In Thailandia si lotta per la democrazia

In Thailandia si lotta per la democrazia

Negli ulti­mi mesi e in par­ti­co­la­re nell’ultima set­ti­ma­na Ban­g­kok è inva­sa da mani­fe­stan­ti. Deci­ne di miglia­ia sono le per­so­ne che con­ti­nua­no a pro­te­sta­re con­tro il gover­no e il re (va ricor­da­to che la Thai­lan­dia, o meglio Regno di Thai­lan­dia, è una monar­chia parlamentare). 

Nem­me­no l’imposizione del­lo sta­to di emer­gen­za da par­te del pri­mo mini­stro Prayuth Chan-ocha ha bloc­ca­to le mani­fe­sta­zio­ni, e gio­ve­dì 15 otto­bre la poli­zia ha arre­sta­to alcu­ni dei lea­der del­le pro­te­ste. Sono inol­tre sta­te vie­ta­te la dif­fu­sio­ne di noti­zie che potreb­be­ro “influen­za­re la sicu­rez­za nazio­na­le” e le riu­nio­ni con più di quat­tro par­te­ci­pan­ti (vin­co­lo che si va ad aggiun­ge­re a quel­li già impo­sti a cau­sa del Covid).

Quello che i manifestanti chiedono principalmente è lo scioglimento dell’attuale governo guidato da Prayuth Chan-ocha, in carica dal 2014, e la stesura di una nuova Costituzione che sia fondata su principi democratici. 

La Thai­lan­dia sta attra­ver­san­do da diver­si anni un perio­do d’in­cer­tez­za e cri­si poli­ti­ca, e per capi­re quel­lo che sta suc­ce­den­do oggi nel ter­ri­to­rio thai­lan­de­se è neces­sa­rio tor­na­re indie­tro nel tem­po di sei anni. Il 22 mag­gio 2014, l’attuale pri­mo mini­stro thai­lan­de­se (allo­ra coman­dan­te dell’esercito) ave­va capeg­gia­to un col­po di Sta­to per pren­de­re il con­trol­lo del gover­no — che era gui­da­to dall’allora mini­stro ad inte­rim Niwat­tham­rong Boon­song­phai­san  — annun­cian­do in un mes­sag­gio tele­vi­si­vo di voler con­dur­re il Pae­se ver­so l’ordine isti­tuen­do nuo­ve rifor­me poli­ti­che e annun­cian­do la sospen­sio­ne del­la Costituzione. 

Quel gior­no, in Thai­lan­dia, l’esercito impo­se il copri­fuo­co e vie­tò i rag­grup­pa­men­ti poli­ti­ci di più di cin­que per­so­ne; l’esercito ave­va otte­nu­to mag­gior pote­re dal­la leg­ge mar­zia­le pro­cla­ma­ta dal­lo stes­so grup­po mili­ta­re di Prayuth Chan-ocha (chia­ma­to il “Con­si­glio per il man­te­ni­men­to dell’ordine e del­la pace nazionale”).

Un ulte­rio­re pas­so indie­tro: nel novem­bre 2013 le mani­fe­sta­zio­ni anti-gover­na­ti­ve di Ban­g­kok si schie­ra­ro­no con­tro la pro­po­sta di leg­ge pre­sen­ta­ta dal gover­no che pre­ve­de­va un’am­ni­stia per i rea­ti con­nes­si alla cri­si poli­ti­ca tra il 2006 e il 2011. L’amnistia era sta­ta poi riti­ra­ta, ma le pro­te­ste sono con­ti­nua­te: i mani­fe­stan­ti soste­ne­va­no che il pri­mo mini­stro Yin­gluck Shi­na­wa­tra (in cari­ca dal 2011 al 2014) voles­se appro­var­la per per­met­te­re a suo fra­tel­lo Thak­sin (che era sta­to pri­mo mini­stro nel 2006), lati­tan­te all’estero, di rien­tra­re nel Pae­se. Il 7 mag­gio 2014 Yin­gluck Shi­na­wa­tra ven­ne rimos­sa dall’incarico su sen­ten­za del­la Cor­te Costi­tu­zio­na­le, con l’accusa di abu­so di potere. 

