USA 2020. Biden in testa, ma la partita è ancora aperta

Questa rubrica racconta la campagna elettorale americana in vista del voto del 3 novembre. A questo link le puntate precedenti.


Man­ca­no cin­que gior­ni al 3 novem­bre, momen­to fina­le del­le ele­zio­ni. Qua­si 70 milio­ni di ame­ri­ca­ni han­no già vota­to: mol­tis­si­mi per posta, mol­ti altri di per­so­na – come il pre­si­den­te Trump, che è anda­to ai seg­gi in Flo­ri­da. Biden e Trump stan­no inten­si­fi­can­do comi­zi e appa­ri­zio­ni, cer­can­do di con­so­li­da­re le pro­prie posi­zio­ni e di gua­da­gna­re, nel­le bat­tu­te fina­li, ulte­rio­ri consensi.

Il 24 otto­bre Trump ha votato

I sondaggi

Da mesi i son­dag­gi nazio­na­li dan­no Joe Biden in testa. In que­sto momen­to la media dei son­dag­gi ela­bo­ra­ta dall’affidabile sito Five­Thir­tyEight asse­gna al can­di­da­to demo­cra­ti­co il 52,3%, più di 9 pun­ti sopra al pre­si­den­te repub­bli­ca­no, che si fer­ma al 42,8%. Real­Clear­Po­li­tics, nel­la sua media, pre­ve­de Biden al 50,8% e Trump al 43,0%. Un distac­co net­to. Non biso­gna dimen­ti­ca­re però che il voto non avvie­ne su base nazio­na­le: i can­di­da­ti devo­no vin­ce­re nei vari sta­ti e con­qui­sta­re i gran­di elet­to­ri che ogni sta­to met­te in palio. Saran­no poi i gran­di elet­to­ri, in dicem­bre, a eleg­ge­re for­mal­men­te il pre­si­den­te. Nel 2016 Hil­la­ry Clin­ton vin­se con oltre 2 milio­ni di voti di van­tag­gio (rispet­tan­do le pre­vi­sio­ni dei son­dag­gi nazio­na­li), ma Trump riu­scì a pre­va­le­re di pochi voti in alcu­ni sta­ti deci­si­vi, che asse­gna­no mol­ti gran­di elet­to­ri, e vin­se la presidenza.

Dal sito RealClearPolitics

Biso­gna dun­que pre­sta­re atten­zio­ne ai sin­go­li sta­ti. Stan­doFive­Thir­tyEight, tra gli sta­ti in bili­co, dove Trump vin­se nel 2016 otte­nen­do i suc­ces­si deci­si­vi per la vit­to­ria, Biden è avan­ti in Michi­gan (16 gran­di elet­to­ri, van­tag­gio di oltre 8 pun­ti), in Penn­syl­va­nia (20 gran­di elet­to­ri, di 5 pun­ti), in Wiscon­sin (10 gran­di elet­to­ri, di 7 pun­ti), in Ari­zo­na (11 gran­di elet­to­ri, di qua­si 3 pun­ti). In North Caro­li­na (15 gran­di elet­to­ri) e in Geor­gia (16) il distac­co è infe­rio­re ai 3 pun­ti, entro i mar­gi­ni di erro­re, anche se Biden appa­re in lie­ve van­tag­gio. I due sta­ti tra­di­zio­nal­men­te in bili­co, Flo­ri­da (29) e Ohio (18), spes­so deci­si­vi nel­le pas­sa­te ele­zio­ni, arri­va­no al voto rispet­ti­va­men­te con Biden avan­ti del 2,3% e Trump dell’1,5%. In Texas, infi­ne, secon­do mol­ti osser­va­to­ri l’antica e con­so­li­da­ta mag­gio­ran­za repub­bli­ca­na è in affan­no, sot­to la pres­sio­ne dei cam­bia­men­ti socia­li e demo­gra­fi­ci del­le sta­to, sem­pre più popo­la­to da immi­gra­ti lati­noa­me­ri­ca­ni: al momen­to Trump sem­bra resi­ste­re, in van­tag­gio di 1,2%.

Biden dun­que appa­re in van­tag­gio anche nel com­ples­so degli sta­ti. Però la par­ti­ta non è affat­to chiu­sa: una rimon­ta dell’ultimo momen­to in alcu­ni con­te­sti deci­si­vi – ad esem­pio gli stes­si dove pre­val­se nel 2016 – potreb­be con­sen­ti­re a Trump di vin­ce­re o comun­que di intac­ca­re il distac­co del­lo sfi­dan­te demo­cra­ti­co. Il fat­to che mol­ti elet­to­ri abbia­no già vota­to è un segna­le posi­ti­vo per Biden, ma la mobi­li­ta­zio­ne dei repub­bli­ca­ni il gior­no del voto, di per­so­na, potreb­be modi­fi­ca­re la ten­den­za gene­ra­le. Inol­tre, non biso­gna sot­to­va­lu­ta­re vari altri feno­me­ni di cui abbia­mo par­la­to nel­le scor­se pun­ta­te: dal red mira­ge, al tem­po limi­ta­to con­ces­so per lo spo­glio dei voti per posta, alla len­tez­za del­lo scru­ti­nio, al fat­to che lo spo­glio di alcu­ni sta­ti ini­zi quan­do in altri si stia anco­ra votan­do. Il momen­to deci­si­vo, insom­ma, sarà la not­te elet­to­ra­le del 3 novembre.


