Storie di libri: la letteratura su Instagram tra competenza e confronto

Storie di libri: la letteratura su Instagram tra competenza e confronto

Si può par­la­re di libri sui social net­work e inter­fac­ciar­si così con un pub­bli­co ampio sen­za tra­la­scia­re la dimen­sio­ne del­la discus­sio­ne e pro­po­nen­do chia­vi di let­tu­ra rigo­ro­se e pro­fon­de, nono­stan­te que­sti stru­men­ti in mol­te altre occa­sio­ni sem­bri­no anda­re in dire­zio­ni differenti?

Se si pren­de in con­si­de­ra­zio­ne l’esperienza di Miche­la Pro­cac­cian­tiGior­da­no Milo, stu­den­ti rispet­ti­va­men­te dei cor­si di lau­rea magi­stra­le in Let­te­re Moder­ne e Scien­ze Filo­so­fi­che alla Sta­ta­le di Mila­no, la rispo­sta a que­sta doman­da è più che posi­ti­va. Da qual­che anno infat­ti uti­liz­za­no i pro­pri pro­fi­li Insta­gram (@michelaprocaccianti e @giordanomilo) come spa­zi dove discu­to­no anche del­le loro letture.

Da quan­ti anni vi dedi­ca­te a que­sta attività? 

Miche­la: Dal 2017, ma è sta­to un pro­ces­so abba­stan­za len­to: ho ini­zia­to per il riscon­tro da par­te del­le per­so­ne che mi segui­va­no, all’epoca mol­te meno [attual­men­te sono cir­ca 11.200, ndr]. Nono­stan­te i nume­ri non mol­to alti, infat­ti c’era uno scon­tro abba­stan­za for­te, si appas­sio­na­va­no a quel­lo che dice­vo, e sic­co­me i libri li leg­go a pre­scin­de­re da Insta­gram ho pen­sa­to di ini­zia­re a discu­ter­ne qui in manie­ra più sensata.

Ho pen­sa­to a un blog però par­to dal pre­sup­po­sto che da frui­tri­ce non vedo mai i blog. A vol­te è vero lo spa­zio su Insta­gram non basta. Mi sono ritro­va­ta a taglia­re i post per que­stio­ni di spa­zio, ma è un com­pro­mes­so a cui si scende.

Gior­da­no: Nel 2018. Anche io come Miche­la ho ini­zia­to a pub­bli­ca­re del­le foto mol­to ran­dom sen­za com­men­tar­le e poi ho ini­zia­to ad appro­fon­di­re. Poi l’anno scor­so è arri­va­to anche il blog nato da un’esigenza non mia, mi è sta­to chie­sto di par­te­ci­pa­re a un blog tour. Se doves­si indi­ca­re uno spro­ne che mi ha dato più grin­ta direi il Salo­ne del Libro del 2019, nel qua­le ho fat­to richie­sta per il pass, che quell’anno han­no ini­zia­to a dare anche a chi gesti­va blog, pagi­ne Insta­gram ecc. Qui ho cono­sciu­to mol­tis­si­me per­so­ne che fan­no la stes­sa cosa. Sono restio a usa­re la paro­la boo­k­blog­ger, ma ho per­ce­pi­to un sen­ti­men­to di comu­ni­tà virtuale.

È da pri­ma del­la qua­ran­te­na che non pub­bli­co post sul­le mie let­tu­re, ma in gene­ra­le tro­vo che Insta­gram sia più faci­le da usa­re a que­sto sco­po. Io non gesti­sco gran­di nume­ri [un po’ più di 3200 fol­lo­wer, ndr] e va bene così, però cer­te vol­te vede­re che chi fa meno e pub­bli­ca con­te­nu­ti più super­fi­cia­li ha un segui­to mol­to mag­gio­re può esse­re un po’ demotivante.

Ave­te mai pen­sa­to di con­di­vi­de­re i vostri con­te­nu­ti su un pro­fi­lo pub­bli­co ad hoc?

