Da rivedere per la prima volta: Fantasia 2000

Da rivedere per la prima volta: Fantasia 2000

Sequel meno noto del Fan­ta­sia di metà Seco­lo, ma non per que­sto meno impor­tan­te, Fan­ta­sia 2000 (che però esce nel 1999) tra­sfor­ma la musi­ca da came­ra in espe­rien­za este­ti­ca pura, rin­no­van­do la capa­ci­tà degli auto­ri Disney di saper por­ta­re sul­la sce­na l’immaginario oni­ri­co, colo­ran­do i pro­pri cor­to­me­trag­gi con la omo­ni­ma mora­le rifles­si­va che carat­te­riz­za tipi­ca­men­te i loro film.

La qua­li­tà dei car­to­ni Disney è dun­que rac­chiu­sa intor­no a temi mol­to spe­ci­fi­ci che ricor­ro­no in tut­ti set­te nuo­vi cor­to­me­trag­gi pre­sen­ta­ti (esclu­den­do la ripro­po­sta, sem­pre ben­vo­lu­ta, de l’Appren­di­sta stre­go­ne). Il viag­gio, oni­ri­co, par­ti­co­lar­men­te sur­rea­le a trat­ti – si veda per esem­pio la dan­za del­le megat­te­re in I pini di Roma – che Fan­ta­sia 2000 ci dona è stret­ta­men­te mora­le, riflet­te infat­ti sul signi­fi­ca­to del­la velo­ci­tà incon­trol­la­ta col qua­le la nostra con­tem­po­ra­nei­tà cor­re, in un’instabile e fre­ne­ti­co desti­no non scrit­to che ci avvol­ge minac­cio­sa­men­te in tut­te le sue forme.

Non sor­pren­de a que­sto pun­to lo stre­pi­to­so suc­ces­so che fece all’epoca il cor­to Rap­so­dia in Blu, idea­to sul­le note dell’omo­ni­ma sin­fo­nia Jazz com­po­sta da Geor­ge Ger­sh­win. È pro­prio Rap­so­dia in Blu che ripren­de la bru­li­can­te atti­vi­tà del­le cit­tà, par­ten­do dal socia­le come sog­get­to, già ben noto alla cine­ma­to­gra­fia (Tem­pi moder­ni di Char­lie Cha­plin, Taxi Dri­ver di Mar­tin Scor­se­se); New York qui si pre­sta ad esse­re anco­ra il testi­mo­ne in esa­mi­na­zio­ne, in una sto­ria che però non lascia spa­zio a un fina­le illu­so, o meglio, disfattista.

Rap­so­dia in Blu

L’analisi della Disney è forse anche troppo speranzosa.

Da una par­te c’è la nostal­gi­ca rap­pre­sen­ta­zio­ne del sogno ame­ri­ca­no, gli Sta­ti Uni­ti sono pit­tu­ra­ti come la ter­ra di cre­sci­ta indi­vi­dua­le, sag­gia­men­te indi­vi­dua­ti dall’occhio sto­ri­co che dona l’ambientazione anni ’20; dall’altra par­te, inve­ce, vie­ne ana­liz­za­ta l’impor­tan­za dei valo­ri socia­li, con un occhio d’attenzione sul tema del­la fami­glia, che una socie­tà come la nostra, impe­di­sce di appro­fon­di­re a pieno.

Come con­tor­no Fan­ta­sia 2000 entra a pie­no in quel­la che è la ricer­ca cine­ma­to­gra­fi­ca, e in par­ti­co­la­re, a esse­re nel­la len­te d’ingrandimento è il cam­po dell’animazione. Quat­tro anni pri­ma usci­va infat­ti il pri­mo Toy Sto­ry, con esso la Pixar rivo­lu­zio­na il modo di fare film dan­do vita non solo a per­so­nag­gi inu­sua­li, ma anche al mon­do dell’animazione; con ciò si por­ta una pel­li­co­la tri­di­men­sio­na­le, fat­ta al com­pu­ter e digi­ta­le a tut­ti gli effetti. 

Fantasia 2000 si muove così in una direzione che mescola abilmente le storie classiche disneyane con le tecnologie di ultima generazione. 