Senato e Camera

Non si vota solo per il pre­si­den­te. Il 3 novem­bre gli elet­to­ri dovran­no eleg­ge­re 35 sena­to­ri su 100 – il Sena­to, ora a mag­gio­ran­za repub­bli­ca­na, rin­no­va ogni due anni un ter­zo dei suoi mem­bri – e tut­ti i 435 depu­ta­ti del­la Came­ra dei Rap­pre­sen­tan­ti – che al momen­to è in mano ai demo­cra­ti­ci. Se i repub­bli­ca­ni doves­se­ro man­te­ne­re il con­trol­lo del Sena­to rap­pre­sen­te­reb­be­ro una note­vo­le spi­na nel fian­co dell’eventuale pre­si­den­za Biden, men­tre se i demo­cra­ti­ci doves­se­ro con­qui­star­lo la vit­to­ria sareb­be anco­ra più lar­ga e chia­ra. Il man­da­to dei depu­ta­ti del­la Came­ra dura due anni (quin­di nel 2022 dovran­no esse­re rin­no­va­ti), men­tre quel­lo dei sena­to­ri dura 6 anni.

Il 26 otto­bre Biden ha par­te­ci­pa­to al popo­la­re pro­gram­ma “60 minu­tes” su Cbs

L’ultimo dibattito

Il 23 otto­bre Nbc ha orga­niz­za­to il secon­do e ulti­mo dibat­ti­to tra i due can­di­da­ti. Il con­fron­to è sta­to più civi­le e com­po­sto del pre­ce­den­te, anche se altret­tan­to inten­so. Trump è appar­so più ordi­na­to e coe­ren­te: non ha inter­rot­to l’avversario, ha rimar­ca­to più vol­te la lun­ghis­si­ma car­rie­ra poli­ti­ca di Biden (“Per­ché que­ste cose non le hai fat­te pri­ma”) e ha cer­ca­to di ricon­qui­sta­re il con­sen­so del­le fran­ge più mode­ra­te dell’elettorato, che sem­bra aver allon­ta­na­to, negli ulti­mi mesi, con i suoi toni duri e sopra le righe. Biden si è dimo­stra­to più vita­le, par­ti­co­lar­men­te inci­si­vo in mate­ria di wel­fa­re e sani­tà. La mode­ra­tri­ce Kri­sten Wel­ker ha man­te­nu­to le redi­ni, evi­tan­do le dege­ne­ra­zio­ni del pri­mo dibat­ti­to; anche la rego­la del­lo spe­gni­men­to auto­ma­ti­co del micro­fo­no, per evi­ta­re sovrap­po­si­zio­ni, ha sor­ti­to effet­ti positivi.

Secon­do il fact chec­king del­la Cnn Trump ha riem­pi­to i suoi inter­ven­ti, anche que­sta vol­ta, di nume­ro­sis­si­me bugie e misti­fi­ca­zio­ni: ha soste­nu­to che il vac­ci­no è già pron­to, che Biden ha rice­vu­to finan­zia­men­ti dal­la Rus­sia, ha det­to che il suo avver­sa­rio vuo­le “ren­de­re socia­li­sta” l’assistenza medi­ca. Tut­to falso.

Gli highlights del­l’ul­ti­mo dibattito

Un momen­to deci­si­vo è avve­nu­to alla fine del dibat­ti­to. Biden ha assi­cu­ra­to di voler avvia­re una tran­si­zio­ne (per la veri­tà già in cor­so) dal frac­king, l’estrazione di gas e petro­lio, ver­so siste­mi più puli­ti di pro­du­zio­ne dell’energia. Trump l’ha incal­za­to – “Que­sta è una gros­sa affer­ma­zio­ne” – e l’ha mes­so in dif­fi­col­tà, accu­san­do­lo di voler toglie­re il lavo­ro ai milio­ni di ame­ri­ca­ni impie­ga­ti in que­ste atti­vi­tà. E ha con­clu­so: “Ve ne ricor­de­re­te Texas, Penn­syl­va­nia, Okla­ho­ma?”, facen­do rife­ri­men­to ad alcu­ni sta­ti pesan­ti dal pun­to di vista elet­to­ra­le dove mol­tis­si­me per­so­ne lavo­ra­no nel set­to­re. Nei gior­ni suc­ces­si­vi la cam­pa­gna di Trump si è con­cen­tra­ta sul pun­to, rilan­cian­do­lo sui social e negli spot tele­vi­si­vi. Secon­do alcu­ni osser­va­to­ri può esse­re la scin­til­la in gra­do di cam­bia­re il cor­so del­le ele­zio­ni. Sarà così? 


Barrett è la nuova giudice

Il 26 otto­bre il Sena­to ha con­fer­ma­to in tem­pi record (solo sei set­ti­ma­ne) la nuo­va giu­di­ce del­la Cor­te Supre­ma: è la con­ser­va­tri­ce Amy Coney Bar­rett, pro­po­sta da Trump. Bar­rett ha giu­ra­to poco dopo: nei pros­si­mi gior­ni si uni­rà agli altri giu­di­ci, con­tri­buen­do alle pros­si­me deci­sio­ni del­la Cor­te su temi deci­si­vi come lo scru­ti­nio dei voti per posta in alcu­ni sta­ti.

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Michele Pinto
Stu­den­te di giu­ri­spru­den­za. Quan­do non leg­go, mi guar­do intor­no e mi fac­cio mol­te domande.

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