Miche­la: Divi­de­re gli spa­zi? Non pen­so che lo farei mai, un po’ per pigri­zia e un po’ per­ché con­di­vi­de­rei gli stes­si con­te­nu­ti in entram­bi. Secon­do me fun­zio­na anche meglio: per esem­pio, alcu­ne per­so­ne han­no ini­zia­to a seguir­mi per i viag­gi e poi si sono inte­res­sa­ti anche alle mie let­tu­re, quin­di un pro­fi­lo uni­co è comun­que un vei­co­lo per con­vo­glia­re l’interesse per la lettura.

Gior­da­no: La pen­so asso­lu­ta­men­te allo stes­so modo. Ave­re un pro­fi­lo uni­co ha i suoi difet­ti, per­ché le per­so­ne che si stan­ca­no dei tuoi con­te­nu­ti poi ti defol­lo­wa­no, e que­sto può esse­re mol­to sec­can­te soprat­tut­to se a far­lo sono per­so­ne che cono­sci. Io però vivo la mia espe­rien­za su Insta­gram come un dia­rio del­la mia vita: la let­tu­ra fa par­te del­la mia esi­sten­za, è un pez­zo di essa che voglio con­di­vi­de­re con gli altri. Ci sono del­le par­ti del­la mia vita che io non con­di­vi­do a pre­scin­de­re, non sen­to l’esigenza di ave­re un pro­fi­lo secondario.

Ci sono gene­ri, auto­ri o epo­che che prediligete?

Miche­la: Il mio perio­do pre­fe­ri­to è il Nove­cen­to ita­lia­no, e ten­do natu­ral­men­te a leg­ge­re auto­ri di que­sto perio­do. I miei fol­lo­wers lo san­no e c’è il discor­so del­la fide­liz­za­zio­ne: fun­zio­na mol­to per­ché ho visto che quan­do vario c’è gen­te che mi segue anche se non par­lo di auto­ri ita­lia­ni morti.

Non leg­go mol­ti con­tem­po­ra­nei, soprat­tut­to quel­li ita­lia­ni, e se lo fac­cio è o per­ché mi ispi­ra il titolo/incipit/trama o per­ché devo leg­ger­li per il Bestia­rio let­te­ra­rio, il grup­po di let­tu­ra del Coli­brì, che mi ha fat­to sco­pri­re tito­li e auto­ri che non cono­sce­vo, come Annie Ernaux e Un’Odissea di Mendelsohn. 

Gior­da­no: Non ho mai con­si­de­ra­to gran­ché i gene­ri let­te­ra­ri, sono cate­go­rie che esi­sto­no e cre­do abbia­no una rile­van­za ma io sono un let­to­re onni­vo­ro da que­sto pun­to di vista. Ten­do di più a fide­liz­zar­mi sull’autore, pen­sa­vo in par­ti­co­la­re a Car­lo Emi­lio Gad­da, che mi è caro per­ché ricor­da­to come inge­gne­re-filo­so­fo. Ho un po’ que­sta idea di let­te­ra­tu­ra, cer­co sem­pre di leg­ger­la da un pun­to di vista filo­so­fi­co: cosa ha da dir­ci l’opera, oltre a rac­con­tar­ci una sto­ria? Quel­lo che distin­gue una sto­ria da un’altra e cosa ci comu­ni­ca. Leg­go anche filo­so­fia, anche se meno di quan­to si direb­be: natu­ral­men­te la leg­go per moti­vi di stu­dio, ma nel tem­po libe­ro pre­fe­ri­sco altre letture.