Il risul­ta­to è Il sol­da­ti­no di sta­gno, adat­ta­men­to del­la favo­la di Hans Chri­stian Ander­sen, ani­ma­to sul­le note del Con­cer­to per pia­no­for­te n. 2 in Fa mag­gio­re del già cita­to Dmi­tri Sho­sta­ko­vic. Il cor­to­me­trag­gio por­ta sul­la sce­na una ritro­va­ta aria di sere­ni­tà dona­ta dal­la favo­la di Ander­sen, auto­re qua­si sem­pre sfrut­ta­to dal­la Disney per i pro­pri film, e allo stes­so tem­po dona la bel­lez­za di un pri­mor­dia­le stu­dio sull’animazione digi­ta­le. Al tem­po, infat­ti, que­sto inno­va­ti­vo ma comun­que limi­ta­to modo di ani­ma­re, ren­de­va “pla­sti­co­si” i per­so­nag­gi, ren­den­do­si poco effi­ca­ce per gli esse­ri uma­ni, ma al con­tra­rio donan­do vita­li­tà ai giocattoli.

La premonizione geniale degli autori del nuovo Fantasia, però, è sicuramente l’innovativo sguardo alla lotta climatica. 

Mai, come dal 2000 a oggi, si sono suc­ce­du­ti così gran­di pas­si sul­la sen­si­bi­liz­za­zio­ne eco­lo­gi­ca e, al suo oppo­sto, mai come nel nostro nuo­vo Seco­lo abbia­mo potu­to toc­ca­re con mano l’impatto socia­le e indu­stria­le sul cor­so natu­ra­le del nostro pia­ne­ta. Stu­pi­sce quin­di, ma nean­che così tan­to, come in Fan­ta­sia 2000 il tema del cli­ma ritor­na insi­sten­te su pra­ti­ca­men­te tut­ti i cor­to­me­trag­gi. Dal­la Quin­ta sin­fo­nia di Bee­tho­ven, con il vol­teg­gia­re insi­cu­ro e minac­cia­to di una far­fal­la, alla com­mo­ven­te sto­ria del­lo Spi­ri­to del­la Natu­ra in L’uccello di fuo­co di Fre­do­ro­vic Stra­vin­skij; è pro­prio in quest’ultimo che il nostro viag­gio si com­ple­ta, dive­nen­do a que­sto pro­po­si­to l’epilogo per­fet­to di una sto­ria in cor­so d’opera. Il cor­to­me­trag­gio mostra come la natu­ra può sem­pre e comun­que risol­le­var­si, da qual­sia­si cata­stro­fe. Ma è allo spet­ta­to­re del 2000 che vie­ne posta la que­stio­ne fina­le: cosa potrem­mo fare noi? 

Lo Spi­ri­to del­la Natura

La natu­ra è fra­gi­le, con­ti­nua­men­te minac­cia­ta, la sua dispo­ni­bi­li­tà non ha limi­ti ma sia­mo noi che ne appro­fit­tia­mo sen­za pre­oc­cu­par­ci del­la sua tute­la. Anco­ra una vol­ta Disney dimo­stra di saper azzec­ca­re i tem­pi: ricor­dan­do il pas­sa­to ci avver­te sul futu­ro, ed è que­sta l’importanza di un’opera come Fan­ta­sia 2000, la qua­le apre visto­sa­men­te que­sto mil­len­nio con la spe­ran­za di una socie­tà che sap­pia riflet­te­re sui pro­pri valo­ri. Il nuo­vo Fan­ta­sia ci mostra i nostri difet­ti, le nostre con­trad­di­zio­ni, sen­za fil­tri ma anche sen­za trop­pe cri­ti­che; non c’è giu­di­zio, sola­men­te la con­sa­pe­vo­lez­za di cosa acca­de intor­no a noi, il nostro com­pi­to è rece­pi­re que­sto mes­sag­gio e cam­bia­re al meglio le cose. 

È il 2020: vent’anni dopo, siamo la società che ci immaginavamo di essere? 

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Andrea Marcianò
Clas­se ’99, nato sul Lago di Como, stu­den­te in scien­ze del­la comu­ni­ca­zio­ne, aman­te di cine­ma e tele­vi­sio­ne. Mi pia­ce osser­va­re il mon­do dal­l’e­ster­no come uno spettatore.

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