Un’Europa solidale: nasce il nuovo patto sull’immigrazione

Lo scor­so 16 set­tem­bre in occa­sio­ne del con­sue­to discor­so al Par­la­men­to sul­lo sta­to dell’Unione, la pre­si­den­te del­la Com­mis­sio­ne euro­pea Ursu­la von der Leyen ha dedi­ca­to un’ampia rifles­sio­ne alla gestio­ne del feno­me­no migra­to­rio, riba­den­do la neces­si­tà di adot­ta­re “un approc­cio uma­no e uma­ni­ta­rio” e annun­cian­do la pre­sen­ta­zio­ne del nuo­vo pat­to sull’immigrazione e l’asilo che, come pro­mes­so, non si è fat­ta attendere. 

Il 23 set­tem­bre è sta­ta dif­fu­sa la comu­ni­ca­zio­ne del­la Pre­si­den­te del­la Com­mis­sio­ne euro­pea con cui ha infor­ma­to Par­la­men­to, Con­si­glio, Comi­ta­to eco­no­mi­co e socia­le e Comi­ta­to del­le regio­ni cir­ca il nuo­vo pro­get­to di gestio­ne dei flus­si migra­to­ri, defi­ni­to come“un nuo­vo ini­zio” fon­da­to su soli­da­rie­tà e respon­sa­bi­li­tà. Sono pro­prio que­sti i due pun­ti chia­ve dell’accordo: soli­da­rie­tà e respon­sa­bi­li­tà. È effi­ca­ce il pas­sag­gio in cui la pre­si­den­te del­la Com­mis­sio­ne riba­di­sce la neces­si­tà di adot­ta­re un approc­cio glo­ba­le che rico­no­sca le respon­sa­bi­li­tà col­let­ti­ve e rispon­da alle fon­da­men­ta­li pre­oc­cu­pa­zio­ni” e in cui si spe­ci­fi­co come tale approc­cio deb­ba pre­ve­de­re “un qua­dro comu­ne euro­peo e una miglio­re gover­nan­ce del­la migra­zio­ne e del­l’a­si­lo non­ché un nuo­vo mec­ca­ni­smo di soli­da­rie­tà, che ren­da  “più coe­ren­ti ed effi­cien­ti le pro­ce­du­re alle fron­tie­re e garan­ti­rà con­di­zio­ni di acco­glien­za di livel­lo uni­for­me”.

Ci si domanda come operi nel concreto tale nuovo meccanismo di solidarietà. 

Stan­do a quan­to pre­sen­ta­to da von der Leyen, il nuo­vo mec­ca­ni­smo dovreb­be con­si­ste­re in un neces­sa­rio con­tri­bu­to da par­te dei sin­go­li Sta­ti, i qua­li potran­no sce­glie­re le moda­li­tà con cui pre­sta­re aiu­to ai Pae­si più coin­vol­ti nel­la gestio­ne dei migran­ti. A livel­lo pra­ti­co, l’aiuto offer­to dagli Sta­ti potrà con­si­ste­re nel­la ricol­lo­ca­zio­ne del­le per­so­ne o nel­la spon­so­riz­za­zio­ne dei rim­pa­tri. In meri­to alla ricol­lo­ca­zio­ne dei migran­ti appro­da­ti di recen­te, non vi sono incer­tez­ze. Ogni Pae­se potrà offrir­si per acco­glie­re i migran­ti che gli sta­ti di pri­mo appro­do non sono in gra­do di gesti­re, in otti­ca di ripar­ti­zio­ne di responsabilità. 

Più complesso è comprendere in cosa consiste la sponsorizzazione dei rimpatri. 

