Il diritto di scegliere: consultori, aborto e pandemia

Il diritto di scegliere: consultori, aborto e pandemia (foto di Non una di meno)

A risen­ti­re del­la gra­ve emer­gen­za sani­ta­ria cau­sa­ta dal Coro­na­vi­rus, ci sono anche i ser­vi­zi per l’interruzione volon­ta­ria di gra­vi­dan­za (IVG), che ave­va­no vacil­la­to già con il pre­ce­den­te loc­k­do­wn. Agli ospe­da­li sopraf­fol­la­ti, alla chiu­su­ra di cli­ni­che spe­cia­liz­za­te e a pro­ce­du­re tutt’altro che lim­pi­de, si aggiun­ge anche la man­ca­ta con­cre­tiz­za­zio­ne del­le nuo­ve linee gui­da mini­ste­ria­li sull’aborto far­ma­co­lo­gi­co, rela­ti­ve alla pil­lo­la RuD86. Uno scon­tro di lun­ga dura­ta è quin­di quel­lo che inve­ste le don­ne del gior­no d’oggi, anco­ra in lot­ta per un dirit­to inalienabile. 

La pillola Ru486

Ma venia­mo a descri­ve­re meglio le carat­te­ri­sti­che del far­ma­co Ru486, esem­pli­fi­ca­te dall’Associazione Luca Coscio­ni per la liber­tà di ricer­ca scientifica.

Si trat­ta di un far­ma­co usa­to per l’interruzione di gra­vi­dan­za che si assu­me in via ora­le e a dif­fe­ren­za degli altri meto­di abor­ti­vi non richie­de l’ospedalizzazione, inter­ven­ti chi­rur­gi­ci e ane­ste­sie, annul­lan­do qual­sia­si rischio da que­sto pun­to di vista e può esse­re uti­liz­za­to nel­le pri­me set­ti­ma­ne di gravidanza.

I dati del Ministero della Salute

Ana­liz­zan­do i dati rela­ti­vi agli ulti­mi anni pos­sia­mo nota­re che secon­do i cal­co­li del Mini­ste­ro del­la Salu­te nel 2017 vi era una per­cen­tua­le di obiet­to­ri del 68,4%. L’Italia è uno dei pae­si con i tas­si più bas­si e l’aborto è in net­to calo, in par­te per l’utilizzo di con­trac­cet­ti­vi di emer­gen­za, per la pil­lo­la del gior­no dopo e per l’alto nume­ro di obiet­to­ri, por­ta­to­ri di cri­ti­che anche nei con­fron­ti dell’aborto far­ma­co­lo­gi­co che è diven­ta­to una vali­da alter­na­ti­va e usa­to nel 20% dei casi.

Tabel­la dati rela­ti­vi agli abor­ti dal 1978 al 2017 del Mini­ste­ro del­la Salu­te

Nel 2018 sono sta­te rile­va­te 76.328 IVG, con­fer­man­do il con­ti­nuo anda­men­to di ridu­zio­ne del feno­me­no (-5,5% rispet­to al 2017) a par­ti­re dal 1983. Il nume­ro del­le IVG è più che dimez­za­to rispet­to ai 234.801 casi del 1983, anno in cui si è riscon­tra­to il valo­re più alto in Ita­lia. Vi è sta­to un aumen­to degli obiet­to­ri: il 69% dei gine­co­lo­gi, il 46,3% degli ane­ste­si­sti e il 42,2% del per­so­na­le non medi­co, valo­ri in leg­ge­ro aumen­to rispet­to a quel­li ripor­ta­ti per il 2017.

Dati estrat­ti il 18 nov 2020, 13h37 UTC (GMT) da I.Stat

Ana­liz­zan­do i dati for­ni­ti pos­sia­mo ave­re una chia­ra descri­zio­ne degli anda­men­ti del­le inter­ru­zio­ni volon­ta­rie di gra­vi­dan­ze pub­bli­ca­te nel 2020 e ripor­tan­te i dati del 2018. Guar­dan­do all’anno cor­ren­te, secon­do i dati del sito uffi­cia­le dell’OMS sem­bra che 25 milio­ni di abor­ti ogni anno non avven­ga­no in sicu­rez­za in Asia. Nel mon­do il 25% del­le gra­vi­dan­ze ter­mi­na con un abor­to spon­ta­neo, ogni anno ci sareb­be­ro 35 abor­ti ogni 1000 don­ne. Secon­do il pare­re dell’OMS, un modo per ridur­re gli abor­ti sareb­be faci­li­ta­re l’accesso alla contraccezione.