Tor­nan­do ad oggi, le pro­te­ste di quest’anno sono ini­zia­te a feb­bra­io quan­do un tri­bu­na­le ha ordi­na­to lo scio­gli­men­to di un nuo­vo par­ti­to di oppo­si­zio­ne favo­re­vo­le alla demo­cra­zia, il Futu­re For­ward Par­ty (FFP), mol­to popo­la­re tra i gio­va­ni. Le pro­te­ste sono poi incre­men­ta­te a giu­gno a cau­sa del­la scom­par­sa in Cam­bo­gia di Wan­cha­learm Satsak­sit, atti­vi­sta filo­de­mo­cra­ti­co thai­lan­de­se, in esi­lio dal col­po di sta­to del 2014. 

Duran­te le pro­te­ste di que­sti ulti­mi mesi tra i mani­fe­stan­ti, oltre a mol­ti stu­den­ti (che uti­liz­za­no il salu­to a tre dita di The Hun­ger Games, sim­bo­lo di ribel­lio­ne con­tro un gover­no oppres­si­vo), c’erano mol­ti ex segua­ci di Thak­sin Shi­na­wa­tra (le “cami­cie ros­se”). I mani­fe­stan­ti chie­do­no appun­to lo scio­gli­men­to dell’attuale gover­no, che ven­ga riscrit­ta la Costi­tu­zio­ne ema­na­ta dopo il col­po di Sta­to e che si smet­ta di per­se­gui­ta­re atti­vi­sti e dis­si­den­ti politici.

In più si sono aggiunte anche le proteste nei confronti della monarchia, che potrebbero risultare particolarmente rischiose. 

In Thai­lan­dia l’of­fe­sa del­la digni­tà nei con­fron­ti del re e del­la sua fami­glia vie­ne puni­ta con pene che pos­so­no arri­va­re a 15 anni di deten­zio­ne per il rea­to di lesa mae­stà. Ad ago­sto il grup­po pro-demo­cra­zia dell’Università Tham­ma­sat di Ban­g­kok ha pro­po­sto una lista di rifor­me del­la monar­chia, fra cui l’abolizione del­lo stes­so divie­to di cri­ti­ca ai regnan­ti e limi­ta­zio­ni dei pote­ri del­la Coro­na. L’attuale re, Maha Vaji­ra­lon­g­korn, non ha com­men­ta­to le richie­ste, anche se pochi gior­ni fa il noti­zia­rio rea­le ha mostra­to il re duran­te un incon­tro con gli ex comu­ni­sti, ai qua­li ha det­to: «Il Pae­se ha biso­gno di per­so­ne che ami­no il Pae­se e che ami­no la monarchia». 

A Ban­g­kok la gen­te con­ti­nua così a scen­de­re per stra­da chie­den­do demo­cra­zia, dirit­ti uma­ni e rifor­me, e Brad Adams, diret­to­re ese­cu­ti­vo di Human Rights Watch’s Asia Divi­sion, ha osser­va­to come si trat­ti di pro­te­ste paci­fi­che, a dif­fe­ren­za degli inter­ven­ti del gover­no e del­la poli­zia che quat­tro gior­ni fa ha usa­to i can­no­ni ad acqua con­tro i mani­fe­stan­ti; e ha aggiun­to «Con­cer­ned govern­men­ts and the Uni­ted Nations should speak out publi­cly to demand an imme­dia­te end to poli­ti­cal repres­sion by the Prayuth administration».

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Elena Gentina
Stu­den­tes­sa di let­te­re moder­ne. Amo la musi­ca, la let­te­ra­tu­ra e il cine­ma. Vivo tra le nuvo­le ma cer­co di capi­re quel­lo che sta a terra.

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