Que­sta è sta­ta pre­sen­ta­ta dal­la pre­si­den­te del­la Com­mis­sio­ne euro­pea come una moda­li­tà con cui “gli Sta­ti mem­bri for­ni­reb­be­ro allo Sta­to mem­bro sot­to pres­sio­ne tut­to il soste­gno neces­sa­rio per rim­pa­tria­re rapi­da­men­te colo­ro che non han­no il dirit­to di sog­gior­nar­vi, men­tre lo Sta­to mem­bro “spon­sor” si assu­me­reb­be la pie­na respon­sa­bi­li­tà se il rim­pa­trio non fos­se effet­tua­to entro un perio­do sta­bi­li­to”. In sostan­za, spon­so­riz­za­re il rim­pa­trio signi­fi­che­reb­be per lo Sta­to mem­bro ado­pe­rar­si affin­ché un migran­te, che con­ti­nua ad esse­re accol­to sul ter­ri­to­rio di un altro Sta­to mem­bro, sia al più pre­sto rim­pa­tria­to.

Vi è il dub­bio che tale opzio­ne pos­sa esse­re uti­liz­za­ta dagli sta­ti mem­bri più reti­cen­ti nel­la gestio­ne del feno­me­no migra­to­rio come una via per non assu­mer­si respon­sa­bi­li­tà con­cre­te, ma per rifu­giar­si in iter buro­cra­ti­ci che rischia­no di non riu­sci­re ad alle­via­re, nel bre­ve ter­mi­ne, la pres­sio­ne sugli sta­ti più coin­vol­ti.  Con­sa­pe­vo­le di tale rischio, la Com­mis­sio­ne euro­pea ha riba­di­to il ruo­lo deter­mi­nan­te dei siste­mi di con­trol­lo del­la qua­li­tà rela­ti­vi alla gestio­ne del­la migra­zio­ne e per que­sto ha pro­po­sto di affian­ca­re all’Agen­zia euro­pea del­la guar­dia di fron­tie­ra e costie­ra (Fron­tex) anche una nuo­va Agen­zia del­l’U­nio­ne euro­pea per l’a­si­lo. Al fine di faci­li­ta­re i mec­ca­ni­smi di gestio­ne e con­trol­lo fino ad ora espo­sti, la Com­mis­sio­ne auspi­ca la moder­niz­za­zio­ne e l’ampliamento del­la ban­ca dati Euro­dac, pre­sen­te fin dal 2003 con l’obiettivo di imma­gaz­zi­na­re le impron­te digi­ta­li dei richie­den­ti asi­lo pre­sen­ti sul ter­ri­to­rio europeo. 

Secon­do quan­to ripor­ta­to da von der Leyen, “un siste­ma Euro­dac aggior­na­to con­tri­bui­reb­be a rin­trac­cia­re i movi­men­ti non auto­riz­za­ti, a con­tra­sta­re la migra­zio­ne irre­go­la­re e a miglio­ra­re i rim­pa­tri.” Tut­to ciò dovreb­be por­ta­re inol­tre ad assi­cu­ra­re in manie­ra più effi­ca­ce e pre­ci­sa il rispet­to del­le garan­zie giu­ri­di­che di cui godo­no i sin­go­li migran­ti e richie­den­ti asi­lo, con par­ti­co­la­re atten­zio­ne ai dirit­ti fon­da­men­ta­li di cia­scu­no. Sul­la car­ta, il nuo­vo pat­to sem­bra dare ini­zio a un’epoca nuo­va in cui la gestio­ne dei migran­ti pas­sa dall’essere un one­re dei Pae­si medi­ter­ra­nei a un dove­re di tut­ti i mem­bri dell’Unione euro­pea. Entro il 2021, dun­que, il pat­to sull’immigrazione dovreb­be acqui­si­re con­cre­tez­za e l’aiuto ai migran­ti dovreb­be diven­ta­re final­men­te una que­stio­ne euro­pea e non più solo ita­lia­na, gre­ca o spa­gno­la. Sarà dav­ve­ro così?

Foto di coper­ti­na: dal sito del­la Com­mis­sio­ne europea

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Chiara Malinverno
Scri­vo arti­co­li dal pri­mo anno di liceo, ma non ho anco­ra capi­to se voglio far­ne un lavo­ro. In ogni caso avrò una lau­rea in giu­ri­spru­den­za su cui con­ta­re, forse.

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