Abdelhakim Elliasmine, una gara contro la burocrazia italiana

È un tema sem­pre attua­le quel­lo del­la richie­sta del­la cit­ta­di­nan­za nel nostro Pae­se. Ritor­na infat­ti spes­so nei tito­li di gior­na­le o in tele­vi­sio­ne, qua­si sem­pre in segui­to a fat­ti di cro­na­ca che riac­cen­do­no il dibat­ti­to, come nel caso di Ramy, il ragaz­zo che ave­va con­tri­bui­to ad evi­ta­re la tra­ge­dia del pull­man sco­la­sti­co nel mar­zo 2019 (di cui abbia­mo par­la­to nell’articolo a que­sto link).

In Ita­lia la cit­ta­di­nan­za vie­ne otte­nu­ta auto­ma­ti­ca­men­te per iure san­gui­nis o per nasci­ta in ter­ri­to­rio ita­lia­no (al com­pi­men­to dei 18 anni); i cit­ta­di­ni stra­nie­ri che non sono nati qui pos­so­no inve­ce pre­sen­ta­re la doman­da, a deter­mi­na­te con­di­zioni, se risie­do­no sul ter­ri­to­rio da alme­no 10 anni. Nell’iter con­fu­so e infi­ni­to del­la richie­sta si è ritro­va­to anche Abde­lha­kim Ellia­smi­ne, ven­tu­nen­ne di ori­gi­ni maroc­chi­ne, mez­zo­fon­di­sta ber­ga­ma­sco che vive in Ita­lia ormai dal 2008, quan­do rag­giun­se con la fami­glia il padre qui dal 1999, anno di nasci­ta dell’atleta.

Abdelhakim inizia la carriera sportiva proprio nel suo paese di origine, seguendo i passi dei più grandi, per poi iscriversi alla società di atletica leggera di Brembate Sopra. 

Ad oggi cor­re per l’Atle­ti­ca Ber­ga­mo 59, sot­to la gui­da di Rug­ge­ro Sala, e un anno fa ha avan­za­to la richie­sta del­la cit­ta­di­nan­za “per meri­ti spor­ti­vi”. Que­sta dina­mi­ca non è una novi­tà: nel 2015 Yas­si­ne Rachik, un altro mez­zo­fon­di­sta ita­lia­no clas­se ’93, ave­va dovu­to ricor­re­re alla piat­ta­for­ma change.org per lan­cia­re la sua peti­zio­ne con l’obiettivo di poter cor­re­re ai cam­pio­na­ti euro­pei del­lo stes­so anno. Gra­zie a 21000 fir­ma­ta­ri, Rachik era riu­sci­to ad otte­ne­re in tem­pi più o meno bre­vi la cit­ta­di­nan­za e quin­di il pass per gli Euro­pei. Nono­stan­te suo­ni qua­si para­dos­sa­le il dover ricor­re­re a una piat­ta­for­ma per que­sto tipo di pro­ble­ma­ti­che, la sto­ria si ripe­te, come si suol dire, e oggi è il tur­no di Abdelhakim.

Ma che cosa com­por­ta esse­re in pos­ses­so del­la cit­ta­di­nan­za a livel­lo spor­ti­vo? Per pri­ma cosa l’atleta di Ber­ga­mo potreb­be vesti­re la maglia del­la nazio­na­le e di con­se­guen­za par­te­ci­pa­re a com­pe­ti­zio­ni inter­na­zio­na­li, in secon­do luo­go avreb­be la pos­si­bi­li­tà di entra­re a far par­te di un cor­po mili­ta­re, uno dei pochi, se non l’unico modo per pra­ti­ca­re atle­ti­ca a livel­lo pro­fes­sio­ni­sti­co nel nostro paese.

