L’Arena di Milano è #Civica

L’atletica mene­ghi­na tor­na a casa. Dopo più di un anno di chiu­su­ra per ristrut­tu­ra­zio­ne infat­ti, la sto­ri­ca Are­na Civi­ca Gian­ni Bre­ra di Mila­no ria­pre le sue por­ta agli atle­ti del­la cit­tà. Resti­tui­ta «deci­sa­men­te più bel­la ai mila­ne­si» come affer­ma il sin­da­co Giu­sep­pe Sala alla chiu­su­ra dei lavori. 

L’atletica tor­na a casa. O for­se no? «E’ sta­to un rien­tro ama­ro. Per­ché non sap­pia­mo cosa suc­ce­de­rà doma­ni» scri­vo­no gli atle­ti sui social. Nes­su­no ne par­la, nes­su­no sa. Eppu­re pochi gior­ni fa l’Arena è sta­ta con­ces­sa a tito­lo qua­si sim­bo­li­co, per una cifra irri­so­ria, a un sin­go­lo richie­den­te pri­va­to, estro­met­ten­do con­se­guen­te­men­te tut­ti gli altri atle­ti rego­lar­men­te tes­se­ra­ti FIDAL da una fascia ora­ria gior­na­lie­ra di tut­ti i gior­ni feria­li. Con­ces­sio­ne che non ha pre­ce­den­ti nel­la sto­ria dell’impianto civi­co spor­ti­vo mila­ne­se. Con­ces­sio­ne – con­fe­ri­ta dal Comu­ne di Mila­no, di fat­to pro­prie­ta­rio dell’Arena – alla Sprint Aca­de­my SRL, socie­tà nata da un’idea di Sal­vi­no Tor­tu che con­ta, ad oggi, quat­tro soli tesserati.

«Una socie­tà che ope­ra nel mon­do dell’Atletica Leg­ge­ra con l’intento di pro­muo­ve­re, a 360 gra­di, la dif­fu­sio­ne di que­sto sport», si leg­ge sul loro sito inter­net. Ma evi­den­te­men­te il mes­sag­gio divie­ne vali­do solo per i tes­se­ra­ti alla loro socie­tà e non più per gli altri, i mol­ti che di que­sta pro­mo­zio­ne resta­no vit­ti­me. «Qua­le moti­vo può aver spin­to il Comu­ne a con­ce­de­re l’Arena a que­sta socie­tà ad un prez­zo sim­bo­li­co» ha scrit­to Gian­ni­no del­la Frat­ti­na sul Gior­na­le del 19 otto­bre «di 30 euro l’ora rispet­to ai 200 sta­bi­li­ti dai docu­men­ti pub­bli­ci?». 

La socie­tà ha por­ta­to come prin­ci­pa­le moti­va­zio­ne alla richie­sta di affit­to la neces­si­tà di alle­na­men­to di Filip­po Tor­tu (pri­ma­ti­sta ita­lia­no dei 100 metri con il tem­po si 9“99 secon­di). Atle­ta, però, tes­se­ra­to per le Fiam­me Gial­le e non per la Sprint Aca­de­my SRL. In più la pista di Gius­sa­no, dove l’atleta si alle­na rego­lar­men­te, attual­men­te in ristrut­tu­ra­zio­ne, sarà con­se­gna­ta nuo­va e pron­ta agli atle­ti a fine novem­bre. È quin­di una doman­da leci­ta chie­der­si se l’atleta si spo­ste­rà effet­ti­va­men­te ogni gior­no da casa fino a Mila­no per alle­nar­si pro­prio all’Arena.

E’ giusto dare risalto e riqualificazione a un luogo su cui sono stati investiti molti fondi; ma perché farlo a favore di pochi e a discapito di molti? Perché concedere la possibilità di allenamento solo ai loro tesserati?

Biso­gne­reb­be doman­dar­si se sia giu­sto pri­va­re tut­ti que­gli atle­ti che, dopo più di un anno di alle­na­men­ti in par­co Sem­pio­ne, nel buio e nel fan­go, han­no atte­so pazien­te­men­te di poter tor­na­re a casa. Han­no atte­so di poter­si alle­na­re nel­la loro Are­na. Civi­ca pro­prio per­ché di tut­ti, come mostra la stes­sa eti­mo­lo­gia del­la parola.

Non ci si può per­met­te­re di crea­re un pre­ce­den­te di pri­va­tiz­za­zio­ne dei pochi beni spor­ti­vi pub­bli­ci e civi­ci dell’Atletica Leg­ge­ra ita­lia­na, già tenu­ta in scar­sa con­si­de­ra­zio­ne e trop­po poco valo­riz­za­ta. Di que­sta con­sa­pe­vo­lez­za sono sicu­re e se ne sono fat­te por­ta­vo­ce mol­te stori­che socie­tà ita­lia­ne di Atle­ti­ca Leg­ge­ra che da decen­ni si alle­na­no all’Arena sen­za aver mai dovu­to chie­de­re il per­mes­so per poter­lo fare. In liber­tà, come è giu­sto che sia lo sport.

Tra que­ste ci sono la Ric­car­di, la Brac­co, ABC Pro­get­to Azzur­ri, Cus Pro Patria Mila­no, Nuo­va Atle­ti­ca Astro e Atle­ti­ca Mene­ghi­na che si è fat­ta por­ta­vo­ce del pro­ble­ma e si è atti­va­ta per sol­le­var­lo tra­mi­te let­te­ra fir­ma­ta.

«L’Arena appar­tie­ne alla col­let­ti­vi­tà dei mila­ne­si, è patri­mo­nio inclu­si­vo del nostro sport, ne costi­tui­sce un rife­ri­men­to sto­ri­co e una oppor­tu­ni­tà per il futu­ro» – scri­vo­no le socie­tà alla FIDAL – «non può esse­re accet­ta­bi­le che si con­tra­sti con la pos­si­bi­li­tà di ingres­si, com­pi­lan­do liste di pro­scri­zio­ne, poi­ché l’accesso in una strut­tu­ra pub­bli­ca non può esse­re un fat­to eccezionale». 

«Il rispet­to ver­so le miglia­ia di fami­glie ci spin­ge a vibra­re una pro­te­sta». Una pro­te­sta con­di­vi­sa, acco­ra­ta, sen­ti­ta. Una pro­te­sta «di civil­tà per le ragio­ni del­la con­di­vi­sio­ne, dell’eguaglianza» e del rispet­to di quel­la voca­zio­ne “civi­ca” di cui l’Arena Gian­ni Bre­ra si fa por­ta­vo­ce con il suo stes­so nome. Deri­va dal lati­no civis, cit­ta­di­no. Dei cit­ta­di­ni, degli atle­ti. Di tut­ti gli atle­ti. Un luo­go in cui poter con­ti­nua­re ad alle­nar­si, a cre­sce­re, diver­tir­si e cer­ca­re di rea­liz­za­re qual­co­sa che qual­cun altro ave­va det­to esse­re impos­si­bi­le. Con la for­za e il corag­gio dell’uguaglianza e la spe­ran­za del­la libertà.

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Giulia Ghirardi
Scri­vo quel­lo che non rie­sco a dire a paro­le. Amo cam­mi­na­re sot­to la piog­gia, i tuli­pa­ni ed esse­re sor­pre­sa. Sono attrat­ta da chi ha qual­co­sa da dire, dal­l’ar­te e dal­le emo­zio­ni fuo­ri luo­go. Sogno di vede­re il mon­do e di fare del­la mia vita un capolavoro.

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