Trieste Next 2020: ricerca scientifica tra presente e futuro

Nel fine set­ti­ma­na com­pre­so fra il 25 ed il 27 set­tem­bre 2020 si è tenu­to, a Trie­ste, il Festi­val del­la Ricer­ca Scien­ti­fi­ca: Trie­ste Next 2020. Il Festi­val, tra­mi­te un ciclo di con­fe­ren­ze, ha pre­sen­ta­to al pub­bli­co alcu­ni temi di fon­da­men­ta­le impor­tan­za per il pre­sen­te e per il futu­ro pros­si­mo. Gra­zie alla par­te­ci­pa­zio­ne del­la Fon­da­zio­ne AIRC per la Ricer­ca sul Can­cro, que­sto tema ha avu­to un ruo­lo cen­tra­le: sia esper­ti che gio­va­ni ricer­ca­to­ri han­no con­di­vi­so i loro per­cor­si di ricer­ca e le loro idee mostran­do come un pro­ble­ma com­ples­so pre­ve­da una solu­zio­ne com­ples­sa. Que­sta si può rag­giun­ge­re sol­tan­to attra­ver­so per­cor­si non linea­ri, frut­to del­l’u­nio­ne del­le cono­scen­ze e dei modi di approc­cia­re la real­tà pro­pri di diver­se discipline. 

Particolare impegno si è profuso per illustrare come il crescente sviluppo delle nuove tecnologie possa aiutare il genere umano nella lotta contro il cancro. È stato molto illuminante l’intervento di tre giovani scienziati, di cui due esperti di nanotecnologie: Luca Tirinato e Valerio Voliani.


Il pri­mo, gra­zie alla Spet­tro­sco­pia Raman — una tec­ni­ca di ana­li­si dei mate­ria­li — osser­va e stu­dia tumo­ri del colon anco­ra vivi. I suoi espe­ri­men­ti gli han­no per­mes­so di nota­re che il quan­ti­ta­ti­vo di lipid dro­ple­ts (goc­cio­li­ne di gras­so, spes­so uti­liz­za­te come riser­va) nel­le cel­lu­le sta­mi­na­li tumo­ra­li è mag­gio­re rispet­to a quel­lo del­le altre cel­lu­le che com­pon­go­no il tumo­re. Le cel­lu­le sta­mi­na­li tumo­ra­li sono spes­so resi­sten­ti a radio-che­mio­te­ra­pia, per­met­ten­do così al can­cro di rige­ne­rar­si mol­to in fret­ta. Pro­ba­bil­men­te, l’ingente pre­sen­za di lipid dro­ple­ts non tro­va giu­sti­fi­ca­zio­ne solo in fun­zio­ne del meta­bo­li­smo, ma vie­ne sfrut­ta­ta da que­ste cel­lu­le in un modo anco­ra sconosciuto. 

Per stu­dia­re que­ste goc­ce, Luca Tiri­na­to e col­le­ghi han­no svi­lup­pa­to super­fi­ci nano-inge­gne­riz­za­te ispi­ra­te all’epidermide idro­re­pel­len­te dei fio­ri di loto. Le goc­cio­li­ne di gras­so non col­las­sa­no, ma man­ten­go­no una for­ma sfe­ri­ca e se ne può ana­liz­za­re la com­po­si­zio­ne, varia­bi­le da indi­vi­duo a indi­vi­duo. L’analisi del­la com­po­si­zio­ne del­le goc­ce di uno spe­ci­fi­co sog­get­to con­sen­ti­reb­be dun­que di svi­lup­pa­re una tera­pia mira­ta al sin­go­lo indi­vi­duo, cali­bra­ta sul­la base del pro­fi­lo lipi­di­co del pazien­te.

Vale­rio Volia­ni, inve­ce, è un chi­mi­co e si occu­pa di un metal­lo spe­ci­fi­co: l’o­ro. Gli ato­mi di que­sto ele­men­to, ordi­na­ti in una spe­ci­fi­ca dispo­si­zio­ne geo­me­tri­ca, pos­so­no assor­bi­re l’energia tra­spor­ta­ta dal­la luce ros­sa ed in tal modo scal­dar­si incre­di­bil­men­te. Se inglo­ba­ti in una cel­lu­la e irra­dia­ti con luce ros­sa, spri­gio­na­no un calo­re tale da por­ta­re alla mor­te la cel­lu­la stes­sa. Sfrut­ta­re que­sta pro­prie­tà ai dan­ni del­le cel­lu­le tumo­ra­li può esse­re mol­to uti­le per incre­men­ta­re l’efficacia del­la radioterapia. 

Sfor­tu­na­ta­men­te, biso­gna con­si­de­ra­re una con­tro­in­di­ca­zio­ne: una vol­ta uti­liz­za­ti per bru­cia­re le cel­lu­le tumo­ra­li, gli ato­mi d’o­ro riman­go­no nel­l’or­ga­ni­smo in cui il tumo­re si è svi­lup­pa­to. Per ovvia­re a que­sto pro­ble­ma, il team di ricer­ca di Volia­ni ha svi­lup­pa­to una nano-strut­tu­ra, di aspet­to simi­le ad un frut­to del­la pas­sio­ne, che con­tie­ne minu­tis­si­me par­ti­cel­le di oro. Una vol­ta all’in­ter­no del­la cel­lu­la tumo­ra­le, il dispo­si­ti­vo con­sen­te all’o­ro di svol­ge­re la pro­pria fun­zio­ne per poi disgre­gar­si, indi­riz­zan­do le par­ti­cel­le di metal­lo nel cir­co­lo san­gui­gno, in dire­zio­ne dei reni. 

L’esperienza di entrambi questi scienziati sottolinea l’importanza cruciale di due aspetti della ricerca: l’osservazione della natura, inesauribile fonte di ispirazione e problem solver da 3,5 miliardi di anni, e l’integrazione di diverse conoscenze nel proprio percorso di indagine.

Solo osser­van­do siste­mi com­ples­si e ade­guan­do le nostre pro­po­ste al gra­do di com­ples­si­tà potre­mo spe­ra­re di agi­re su deter­mi­na­te real­tà.

Arti­co­lo di Danie­le Di Bel­la.

Foto di coper­ti­na: triestenext.it.

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Daniele Di Bella
Sono Danie­le, da gran­de voglio fare il bio­fi­si­co, esplo­ra­re l’Ar­ti­de e lavo­ra­re in Antar­ti­de. Al momen­to stu­dio Quan­ti­ta­ti­ve Bio­lo­gy, leg­go, mi inte­res­so di ambien­te e scri­vo per Vulcano.

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