E Abde­lha­kim potreb­be rien­tra­re a pie­no tito­lo nel­la squa­dra ita­lia­na per par­te­ci­pa­re a mon­dia­li ed euro­pei di cate­go­ria: da quan­do cor­re a livel­lo ago­ni­sti­co ha vin­to infat­ti 10 tito­li ita­lia­ni tra 800, 1500 e cross-coun­try, l’ultimo lo scor­so set­tem­bre quan­do si è lau­rea­to cam­pio­ne ita­lia­no cate­go­ria pro­mes­se pro­prio sui 1500, dopo un anno pro­ble­ma­ti­co, con la mag­gior par­te del­le com­pe­ti­zio­ni can­cel­la­te cau­sa Coro­na­vi­rus e sva­ria­ti pro­ble­mi fisi­ci del­lo stes­so atle­ta. Veder­lo cor­re­re è uno spet­ta­co­lo: leg­ge­ro e scat­tan­te, com­pe­te da anni con ragaz­zi ita­lia­ni tan­to quan­to lui. 

Ma, nonostante i 10 anni di residenza e i titoli vinti, ancora non si vede la fine di questa ennesima battaglia.

L’argomento era tor­na­to in auge dopo il caso Sua­rez, quan­do l’attaccante uru­gua­ia­no era sta­to pro­ta­go­ni­sta di un esa­me far­sa di ita­lia­no all’università per Stra­nie­ri di Peru­gia, al fine di otte­ne­re in bre­ve il pas­sa­por­to e gio­ca­re per la Juven­tus. Sul tema si era espres­sa un’altra atle­ta ita­lia­na, una del­le prin­ci­pa­li pala­di­ne di que­sta lot­ta, Madam Daniel­le, pesi­sta clas­se ’98 di ori­gi­ni camerunesi.

Alla doman­da “che cosa ti dà più fasti­dio di tut­ta que­sta situa­zio­ne?” Abde­lha­kim rispon­de così:

Nel­le cate­go­rie gio­va­ni­li avrei par­te­ci­pa­to a tan­te gare con la nazio­na­le, ma pur­trop­po a cau­sa del­la cit­ta­di­nan­za non ho potu­to. Ora sto anco­ra spe­ran­do che me la dia­no per poter com­pe­te­re nel­le pros­si­me gare inter­na­zio­na­li e ono­ra­re il pae­se dove sono cre­sciu­to. Ciò che mi dà più fasti­dio è che sono in Ita­lia da 12 anni, mi sono diplo­ma­to qua, ho vin­to 10 tito­li ita­lia­ni, ho fat­to 6 meda­glie d’ar­gen­to e 5 di bron­zo e nono­stan­te tut­to ciò, a un anno di distan­za, non ho anco­ra nes­su­na noti­zia sul­lo sta­to del­la mia richie­sta. E ci sono tan­ti altri ragaz­zi che vivo­no, stu­dia­no e fan­no sport in Ita­lia da anni ma si tro­va­no nel­la mia stes­sa situa­zio­ne. Io mi chie­do: sia­mo nel 2020, per quan­to dovre­mo anco­ra con­vi­ve­re con que­ste tem­pi­sti­che e que­sto raz­zi­smo ver­so gli immi­gra­ti? Immi­gra­ti che tra l’altro sono maga­ri anche nati qui. Pen­so a quel­li che dico­no “pri­ma gli ita­lia­ni”: va bene, sia­mo in Ita­lia ed è giu­sto così, ma in fon­do sia­mo tut­ti ugua­li, man­gio pasta e amo la piz­za come tut­ti voi.

Enne­si­ma sto­ria di assur­di­tà e con­trad­di­zio­ni, di tem­pi­sti­che dila­ta­te e mean­dri buro­cra­ti­ci. Spe­ria­mo di vede­re pre­sto Abde­lha­kim cor­re­re for­te sul ret­ti­li­neo fina­le di un 1500 in giro per il mon­do, con indos­so la maglia azzur­ra del suo paese.

Qual è il tuo sogno in ambi­to sportivo?

Quel­lo di tut­ti gli atle­ti. Le Olimpiadi.

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Arianna Locatelli
Da pic­co­la cer­ca­vo l’origine del mio nome per­ché mi affa­sci­na­va la sto­ria che c’era die­tro. Anco­ra oggi mi pia­ce cono­sce­re e sco­pri­re sto­rie di cui poi rac­con­to e scri­vo. Intan­to cor­ro, bevo caf­fè e pia­ni­fi­co viaggi.

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