Il futuro delle due riforme simbolo del governo gialloverde

Fonte: https://www.corriere.it/methode_image/2019/01/18/Politica/Foto%20Gallery/12236097.jpg

Nel­le ulti­me set­ti­ma­ne, due del­le più note rifor­me intro­dot­te dal gover­no gial­lo­ver­de sono fini­te sot­to i riflet­to­ri a cau­sa del­le paro­le pro­nun­cia­te dal pre­mier Giu­sep­pe Con­te e dal pre­si­den­te di Con­fin­du­stria Car­lo Bono­mi. Si trat­ta di quo­ta cen­to e del red­di­to di cit­ta­di­nan­za, spes­so eti­chet­ta­te rispet­ti­va­men­te come “un trat­ta­men­to di pen­sio­ne anti­ci­pa­ta” e “un red­di­to mini­mo all’italiana”. Vedia­mo­le più da vicino.

Quo­ta cento

Lo scor­so 26 set­tem­bre, inter­ve­nen­do al Festi­val dell’economia di Tren­to, il pre­si­den­te del Con­si­glio Giu­sep­pe Con­te ha dichia­ra­to di non esse­re inten­zio­na­to a pro­lun­ga­re il perio­do spe­ri­men­ta­le ini­zia­to il 28 mar­zo 2019 – data del­la pub­bli­ca­zio­ne in gaz­zet­ta uffi­cia­le del famo­so “decre­to­ne” – e pros­si­mo alla sca­den­za, fis­sa­ta per la fine del 2021. Esso pre­ve­de­va che duran­te que­sti tre anni ai lavo­ra­to­ri che aves­se­ro matu­ra­to i requi­si­ti neces­sa­ri (62 anni di età e 38 di con­tri­bu­zio­ne), sareb­be sta­to con­ces­so di acce­de­re anti­ci­pa­ta­men­te alla pen­sio­ne, con gran­de sol­lie­vo di chi teme­va di dover aspet­ta­re i 67 anni fis­sa­ti dal­la leg­ge For­ne­ro. Al ter­mi­ne del trien­nio, tut­ta­via, sarà ine­vi­ta­bi­le il ritor­no ai rigi­di requi­si­ti impo­sti da una leg­ge ema­na­ta in pie­na cri­si eco­no­mi­ca, pur ammor­bi­di­ta da alcu­ni inter­ven­ti suc­ces­si­vi (come l’APE socia­le intro­dot­to nel 2017 dal gover­no Renzi).

Nel­la foto: Tonia Mastro­buo­ni, Tito Boe­ri, Giu­sep­pe Con­te al Festi­val dell’Economia di Tren­to. Foto di Danie­le Pater­no­ster. Fon­te: ufficiostampa.provincia.tn

Mat­teo Sal­vi­ni non ha per­so l’occasione di com­men­ta­re le paro­le di Con­te con un pole­mi­co post su Face­book in cui garan­ti­sce che la Lega non per­met­te­rà il ritor­no alla leg­ge For­ne­ro. Ma se que­sta even­tua­li­tà è con­si­de­ra­ta così minac­cio­sa, per qua­le moti­vo quo­ta cen­to non è sta­ta con­ce­pi­ta sin dall’inizio come una rifor­ma strut­tu­ra­le? Qua­li era­no le inten­zio­ni di Sal­vi­ni per il 2022, anno in cui il gover­no di cui face­va par­te avreb­be dovu­to esse­re anco­ra in cari­ca se lui stes­so non aves­se riti­ra­to la fiducia? 

La spiegazione apparentemente più esaustiva è che una visione lungimirante e organica mancasse sin dall’inizio.

Al di là del­le diver­se rea­zio­ni che l’imminente addio a quo­ta cen­to ha pro­vo­ca­to – Mat­teo Ren­zi ha par­la­to di un oppor­tu­no «pas­so in avan­ti», con cui l’Italia supe­ra una rifor­ma «popu­li­sta e dema­go­gi­ca» – met­te­re mano al siste­ma pen­sio­ni­sti­co ita­lia­no è una neces­si­tà che il gover­no non può con­ti­nua­re ad igno­ra­re: come evi­den­zia­no ormai da tem­po nume­ro­si esper­ti del set­to­re, occor­re por­re fine al para­dos­so per cui nel nostro Pae­se la spe­sa desti­na­ta all’ambito pen­sio­ni­sti­co rima­ne una del­le più ele­va­te in Euro­pa nono­stan­te le nume­ro­se rifor­me sot­trat­ti­ve (da Ama­to alla For­ne­ro), ma con­tem­po­ra­nea­men­te i red­di­ti del­la mag­gior par­te degli anzia­ni risul­ta­no mol­to modesti. 

Inol­tre, le rifor­me van­no ade­gua­te al radi­ca­le cam­bia­men­to che ha inte­res­sa­to il mer­ca­to del lavo­ro: il model­lo di rife­ri­men­to non può più esse­re l’operaio indu­stria­le, con una car­rie­ra con­ti­nua­ti­va e un sala­rio fis­so. Al cen­tro dell’agenda, ad esem­pio, devo­no esse­re posti gli inte­res­si dei gio­va­ni rider, oltre che di colo­ro che svol­go­no lavo­ri usu­ran­ti. È pro­prio a quest’ultima cate­go­ria che il pre­mier ha dichia­ra­to di voler rivol­ge­re par­ti­co­la­re atten­zio­ne nel deli­nea­re le pro­spet­ti­ve del futu­ro siste­ma pen­sio­ni­sti­co ita­lia­no: i nostri occhi atten­ti aspet­ta­no di vede­re le paro­le tra­sfor­mar­si in fatti.