Da un annet­to ho ini­zia­to a col­la­bo­ra­re con un pro­fes­so­re di filo­lo­gia dell’Università del­la Cala­bria che diri­ge una col­la­na di clas­si­ci per Cara­vag­gio Edi­to­re. Que­sta col­la­bo­ra­zio­ne con­si­ste nel­la cor­re­zio­ne di boz­ze, ma abbia­mo anche tra­dot­to insie­me per la col­la­na “Clas­si­ci ritro­va­ti” un pic­co­lo rac­con­to del­la Bur­nett, atti­vi­tà che mi ha dato la pos­si­bi­li­tà di appro­fon­di­re alcu­ni auto­ri come Char­les Dic­kens, Jean Web­ster, Lucy Maud Mont­go­me­ry e Jero­me Kla­p­ka Jero­me attra­ver­so ope­re non canoniche. 

Come ana­liz­za­te i testi?

Miche­la: Quan­do ho dato l’esame di “Cri­ti­ca e teo­ria del­la let­te­ra­tu­ra” ho acqui­si­to cer­te com­pe­ten­ze nar­ra­to­lo­gi­che e nell’analisi ho ini­zia­to a tene­re in men­te mol­te cose. Per esem­pio, do mol­ta atten­zio­ne alla figu­ra del nar­ra­to­re. Ten­go mol­to con­to del tar­get di un libro e del suo fine, sono mol­to meno tran­chant che in pas­sa­to, e que­sto mi per­met­te di fini­re i libri. Anche quan­do espri­mo giu­di­zi nega­ti­vi cer­co di discu­te­re e acco­glie­re pun­ti di vista diver­si dal mio. È impor­tan­te scin­de­re il gusto dall’oggettività.

Gior­da­no: Abbia­mo lo stes­so approc­cio. Spes­so al Bestia­rio abbia­mo par­te­ci­pa­to a discus­sio­ni, ma abbia­mo sem­pre con­cor­da­to su un pun­to: l’autore deve giu­sti­fi­ca­re le inter­pre­ta­zio­ni del­la sua ope­ra non per prin­ci­pio di auto­ri­tà ma sul­la base dell’opera stes­sa. Sono pigno­lo, mi pia­ce tro­va­re il pelo nell’uovo e ho impa­ra­to un cer­to modo di leg­ge­re un’opera.

La cosa fon­da­men­ta­le non è ave­re chis­sà qua­li com­pe­ten­ze: non sono lau­rea­to in Let­te­re, mol­ti boo­k­blog­ger non lo sono. Il discri­mi­ne tra esse­re un buon o cat­ti­vo let­to­re non è la lau­rea o una gran­de biblio­te­ca: biso­gna capi­re quel­lo che si leg­ge e da allo­ra si può apprez­za­re tut­to. Pos­so dis­sen­ti­re per gusto. 

C’è anche un discor­so di respon­sa­bi­li­tà per chi è mol­to segui­to e cer­te vol­te può agi­re per il peg­gio: se allon­ta­ni una per­so­na da un testo meri­te­vo­le si pos­so­no fare dei dan­ni. Que­sto acca­de per esem­pio con le tra­du­zio­ni: cir­co­la­no infat­ti del­le recen­sio­ni che giu­di­ca­no buo­na una tra­di­zio­ne sul­la base del­la sola scor­re­vo­lez­za, cosa che non è un metro di giu­di­zio, per­ché il tra­dut­to­re non deve emen­da­re i limi­ti del testo originale.

Vi occu­pa­te pre­va­len­te­men­te di nar­ra­ti­va: pen­sa­te che un discor­so sul­la sag­gi­sti­ca pos­sa inse­rir­si in que­sto contesto?

Miche­la: Leg­go pochi sag­gi, e quel­li per l’università non li met­to su Insta­gram, anche se mi è capi­ta­to che mi chie­des­se­ro con­si­gli cri­ti­ci su Genet­te e suc­ce­de mol­to spes­so che quan­do dico che sto pre­pa­ran­do un esa­me mi chie­da­no cosa stia leg­gen­do. Sto leg­gen­do e con­di­vi­den­do però sag­gi sul fem­mi­ni­smo: ho let­to Il cor­po elet­tri­co, che toc­ca varie tema­ti­che e mol­te per­so­ne si sono sal­va­te il post e mi han­no sug­ge­ri­to altre let­tu­re. Sicu­ra­men­te può esse­re un pun­to di inte­res­se, però la sag­gi­sti­ca è come se doves­si cer­car­la tu come con­te­nu­ti su Insta­gram, men­tre la nar­ra­ti­va è più avvicinabile.

