USA 2020. “Lei è il presidente!”

Questa rubrica racconta la campagna elettorale americana in vista del voto del 3 novembre. A questo link le puntate precedenti.


Meno di due set­ti­ma­ne dal voto del 3 novem­bre che deci­de­rà il pros­si­mo inqui­li­no del­la Casa Bian­ca. Buo­na noti­zie per Biden e cat­ti­ve per Trump: le ele­zio­ni, stan­do ai son­dag­gi, sem­bra­no già decise.


Interviste incrociate

Savan­nah Guth­rie è un nome che fino a qual­che gior­no fa non avreb­be det­to gran­chè. Gior­na­li­sta di Nbc, 48 anni, è all’improvviso dive­nu­ta l’eroina dei demo­cra­ti­ci di tut­ti gli Sta­ti Uni­ti per aver mes­so pra­ti­ca­men­te in ginoc­chio Donald Trump con una fra­se che pas­se­rà alla sto­ria. Dopo che die­ci gior­ni fa Donald Trump era risul­ta­to posi­ti­vo al Coro­na­vi­rus la cam­pa­gna pre­si­den­zia­le ave­va subi­to una bat­tu­ta d’arresto, Biden si era pre­so una ono­re­vo­le pau­sa dagli attac­chi al pre­si­den­te repub­bli­ca­no e Trump sem­pli­ce­men­te era in ospedale. 

Ma non appe­na è usci­ta la noti­zia del­la sua gua­ri­gio­ne i toni si sono riac­ce­si e la cam­pa­gna è rico­min­cia­ta, pur se in manie­ra diver­sa e rigo­ro­sa­men­te a distan­za, alme­no per il momen­to. Qual­che gior­no fa infat­ti son tor­na­ti in sce­na i dibat­ti­ti pre­si­den­zia­li, ma in una for­ma ben diver­sa. Si è infat­ti opta­to per un “town hall”, una sor­ta di dibat­ti­to a distan­za, con entram­bi i can­di­da­ti inter­vi­sta­ti in zone diver­se degli Sta­ti Uni­ti, su reti tele­vi­si­ve diver­se, nel­lo stes­so momen­to. Poco da dire su Joe Biden, che a Phi­la­del­phia ha man­te­nu­to la cal­ma e la com­po­stez­za di chi sa di ave­re un van­tag­gio cospi­cuo e di non dover fare altro che asse­con­da­re la marea che in que­sto momen­to lo dà avan­ti di qua­si 11 pun­ti rispet­to a The Donald

Duran­te il suo paca­to town hall Joe Biden ha par­la­to anche di poli­ti­ca estera

Com’è anda­to Trump? Basta leg­ge­re il tito­lo per capi­re che non è anda­ta benis­si­mo. Trump ha fat­to mol­ta fati­ca a giu­sti­fi­ca­re tut­te le sue azio­ni, che anda­va­no dall’essere risul­ta­to posi­ti­vo al Coro­na­vi­rus, su cui per­man­go­no anco­ra mol­ti dub­bi come ad esem­pio quan­do è risul­ta­to posi­ti­vo, alla que­stio­ne ine­ren­te all’indagine del New York Times sul­le tas­se paga­te, fino al suo sup­por­to pas­si­vo ai grup­pi supre­ma­ti­sti bian­chi e di estre­ma destra, ed in ulti­mo a teo­rie com­plot­ti­sti­che che con pro­ve di dub­bia veri­di­ci­tà vor­reb­be­ro lega­re Biden a con­tat­ti inop­por­tu­ni con l’Ucraina tra­mi­te il figlio Hun­ter. A tal pro­po­si­to ha fat­to mol­to discu­te­re l’articolo del gior­na­le New York Post, che avreb­be indi­vi­dua­to (in modo con­tro­ver­so e poco cre­di­bi­le, secon­do mol­ti) un lega­me mol­to for­te tra la fami­glia Biden e la com­pa­gnia ener­ge­ti­ca ucrai­na Buri­sma

Inter­ro­ga­to su alcu­ni suoi ret­weet, su que­sta ed altre news, ecco anda­re in sce­na lo show vero e pro­prio. Alla rispo­sta di Trump che soste­ne­va “fos­se solo un ret­weet, che comun­que le per­so­ne si sareb­be­ro fat­te la pro­pria opi­nio­ne”, Guth­rie lo affon­da facen­do­gli nota­re che “Lei è il Pre­si­den­te, non uno zio paz­zo che ret­weet­ta qual­sia­si cosa”. Poco da aggiun­ge­re, per­ché fon­da­men­tal­men­te la fra­se si com­men­ta da sola. 