Red­di­to di cittadinanza

L’ultimo attac­co a que­sta misu­ra, intro­dot­ta con lo stes­so “decre­to­ne” di cui sopra, è arri­va­to lo scor­so 29 set­tem­bre: «i sus­si­di non sono per sem­pre, né voglia­mo diven­ta­re un Sus­si­di­stan» ha dichia­ra­to Car­lo Bono­mi in occa­sio­ne dell’assemblea di Con­fin­du­stria. Fer­mo restan­do che le paro­le di Ber­sa­ni («in Ita­lia, di soli­to, si chia­ma assi­sten­zia­li­smo i sol­di che van­no agli altri») dovreb­be­ro quan­to­me­no esse­re lo spun­to per una sin­ce­ra auto­cri­ti­ca, è chia­ro che il red­di­to di cit­ta­di­nan­za, per come è sta­to pen­sa­to e rea­liz­za­to dai Cin­que Stel­le, pre­sen­ta dei pun­ti deboli.

Fon­te: assoimmobiliare.it

L’idea di garantire un reddito minimo a tutti coloro che si trovano al di sotto di una soglia di povertà (evidentemente stabilita dal legislatore) non è certamente un’invenzione italiana.

Al con­tra­rio, il nostro pae­se è sta­to uno degli ulti­mi in Euro­pa ad intro­dur­re una misu­ra assi­sten­zia­le di que­sto gene­re. Ere­de del red­di­to di inclu­sio­ne inau­gu­ra­to dal gover­no Gen­ti­lo­ni nel 2018, il red­di­to di cit­ta­di­nan­za rea­liz­za un pro­get­to la cui neces­si­tà era sta­ta evi­den­zia­ta nel lon­ta­no 1992 da una rac­co­man­da­zio­ne del Con­si­glio dell’Unione Euro­pea, che invi­ta­va cia­scu­no Sta­to Mem­bro a garan­ti­re «il dirit­to fon­da­men­ta­le del­la per­so­na a risor­se e a pre­sta­zio­ni suf­fi­cien­ti per vive­re con­for­me­men­te alla digni­tà uma­na». Quel­lo ita­lia­no è, dun­que, un ritar­do, i cui effet­ti si sono mani­fe­sta­ti in tut­ta la loro dram­ma­ti­ci­tà in segui­to alla Gran­de Reces­sio­ne (secon­do un rap­por­to dell’Istat, nel 2012 il 29,9% del­le per­so­ne resi­den­ti in Ita­lia era­no a rischio pover­tà o esclu­sio­ne socia­le, con­tro una media euro­pea pari al 24,8%).

Più che denun­cia­re il “for­ni­re un red­di­to a chi sta sul diva­no”, biso­gne­reb­be con­cen­tra­re l’attenzione sugli aspet­ti vera­men­te pro­ble­ma­ti­ci di que­sta poli­ti­ca di con­tra­sto alla pover­tà, carat­te­riz­za­ta da una caren­za di con­trol­li e da una scar­sa effi­ca­cia del­le poli­ti­che atti­ve del lavo­ro, con­ce­pi­te con l’obiettivo di evi­ta­re l’effetto disin­cen­ti­van­te che la per­ce­zio­ne di un red­di­to mini­mo può gene­ra­re. In altre paro­le, è vero che «chiun­que, al fine di otte­ne­re inde­bi­ta­men­te il bene­fi­cio […] ren­de o uti­liz­za dichia­ra­zio­ni o docu­men­ti fal­si o atte­stan­ti cose non vere, ovve­ro omet­te infor­ma­zio­ni dovu­te, è puni­to con la reclu­sio­ne da due a sei anni», tut­ta­via, per poter appli­ca­re la san­zio­ne, è neces­sa­rio indi­vi­dua­re i “fur­bet­ti”. Inol­tre, l’idea che in pochi mesi sareb­be sta­to pos­si­bi­le col­ma­re le sto­ri­che lacu­ne dei cen­tri per l’impiego risul­ta­va fin dall’inizio un’u­to­pi­ca illusione.

Pro­prio su quest’ultimo aspet­to si è sof­fer­ma­to il pre­mier duran­te il sopra­ci­ta­to Festi­val dell’economia, affer­man­do che occor­re «rior­ga­niz­za­re un net­work per offri­re un pro­ces­so di for­ma­zio­ne e di riqua­li­fi­ca­zio­ne ai lavo­ra­to­ri». Poco tem­po dopo, inol­tre, Con­te ha fat­to sape­re che la mini­stra dell’Innovazione Pao­la Pisa­no e il pre­si­den­te dell’Anpal Dome­ni­co Pari­si sono al lavo­ro per svi­lup­pa­re un’app nazio­na­le gra­zie alla qua­le sarà pos­si­bi­le incro­cia­re doman­da e offer­ta di lavoro. 

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Erica Ravarelli
Stu­dio scien­ze poli­ti­che a Mila­no ma ven­go da Anco­na. Mi pia­ce scri­ve­re e bere tisa­ne, non mi piac­cio­no le sem­pli­fi­ca­zio­ni e i pre­giu­di­zi. Ascol­to tut­ti i pare­ri ma poi fac­cio di testa mia.

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