Gior­da­no: Dipen­de. Uno può benis­si­mo entra­re in libre­ria per com­pra­re sag­gi igno­ran­do la nar­ra­ti­va per­ché è loro inte­res­se. Io quan­do par­lo del­le mie let­tu­re di sag­gi­sti­ca sot­tin­ten­do sag­gi­sti­ca filo­so­fi­ca, e qui biso­gne­reb­be con­si­de­ra­re le dif­fe­ren­ze tra le diver­se bran­che del­la filo­so­fia. Gio­ca­no un ruo­lo mol­to impor­tan­te le col­la­ne edi­to­ria­li, come per esem­pio Raf­fael­lo Cor­ti­na, “Le Vele” di Einau­di, Later­za, Adel­phi e Mime­sis, che pro­pon­go­no tito­li di qualità.

Pro­spet­ti­ve per il futu­ro del­la vostra attività?

Miche­la: Ho inten­zio­ne di por­tar­la avan­ti ma per quan­to riguar­da il futu­ro le inco­gni­te sono mol­te, in que­sto momen­to la mia testa è con­cen­tra­ta sul cosa fare del­la mia vita. Con­ti­nue­rò a par­la­re dei miei auto­ri del cuo­re e alcu­ni del Nove­cen­to, a par­te­ci­pa­re al Bestia­rio e al grup­po di let­tu­ra su Mid­night Sun.

La vivo in manie­ra spon­ta­nea, non voglio met­ter­mi in cat­te­dra, mi sen­to in ansia quan­do con­si­glio un libro. Con chi mi segue ho un rap­por­to di pari­tà, mi sem­bra l’unico pos­si­bi­le. Pen­so che mi veda­no come una per­so­na mol­to basic, come la loro com­pa­gna di banco.

Gior­da­no: Ten­den­zial­men­te con­ti­nue­rei, fin­ché non avrò un moti­vo per smet­te­re, anche se farei tut­to con i miei tem­pi. Non deve esse­re una respon­sa­bi­li­tà per me, lo fac­cio per­ché mi diver­to, non deve diven­ta­re un peso. Una pro­po­sta pro­ve­nien­te da ester­ni natu­ral­men­te è un discor­so diverso.

Sono ono­ra­tis­si­mo quan­do qual­cu­no mi dice che ha segui­to i miei con­si­gli, ma i nume­ri sono pic­co­li, mi fa un po’ stra­no, mi sen­to in imba­raz­zo a dire “i miei fol­lo­wers”. Con­di­vi­do quel­lo che ha det­to Miche­la sul non par­la­re come fos­si­mo in cat­te­dra: gli obiet­ti­vi nel­la vita sono altri, que­sta atti­vi­tà è pia­ce­vo­le, ma non è un bigliet­to da visi­ta per il lavoro.

Sto cer­can­do di approc­ciar­mi al mon­do del­la tra­du­zio­ne per­ché mi pia­ce­reb­be poter tra­dur­re i testi filo­so­fi­ci su cui lavo­ro in lin­gua ori­gi­na­le, e da qual­che par­te biso­gna ini­zia­re. Tra­dur­re mi pia­ce e il lavo­ro nell’editoria non è una cosa che esclu­do. Non so però fino a che pun­to la frui­zio­ne di que­sti con­te­nu­ti sui social sia atten­ta e peculiare.

Imma­gi­ni di coper­ti­na: ©Miche­la Pro­cac­cian­ti e ©Gior­da­no Milo

Con­di­vi­di:
Carla Ludovica Parisi
Lau­rean­da in Let­te­re Moder­ne dagli oriz­zon­ti non solo uma­ni­sti­ci. Amo la com­ples­si­tà, le sfi­de e i pro­ble­mi da risolvere.

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