16 otto­bre: town hall del pre­si­den­te Trump

Si nota come dall’inizio del­la cam­pa­gna Trump ha in gene­ra­le per­so nume­ro­si con­fron­ti con i gior­na­li­sti, che sono ripe­tu­ta­men­te riu­sci­ti ad incal­zar­lo con doman­de sco­mo­de alle qua­li Trump più vol­te non è sem­pli­ce­men­te sta­to in gra­do di con­tro­bat­te­re, cosa di per sé sin­to­ma­ti­ca del­le sue dif­fi­col­tà, lui che era sem­pre sta­to in gra­do fino­ra di elu­de­re le doman­de sco­mo­de e di non lasciar­si tra­vol­ge­re.


L’ultimo dibattito televisivo

Nel frat­tem­po è già sta­to annun­cia­to che il secon­do dibat­ti­to tra Donald Trump e Joe Biden, che si ter­rà que­sta not­te, pre­ve­de­rà rego­le mol­to diver­se. La più impor­tan­te, i micro­fo­ni dei can­di­da­ti ver­ran­no spen­ti a tur­no per con­sen­ti­re a cia­scun can­di­da­to di poter par­la­re due minu­ti sen­za inter­ru­zio­ni. Noti­zia che non deve sor­pren­de­re, dato che già dopo il pri­mo dibat­ti­to, dove Trump arri­vò ad inter­rom­pe­re Biden per ben 71 vol­te con­tro le 21 di Biden, la Com­mis­sio­ne sui dibat­ti­ti ave­va annun­cia­to cam­bia­men­ti in tal senso. 


Corte Suprema, finite le audizioni

Sono anda­te avan­ti al Sena­to le audi­zio­ni del­la giu­di­ce Amy Coney Bar­rett, nomi­na­ta da Trump alla Cor­te Supre­ma, che in que­sti gior­ni è sta­ta chia­ma­ta a rispon­de­re a diver­se doman­de in vista del voto che dovrà rati­fi­ca­re la sua nomi­na. Bar­rett si è fat­ta nota­re soprat­tut­to per la sua com­po­stez­za e riso­lu­zio­ne nel non pre­sen­tar­si come una giu­di­ce trop­po seve­ra né trop­po “chiu­sa”, in par­te evi­tan­do pro­gres­si­va­men­te di rispon­de­re alle doman­de più diret­te, in par­te ammor­bi­den­do leg­ger­men­te le sue posi­zio­ni con­tro chi la con­si­de­ra capa­ce di affon­da­re alcu­ne del­le leg­gi pro­gres­si­ste appro­va­te sot­to l’amministrazione Oba­ma. Si teme infat­ti uno spo­sta­men­to a destra del­la Cor­te Supre­ma per decen­ni, pro­spet­ti­va che in tut­ti i modi i sena­to­ri demo­cra­ti­ci stan­no cer­can­do di evi­ta­re, sfrut­tan­do la que­stio­ne a pro­prio van­tag­gio in vista del­le ele­zio­ni del 3 novem­bre, inter­ro­gan­do Bar­rett su que­stio­ni socia­li di impor­tan­za ele­va­tis­si­ma ma con scar­so suc­ces­so, data la fin qui otti­ma gestio­ne del­le rispo­ste da par­te di Barrett. 

Il 12 otto­bre Coney Bar­rett ha pro­nun­cia­to que­sto discor­so introduttivo

Chi ha già votato

Il voto anti­ci­pa­to intan­to con­ti­nua a far discu­te­re. Al 18 otto­bre sono sta­ti espres­si cir­ca 28 milio­ni di voti, cifra record che fa impal­li­di­re la sta­ti­sti­ca di quat­tro anni fa, dove il tota­le dei voti anti­ci­pa­ti fu di poco infe­rio­re ai 6 milio­ni. Ma anco­ra più sor­pren­den­te è quan­to sta acca­den­do col voto per posta. La Cor­te Supre­ma infat­ti ha sta­bi­li­to che in Penn­syl­va­nia, uno degli sta­ti in bili­co più impor­tan­ti, i voti per posta saran­no con­ta­ti se saran­no rice­vu­ti entro tre gior­ni dall’election day, anche se pri­vi di un tim­bro posta­le leg­gi­bi­le. Ad usci­re scon­fit­ti da que­sta deci­sio­ne sono sen­za dub­bio Trump ed i repub­bli­ca­ni, che inve­ce avreb­be­ro volu­to che fos­se­ro con­ta­te solo le sche­de con­se­gna­te entro l’election day

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Riccardo Sozzi
Da buon scien­zia­to poli­ti­co mi fac­cio sem­pre tan­te doman­de, trop­pe for­se. Scri­vo di tut­to e di più, per­ché ogni sto­ria meri­ta di esse­re rac­con­ta­ta. γνῶθι σαυτόν

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