarne i passaggi diventa un’abitudine quasi meccanica per chi resta in casa.

L’immobilità del traffico, infatti, non fa che amplificare in un silenzio rarefatto il suono delle sirene.

Ma quelli che inizialmente sono suoni distanti, divengono realtà tangibile appena la televisione inizia a trasmettere immagini di operatori della Croce Rossa Italiana, e poi di medici e infermieri in tute anticontaminazione, guanti e calzari fissati col nastro adesivo, mascherine che segnano il viso e scudi facciali. Sono quasi scene da film fantascientifici, eppure si tratta ormai della quotidianità. 

L’XI edizione del Festival della Fotografia Etica di Lodi ha fatto proprie queste stesse immagini, dedicando diversi spazi espositivi alla lotta contro la pandemia. Accanto a mostre internazionali come “Life in the Time of Coronavirus” e “The Pandemic that Changed the World”, ne sono state allestite alte due che si concentrano sull’esperienza personale del territorio lodigiano, celebrando il coraggio e l’impegno di tutti coloro che hanno combattuto in prima linea. 

 “Don’t leave me alone”

Nel cortile del Palazzo della prefettura di Lodi, il reportage fotografico di Alessio Romenzi racconta l’intervento di Medici Senza Frontiere nei presidi ospedalieri lodigiani. Si tratta di una delle molteplici equipe internazionali che hanno offerto un fondamentale aiuto durante la fase emergenziale, non solo in merito alla conoscenza dei protocolli pandemici che MSF ha trasmesso, ma anche per il ricambio e il supporto che ha potuto offrire al personale sanitario in quelle prime settimane di caos e sopraffazione.

© Alessio Romenzi per Medici Senza Frontiere

Significativamente intitolata Don’t leave me alone, la mostra alterna le fotografie a brevi testimonianze del personale sanitario e dei pazienti. Queste immagini riescono a catapultare lo spettatore nel vivo dell’azione, eppure si ha quasi l’impressione di osservare la scena di nascosto, da lontano. L’obiettivo riesce infatti a congelare in immagini statiche la concitazione di corridoi e stanze ospedaliere, luoghi preclusi ai più, ma in cui medici e infermieri si succedono uno dopo l’altro e si relazionano con colleghi e pazienti.

Tali fotografie spiccano per il loro valore documentario sia perché raccontano quanto è avvenuto in particolare negli ospedali lodigiani, sia perché descrivono un nuovo modello di gestione delle epidemie che coordina le attività ospedaliere con quelle dei medici di base, oltre a sperimentare l’uso della telemedicina per monitorare i pazienti in convalescenza.

“Il tempo della gentilezza”

Presso il Museo Paolo Gorini, gli scatti di Michele Porcelluzzi – volontario temporaneo della Croce Rossa Italiana durante l’emergenza Covid – ci trasportano al fianco dei protagonisti, condividendo con lo spettatore il loro punto di vista. Le sue fotografie riescono a catturare indizi suggestivi che alludono a una storia più ampia: il nastro adesivo avvolto attorno alle maniche della tuta anticontaminazione, una mazzetta di banconote che viene calata dal balcone, un anziano che saluta gli operatori sulla soglia di casa.

© Michele Porcelluzzi per CRI Comitato di Lodi

Questi frammenti ci raccontano in un istante gli innumerevoli gesti svolti dalla CRI di Lodi durante questi ultimi mesi, diventando la testimonianza non solo dei trasporti d’emergenza a bordo delle ambulanze, ma anche dell’assistenza quotidiana ai soggetti più vulnerabili. Nell’ambito dell’iniziativa Il tempo della gentilezza i volontari CRI si sono infatti presi cura della popolazione «consegnando medicinali, aiutando a fare la spesa, portando pasti a domicilio, distribuendo vestiario e alimenti», come racconta Lucia Fiorini, presidentessa del comitato CRI di Lodi.

Il lavoro di Porcelluzzi rende conto di tutti questi gesti e, proprio come gli scatti di Romenzi, immortala quelle immagini di lotta e solidarietà che tanto abbiamo visto alla televisione, ma che ora acquisiscono quell’alone di solennità e gravità che solo la fotografia, e l’uso del bianco e nero, sanno conferire.

Immagine di copertina di Gianmario Abbà.

Rossana Merli
Mi affascina la creatività declinata in ogni sua espressione e forse è per questo che non so sceglierne una preferita. Unici punti fermi nella mia vita sono il nuoto e la scrittura.

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