Movimenti e proteste

Venen­do agli ulti­mi mesi, il 12 ago­sto il mini­stro del­la Salu­te Rober­to Spe­ran­za ave­va aggior­na­to le diret­ti­ve sull’aborto per­met­ten­do l’uso del­la pil­lo­la abor­ti­va RU486 anche sen­za rico­ve­ro. Nono­stan­te le nume­ro­se cri­ti­che dei pro-life si era giun­ti a un pas­so estre­ma­men­te impor­tan­te del­la sto­ria, fino a quan­do la pan­de­mia ha bloc­ca­to tali pos­si­bi­li­tà. In mol­ti casi l’aborto non è sta­to con­si­de­ra­to una pra­ti­ca sani­ta­ria essen­zia­le e l’ipotesi age­vo­le del­la pil­lo­la Ru486 è sta­ta mal­vi­sta dagli oppo­si­to­ri, per quan­to avreb­be evi­ta­to un ulte­rio­re sovraffollamento.

Il movi­men­to fem­mi­ni­sta Non una di meno ha dato il via a una serie di pro­te­ste che han­no tro­va­to il loro cul­mi­ne a segui­to del­le dure dichia­ra­zio­ni sull’aborto di don Leo­ne­si. Un mes­sag­gio for­te lan­cia­to sul­le reti da Non una di meno trans ter­ri­to­ria­le Mar­che e Mace­ra­ta ha por­ta­to 300 don­ne appar­te­nen­ti al movi­men­to a mani­fe­sta­re e a difen­de­re i loro dirit­ti in piaz­za Maz­zi­ni a Macerata. 

Don Andrea Leo­ne­si, vesco­vo di Mace­ra­ta il 27 otto­bre gior­no dell’Immacolata duran­te l’omelia ave­va infat­ti espres­so pare­ri estre­ma­men­te for­ti mostran­do­si favo­re­vo­le alle scel­te del­le leg­gi abor­ti­ste del­la Polo­nia e para­go­nan­do l’interruzione di gra­vi­dan­za alla pedo­fi­lia. Fra le paro­le che più col­pi­sco­no ricor­dia­mo quest’ultime: «L’aborto è il più gran­de degli scem­pi», esor­di­sce. Ma «è più gra­ve l’aborto o un atto di pedo­fi­lia?», si chie­de don Leo­ne­si. «Scu­sa­te, il pro­ble­ma di fon­do è che sia­mo così impa­sta­ti di una deter­mi­na­ta men­ta­li­tà. Que­sto non vuol dire che un atto di pedo­fi­lia non sia una cosa gra­vis­si­ma, ma che cosa è più gra­ve?». La discus­sio­ne si è infi­ne con­clu­sa par­lan­do del matri­mo­nio cri­stia­no e del fat­to che la moglie deb­ba esse­re sot­to­mes­sa al mari­to. Le don­ne di Mace­ra­ta non han­no potu­to tace­re al riguar­do e han­no manifestato.

Si è trat­ta­to di un gesto di gran­de rile­van­za per­ché ha evi­den­zia­to la gra­ve con­di­zio­ne in cui si tro­va la regio­ne Mar­che con un ele­va­to tas­so di pro-life anche tra il per­so­na­le medi­co. Le scu­se del vesco­vo sono arri­va­te con una serie di giu­sti­fi­ca­zio­ni dove dichia­ra: «Non ho det­to che l’aborto sia più gra­ve del­la pedo­fi­lia, ho solo det­to che l’aborto è una cosa gra­ve. Non vole­vo offen­de­re nes­su­no. Chie­do scu­sa a tutti». 

Il 22 novem­bre è già sta­to pia­ni­fi­ca­to dai nodi NUDM un incon­tro in for­ma vir­tua­le, pro­ce­den­do con le linee gui­da pre­ce­den­te­men­te dichia­ra­te e recan­te il tito­lo: La vio­len­za sui nostri cor­pi: con­sul­to­ri, abor­to e pan­de­mia. Anco­ra mol­ti i pas­si che devo­no esse­re com­piu­ti per giun­ge­re ai tan­to atte­si dirit­ti e le don­ne del movi­men­to fem­mi­ni­sta stan­no por­tan­do avan­ti la loro lot­ta, uni­te alle loro sorel­le polac­che. Il movi­men­to Non una di meno e le loro azio­ni sono sta­te anche un cal­do soste­gno a quest’ultime che stan­no lot­tan­do sen­za tre­gua con­tro il loro gover­no. Una coa­li­zio­ne di don­ne che stan­no scri­ven­do una sto­ria del­la pagi­na e che è ancor più rile­van­te essen­do pros­si­mi al 25 novem­bre, gior­na­ta nazio­na­le con­tro la vio­len­za di genere.

Arti­co­lo di Gaia Iamundo

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