Frida Kahlo, “Il caos dentro”: una mostra 2.0

Mul­ti­me­dia­le è la paro­la d’ordine del­la mostra che apre i bat­ten­ti il 10 otto­bre alla Fab­bri­ca del Vapo­re di Mila­no: “Fri­da Kahlo – il caos den­tro”. L’esposizione, defi­ni­ta dagli orga­niz­za­to­ri “un per­cor­so sen­so­ria­le alta­men­te tec­no­lo­gi­co e spet­ta­co­la­re”, abbrac­cia il com­ples­so e calei­do­sco­pi­co per­so­nag­gio del­la pit­tri­ce e ne riflet­te un’immagine a 360 gra­di. Del resto, chi meglio di lei si pre­sta ad incon­tra­re la tec­no­lo­gia del Ven­tu­ne­si­mo seco­lo? Fri­da è un’icona che tra­scen­de le epo­che: libe­ra, pio­nie­ra, appas­sio­na­ta, stre­nua­men­te lega­ta alla vita. Non sono un caso le rivi­si­ta­zio­ni in chia­ve pop del suo per­so­nag­gio, o l’imponente ope­ra di mar­ke­ting che le è sta­ta crea­ta attorno. 

Non stride vedere l’ artista materializzarsi su uno schermo piatto, o i suoi scritti proiettati sul muro e neppure le pennellate convertirsi in pixel nelle riproduzioni delle sue opere più famose. 

Il focus del­la mostra è peral­tro la figu­ra di Fri­da, più che la sua pro­du­zio­ne arti­sti­ca, come a testi­mo­nia­re che ci tro­via­mo davan­ti a uno di quei casi in cui l’artista sovra­sta l’arte, la vita si estro­flet­te nel­la crea­zio­ne e la crea­zio­ne le rispon­de par­te­ci­pan­do alla sua pie­nez­za. E que­sto ci è chia­ro fin dai pri­mi pas­si: all’ingresso venia­mo infat­ti accol­ti da dei pan­nel­li che riper­cor­ro­no lasto­ria del­la sua vita. Dal­la polio­mie­li­te con­trat­ta all’età di 6 anni a quel deva­stan­te inci­den­te sull’autobus, a segui­to del qua­le sarà costret­ta a let­to con lan­ci­nan­ti dolori.

È que­sto il perio­do in cui Fri­da ini­zia a dipin­ge­re: la madre le fa mon­ta­re uno spec­chio sul let­to a bal­dac­chi­no cosic­ché lei pos­sa auto­ri­trar­si. Il dolo­re fisi­co dell’artista si con­cre­tiz­za nel­la tela e così vie­ne esor­ciz­za­to, la pit­tu­ra divie­ne catar­ti­ca radio­gra­fia dell’anima. Il rap­por­to con il cor­po mar­to­ria­to sarà sem­pre una costan­te nel­le sue ope­re, ma nul­la è più sba­glia­to di ridur­re l’intera esi­sten­za dell’artista al dolo­re: nei pan­nel­li suc­ces­si­vi vie­ne infat­ti rac­con­ta­to l’incontro con il pit­to­re Die­go Rive­ra, il matri­mo­nio, l’amore tena­ce e tor­men­ta­to, la car­rie­ra arti­sti­ca e l’attivismo poli­ti­co, tra­ma che per­cor­re­rà tut­ta la vita del­la pit­tri­ce sino alla tra­gi­ca mor­te avve­nu­ta nel 1954, all’età di appe­na 47 anni. 

Tro­via­mo poi la ripro­du­zio­ne degli ambien­ti prin­ci­pa­li del­la “Casa Azùl”, dimo­ra dell’artista, qua­li la came­ra da let­to, il suo ate­lier e il giar­di­no, e l’esibizione di diver­si ritrat­ti foto­gra­fi­ci del­la pit­tri­ce rea­liz­za­ti dal cele­bre foto­gra­fo Leo Matiz. La mostra pro­se­gue in un cli­max che per­met­te di coglie­re sem­pre più da vici­no la figu­ra dell’artista e le sue mil­le sfu­ma­tu­re: al pia­no supe­rio­re ci atten­do­no gli scrit­ti di Fri­da al mari­to e un’affascinante espo­si­zio­ne sul­la cul­tu­ra popo­la­re mes­si­ca­na, tema che influì tan­to sul­la vita quan­to sul­le ope­re del­la pittrice. 

Fri­da Kahlo e Die­go Rivera

Quest’ultima sezio­ne appa­re par­ti­co­lar­men­te ric­ca: oltre a una det­ta­glia­ta spie­ga­zio­ne sull’arte popo­la­re e sul­la sto­ria del Mes­si­co, tro­via­mo anche ripro­du­zio­ni di gio­iel­li e vesti­ti che dan­no un’idea dei gusti e del­le incli­na­zio­ni del­la pit­tri­ce. Nel­le ulti­me stan­ze assi­stia­mo alla pro­ie­zio­ne di alcu­ni mura­les rea­liz­za­ti da Die­go Rive­ra, alla ripro­du­zio­ne di alcu­ne del­le ope­re più famo­se di Fri­da e a diver­si ele­men­ti mul­ti­me­dia­li. Infi­ne tro­via­mo alcu­ne lito­gra­fie acqua­rel­la­te del mari­to e un’opera attri­bui­ta alla pit­tri­ce: “Piden aero­pla­nos y les dan alas de peta­te” (Chie­do­no aero­pla­ni e gli dan­no ali di paglia). Cer­ta­men­te la mostra scon­ta la qua­si com­ple­ta assen­za di ope­re ori­gi­na­li dell’artista, che com­pen­sa però median­te l’impiego di tec­no­lo­gie inno­va­ti­ve ed espe­rien­ze interattive. 

Si tratta di un tessuto variegato cucito ad hoc sul poliedrico personaggio di Frida: la sua casa, le sue foto, il contesto culturale, sono tutti elementi che permettono di avvicinarsi alla vita e all’arte di una donna dalla sensibilità straordinaria.

Una don­na che ha sapu­to dipin­ge­re ciò che Nie­tzsche chia­ma­va il “dio­ni­sia­co”: il dolo­re e il caos insi­ti nel­la vita e inscin­di­bi­li da essa che non ne infi­cia­no la per­fe­zio­ne ma anzi con­tri­bui­sco­no alla sua ric­chez­za e disar­man­te com­ples­si­tà. Non sopren­de per­tan­to la fata­le iro­nia del tito­lo del­la mostra “Fri­da Kahlo-il caos den­tro”. L’etimologia di Fri­da si ritro­va nel­la paro­le tede­sca “Frie­den”, ovve­ro “pace”: in lei ritro­via­mo pace e caos, armo­nia e tor­men­to, amo­re e dolo­re, vita e san­gue. E non sor­pren­de nep­pu­re l’esaltante e dispe­ra­to gri­do che Fri­da lascia scrit­to nell’ultima ope­ra dipin­ta pochi gior­ni pri­ma di mori­re: “Viva la vida!”.

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Chiara Di Brigida
Stu­den­tes­sa di Giu­ri­spru­den­za con la par­lan­ti­na sciol­ta e la pole­mi­ca faci­le. Attual­men­te spo­sa­ta con la caf­fei­na, ado­ra i fio­ri, i libri di filo­so­fia e gli U2. Perio­di­ca­men­te (di soli­to in ses­sio­ne) sogna di mol­la­re tut­to e apri­re un chi­rin­gui­to a Cuba. In real­tà vor­reb­be fare la gior­na­li­sta, quin­di tie­ne duro e ritor­na sui libri.

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